Siti archeologici da Piazza Armerina a Messina passando per Agrigento.

Prima di arrivare a Piazza Armerina si gira sulla destra imboccando la SS 228 e, dopo aver superato il paese di Aidone, si raggiunge l’area archeologica di Morgantina. Questa città, fondata nel VII secolo e abbandonata nel I d.C. è di origine greca e si trova in collina nei monti Erei immersa in un meraviglioso paesaggio e in posizione dominante sulla valle del fiume Gornalunga. La visita si svolge in due fasi ben distinte, una ammirando i resti delle terme, due edifici termali sicuramente precedenti all’età romana conoscendo come veniva riscaldata l’acqua in una caldaia esterna alle vasche termali. La seconda avviandosi in direzione della collina e scoprendo l’impianto viario, le case di personaggi importanti, ad esempio quella del magistrato, una dimora di ventiquattro stanze o quelle della collina est, dei notabili, un esempio è quella detta del capitello dorico e altre meno ricche come quelle attorno all’Agorà, alcuni bellissimi mosaici pavimentali, ad esempio quelli della Casa di Ganimede, resti del mercato con al centro un altare, un teatro molto ben conservato con vicino il sopraelevato santuario di Demetra e Kore, dee della fertilità e delle stagioni, e ancora, spostandoci verso destra la grande fornace, macine del grano e fontane sparse lungo il tragitto.

La sala era adibita ai banchetti ufficiali e nelle tre absidi c’erano i cosiddetti stibadia, letti dalla forma semicircolare dove si sdraiavano gli invitati alla cena. I mosaici raccontano le fatiche di Ercole, sono raffigurati il semidio accolto nell’Olimpo, la lotta di Ercole contro i giganti e il mito dell’origine della vite ovvero la trasformazione di Ambrosia da parte di Dionisio, metafore della vittoria della forza sul caos

Un’altra area archeologica di interesse è Akrai, si trova vicino a Palazzolo Acreide ed è la testimonianza di un antico insediamento greco-siracusano del 663 a.C. costruito su uno precedente di epoca sicula in posizione dominante sopra una collina per cui ben presto divenne importante. Nel IX secolo venne distrutto dagli arabi e con il passare del tempo l’area scomparve riempita dalla vegetazione fino all’800 quando iniziarono i primi scavi per riportare alla luce il teatro greco databile intorno seconda metà del III a.C. con le gradinate appoggiate su un pendio una sua particolarità è il collegamento tra il teatro stesso e il cosiddetto Bouleuterion dove si riuniva il consiglio della polis. Dietro si aprono due latomie, delle cave di pietra, chiamate dell’Intagliata, la più grande, sopra ci sono i resti del tempio dedicato ad Afrodite, e dell’Intagliatella, la più antica, qui l’attenzione viene attratta da un bassorilievo databile I secolo a.C. dove sono rappresentati un banchetto e un sacrificio.

In questo spazio sono presenti molti ipogei e un Decumano, una strada, conservata benissimo proseguendo per alcuni metri si arrivava a visitare i cosiddetti Santoni, dodici rilievi intorno del III sec. a.C., scolpiti sulla roccia, oggi purtroppo questo sito è temporaneamente e forse definitivamente chiuso.

Quando ho visitato il parco archeologico, in relazione alla mostra dedicata ad Igor Mitoraj intitolata “Lo sguardo – Humanitas, Physis per ricordarne l’anniversario della sua nascita e quello della sua morte, sono esposte sia all’interno dell’anfiteatro che delle grotte della latomia del Paradiso alcune sue opere in bronzo.

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