Non c’è alcun dubbio che chi si ferma a Bomarzo va a visitare il Sacro Bosco, noto anche come Parco dei Mostri. Questo paese arroccato su una collina della Tuscia, la regione che si estende tra il Lazio la Toscana e l’Umbria, dove storia arte e cultura risalgono agli Etruschi, offre anche altro. Risalendo verso il centro, dopo aver visitato il Sacro Bosco, girando verso destra, prima dell’info point, troviamo la Chiesa di santa Maria della Valle costruita nel XVII secolo su iniziativa della famiglia dei Lante della Rovere, purtroppo è visibile solamente la facciata in marmo bianco che presenta otto colonne due delle quali appena accennate sopra il portale, nessuna finestra e sul timpano superiore lo stemma dei Lante Della Rovere.
Salendo poi verso il centro storico, attraverso scalinate e piccoli viottoli, arriviamo a Palazzo Orsini, edificato nel ‘500 in perfetto stile rinascimentale su quel che rimaneva di un castello medioevale di cui conserva la struttura di fortezza. Con il passare dei secoli, passò di proprietà ad altre famiglie come i Lante della Rovere e i Borghese e vi furono apportate ristrutturazioni e migliorie. Internamente si osservano gli stemmi delle famiglie che vi hanno vissuto e affreschi seicenteschi della scuola di Pietro da Cortona.
A pochissima distanza troviamo il Duomo o meglio la chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo eretta agli inizi del XVI secolo per volontà di Giovanni Corrado Orsini, signore di Bomarzo che si trova nel punto più alto del borgo.
L’esterno si caratterizza per una grande scalinata ricurva del ‘600 che porta ai tre portali di cui solo quello centrale è un’entrata. Il campanile è stato eretto in blocchi di roccia magmatica detto peperino su una struttura etrusca. Internamente ci sono tre navate che separate da colonne con archi a tutto sesto. Le navate laterali nelle loro cappelle custodiscono dipinti del XVI secolo e di quello seguente, di particolare rilievo il quattrocentesco altare della Madonna del Rosario.

La navata centrale che porta all’altare maggiore, dove sono conservate le spoglie di sant’Anselmo, è caratterizzato da una pala che riproduce lo stesso santo. Alzando lo sguardo sul soffitto dell’abside si nota lo stemma della famiglia Orsini e sull’arco l’incoronazione della Vergine Maria, ai lati le statue dei santi Pietro e Paolo. Altrettanto vicina al Duomo vediamo la chiesa di sant’Anselmo, internamente vediamo un quadro datato XVIII secolo che ritrae il santo. Scendendo verso il parcheggio prima si incrocia il belvedere di via Teverina, poi piazza della Repubblica dove sono visibili palazzi rinascimentali e medioevali, al centro una bella fontana.
Anche nei dintorni ci sono siti molto interessanti da scoprire uno di questi è la Piramide Etrusca nascosta tra i boschi e raggiungerla non è affatto semplice, infatti, non ci sono molte segnalazioni. Per mia fortuna ho trovato un residente che faceva jogging e mi ha accompagnato prima alla piramide e poi alla necropoli di santa Cecilia, comunque ci sono vari siti web che danno indicazioni sulle modalità per raggiungere questi due luoghi (meglio posizione???)

Questa struttura è stata riscoperta solamente nel 2008 da Salvatore Fosci e ripulita da alcuni volontari. Si tratta di una voluminosa roccia di pietra vulcanica alta sedici metri dalla parte rivolta verso valle, che ha dato luogo a molte interpretazioni su chi l’abbia costruita e sul suo utilizzo anche in considerazione che l’uomo è intervenuto molte volte nel corso dei secoli. Si può ipotizzare che fosse un altare del periodo etrusco o una piattaforma per osservare il cielo e ancora un monumento funebre o una pietra di confine o solamente un avamposto di avvistamento e controllo ed è qui che sta la sua magia. Si compone di ventisei gradoni divisi su tre livelli e di due grandi cavità rettangolari separate dall’ultima scalinata con cui si raggiunge la piattaforma posta sulla sommità. Di fianco agli ultimi gradini del secondo tratto si notano dei fori che forse erano usati per fissare una copertura o un corrimano. All’inizio della piccola scalinata di destra lungo il lato terminale del masso si nota una grande fessurazione quasi un canale che ad un certo punto si divide in due, una parte si dirige verso i gradini, l’altra si direziona verso il basso.
Il percorso è ad anello e dalla piramide proseguendo lungo il sentiero che si dirige verso destra arriviamo alla Necropoli di santa Cecilia.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un mistero, in mezzo alla vegetazione ci sono sarcofaghi scoperchiati che delimitano un cimitero paleocristiano, continuando si vedono altre tombe modellate a forma umana scavate nella roccia nel medioevo, continuando a girare si scoprono i resti di un altare e muri di una chiesa. Guardandosi attorno si intravvedono alcune pestarole, dei pilastri, dei capitelli e dei bassorilievi. Risalendo arriviamo alla cosiddetta “finestraccia” dove troviamo alcuni residui di un’abitazione di epoca medioevale costruita su due piani entrambi accessibili con una scalinata.
Prima di arrivare al Sacro Bosco sulla sinistra si diparte una strada, prima asfaltata poi sterrata, che ci porta nella riserva naturale di Montecasoli un altopiano di tufo, un paesaggio dove la biodiversità spazia tra boschi, pascoli, fiori come orchidee e animali come il falco che si raggiunge dove si trova la chiesa di santa Maria in Montecasoli di origine medioevale ma ampliata nel ‘500 molto ben conservata tant’è che il lunedì di Pasqua gli abitanti di Bomarzo la raggiungono in processione. La navata è unica così come l’altare in stucco bianco dove si vede un dipinto che rappresenta la Madonna con Bambino.

Chiaramente non possiamo dimenticarci del Sacro Bosco o Parco dei Mostri. Costruito verso la metà del ‘500 dall’architetto Pirro Ligorio su commissione del signore di Bomarzo Pier Francesco Orsini, detto Vicino, che nella sua tenuta fece scolpire molte sculture di animali e mostri nella roccia di piperino dedicando questo giardino alla moglie Giulia Farnese. Dopo la morte del principe il parco venne abbandonato e solo verso la metà del secolo scorso grazie a Salvador Dalì e ai restauri operati dalla famiglia Bettini riprese la sua originalità.
Dopo aver acquistato il biglietto d’ingresso e aver percorso un viale si entra nel parco e ci si trova davanti a due sfingi sotto le quali ci sono due iscrizioni, girando verso sinistra vediamo la testa di Pan Giano, continuando in questa direzione ci troviamo di fronte Proteo una grande maschera con la bocca spalancata e sulla testa una sfera, da qui si sente anche il rumore di una piccola cascata.

A questo punto si deve ritornare indietro e, superate le due sfingi, c’è il Mausoleo, un enorme sasso con delle iscrizioni mal conservate. Continuando a camminare dopo pochi metri si intravvede una scalinata sulla destr, scendendola si arriva al cospetto di Ercole che lotta con Caco, è la statua più grande dell’intero parco. La scritta “Se Rodi si vantò del suo Colosso anche il mio bosco si gloria di questo e non potendo di più, faccio quel che posso.” spiega il perché di questa scultura. Nelle immediate vicinanze vediamo due statue che sembrano guardarsi, a sinistra la balena rappresentata dalla bocca dentata di un pesce che emerge dalla terra e a destra la tartaruga che sul carapace porta la statua di una donna, una Nike, la dea della vittoria.

Accanto c’è la fontana di Pegaso il cavallo alato, poco distante una piccola rientranza dove osservare sulla sinistra un ninfeo ornato da bassorilievi raffiguranti le grazie e le ninfe al centro una Venere su una conchiglia e sulla destra la fontana dei delfini. Passando oltre entriamo in uno spiazzo, qui appena dopo l’angolo sulla sinistra troviamo Iside anch’essa su una conchiglia con a lato una bella maschera e al centro un piccolo teatro con di fronte degli obelischi. Sulla destra la casa pendente, una costruzione quadrata su due piani dove anche i pavimenti non sono regolari quindi attenzione a mantenere l’equilibrio quando si entra.
Salendo alcuni gradini arriviamo in un vasto piazzale dove osservare alcune sculture tra cui una tomba, un’ariete, un grande vaso, una statua di Cerere ma l’attenzione ricade soprattutto sulla statua di Nettuno seduto tra i delfini e sulla sinistra in uno spazio limitrofo troviamo una ninfa dormiente, l’echidna, una donna con la coda formata da due serpenti con vicini due leoni che sembrano intenti a farle la guardia e appena fuori sulla sinistra c’è la furia un’altra donna con la coda di un drago. Alla destra del Nettuno ci sono due statue, il drago alato in lotta con tre animali non ben definiti, sembrano un cane , un lupo e un leone e l’elefante che sulla schiena porta una torre con la sua guida e nella proboscide un legionario romano, che sia un legame con Annibale?

Continuando sulla destra arriviamo alla statua più ammirata e famosa dell’intero giardino, l’orco (foto di copertina), una grande testa umana riccioluta con la bocca completamente aperta, infatti ci si può entrare, munita di due denti, sulle labbra si legge la scritta “ogni pensiero vola” e con gli occhi spalancati, l’ambiente interno amplifica le voci ed i rumori creando l’eco. All’estremità del piazzale c’è la panca etrusca un triclinio dove ci si può sedere per riposare prima però è obbligatorio leggere la scritta che recita ” Voi che pel mondo gite errando vaghi di vedere meraviglie alte et stupende venite qua dove son faccie horrende, elefanti, orsi et draghi”.
Salendo la piccola scalinata siamo al piazzale delle pigne dove sulla destra vediamo la statua molto rovinata di Persefone detta anche Proserpina, una donna con le braccia aperte, e il cerbero il cane a tre teste, salendo i gradini si arriva in un ampio prato, qui c’è il tempietto dalle forme classicheggianti con una cupola in stile rinascimentale, venne edificato una ventina di anni dopo il parco, si dice per ricordare la seconda moglie di Vicino Orsini, internamente una lapide ricorda della famiglia Bettini.