Le prime notizie di questa città sono di epoca romana quando era chiamata Fanum Fortunae una coorte romana. Grazie alla sua posizione ben presto divenne una colonia romana, la cinta muraria è di quell’epoca. Con la caduta dell’impero romano e le seguenti invasioni barbariche subì saccheggi e distruzioni da cui si risollevò in epoca Medioevale prosperando e facendo parte della Pentapoli Marittima per diventare in seguito un libero comune e protettorato della Repubblica di Venezia nel XII secolo. In conseguenza dei continui contrasti interni, il territorio venne governato per molto tempo dalla signoria dei Malatesta, sotto cui la città si sviluppò in senso economico, territoriale e difensivo, con la costruzione di edifici e fortificazioni tra cui la rocca, la corte e il palazzo visitabili ancora oggi. Con l’assedio e la conquista della città da parte di Federico da Montefeltro termina la dominazione malatestiana ed inizia la gestione della Santa Sede attraverso la nomina di alcuni governatori. In questo periodo fiorì una notevole vita artistica, in città dimorarono e lavorarono pittori del calibro di Guido Reni, Ludovico Carracci, il Domenichino e il Guercino, venne attivata l’Accademia degli Scomposti, l’università e il teatro della Fortuna. Con il ‘700 e le campagne napoleoniche Fano venne annessa alla Repubblica Romana e in seguito ai moti del Risorgimento al Regno d’Italia. Durante le due guerre mondiali subì bombardamenti e distruzioni soprattutto diretti verso strutture come il porto e i ponti.
Attraversando Porta della Mandria parte delle mura di epoca romana costruita con grandi blocchi di pietra di arenaria quadrati che permetteva di avviarsi verso Pesaro, si arriva velocemente all’arco di Augusto altra vestigia romana ben conservata. Era la porta d’entrata dalla via Flaminia, si tratta di un arco con un’apertura principale centrale e due più piccole ai lati costruito, con grandi blocchi quadrati sovrapposti, nel nove d.C. come dice l’iscrizione. Sulla facciata dell’adiacente chiesa di san Michele è raffigurato l’arco che era sormontato da un attico con sette grandi finestroni, lateralmente si innalzavano dei torrioni che lo univano alle mura cittadine.
Proseguendo la nostra camminata si arriva alla cattedrale di santa Maria Assunta eretta nell’anno mille al posto di una precedente come attesta una lapide posta nel presbiterio. La facciata tipicamente romanica è caratterizzata da un portale con lo stipite svasato decorato da piccole colonne, sopra compare l’agnello con la croce. Internamente si riconoscono tre navate divise da pilastri, ai lati sei cappelle, tre per parte, dove si osservano dipinti del XVII secolo e di quello successivo e le tombe di vescovi e dei due santi protettori della città, Orso ed Eusebio. La più nota è la cappella Nolfi, del XVII secolo decorata in stile barocco e dalla serie di affreschi del Domenichino che raccontano la storia della Vergine Maria. La pala d’altare è opera di Andrea Lilli e riproduce l’Assunzione della Vergine con Santi in gloria.
Un altro elemento da ammirare è il pulpito composto da varie parti moderne e medioevali con riferimento alla vita di Gesù dove si riconoscono un altorilievo dell’annunciazione e della visitazione a destra, uno che rappresenta L’adorazione dei Magi, a sinistra e il sogno di San Giuseppe e un altro che presenta la Vergine col Bambino sull’asinello e di fianco San Giuseppe. Nel Presbiterio maggiore si osserva oltre al bellissimo coro ligneo del ‘700 la settecentesca pala dell’altare maggiore che rappresenta Maria assunta in cielo di Sebastiano Ceccarini.
In pochi minuti si arriva davanti alla chiesa santa Maria Nuova che presenta una facciata con un portale rinascimentale, internamente la navata è unica con la ristrutturazione avvenuta nel ‘700 si è perso il suo aspetto cinquecentesco.
Da ammirare con particolare attenzione ci sono il dipinto del Perugino, visibile nel terzo altare di destra, che raffigura la “Madonna col Bambino in trono e i santi Maddalena, Paolo, Pietro, Francesco e Giovanni Battista” coronato da una lunetta con la pietà e da una predella dello stesso Perugino e di Raffaello Sanzio dove si riconoscono Natività di Maria, Presentazione di Gesù al Tempio, Sposalizio della Vergine, Annunciazione e Assunzione. Sulla sinistra del secondo altare un altro capolavoro dello stesso pittore, che rappresenta l’Annunciazione, entrambe le tavole sono della fine del XV secolo. Di pregevole fattura anche l’organo a canne e gli stalli lignei del coro realizzati verso la fine del ‘400.

Altri duecento metri per vedere la Ex Chiesa di San Francesco. La chiesa ed il convento sono del XIII secolo, del convento di allora non resta nulla, se non la ristrutturazione settecentesca, oggi ospita gli uffici del Comune, della chiesa è visibile solo una parte che comprende il fianco meridionale e la facciata nascosta dalla loggia. Durante il tempo ebbe vari utilizzi fino alla metà dell’800 quando iniziarono i lavori di ristrutturazione che cambiarono anche lo stile in neoclassico, in seguito ai terremoti dei primi del ‘900 scomparve il tetto e si dovette procedere ad un consolidamento della struttura.

Oggi si riconosce ancora l’assetto a navata unica, il portico voluto dai Malatesta ricostruito in stile gotico su archi a sesto acuto con capitelli romani con ornamenti in terracotta e la loggia dove si vede l’antico portale d’ingresso alla chiesa. Nel sottoportico ci sono le Tombe dei Malatesta che prima si trovavano nel coro della chiesa e sono state spostate nella metà del XVII secolo. Sulla sinistra quella di Paola Bianca, la più bella perché raffinata e decorata, infatti il sarcofago in pietra di Prun o della Lessinia e sostenuto da un piedistallo con ai lati due piccole colonne e un capitello, sopra si vede una scultura che comprende il crocefisso, e alcuni santi ancora superiormente c’è la defunta giacente su un letto di stoffa. Sempre sul lato sinistro si vede la tomba di Bonetto da Castelfranco, il medico della famiglia, sopra c’è la lastra tombale della famiglia Boccacci in marmo rosso con scolpito lo stemma della famiglia. A destra invece si nota quella di Pandolfo III mostra un basamento in arenaria e l’arca in granito con un coperchio che in origine era rosa diviso in due scomparti ornati da festoni con le iniziali del defunto. Oggi questa struttura ospita eventi culturali.
Da qui in pochissimi minuti si entra in piazza XX settembre il centro di Fano, ancora oggi luogo di incontro e sede del mercato cittadino, è circondato da edifici trecenteschi come il palazzo del Podestà, oggi internamente si trova il teatro della fortuna, adiacente la torre civica che però è stata ricostruita nella metà del secolo scorso. Vicino all’uscita su corso Matteotti si vede la fontana della Fortuna che presenta la copia di una piccola statua bronzea, l’originale è esposta al museo civico, al di sotto una piccola vasca con delfini e per finire un’altra ottagonale ornata al centro da quattro leoni. Di fronte alla fontana c’è la chiesa di san Silvestro risalente al XII secolo che presenta una facciata in cotto divisa in due livelli in uno stile anticipatorio del barocco.
In piazza si erge anche il Palazzo Malatestiano (foto di copertina) costruito nel XV secolo e residenza dei signori fino al crollo della signoria è ancora molto ben conservato, per cui si vedono le bifore in cotto che arricchiscono la struttura architettonica oppure i capitelli del porticato decorati con rose simbolo di Malatesta. A causa di incendi, saccheggi e distruzioni il palazzo ha subito molte trasformazioni, ma conserva ancora il suo stile rinascimentale.
Il museo civico alloggia all’interno del palazzo e vi si entra attraversando l’arco Borgia-Cybo, risalente al rinascimento, e salendo lo scalone, dopo aver visto la Corte Malatestiana, un ampio spazio quadrato usato oggi per spettacoli teatrali ed altri eventi. Le collezioni sono divise in quattro ambienti, una archeologica che raccoglie reperti che attraversano il tempo dalla preistoria alla Fano romana tra cui da notare la statua dell’imperatore Claudio e due mosaici, quello raffigurante una pantera e quello del dio Nettuno alla guida di una quadriglia, nudo e con il tridente nella mano destra.
Un’altra per le ceramiche che conserva frammenti databili tra il XIV e il XVIII secolo, inoltre si possono osservare vasi da farmacia dell’800 e pezzi per servizi da tavola. Una terza per la numismatica dove sono esposte monete di varie epoche che vanno dall’età romana a quella medioevale fino a quella moderna.

La quarta è la pinacoteca predisposta nella fine del XIX secolo che si dipana su tre sale. La prima è la sala del Caminetto dove sono esposti capolavori del ‘400 e del secolo seguente come ad esempio un polittico opera di Michele Giambono oppure il dipinto del padre di Raffaello Giovanni Santi che raffigura la Madonna col Bambino in trono fra i santi Elena, Zaccaria, Sebastiano e Rocco.
La seconda è la sala Grande usata un tempo come sala di rappresentanza, oggi ospita l’Annunciazione opera di Guido Reni, quella dell’angelo custode del Guercino e una attribuita al Domenichino intitolata Davide con la testa di Golia, inoltre ci sono dipinti della scuola bolognese e altri provenienti da edifici religiosi. La terza è la sala Morganti che accoglie dipinti del ‘700, sopra si trova la sala Malatestiana.

Infine percorrendo via Mure Malatestiane Difensive ,dove si vede quello che era la cintura difensiva della città prima romana poi dei Malatesta, le mura sono ancora ben conservate, si arriva alla Rocca Malatestiana. Eretta verso la metà del XV secolo, di pianta quadrata con torrioni angolari con lo scopo sia difensivo che di vedetta e di guida delle navi dei signori Malatesta. La porzione più vecchia, la rocchetta, è stata costruita su ruderi romani, il mastio è posteriore. Nella rocca si entrava attraversando due ponti levatoi e accedendo al cortile interno circoscritto da dal muro dei camminamenti. Oggi una rampa conduce ad un terrazzamento dove si svolgono eventi mostre.