Se si visita il Belgio una tappa imprescindibile è senza dubbio la capitale Bruxelles almeno negli anni pari e verso la settimana di ferragosto, quando la Grand Place si colora con un tappeto di fiori ispirandosi ogni volta ad un paese o a una regione diversa, usanza già descritta in un precedente articolo. Nel 2026 ha celebrato la cultura giapponese ricordando il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Il soggetto scelto è la Grande Onda di Kanagawa opera dell’artista Hokusai Katsushika
A sedici chilometri circa dalla capitale si trova il Castello di Gaasbeek, all’interno di un grande parco con alberi centenari, piccoli laghi e sentieri.

Eretto nel ‘500 sul terreno di uno precedente duecentesco, in stile neogotico, dopo vari avvicendamenti famigliari e il passaggio da roccaforte difensiva a tenuta di campagna, venne acquistato dagli Arconati Visconti nel XIX secolo. All’interno ha sede un museo il Glaasbeekmuzeum, dove su tre piani si ammira una bella collezione di dipinti, arazzi del ‘500, porcellane, armature e oggetti di uso quotidiano nelle sale da pranzo e nelle cucine. I pezzi più pregiati sono il testamento di Peter Paul Rubens e alcune sue opere. Prima di entrare nel castello, sulla sinistra, si trova la Gloriette dai soffitti in gesso che raccontano la storia di Fetonte, scendendo verso un lago c’è la cappella barocca di santa Gertrude.
Distante poco più di dieci chilometri è il Castello di Beersel, che conserva ancora l’ aspetto medioevale originale della fine del ‘400. Già due secoli prima assieme ad altri castelli tra cui quello di Gaasbeek era parte della difesa di Bruxelles, ma con il passare del tempo da opera difensiva divenne appunto dimora e verso l’inizio del XIX secolo perfino una fabbrica di cotone. Restaurato il secolo seguente dopo la sua caduta in rovina oggi è proprietà del comune di Beersel.

Costruito in laterizio e in parte in pietra è circondato da un fossato e da un piccolo lago per cui vi si entra attraversando un ponte levatoio e presenta tre torrioni con tetti a punta. Nota: per visitarlo è meglio controllare bene gli orari di apertura.
Viaggiando per una trentina di chilometri possiamo raggiungere Waterloo che si trova in Vallonia. Qui la storia si è fermata al 18 giugno del 1815 il giorno della definitiva sconfitta di Napoleone ad opera degli eserciti britannico-olandese-tedesco guidati dal Duca di Wellington e di quello prussiano comandato dal feldmaresciallo Gebhard Leberecht von Blücher.
Il campo di battaglia è rimasto intatto e lo si può vedere distintamente accedendo al Memorial 1815 un museo che descrive la storia di Napoleone e dove un film in 4D rievoca i momenti salienti della battaglia. Continuando la visita si arriva alla scalinata di 226 scalini molto ripidi che porta in vetta alla collina del Leone una montagnola artificiale da cui si ha una panoramica sul campo che fu teatro della battaglia, alcune tavole descrivono i movimenti degli eserciti.

Appena sotto c’è un costruzione rotonda che contiene Panorama, un grande dipinto circolare largo 110 metri e alto 12 opera di Louis-Jules Dumoulin che illustra alcuni episodi dei combattimenti. Volendo ulteriormente approfondire quanto successo in quella giornata si possono visitare la fattoria di Hougoumont raggiungibile in navetta o con una camminata tra i campi di una ventina di minuti. Qui si svolse la parte più violenta della battaglia, oggi è un piccolo museo, un video fa rivivere quello che successe e l’importanza della resistenza degli Inglesi. Infine nel centro di Waterloo c’è il museo di Wellington che a quel tempo era il suo quartiere generale. Nelle sale sono custoditi reperti di quell’epoca.
Sempre in Vallonia a pochissima distanza da Waterloo c’è La Hulpe dove è bene fermarsi per visitare la Fondazione Folon. Si trova all’interno della tenuta Solvay un bellissimo parco che circonda il castello di La Hulpe e che attira immediatamente l’attenzione con le sue torrette angolari ricoperti di edere, non visitabile perché privato. Camminando lungo i sentieri si incontrano laghetti e alberi secolari.
Il museo, interamente progettato dallo stesso Folon, è stato aperto nel duemila e la collezione custodisce oltre alle moltissime opere di questo artista belga, anche lettere, fotografie e altri documenti che illustrano la sua vita. L’entrata alle quindici sale espositive è particolare sembra un libro che si apre al termine di un brevissimo filmato. Il percorso ospita più di trecento tra acquerelli, manifesti e sculture e si conclude con la scultura dell’uomo con l’ombrello il cui manico è un condotto da cui zampilla acqua che ricadendo prende la forma di un ombrello.
