Prima di arrivare a Piazza Armerina si gira sulla destra imboccando la SS 228 e, dopo aver superato il paese di Aidone, si raggiunge l’area archeologica di Morgantina. Questa città, fondata nel VII secolo e abbandonata nel I d.C. è di origine greca e si trova in collina nei monti Erei immersa in un meraviglioso paesaggio e in posizione dominante sulla valle del fiume Gornalunga. La visita si svolge in due fasi ben distinte, una ammirando i resti delle terme, due edifici termali sicuramente precedenti all’età romana conoscendo come veniva riscaldata l’acqua in una caldaia esterna alle vasche termali. La seconda avviandosi in direzione della collina e scoprendo l’impianto viario, le case di personaggi importanti, ad esempio quella del magistrato, una dimora di ventiquattro stanze o quelle della collina est, dei notabili, un esempio è quella detta del capitello dorico e altre meno ricche come quelle attorno all’Agorà, alcuni bellissimi mosaici pavimentali, ad esempio quelli della Casa di Ganimede, resti del mercato con al centro un altare, un teatro molto ben conservato con vicino il sopraelevato santuario di Demetra e Kore, dee della fertilità e delle stagioni, e ancora, spostandoci verso destra la grande fornace, macine del grano e fontane sparse lungo il tragitto.

Se invece giriamo attorno e superiamo Piazza Armerina dopo pochi chilometri troviamo le indicazioni per raggiungere la Villa Romana del Casale. Costruita nel IV secolo d.C. alle pendici del monte Mangone sopra un’abitazione signorile precedente, è caratterizzata dalla ricchezza dei suoi mosaici, molto ben conservati e distribuiti su quattro livelli, una quarantina di stanze per un totale di circa 3500 metri quadri di superficie, la visita ci immerge con chiarezza nella conoscenza di quale era la vita dei romani a quel tempo in molti campi sia economici che religiosi che politici. La villa, nonostante le devastazione attribuibili sia ad eventi naturali che alle invasioni barbariche, venne abitata, con funzioni diverse fino al XII secolo quando venne abbandonata e sepolta dal fango che ha preservato questa splendida struttura musiva fino alla metà del secolo scorso, quando venne riportata alla luce. In un primo tempo si pensava che la villa fosse una residenza imperiale ammirando la magnificenza oggi si pensa più alla residenza di una persona nobile anche data la sua progettazione distinta in locali diversi tra loro come magazzini e ambienti adatti all’abitare ed ad ospitare ospiti e lavoratori.
L’ingresso è monumentale costituito dalle terme e da un ampio cortile a ferro di cavallo con porticato con al centro quel che rimane di una fontana da qui, salendo una piccola scalinata che porta al vestibolo dove la pavimentazione ricorda la solennità dell’ingresso al peristilio quadrangolare con fontana al centro e stanze che si aprono su un porticato caratterizzato da un mosaici raffigurante ghirlande di alloro e teste di animali.

I primi ambienti sono un ingresso privato alle terme ed alcune stanze di servizio tra cui la cucina, con pavimentazione geometrica, proseguendo ci sono delle stanze da letto con anticamera con pareti ornate da pitture, i mosaici pavimentali raffigurano, nella prima, delle coppie di persone, nella seconda, dei pescatori. Continuando a camminare lungo le passarelle arriviamo a vedere due ambienti molti interessanti, la sala della Piccola Caccia, dove ammirare dodici scene tra cui l’inseguimento di una volpe, il sacrificio a Diana, un banchetto e la cattura di tre cervi, e un lungo corridoio, più di sessanta metri, detto appunto Corridoio della Grande Caccia. Qui viene rappresentata la cattura di animali feroci anche esotici, rappresentata in sette scene diverse, che venivano utilizzati nelle battaglie con i gladiatori. Le decorazioni sono disposte su tre fasce, lateralmente si vedono scene dove si catturano gli animali, centralmente invece le scene riguardano il loro trasporto. Ai lati due esedre dove ammirare le allegorie delle provincie poste agli estremi dell’impero romano, a sud una donna di colore con in braccio una zanna seduta tra un elefante ed una tigre la rappresentazione dell’India o dell’Africa a nord la Mauritania mostrata sempre con una figura femminile.

Arrivati in fondo al corridoio ci sono due stanze, la sala di di Orfeo riconoscibile sotto un albero nell’intento di suonare la lira donatagli da Apollo, tutt’attorno animali che come ammaliati lo guardano, si vedono animali africani come un leone, una tigre ed un elefante, altri più comune come un pavone, un’oca, un porcospino e una lucertola, ci sono anche animali mitologici, infatti osservando bene si scorgono una fenice e un grifone. L’altra è la Palestrite il mosaico che raffigura dieci giovani donne in bikini impegnate in attività sportive, tra cui il gioco con la palla, il lancio del disco, la corsa, sicuramente uno dei mosaici più fotografati della Villa.

La visita continua uscendo dalla Villa ed entrando nel Peristilio Ovoidale, più piccolo di quello all’entrata, anticamente un cortile con pilastri a sostenere un porticato coperto, dove c’erano dei giochi d’acqua, serviva come ingresso degli ospiti per gli ospiti al Triclinio Triabsidato, l’ambiente più sfarzoso dell’intera abitazione.
La sala era adibita ai banchetti ufficiali e nelle tre absidi c’erano i cosiddetti stibadia, letti dalla forma semicircolare dove si sdraiavano gli invitati alla cena. I mosaici raccontano le fatiche di Ercole, sono raffigurati il semidio accolto nell’Olimpo, la lotta di Ercole contro i giganti e il mito dell’origine della vite ovvero la trasformazione di Ambrosia da parte di Dionisio, metafore della vittoria della forza sul caos

Le ultime tappe sono gli appartamenti padronali posti ai lati della Basilica, una grande sala absidata, lunga una trentina di metri, dove molto probabilmente il proprietario della Villa riceveva gli ospiti, era quindi l’ambiente più distintivo. L’accesso era dal corridoio della Grande Caccia attraverso alcuni gradini. Nell’apside, tra due colonne di cui si vedono solo le basi, c’era forse il trono con sopra in una nicchia la statua di Ercole, il pavimento e le pareti erano decorati con marmi colorati, la Basilica è comunque mal conservata.
Nelle stanze a sud, quelle prima di entrare nella Basilica, c’è l’entrata all’appartamento padronale a cui si accedeva da un portico a ferro di cavallo con quattro colonne ioniche e una fontana centrale sul pavimento il mosaico, conservato molto bene, rappresenta degli amorini che stanno pescando in un mare con molti pesci di varie specie. Da qui si entrava nella sala di Arione una grande stanza absidato, il mosaico pavimentale raffigura questo suonatore di cetra e poeta mentre, suonando, cavalca un delfino, tutt’attorno una serie di nereidi riccamente addobbate, tritoni, mostri marini e pesci, la leggenda che si narra è quella del mito di Arione che cantando una lode al dio Apollo scampò alla morte grazie all’aiuto di un delfino, nell’abside, mal conservata, era raffigurato il dio Oceano dalla cui bocca escono animali marini
Ai lati del peristilio ci sono, a destra uno spazio che fungeva da anticamera con un mosaico detto del piccolo circo dove si assiste ad una gara di bighe guidate da ragazzi e trainate da animali, come oche, fenicotteri, polli e fagiani agghindati a rappresentare le stagioni, a seguire un’alcova absidata decorata con una competizione musicale, su un tavolo si notano i premi destinati ai vincitori.
A sinistra altri due ambienti simili ai primi dove nell’anticamera si osserva il mosaico che descrive lo scontro tra Eros e Pan, il dio dell’amore sembra un fanciullo alato mentre l’altro contendente, riconoscibile dalla lunga barba, dalle corna e dalle zampe di capra, ha un aspetto selvaggio. Sopra di loro un tavolo con i premi destinati a chi vince, l’arbitro della competizione con il braccio alzato è davanti a Pan alla cui sinistra si trovano i suoi sostenitori così come sulla destra ci sono quelli di Eros, dietro a questi una serie di persone che si pensa fossero i famigliari del proprietario della villa.

Da qui si entra nel cubicolo chiamato degli Eroti Cacciatori dove su tre registri si vedono scene floreali con scene anche molto esilaranti, ad esempio, un ragazzo a terra morso da un topo o un altro rincorso da un gallo che cerca di beccarlo.

Gli ambienti a nord, dopo la basilica, sono composti da un anticamera con la pavimentazione decorata da un mosaico che ricorda Ulisse e Polifemo nella scena in cui il Re di Itaca porge al gigante del vino per ubriacarlo e poi accecarlo collegata ad una stanza absidata con un mosaico pavimentale geometrico e pitture sulle pareti. Lateralmente un altro ambiente, anch’esso collegato all’anticamera, forse l’alcova la pavimentazione musiva riporta al centro una scena erotica con una fanciulla quasi nuda abbracciata ad un adolescente tutt’attorno altri medaglioni dove sono rappresentate le stagioni.

Guardando bene i mosaici si scopre un’influenza africana anche se si distinguono stili differenti non per questo sono stati eseguiti in periodi diversi, diversi erano forse gli esecutori.
In vicinanza della costa meridionale della Sicilia a poca distanza da Agrigento c’è il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, è il più vasto sito archeologico di tutta Europa e coincide con le vestigia dell’antica città di Akragas, la Agrigentum romana, fondata su un altipiano vicino al mare nel 580a.C..
La storia di questo sito parte dalla fondazione di Akragas nel 581 a.C. una città strategica con un ampio sistema difensivo, i templi furono costruiti in seguito alla vittoria sui cartaginesi, ma testimoniano anche il periodo di benessere e ricchezza di quel tempo a cui fece seguito un periodo di declino fino alla dominazione romana quando Akragas divenne Agrigentum e si costruirono nuovi quartieri con lo sviluppo del foro del ginnasio e di altri piccoli templi. Con le invasioni barbariche la città si spopolò e la collina dei templi divenne soprattutto un luogo di sepoltura ed in seguito anche di culto, infatti, il tempio della Concordia divenne la Cattedrale dedicata a Pietro e Paolo.
Dopo essere rimasta abbandonata per molti anni, arriviamo al XVIII secolo quando, grazie a Johann Joachim Winckelmann questo sito venne riscoperto e reso famoso grazie al Grand Tour e a Johan Wolfgang von Goethe che ne descrisse le meraviglie. Nello stesso secolo si avviarono i restauri del tempio di Giunone e di quello della Concordia e la ricostruzione di quello dei Dioscuri. Nel secolo seguente Sir Alexander Hardcastle acquistando la Villa Aurea si impegnò nel riallineamento di quel che rimaneva delle colonne del tempio di Ercole. Nonostante la zona fosse tutelata per legge numerosi furono gli abusi edilizi che iniziarono ad essere demoliti soltanto in questo secolo contemporaneamente alla nascita del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento.
Percorrendo via Giuseppe la Loggia è visibile, solo esternamente, la Tomba di Terone, si tratta di un monumento funerario uno dei pochi di epoca ellenistica visibile in Sicilia, costituito da due blocchi cubici sovrapposti, si pensa del II secolo a.C..
Dalla statale si arriva al parcheggio della contrada Sant’Anna, che da accesso al parco attraverso la Porta V, una volta entrato da questo accesso, dopo un breve percorso si arriva dinnanzi al tempio dei Dioscuri chiamato anche tempio di Castore e Polluce, i figli di Zeus. L’aspetto odierno è frutto di una ricostruzione con elementi recuperati sul luogo avvenuta nell’800 per cui sono rimaste solo quattro colonne, delle trentaquattro esistenti, i cui capitelli così come il fregio sono originali mentre la parte della trabeazione con la sua ricca decorazione è riconducibile ad un epoca differente da ricondurre presumibilmente al restauro fatto dopo l’incendio causato dai Cartaginesi. Anticamente era un tempio con sei colonne sul lato corto e tredici su quello lungo, all’interno c’erano un atrio d’ingresso e una cella dove era ospitata la statua della divinità.

Sulla sinistra si erge, quel poco che rimane, una piccola parte delle fondamenta e i frammenti di due colonne, del Tempio di Vulcano, detto anche tempio di Efesto, eretto verso la fine del V secolo a.C. è nascosto dai giardini della Kolymbetra. In origine questo luogo era utilizzato come serbatoio d’acqua, questa è anche l’etimologia del nome, per la città di Akragas poi è stata trasformato prima in agrumeto poi in giardino, visitato anche dal Grand Tour e per questo ricordato anche da scrittori. Con l’intervento del FAI avvenuto alla fine del secolo scorso riprese il suo splendore e oggi visitarlo è un piacere anche dei sensi, ci si immerge nel profumo di piante come le zagare, il mirto e la ginestra, si vedono olivi secolari, si sente lo scorrere dell’acqua nei canali d’irrigazione e allo stesso tempo antiche case del ‘700 e resti di templi greci.
Se invece ci incamminiamo verso destra seguendo il sentiero arriviamo a vedere il tempio di Zeus. Innalzato dopo la vittoria di Gelone di Siracusa sui Cartaginesi al tempo di Terone oggi non resta molto da vedere della sua grandiosità, era visibile perfino dal mare, infatti, nel medioevo le pietre furono usate per la costruzione di palazzi e chiese di Agrigento più tardi per il porto di Empedocle, quindi oggi si vedono solo delle rovine tra cui si notano la scalinata che conduceva all’area dei sacrifici e quelle dell’altare. La sua ricostruzione è immaginaria, oggi uno dei Telamoni, una delle colossali statue che ornavano gli spazi tra le colonne delle facciate, è visibile presso il Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo.
A poca distanza si trova il tempio di Ercole, o Eracle, il primo ad essere costruito la sua datazione è verso la fine del VI secolo a.C., anch’esso un tempio in stile dorico eretto su una piattaforma a gradini e presentava sei colonne sul fronte e quindici sui lati. Di tutto questo oggi se ne possono vedere solo nove da cui si riesce ad immaginare la sua imponenza.

Seguendo il sentiero principale arriviamo alla casa di Alexandre Hardcastle meglio conosciuta come Villa Aurea, è stata la residenza per sette anni di questo capitano della marina inglese. A lui si devono molti scavi e restauri tra cui l’innalzamento delle colonne del tempio di Ercole. Oggi la villa circondata da un bel giardino con vegetazione della macchia mediterranea davanti all’entrata si vede il busto in bronzo del capitano. Oggi è la sede degli uffici di rappresentanza del parco e anche di mostre e manifestazioni culturali. Nelle vicinanze ci sono la Necropoli Paleocristiana qui ci sono tracce di sepolture risalenti dal III al V secolo d.C. e gli Ipogei paleocristiani.
Continuando la visita si raggiunge il Tempio della Concordia, (foto di copertina) uno dei meglio conservati dell’antichità greca, infatti sono ben salvaguardati sia i due frontoni che l’architrave ed i fregi. Tutt’oggi non si sa a chi fosse dedicato. Anche questo tempio è del V secolo a.C. ed è costruito in stile dorico secondo l’architettura a periptero ossia con un colonnato esterno sui quattro lati, sei su quelli corti e tredici su quelli lunghi eretto su una piattaforma di quattro gradini che circonda una cella, lo spazio sacro del tempio, in questo caso con un’anticamera. Come molti templi di quel periodo era decorato con colori molto brillanti ed inoltre disposto in direzione verso est-ovest ricevendo così il sole sia di mattina che di pomeriggio. Nel periodo medioevale fu trasformato in chiesa cristiana, subendo in questo modo alcune trasformazioni, nel ‘700 venne sconsacrata e iniziarono i restauri per riportarlo all’antica struttura.

Lungo il percorso prima di arrivare al tempio di Giunone troviamo i resti di un piccolo tempio dedicato ad Iside, eretto in epoca romana e degli arcosoli tombe bizantine sormontate da un arco. Il tempio di Giunone sorge sulla parte più alta del parco, una collina di calcarenite ed è costruito con caratteristiche simile a quello della Concordia ovvero con un porticato ed una cella un pronao ed un’opistodomo. Colpito a da un incendio pochi anni dopo la sua costruzione è stato restaurato in epoca romana con la sostituzione di alcune parti. Quello che resta della conservazione sono il colonnato rivolto a nord con l’architrave e parte di quello degli altri lati, parte della cella e dell’altare visibile dalla parte che guarda verso oriente. Ad ovest del tempio c”è la Porta III, di cui rimane molto poco. una delle nove delle mura difensive della città di Akragas.
Volendo approfondire queste tematiche riguardanti la storia di questa tipologia di siti è opportuno visitare il Museo Archeologico Regionale dedicato a Pietro Griffo di Agrigento è molto visitato in quanto espone nelle sue sale più di cinquemila reperti che raccontano la storia della zona agrigentina dalla preistoria fino al tempo dei Romani.
Quasi di fronte si apre il Quartiere Ellenistico Romano dove si nota la caratteristica impostazione composta da strade secondarie, i cardi, che si intersecano con quelle principali, i decumani. Le abitazione sono diverse, alcune a peristilio quelle di epoca greca databili attorno al VI-V secolo a.C altre con un atrio dotato di un bacino per la raccolta dell’acqua piovana, del periodo romano quindi del III-IV secolo d.C., inoltre il quartiere presenta un complesso di pozzi e cisterne. Volendo ci sarebbe da visitare il tempio di Esculapio visibile dalla strada statale 640 è un piccolo tempio in stile dorico di cui rimangono i resti del basamento, i gradini di entrata e poco altro.
Un’altra area archeologica di interesse è Akrai, si trova vicino a Palazzolo Acreide ed è la testimonianza di un antico insediamento greco-siracusano del 663 a.C. costruito su uno precedente di epoca sicula in posizione dominante sopra una collina per cui ben presto divenne importante. Nel IX secolo venne distrutto dagli arabi e con il passare del tempo l’area scomparve riempita dalla vegetazione fino all’800 quando iniziarono i primi scavi per riportare alla luce il teatro greco databile intorno seconda metà del III a.C. con le gradinate appoggiate su un pendio una sua particolarità è il collegamento tra il teatro stesso e il cosiddetto Bouleuterion dove si riuniva il consiglio della polis. Dietro si aprono due latomie, delle cave di pietra, chiamate dell’Intagliata, la più grande, sopra ci sono i resti del tempio dedicato ad Afrodite, e dell’Intagliatella, la più antica, qui l’attenzione viene attratta da un bassorilievo databile I secolo a.C. dove sono rappresentati un banchetto e un sacrificio.

In questo spazio sono presenti molti ipogei e un Decumano, una strada, conservata benissimo proseguendo per alcuni metri si arrivava a visitare i cosiddetti Santoni, dodici rilievi intorno del III sec. a.C., scolpiti sulla roccia, oggi purtroppo questo sito è temporaneamente e forse definitivamente chiuso.
A Siracusa c’è da vedere il Parco Archeologico della Neapolis che si trova verso nord precisamente nel quartiere omonimo qui si possono vedere la gran parte di quel che rimane dei monumenti di Siracusa che raccontano la storia di questa città fin dall’età antica.
Dopo l’ingresso principale, dirigendosi verso destra si vede dal basso il Teatro Greco risalente al V secolo a.C. e ristrutturato due secoli dopo ed infine in età romana. La sua conformazione rispetta la forma del colle su cui è stato costruito per ottenere un’ acustica notevole. Quello che si vede oggi sono parte delle gradinate, separate in settori, dell’orchestra alcune parti strutturali della scena nonostante questo è considerato una dimostrazione unica di architettura teatrale. Ancora oggi è sede di spettacoli ed eventi che riportano alla classicità.

Seguendo un percorso verso la parte alta del teatro, chiamato via dei Sepolcri, si arriva nel punto più alto del colle, lungo il tragitto ci sono una serie di tombe cristiane e un’ipogeo bizantino al termine di arriva ad una terrazza che si pensa fosse adibita a tempio, dove si apre la grotta del Ninfeo, un antro di piccole dimensioni con una cascata formata dalle acque dell’acquedotto greco che terminano in una vasca rettangolare, sopra si vedono le tracce di un fregio dorico. Si pensa che questa area fosse la sede della corporazione degli attori.
Tornando indietro e scendendo una piccola scalinata si entra nelle Latomie, un complesso di cave di pietra, la prima che si incontra è quella del Paradiso dove si trova l’Orecchio si Dionisio. Una grotta artificiale la cui configurazione ad S, l’altezza, circa venti metri e l’ampiezza variabile tra i cinque e gli undici metri, determinano un’amplificazione del suono impressionante, si dice anche fino a sedici volte più del normale. Leggenda racconta che Dionigi che governò Siracusa tra il V e il IV secolo a.C. avesse l’usanza di ascoltare i discorsi dei suoi prigionieri rinchiusi in quest’antro riuscendo in tal modo ad evitare molti intrighi e tradimenti. Un’altra leggenda dice che il nome fu attribuito da Caravaggio accostando la sua forma a quella dell’orecchio di un asino, in realtà alcune tracce fanno propendere ad uno scavo che seguisse un acquedotto.

Sempre nella stessa latomia troviamo la Grotta dei Cordari che deve il suo nome all’utilizzo che i siracusani ne facevano fino a poco tempo fa, infatti, qui si costruivano corde in considerazione dell’alta umidità interna e della grandezza della grotta. All’interno si scorgono grandi pilastri che assomigliano a stalattiti con pareti umide su di vede muschio e felci che si specchiano nell’acqua offrendo una colorazione particolare che varia nel corso del giorno. Vicino si apre la Grotta del Salnitro si è formata naturalmente e deve il suo nome alla colorazione delle pareti del tutto simile al salnitro. L’entrata è simile ad una tenda con pilastri che sostengono la volta.
Girovagando ulteriormente arriviamo in vista della Latomia dell’Intagliatella collegata alla precedente e alla latomia di Santa Venera caratterizzata da un giardino subtropicale e dal gigantesco e secolare Ficus delle Pagode che si riesce a vedere anche da fuori del parco. A ridosso di quest’ultima c’è la presunta tomba di Archimede.
Lungo il viale d’ingresso ci sono l’ Ara di Ierone II, era un grande altare per sacrifici pubblici, quello che ne è rimasto sono i suoi basamenti scavati nella roccia nel II secolo a.C., davanti si apre un’ampia piazza per chi assisteva o partecipava ai sacrifici qui, secondo gli storici, c’erano una vasca e un porticato.
Poco distante si trova l’ Anfiteatro Romano, essendo dell’epoca imperiale è bene tenere la sua visita per ultima se si vuole procedere in senso cronologico. La visita inizia percorrendo un sentiero lungo il quale sono disposti dei sarcofaghi trovati in altri luoghi. Per la maggior parte è stato scavato nella roccia con forma ad elisse di grandiose dimensioni, 140 x 119. Oggi, dopo i saccheggi avvenuti soprattutto di epoca spagnola, si vede solamente una piccola parte di quella che un tempo era la sua grandiosità, infatti, la parte superiore è andata tutta persa mentre la cavea è ancora ben conservata dove al centro si vede una grande vasca collegata ad un corridoio, probabilmente un tunnel propedeutico alle opere per il funzionamento degli spettacoli.

Gli ingressi erano due, uno a sud, preceduta da una scalinata, delimitata dai resti di un arco, la si scende ancora oggi per visitare l’anfiteatro, l’altro a nord, quello principale collegato ad uno slargo dove ci sono ancora le vestigia di una fontana. Secondo le ricostruzioni, l’arena era contornata da un podio dal quale si accedeva alle gradinate, mal conservate, i primi gradini erano destinati alle persone più influenti.
Quando ho visitato il parco archeologico, in relazione alla mostra dedicata ad Igor Mitoraj intitolata “Lo sguardo – Humanitas, Physis per ricordarne l’anniversario della sua nascita e quello della sua morte, sono esposte sia all’interno dell’anfiteatro che delle grotte della latomia del Paradiso alcune sue opere in bronzo.
Dirigendosi da Catania verso Messina è assolutamente doveroso fermarsi a visitare il Teatro Antico di Taormina eretto in posizione elevata sulla collina omonima, infatti, da qui si vedono la baia di Naxos a sud, lo stretto di Messina a nord e l’Etna come sfondo. Eretto nel III secolo a.C. ed è per grandezza il secondo, dopo quello di Siracusa, ristrutturato dai Romani nel 300 a.C. per questo ha cambiato anche utilizzo con il trascorrere del tempo, infatti, dagli spettacoli classici si passa alle lotte tra gladiatori e belve per arrivare alla decadenza del medioevo fino al ‘700 quando grazie al Gran Tour, un viaggio lungo l’Europa di aristocratici, rinasce la sua celebrità.
Quello che si vede oggi è gran parte ascrivibile alla ristrutturazione romana, scavato nella roccia presenta un diametro di oltre cento metri, un’orchestra ampliata in epoca romana, la scena che conserva più o meno la struttura originale anche se priva delle sue decorazioni e delle colonne. La cavea divisa in nove settori ancora oggi da otto scale, le gradinate sono divise nella parte dove sedevano gli spettatori, davanti le autorità, e nella parte dove si poggiavano i piedi. Alla fine delle gradinate c’era una doppia galleria di portici con sopra una terrazza con lo scopo di espandere il numero dei posti.

Oggi oltre al suo ruolo turistico ha un utilizzo per concerti e manifestazioni di ogni tipo come la premiazione dei David di Donatello a balletti e opere liriche. Vicino al teatro c’è l’Antiquarium, dove sono custoditi preziosi reperti tra cui la statua dedicata a Caio Claudio Marcello un piccolo sarcofago di marmo e una importante collezione epigrafica
Infine a pochi chilometri da Messina c’è il parco archeologico di Tindari Questa città fu fondata da Dionisio di Siracusa alla fine del IV secolo a.C. con lo scopo di fungere da fortezza conquistata prima da Annibale e pio dai Romani venne distrutta da frane e terremoti. dopo gli scavi sono visibili il teatro greco del III secolo a.C. costruito in posizione sopraelevata da cui si vedono le isole Eolie e i laghetti di Marinello, ancora adesso vi si svolgono eventi musicali e spettacoli teatrali, parte dell’impianto urbano, quel che resta di alcune abitazioni e delle terme e delle mura cittadine. Interessante è l‘Antiquarium che ospita reperti di vario tipo come vasellame, iscrizioni e sculture.
In queste zone ce ne sono altri come ad esempio la Villa del Tellaro una residenza extraurbana di età romana dove vedere mosaici pavimentali di scene di caccia, datati IV sec. d.C. che richiamano quelli della della della Villa del Casale di Piazza Armerina descritti in precedenza. Avendo ulteriore tempo si possono visitare anche le necropoli dei Siculi scavate nella roccia come ad esempio Pantalica o del Cassibile dell’età del bronzo e considerate le più grandi della Sicilia e ancora il sito di Giardini -Naxos, colonia abitata già nel neolitico per poi essere fondata come città dai greci nel VII secolo a.C. quindi si tratta della più antica colonia greca in Sicilia. Oggi si può desumere l’impianto urbanistico e sono visibili alcune case, due templi ed altrettante tombe tutto incorniciato dal promontorio di Taormina e dall’Etna che fa da sfondo.