Rovereto, città della quercia.

Questo perché è l’albero inserito nello stemma cittadino ma non solo, infatti si fregia di altri due soprannomi, Città della Pace in riferimento alla Campana dei Caduti ed è anche conosciuta come Atene del Trentino per la sua vasta offerta culturale.

Partiamo quindi dalla Campana dei Caduti meglio conosciuta come Maria Dolens, si trova sul colle di Miravalle dal 1965 e ricorda, con cento rintocchi ogni sera e la domenica a mezzogiorno, i caduti di tutte le guerre mandando un messaggio di Pace.

Progettata e fusa nel 1924, su idea di don Antonio Rossaro, con l’utilizzo del bronzo di cannoni usati nella prima guerra mondiale è stata fusa per tre volte per migliorare il suo suono e per riparare una crepa. Quella attuale, benedetta da Papa Paolo VI, non è quindi quella originale, ma data la sua struttura è la più grande del mondo con suono a distesa cioè con un suono continuo derivante dall’ oscillazione del battacchio. La sua collocazione è inserita in un museo che con una serie di fotografie e cartelloni esplicativi racconta l’intera sua storia. Per raggiungerla si deve percorrere un viottolo lastricato contornato da 105 bandiere dei paesi aderenti al Memorandum di Pace di Maria Dolens impegnato a promuovere la pace tra i popoli, più quella della Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa.

Al primo piano nell’entrata, sono esposti i libri dell’artista, tra cui il famoso libro imbullonato con la copertina chiusa da bulloni. Nella sala successiva si ammira Diabolicus, un’autoritratto in posa su un’abisso tra le montagne della sua terra, le Dolomiti simili a grattacieli. Nella terza sala, chiamata Auto-réclame, si vedono alcuni lavori fatti dall’artista per le copertine di importanti riviste come “Vanity Fair” e “Vogue” realizzate nei suoi anni di residenza a New York dove aprì una sede della Casa d’Arte, la Depero’s Futuristic-House che però fallì in brevissimo tempo.

Imboccando via Rialto con le sue case colorate e attraversata la quattrocentesca porta di San Marco, su cui campeggia il leone della Serenissima, si scopre la Rovereto veneziana, infatti, arriviamo nella piazza omonima e ci troviamo di fronte la facciata neoclassica della chiesa Madre di San Marco dove si staglia, nel timpano sopra l’accesso principale, un rilievo del leone di San Marco a testimonianza del dominio della Repubblica di Venezia. Costruita verso la metà del XV secolo presenta una navata con cappelle ai lati in stile barocco la cui sfarzosità si nota nelle colonne e negli altari settecenteschi ma soprattutto sul soffitto completamente affrescato.

Procedendo su via della Terra, che conserva ancora oggi la sua struttura seicentesca, dopo pochi passi ci troviamo di fronte alla Torre Civica o Torre dell’orologio eretta dapprima nel trecento come torre di difesa e poi nei primi anni del cinquecento come porta di entrata delle mura. L’orologio, posto sopra una finestra a bifora, di forma circolare è ancora funzionante sopra si vede una campana del XVIII secolo. Alla fine della contrada si sbuca in piazza Podestà dove c’è il palazzo Pretorio oggi sede del Comune. Palazzo quattrocentesco che ricorda due stili, il primo quello veneziano visibile negli affreschi del porticato ed internamente nelle sale del Consiglio e del Sindaco, il secondo quello settecentesco dell’entrata e del balconcino, stili riscontrabili anche sulla facciata che guarda vero il torrente Leno. Sulla sinistra dell’ingresso guardando bene, ci si accorge di una pietra, che riporta la pertica veneziana e il braccio viennese, le unità di misura usate a Rovereto intorno al XVIII secolo.

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