L’ultima circostanza che mi ha fatto visitare Barcellona era verso la metà di luglio del 2017, uno solo giorno, cosi ho deciso di visitare per l’ennesima volta la Sagrada Familia, ero curioso di vedere i progressi della costruzione. Che dire, nell’ultima occasione in cui ero entrato in questa chiesa ero giovane, avrò avuto una ventina d’anni, il fascino è rimasto invariato, è aumentata si la curiosità, ma soprattutto il meravigliarsi nuovamente davanti a quest’opera di genio e spiritualità e quindi la voglia di tornarci nel 2026 quando il capolavoro di Antoni Gaudí sarà terminato, almeno così dice il comitato promotore, in considerazione del fatto che in quell’anno ricorreranno i cento anni dalla morte del suo principale autore, ma visti i tempi che corrono credo che la sua ultimazione verrà ancora posticipata.
Per organizzarsi una visita è raccomandabile consultare il sito che è ben fatto e chiaro in tutte le sue parti. Consiglio di prenotare anticipatamente il biglietto in modo da non incorrere in sorprese, l’ingresso è contingentato.
La storia di questa costruzione oltre che lunga è anche fantastica e ricca di colpi di scena. La prima pietra fu posta nel lontano 1882 con l’intento di realizzare una chiesa, nel primo progetto più piccola, in stile neogotico. Già l’anno seguente il suo primo progettista ovvero l’architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano venne sostituito proprio da Gaudí che, pur mantenendo quanto costruito allora sconvolse tutta la realizzazione progettuale così come lo stile che si infarcì di influenze artistiche del tempo come ad esempio il cubismo e il naturalismo.
Entrando più nello specifico si notano immediatamente, anche da lontano, le torri, sono diciotto come gli apostoli, gli evangelisti, Gesù e la Vergine Maria, si dice, sia per le enormi gru che ancora le fanno da contorno ma anche per la loro diversità sia in altezza, la più alta misura cento settantatré metri, che per stile di costruzione e locazione. Quelle dedicate agli apostoli si riconoscono subito perché sormontate da pinnacoli e con l’iscrizione dell’apostolo cui è dedicata, sulla cima di quelle degli evangelisti invece, secondo il progetto, si intravvederanno figure allegoriche che li ricordano, ad esempio il leone per Marco. Quella di Maria sarà riconoscibile per la stella che la sormonterà così come quella dedicata a Gesù per l’enorme croce. Tutte saranno torri campanarie, non riesco ad immaginarmi il suono che ne scaturirà.

Sono entrato dalla parte della facciata della Natività, che risale al periodo tra gli anni 1894 e 1930 quindi completata prima della morte di Gaudì. Nei suoi dettagli si scopre una voglia di vita e di gioia. Divisa in tre portali a forma piramidale, che rappresentano la speranza, dedicato a Giuseppe con la rappresentazione di alcune scene della sua vita come lo sposalizio o la fuga in Egitto, la fede, dedicato alla Vergine Maria, perciò con scene dell’Immacolata concezione o della presentazione di Gesù al tempio. Infine quello centrale, la carità dedicata a Gesù e quindi con rinvii alla natività, all’adorazione dei Magi con al centro la stella cometa. Quest’ultima è sovrastata dall’albero della vita. Al di sopra di tutto si ergono quattro torri dedicate agli apostoli. Ogni portale ha una porta d’ingresso su cui si scorgono api, coccinelle, lucertole, c’è un grande impegno da parte dei turisti nel ricercarne il più possibile.

Le altre facciate sono quella della Passione, iniziata nel 1954, anche essa sormontata da quattro torri dedicate agli apostoli. Austera nella sua composizione si riconosce per i sei pilastri obliqui che la sorreggono. Anche qui tre portali sempre dedicati alla speranza con la porta dell’incoronazione, alla fede con la porta del Getsemani e alla carità con la porta che racconta il Vangelo. Di particolare effetto proprio di fronte a quest’ultima la colonna della flagellazione in travertino e molto ricca di particolari. Quello che mi ha più affascinato però è stato il racconto della passione di Gesù distribuito su tre livelli. In basso si trova la raffigurazione della notte prima della crocefissione dall’ultima cena alla scultura del bacio di Giuda accanto alla quale si trova il crittogramma che indica nella somma dei suoi numeri l’età di Gesù.
Nel livello mediano si riproduce il calvario dove si riconosce, perché posto in zona centrale, Gesù che porta la croce circondato dalla Vergine e da Maria Maddalena, spostando lo sguardo verso si vede il soldato che infila la lancia nel costato di Gesù. Il terzo livello simboleggia la morte e la sepoltura di Gesù. La scena principale è la crocefissione con a sinistra i soldati che si giocano ai dadi le sue vesti e a destra la scena della sepoltura.
Infine la facciata della Gloria, ancora da finire, i lavori sono iniziati solo nel 2002, diventerà la più grande perché sarà l’ingresso principale della chiesa, da cui si accede alla navata centrale. Ricorda la vita di Gesù Cristo, in particolare la sua ascesa a Dio, perciò, saranno raffigurati la Morte, il Giudizio Universale l’Inferno e la Gloria secondo l’interpretazione che dava Gaudí.
Una volta entrato in chiesa son subito rimasto a bocca aperta, si intuisce lo stile naturalistico-gotico di Gaudí, sembra di essere in una foresta dove i pilastri sono gli alberi e le volte le foglie illuminate dalle grandi vetrate laterali che riflettono la luce del sole modificandone i colori che vanno dal rosso al blu passando per il verde ed il giallo, la loro ubicazione non è stata scelta a caso quelle con i colori più vivaci sono poste in basso in modo da mantenere un equilibrio della lucentezza all’interno della chiesa e permettere cosi di evidenziare anche i particolari più piccoli, una scenografia esclusiva, apprezzabile anche guardando verso l’alto.

Nell’abside, in stile neogotico al centro, sopraelevato, troviamo l’altare maggiore, sormontato da una croce intera ad un baldacchino decorata con grappoli e foglie di vitigno. Ai lati due colonne dedicate ai Santi Pietro e Paolo.
L’abside, decorato con molte sculture di animali, e dei fondatori di ordini religiosi, è circondato da sette cappelle, dedicate alla Sacra Famiglia, si notano inoltre, su entrambi i lati delle scale che porta ad una scalinata a spirale che congiunge la cripta alle facciate. Nell’area dedicata alla preghiera, dinanzi all’altare, un mosaico, un anagramma palindromo, JMJ che significa Jesus, Maria e Josef attorno al quale una corona di spine e dei narcisi.


Dietro all’altare maggiore fa bella figura l’organo a canne, non ancora terminato, perché dovrebbe essere disposto in punti diversi della chiesa, specialmente per la colorazione che prende con la luce del sole che viene filtrata dalle vetrate.