Borghi Medievali: Da Spoleto a Foligno attraverso bellezze nascoste.

Guardandolo si può notare come il riutilizzo dei materiali indichi una datazione della sua costruzione che varia dal IV al XIII secolo questo perché alcune parti portano chiari i segni appartenenti alla romanità come ad esempio il colonnato corinzio, ma anche alla riconversione cristiana, infatti, si può notare una croce all’interno del timpano e l’iscrizione sull’architrave dedicata al Dio degli Angeli.

L’interno presenta una nicchia con al centro un’edicola con ai lati affreschi del VII secolo, sopra un Cristo benedicente della stessa epoca. Il basamento su cui poggia, con una stanza accessibile da una porta frontale, è di difficile datazione, si accedeva alla parte sovrastante attraverso una scalinata e un piccolo portale.

Prima di girare verso sinistra ed imboccare la SSP 447 in direzione di Montefalco, sulla collina alla nostra destra, si vede Trevi che dalla sua posizione sul monte Serano domina tutta la vallata. Già Plinio il vecchio ne parla anche se ci sono delle testimonianze di epoca preistorica. La sua importanza aumenta dal punto di vista commerciale con il transito della via Flaminia fino all’arrivo dei Longobardi e si riprese in età medioevale con il passaggio sotto lo Stato Pontificio e il governo di importanti famiglie del luogo che fecero costruire bellissimi ed imponenti palazzi ed importanti opere d’arte perlopiù custodite in chiese come ad esempio il Santuario della Madonna delle Lacrime dove ammirare l’ Adorazione dei magi e, ai lati, i Santi Pietro e Paolo del Perugino.

Scendendo una scala si entra nella Chiesa di san Francesco eretta, con il convento, qualche anno prima della metà del XIV secolo, qualche anno dopo vennero costruite delle cappelle in allineamento con la facciata. Esternamente l’architettura è semplice ed alquanto anonima è l’interno che lascia stupiti davanti a tanto splendore, infatti la navata centrale con il soffitto a capriate in legno e due cappelle ai lati, termina con l’abside, a volta, pentagonale, affrescata, nel 1452, dall’ allievo del Beato Angelico Benozzo Gozzoli, con le Storie della vita di San Francesco rappresentate in dodici scene su tre piani differenti associate ad una scritta esplicativa.

Partendo dal basso a sinistra si osserva la nascita del Santo, per continuare con Francesco che dona un mantello ad un poverello e poi ancora la rinuncia ai beni terreni e l’incontro davanti alla basilica di san Pietro con san Domenico. Spostandoci medialmente vediamo Papa Innocenzo III, la cacciata del diavolo dalla città di Arezzo, san Francesco che predica agli uccelli e benedice Montefalco ed infine alcuni scene dedicate al signore di Celano ovvero la cena, la confessione e la sua morte. Per finire verso destra il Presepe di Greccio, la Prova del fuoco davanti al Sultano, San Francesco riceve le stimmate presso il Monte della Verna e la morte del Santo.

In basso il coro ligneo e sopra di esso dei medaglioni con raffigurazione di ritratti di personaggi illustri come alcuni frati e al centro Dante, Petrarca e Giotto.

Partendo dal fondo, sulla sinistra, troviamo alcune nicchie ed edicole, la prima, sulla controfacciata, di sinistra, affrescata dal Perugino nel 1503, raffigura in alto l’Annunciazione, da notare l’inversione delle posizioni rispetto all’ iconografia classica, immediatamente sotto al centro, la Natività, dove la capanna è composta da quattro colonne e un tetto in legno, tutt’attorno un paesaggio collinare, nella semicupola Cristo benedicente contornato da angeli. Proseguendo, lungo la parete di sinistra, vediamo la nicchia di Sant’Andrea con un affresco di Tiberio d’Assisi che raffigura la Madonna con Bambino in trono tra i Santi Andrea, con alle spalle i committenti, e Buonaventura da Bagnoregio, la datazione è ripresa nella scritta sottostante. Continuando il percorso troviamo la nicchia di Sant’Antonio da Padova con affreschi quattrocenteschi opera di Jacopo Vincioli che rappresentano, al centro, su una finta pala dorata, il Santo a sinistra e a destra alcune scene della vita di sant’Antonio, sopra una crocefissione.

Per finire ci sono la sezione archeologica, sotto l’abside della chiesa di san Francesco, dove osservare reperti che percorrono molti secolo dal I a.C. al XVI d.C. tutti ritrovati nel territorio di Montefalco, di valore è una lastra del I secolo a.C. decorata con con elementi naturalistici che, nel tempo, ha subito delle trasformazioni, prima utilizzata come altare ed in seguito come lavabo togliendole gli ornamenti e le cantine dei frati, scoperte durante i lavori di allargamento del museo dove si vedono torchi ed attrezzi per la produzione e la conservazione del vino tra cui alcune vasche collegate tra loro che venivano usate per la pigiatura e la spremitura dell’uva. Per ultimo volendo fare una pausa si può degustare un’altra eccellenza di questo borgo ovvero il vino rosso Sagrantino di Montefalco DOCG.

Continuando il nostro viaggio alla scoperta di particolarità interessanti arriviamo a Bevagna. La visita inizia da Porta Cannara, considerando anche che poco prima c’è un grande parcheggio. Questa porta, caratterizzata da un unica torre imponente dove si possono riconoscere alcuni stemmi araldici, sulla parete opposta c’è una lapide che ricorda Giuseppe Garibaldi, è una delle cinque porte, conservate in maniera mirabile, che compongono la cinta muraria di età medioevale che si rifanno al tracciato di quelle romane. Da qui ci si inoltra in piazza Garibaldi dove sulla sinistra si nota la chiesa di san Francesco dalla facciata severa che contrasta con gli stucchi ed i dipinti dell’unica natata interna.

Continuando, prima del tempio romano di cui si riconoscono ancora le colonne addossate alle pareti esterne di quella che era la chiesa della Madonna della Neve, svoltando verso destra arriviamo alle antiche Terme Romane dove ammirare un grande mosaico in bianco e nero con al centro polipi e altre animali marini come polipi, delfini e aragoste mentre sui lati ci sono  tritoni e ippocampi.

Verso la metà del secolo scorso si procedette ad un ulteriore restauro con l’obiettivo di riprenderne lo stile originale, quello medioevale, di notevole bellezza il portale centrale con San Michele che uccide il drago sulla sinistra e un angelo sulla destra e superiormente due trifore. Internamente lo spazio è suddiviso in tre navate con il presbiterio sopraelevato. Nella cappella della navata di destra, dedicata alla Madonna del Carmine, è tutt’ora rintracciabile il barocco nella fonte battesimale e negli affreschi di Andrea Camassei

Attorno a Bevagna scorrono due fiumi il Topino e il Clitunno che assieme alla via Flaminia che attraversava l’allora Mevania trasformarono questo borgo in un importante centro commerciale in epoca romana. Il Clitunno nei pressi della medioevale porta dei Molini forma un piccolo laghetto artificiale detto dell’ Accolta, su un lato di questo specchio d’acqua si trova un antico lavatoio pubblico utilizzato per lavare i panni, è visibile dal ponte sovrastante che termina con porta Todi dove ci sono due case ottocentesche utilizzate allora per riscuotere per il dazio. Oggi la città è famosa per essere un set cinematografico all’aperto, per la produzione di olio e vino ma soprattutto per il Mercato delle Gaite, gli antichi quattro quartieri in una rivocazione storica medioevale.

Infine Rasiglia, nonostante conservi ancora dei tratti medioevali è meglio conosciuta come la Venezia dell’Umbria per via dei corsi d’acqua che la attraversano, questa particolarità l’ha trasformata in una meta molto turistica. Percorrendo i viottoli, ormai invasi da attività turistiche, ci si ferma lungo le opere di canalizzazione del fiume Menotre che formano piccole cascate e piccoli bacini.

Questo borgo è quindi un’oasi tra le colline dove l’acqua è una ricchezza economica, un tempo per le attività di lavorazione di lane e pelli, c’erano mulini, filande e concerie, ora il turismo ha preso il sopravvento anche se ancora si possono vedere e toccare gli strumenti di quell’ epoca come telai e cardatrici oppure visitare i vecchi mulini e il lavatoio perfettamente restaurato, ma il luogo più ricercato è senza dubbio la Peschiera, nella foto, una vasca in pietra che veniva usata per lavare e tosare le pecore.

Una chicca, nella chiesa di san Francesco era esposto il trittico la vergine in trono col Bambino e Santi e scene della vita della Vergine e di santa Chiara, opera del pittore folignate Giovanni di Corraduccio, detto Mazzaforte.

Si tratta di una tempera su tavola con il fondo in oro datata 1415, come si può vedere nella foto al centro del polittico c’è la Madonna in trono e il Bambino, ai fianchi alcune sante, davanti santa Caterina d’Alessandria e santa Margherita d’Antiochia, dietro altri santi tra cui san Francesco d’Assisi, in alto, nei tondi ci sono san Pietro e san Paolo, sopra la crocefissione con con Maria e san Giovanni ai piedi della croce. Lateralmente, partendo dal basso, a destra l’annunciazione e sopra la morte di santa Chiara, a sinistra l’arcangelo Michele e sant’Antonio abate, superiormente la cosiddetta Dormitio Virginis la morte di Maria e la sua assunzione in cielo.

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