Jesi è nota a molti per lo sport, infatti è la città con più medaglie olimpiche al mondo conquistate in maggior parte nella scherma. Ha dato anche i natali ad illustri personaggi che hanno fatto la storia come Federico II di Svevia, conosciuto come Stupor Mundi, imperatore del Sacro Romano Impero.
Si ritiene che venne fondata dal popolo degli Umbri per poi essere conquistata da una popolazione celtica, i Galli Senoni, e dai Romani. Fu distrutta prima da Odoacre poi da Teodorico, conquistata dai Bizantini ed inserita nell’esarcato di Ravenna nel VIII secolo, venne invasa dai Longobardi e dai Franchi che donarono il territorio al Papa costituendo in questo modo lo Stato della Chiesa e l’inizio del potere temperale del Papato. Si arriva così al medioevo e all’età dei Comuni ricca di lotte anche cruente che portarono nella prima metà del XII secolo all’instaurazione del Libero Comune con un governo autonomo che costruì il palazzo del Podestà, del Comune e la Cattedrale dedicata a San Settimio. In questo secolo il 26 dicembre nacque Federico II che in seguito dichiarerà Jesi “Città Regia” con diritti di autonomia e altri privilegi che portarono ad un fiorente sviluppo economico. Alcuni secoli più tardi sia i Comuni che le Signorie furono ricondotti sotto il controllo del Papato, in questo periodo si edificarono nuovi palazzi e chiese dove ancora oggi si possono ammirare i capolavori di Lorenzo Lotto. Jesi passò, anche se per breve tempo, sotto il dominio napoleonico per ritornare nel periodo della Restaurazione nuovamente a far parte dello stato della Chiesa. L’ottocento oltre ad un incremento industriale con le prime industrie manifatturiere vide anche il passaggio al Regno d’Italia.
Da dove partire per visitare la città? Sicuramente dalla cinta muraria con le sue sette porte d’ingesso e i suoi torrioni tra cui quello i Mezzogiorno dalla forma poligonale costruito nel XV secolo, forse il meglio conservato assieme a quello di Montirozzo anch’esso edificato nello stesso secolo.

Oltrepassando Porta Valle si entra nel centro storico e proseguendo su via Lucagnolo e poi su Costa Lombarda si entra in piazza Federico II, un tempo il foro romano, dove ammirare la facciata della Cattedrale di San Settimio, il Duomo eretto nel XIII secolo al posto di un tempio pagano e modificato nei secoli seguenti. Oggi si osserva una facciata a mattoni rossi divisa in due dove spiccano in basso un portone in bronzo sormontato da un timpano sorretto da due colonne con capitelli corinzi con ai lati le statue di san Marcello e san Settimio a destra inserite in apposite nicchie. Superiormente c’è una finestra con arco a tutto sesto con aperture ai lati divise da piccole colonne, sui fianchi ci sono i bassorilievi di Papa Leone XIII e del vescovo Rambaldo Magagnini.
L’interno è a navata unica con sei cappelle disposte ai lati costruite dalle famiglie più illustri di Jesi, il transetto a destra espone le spoglie dei santi Settimio e Floriamo, a sinistra un grande dipinto di Cristoforo Unterperger e al centro un altare in marmo con la pala che rappresenta il martirio di san Lorenzo opera di Gaetano Lapis detto il Carraccetto. L’abside presenta al centro l’altare maggiore in stile barocco e un coro ligneo della fine del XVIII secolo.
Adiacente si trova il museo Diocesano dove si può ammirare un crocefisso in legno del XIV secolo. Sulla stessa piazza si trova palazzo Baldeschi Balleani datato XVIII secolo presenta, una facciata color avorio con quattro telamoni che sostengono un balcone con ringhiera rococò in ferro battuto e al secondo piano, quello nobiliare, una nicchia con la statua della Madonna con Bambino. Da qui in pochissimi minuti si arriva in piazza Angelo Colocci dove si vede il quattrocentesco Palazzo della Signoria dell’architetto Francesco di Giorgio Martini costruito in stile rinascimentale. La facciata, divisa in tre fasce, sulla superiore, sotto la torre, si vede un orologio con ai lati finestre cosiddette a croce guelfa che si ripetono anche nella fascia intermedia intervallate dal leone rampante simbolo della città, quella inferiore è caratterizzata da un portale del ‘500 in stile dorico.
Il palazzo ospita la biblioteca comunale Planettiana che custodisce volumi e manoscritti tra cui una lettera autografa di Giacomo Leopardi e due mappamondi del ‘600. Continuando per altri due minuti circa si entra in Piazza della Repubblica dove si trova il teatro eretto in stile neoclassico dedicato al nativo Giovan Battista Pergolesi, compositore e violinista dell’età barocca autore di musica teatrale come “La serva padrona” ma anche di musica sacra come lo “Stabat Mater”.
Da qui in duecento metri arriviamo all’entrata dei Musei Civici di Palazzo Pianetti, un palazzo del XVIII secolo e terminato in quello successivo dove ammirare, al primo piano, quello nobile o di rappresentanza, la galleria degli stucchi un esempio di stile rococò tra i più importanti d’Italia. Si tratta di un corridoio lungo una settantina di metri, collegato al giardino all’italiana attraverso scale e terrazze le cui volte e pareti sono decorate con preziosi stucchi e affreschi che rappresentano i segni zodiacali, le stagioni, gli elementi che secondo Empedocle componevano il mondo, acqua, aria, fuoco e terra e i continenti allora conosciuti, negli ovali si vedono scene marittime e delle virtù cardinali.

Al termine sono esposti una serie di vasi in ceramica del ‘700 utilizzati dalla farmacia del vecchio ospedale della città. A seguire troviamo le stanze di Enea (foto i copertina) dove sui soffitti a volta delle sei camere sono raffigurate alcuni episodi della sua vita raccolte in cornici disegnate in trompe d’oeil.

Queste stanze ospitano la pinacoteca civica di Jesi che si caratterizza per alcuni dipinti di Lorenzo Lotto realizzati tra l’inizio e la metà del ‘500 tra cui la Deposizione nel sepolcro, dove Gesù adagiato sul sudario che è sostenuto da due persone, uno usa i denti, è attorniato da alcune donne tra cui la Madonna con una veste rossa nell’atto di sollevare le braccia al cielo, dietro un’altra che si tira i capelli, davanti la Maddalena inginocchiata che sta asciugando le ferite della mano destra di Gesù, sulla destra Nicodemo con in mano i chiodi della croce e accanto san Giovanni. Appoggiati al sarcofago la corona di spine, la scritta INRI e gli strumenti utilizzati per togliere i chiodi, sullo sfondo il Golgota e sopra dei putti che reggono la scritta IHS.
Un altro capolavoro dello stesso autore è la Madonna delle Rose, qui al centro si vede la Madonna in trono con Bambino con ai lati san Giuseppe a sinistra, ai suoi piedi una bisaccia e un bastone e san Girolamo a destra che regge il libro selle sacre scritture il terreno è cosparso da petali di rose, infine, nella lunetta si distinguono in posizione contrapposta i santi Chiara e Francesco. È opportuno fermarsi ad ammirare anche la Visitazione di Maria a Elisabetta con al centro Maria che notifica ad Elisabetta la sua maternità, dietro si vedono le due sorelle di Maria e Zaccaria sulla porta, nella lunetta è raffigurata l’Annunciazione, una curiosità: osservando con attenzione si nota la chiodatura originale del dipinto.


Al secondo piano, si trovano le stanze private dei Marchesi Pianetti decorate in stile ottocentesco, oggi custodiscono le opere della galleria d’arte contemporanea dove la collezione espone dipinti di epoca moderna compresa tra la metà del XIX secolo e quello odierno. Oltre alla pinacoteca e alla galleria d’arte contemporanea questo palazzo ospita, al pian terreno, nello spazio delle ex scuderie, anche il museo archeologico che espone reperti che vanno dal paleolitico fino all’età romana tra cui alcuni vasi realizzati dal popolo dei Dauni databili II secolo a.C.. Avendo ancora del tempo si può visitare il Museo dello Studio per le Arti della Stampa che espone una collezione di macchine tipografiche di epoche differenti, una serie di caratteri mobili e alcuni torchi, si trova in via Valle all’incrocio con via Lucagnolo nel cinquecentesco Palazzo Pianetti Vecchio costruito prima come monastero delle Clarisse poi trasformato nella residenza della famiglia Pianetti.