Tradotto in italiano significa Certosa delle Grazie, il nome è connesso con la sua edificazione come Monastero di Santa Maria delle Grazie, infatti, sui muri e sui pavimenti si può osservare la sigla GRA-CAR ovvero Gratiarum Carthusia. Questo monastero si trova a circa otto chilometri da Pavia lungo la via che allora collegava Pavia e Milano quindi in posizione strategica tra la capitale del Ducato e la sede della corte, il Castello Visconteo.
La prima pietra fu posta da Gian Galeazzo Visconti, allora Duca di Milano, il 27 agosto del 1396, come espressione del voto della moglie Caterina Visconti di sopravvivere ad un’altra gravidanza, la prima era andata male, la figlia era nata morta. La costruzione fu completata in circa un secolo, per questo motivo si riscontrano diversi stili architettonici che vanno dal gotico al rinascimentale. Venne affidata dapprima a Bernardo da Venezia ed in seguito, dopo la morte di Gian Galeazzo, prima a Giovanni Solari, poi al figlio ed infine all’architetto Giovanni Antonio Amadeo, cui è stato commissionato anche l’ultimazione della Cappella Colleoni di Bergamo.
Il complesso è composto da una chiesa e due chiostri, abitati ancora oggi dai monaci cistercensi che si impegnano sia della manutenzione che delle visite guidate ed infine anche nella vendita di prodotti quali tisane, riso e sciroppi.
Si entra superando un fossato che circonda completamente la certosa e attraversando un vestibolo rinascimentale dove fermarsi ad osservare gli affreschi di Bernardino Luini che raffigurano i santi Cristoforo e Sebastiano. Superato il vestibolo si arriva nel piazzale sulla destra dove c’è la seicentesca foresteria o meglio il Palazzo Ducale che ospita il Museo della Certosa. Qui sono visitabili due piani, il primo contiene una Gipsoteca che raccoglie i calchi in gesso della facciata, mentre al piano superiore c’è la pinacoteca dove, in otto sale, sono raccolti capolavori come il Cristo inchiodato alla Croce di Vincenzo Campi oppure San Martino dona il mantello al povero opera di Bernardino Luini e ancora la grande pala d’altare su tavola lignea intitolata Madonna con Bambino in trono con san Giovanni e san Girolamo e angeli musicanti di Bartolomeo Montagna. Tra le sale si apre lo studiolo dove le pareti sono affrescate a trompe-l’oeil con riquadri di paesaggi inframezzati da figure maschili con gambe a forma di serpente, sulla volta si vede la rappresentazione del sogno di Costantino, negli angoli dei candelabri con la scritta GRA-CAR.

Percorrendo il piazzale si raggiunge la chiesa e si rimane subito impressionati dalla facciata costruita negli anni ultimi anni del ‘400 e nella prima metà del ‘500 per questo si alternarono alla costruzione diversi architetti, ingegneri e scultori. Realizzata perlopiù in marmo di Carrara e porfido rosso. Guardandola ci si accorge che il basamento è arricchito da 62 medaglioni che raffigurano personaggi celebri, subito al di sopra ci sono dei bassorilievi intervallati da statue di profeti.
Il livello superiore è caratterizzato da quattro bifore decorate con ghirlande, angeli e figure femminili, le separano statue di santi e apostoli, quelle ai lati sono finte e corrispondono alle cappelle interne, al centro il portale cinquecentesco con ai lati due coppie di colonne e dei bassorilievi che raccontano la storia della Certosa e nella lunetta si ammirano due frati che rendono omaggio alla Vergine con Bambino.

Sollevando ulteriormente lo sguardo si nota un altro livello composto da una serie di piccoli archi e delle statue, al di sopra, al centro, un’apertura circolare, che serve per illuminare l’interno della chiesa, sormontata da un timpano e ai lati due bifore e dei pinnacoli, per finire con un’altra serie di archetti, non visibile c’è un piccolo campanile della fine del XVII secolo.
La chiesa è a tre navate con transetto, coro ed abside, con volte a crociera, affrescate con un cielo stellato e motivi geometrici e con con archi, sono sorrette da pilastri tipici dell’architettura gotica, quelli delle cappelle sono di derivazione corinzia. Nelle navate laterali si aprono sette cappelle per lato dedicate a santi differenti dove si ammirano opere come, nella seconda cappella di sinistra, partendo dall’entrata, il polittico di Pietro Perugino, di cui rimane solamente il Padre benedicente sul registro superiore, oppure la pala di Sant’Ambrogio opera del Bergognone, visibile nella sesta cappella sempre a sinistra, sempre dello stesso autore la pala di San Siro nella quinta cappella a destra e la Crocifissione nella quarta, infine nella sesta la Madonna col bambino e i santi Petro e Paolo, capolavoro barocco del Guercino.
Sulla parete esterna sopra le cappelle ci sono delle bifore in alcune di esse sono dipinti in trompe-l’oeil dei frati certosini che sembrano sbucare da un’apertura per controllare cosa succede di sotto. Girandosi verso l’uscita, sulla controfacciata si ammira un opera dei fratelli Giuseppe e Giovanni Battista Procaccini, l’Assunzione della Madonna e figure di Santi, Sibille e Angeli.

Superata una cancellata con la guida di un monaco entriamo nel transetto della navata di sinistra dove c’è il monumento funebre dei Duchi di Milano Ludovico il Moro e Beatrice D’Este. Si tratta dell’opera in marmo bianco di Francesco Scolari iniziata alla fine del XV secolo e mai terminata dove vengono rappresentati il corpo di uomo e di donna distesi, supini e in posa funebre su un letto uno a fianco dell’altro. Ludovico il Moro è posizionato a sinistra con la testa poggiata su un cuscino finemente decorato, le gambe disposte parallelamente e le braccia incrociate con la mano destra che prende in polso sinistro, si notano i capelli lunghi tagliati a caschetto, indossa un lungo mantello con maniche lunghe e scarpe simili a delle pantofole.
Beatrice d’Este è scolpita leggermente più piccola del marito anche lei con il capo appoggiato su un cuscino, le braccia distese lateralmente si piegano sul ventre, che stringono un manicotto di ermellino, si vede il muso, le gambe sono parallele e terminano con calzature simili a degli zoccoli, i capelli sono lunghi e riccioluti. Beatrice indossa un vestito scollato con maniche lunghe formato da un corpetto e da una lunga gonna ormata da motivi geometrici.

La parete del transetto presenta, nell’abside, l’Incoronazione della Vergine tra Francesco Sforza a sinistra e Ludovico il Moro a destra entrambi inginocchiati e vestiti con abiti riccamente decorati, sopra di fianco al finestrone tondo, si scorgono due angeli, sulla sinistra dell’abside sono raffigurati San Giorgio con il drago ai suoi piedi e San Fortunato, mentre sulla destra Sant’Ambrogio e San Pietro martire. Si pensa siano opera di Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone. Uscendo dal transetto, sulla sinistra si apre la sacrestia vecchia dove ammirare il Trittico Eburneo in avorio è la più vecchia scultura che si trova all’interno della chiesa, infatti, è datata primi anni del XV secolo ed è attribuita a Baldassarre degli Embriachi.
Maestoso, 254 cm di larghezza per 242 cm d’altezza, si suddivide in tre parti interne ognuna interna ad un arco acuto divise da colonnine che raccolgono sessantadue formelle e cinquantaquattro piccole statue poste ai bordi in nicchie apposite. Le formelle raccontano, nello scomparto centrale la storia dei re Magi, in quelli laterali scene della vita e della passione di Gesù e della Vergine, infine nella guglia centrale si scorge il Padre Eterno.

Spostandoci nella parte destra del transetto troviamo il lavabo dei monaci opera in marmo con una struttura ad arco, nella lunetta i rilievi rappresentano le scene dell’orazione di Cristo nell’orto di Getsemani, del bacio di Giuda e dall’ Annunciazione, sopra la vasca ci sono due delfini e un busto maschile d’ignoto.
Un’altra opera che si trova nel medesimo transetto sotto un’edicola lignea è il monumento funebre di Gian Galeazzo Visconti, una scultura marmorea opera della fine del ‘400 di Gian Cristoforo Romano, di Benedetto Briosco autore della Vergine con bambino posta al centro della tomba nel registro superiore, con attorno scene della vita del Duca e di Bernardino da Novate a cui si devono il sarcofago con la statua del defunto e a fianco le due statue delle virtù che si vedono nel livello inferiore con archi a tutto sesto, tutta l’opera è decorata con motivi classicheggianti.

La parete del transetto di destra è occupata dall’affresco eseguito verso la fine del XV secolo da Ambrogio Bergognone che ritrae la Madonna con Gian Galeazzo Visconti nell’atto di presentarle il modello della Certosa con Filippo Maria Visconti, Galeazzo Maria Sforza e Gian Galeazzo Sforza. Sopra al catino absidale si vedono due angeli, mentre ai lati, sulla sinistra San Giovanni Battista e San Gerolamo, sulla destra San Bernardo da Chiaravalle e Sant’Egidio.
Tra i due transetti si apre la cappella Maggiore con il coro ligneo disposto attorno all’abside, il presbiterio e l’altare maggiore. Il quattrocentesco coro in legno intarsiato è composto da 42 postazioni con dossali dove sono raffigurati santi e personaggi della Bibbia ritratti in uno scenario di tipo rinascimentale. Le pareti del coro sono state affrescate nel’600 da Daniele Crespi con scene sacre che ritraggono Gesù tra santi, evangelisti, dottori della Chiesa e profeti.
All’interno del presbiterio si trova l’altare maggiore, raggiungibile superando una grande cancellata che divide la navata centrale dal presbiterio, si trova nell’abside della cappella maggiore ed è databile tra il XVII secolo e gli inizi di quello seguente e realizzato da molti autori. Le sue dimensioni sono notevoli, infatti, raggiunge i cinque metri di altezza perché è sormontato da un grande ciborio che ha la forma di un tempio in stile bramantesco con cupola realizzato in marmo policromo con inserti di pietre preziose completato da elementi in bronzo e in ferro battuto, sopra la cupola si vede la statua del Cristo benedicente. La mensa dell’altare è sostenuta da da due statue di angeli ai lati e da un supporto con altorilievo dove è raffigurata la deposizione di Cristo sopra un crocefisso con dei candelieri, dietro c’è un’ulteriore lastra di marmo che sorregge il tabernacolo ai cui lati si vedono due angeli che tengono l’ostensorio.

AI lati il presbiterio è riempito da un coro ligneo di epoca rinascimentale intarsiato con raffigurazioni di santi. La cupola e le pareti sono affrescate con scene del Vangelo e in piccolo, da evangelisti, santi, profeti e dottori della Chiesa.
La visita continua con i chiostri, inizia con la nuova sacrestia, vi si accede dal transetto di destra. Realizzata alla fine del ‘500 unificando la biblioteca quattrocentesca e il collegio dei canonici mostra, sulla volta, gli affreschi di Pietro Sorri che raffigurano scene bibliche e ospita la pala d’altare cinquecentesca il trittico dell’Assunzione opera di Andrea Solario. Continuando la visita ci si sposta nel chiostro minore, noto anche come chiostro piccolo dalla tipica struttura con archi e colonne marmo con capitelli decorati in terracotta. Guardando verso l’alto si vedono la cupola della certosa, le guglie e le logge. Percorrendo il tratto coperto si nota un lavabo in cotto e marmo decorato a bassorilievo con la scena della Samaritana al pozzo però, a guardar bene, si scoprono degli affreschi, in parte conservati male, opera di Daniele Crespi. Questo chiostro univa alla chiesa la sala capitolare, la biblioteca, e il refettorio qui l’attenzione si sofferma sull’affresco dell’ultima cena opera datata 1567 di Ottavio Semino, come da iscrizione visibile sulla sinistra. Il dipinto copre l’intera parete meridionale e raffigura Cristo al centro con gli apostoli ai lati, l’ambientazione è particolare, dietro si vede un loggiato con ai lati le statue di Davide e Mosè da cui si intravvede un paesaggio, sopra il Padre avvolto da nuvole e putti, ai lati gli oggetti usati per la tortura e la morte di Gesù Cristo.

Il soffitto è decorato con lo stemma dei Visconti e nelle lunette alcuni profeti, sulla parete più lunga una Madonna con Bambino considerata la decorazione più antica dell’intera certosa databile intorno alla metà del XV secolo. Infine prima dell’uscita si arriva al chiostro maggiore una grande spazio con attorno un porticato realizzato in cotto e marmo verso la metà del ‘400. Le colonne e le arcate sono decorate con immagini e busti di santi, lungo il percorso coperto ci sono le celle dei monaci formate da tre stanzette e un piccolo giardino, vicino alla porta d’entrata si nota il passavivande ovvero un apertura da cui i monaci potevano prendere il cibo senza uscire dalla cella. Nel chiostro grande si vede anche un orologio meccanico del XVIII secolo.