Rovigo, una città ricca di tradizione.

Ho visitato questa città in occasione della mostra intitolata “Kandinskij, l’opera 1900-1940” a palazzo Roverella. Ho parcheggiato l’automobile al parcheggio multipiano per comodità in quanto vicinissimo al centro storico, il prezzo orario è conveniente.

Una mostra, un’esposizione di oltre ottanta opere che abbracciano un lungo periodo della sua vita artistica, dalle radici fino agli ultimi anni in Francia, attraverso il periodo di Mornau, località della Baviera, dove incontra quella che sarà la sua compagna per la vita, Gabriele Munter e appaiono i primi paesaggi con grandi macchie di colore che si contrappongono tra loro, il Cavaliere azzurro, der Blaue Reiter, inizio dell’astrattismo, dove la forma si semplifica e si stilizza, sicuramente il suo periodo più famoso, e il Bauhaus.

La sezione che però mi ha impressionato maggiormente, perché per me sconosciuta ed inedita, è stata quella, delle sue opere su vetro, quindi una vetrina su Kandinskij, uno degli artisti che ha cambiato volto all’arte pittorica, una rassegna che dovevo assolutamente vedere.

Non ci sono molti resti di una Rovigo romana o addirittura antecedente, è nel nel medioevo che questa città viene citata per la prima volta in un documento. Il suo sviluppo però, si ebbe nel X secolo quando venne costruito un villaggio fortificato con il nome di Rudige. È nei secoli successivi, in pieno medioevo, che si assiste al governo degli Estensi e di Venezia di cui ancora oggi rimangono reperti come la costruzione delle mura e delle torri, poi la dominazione dei Francesi e degli Austriaci seguita dall’annessione al Regno d’Italia nel 1866. La Provincia di Rovigo è anche ricordata per la tremenda alluvione del 1951 che causò molte vittime e danni ingenti in tutto il Polesine.

Dal parcheggio seguendo via Levico o Corso del Popolo si arriva in Piazza Giacomo Matteotti dove esiste un monumento in bronzo a lui dedicato che però si nota poco perché la vista e la curiosità sono attirate dal parco e dalle Torri del Castello.

Sono ritenute l’emblema della Rovigo medioevale, del governo degli Estensi. Sono quel che rimane delle mura del castello eretto dagli Estensi attorno alla metà del XII secolo. La Torre Donà, alta una cinquantina di metri, pendente, ben conservata, aveva una natura essenzialmente difensiva, lo si nota dalle poche aperture, di rilievo è la sua merlatura. È possibile visitarla internamente ma solo con visita guidata. L’altra è la Torre Grimani, detta anche Torre mozza, la parte più in alto è crollata, anch’essa pendente è alta poco più di venti metri. Esistono altre due torri, la Torre Roncale che fa parte del palazzo omonimo e la Torre Pighin, fortificazione difensiva sulle mura.

Di fronte al parco, il Palazzo degli Angeli, anch’esso poco appariscente, in stile neoclassico, sul lato destro della piazza, su Corso del Popolo, abbiamo la Pescheria Nuova, una struttura dalla facciata in stile neogotico che presenta un portale ad arco con finestroni ai lati. Seguendo Corso del Popolo e poi girando a sinistra su via Giuseppe Laurenti dove, dopo pochi metri c’è l’entrata a Palazzo Roverella, si arriva in Piazza Vittorio Emanuele II. (Foto iniziale).

Una bella piazza su cui si affaccia Palazzo Roverella, rinascimentale, dalla dimensione maestosa a voler mostrare tutta l’importanza della famiglia omonima, Dopo restauri non proprio ben riusciti, finalmente nell’anno duemila venne riqualificato tornando al suo aspetto originario.

Ora è molto spesso sede di mostre e sede permanente della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario dove sono esposte opere di Giovanni Bellini e Gianbattista Tiepolo. Altro edificio che si affaccia sulla piazza è Palazzo Roncale, eretto nella metà del millecinquecento, dalla famiglia omonima, in modo tale da non far sfigurare il vicino e dirimpettaio Palazzo Roverella. La sua caratteristica è il portico ad archi su cui si possono vedere delle sculture di volti umani. Ad esso contiguo, sull’angolo della piazza, vediamo il palazzo che ospita l’Accademia dei Concordi, nata nel 1580. L’edificio costruito agli inizi del milleottocento, è importante non tanto per la sua forma architettonica, ma per il suo prestigio culturale, accoglie, infatti, la Biblioteca civica con un patrimonio superiore ai trecentomila volumi. La Loggia Dei Nodari, sede del Municipio, si trova tra i due palazzi descritti in precedenza, riconoscibile anche dalla sua torre civica, innalzata dai Veneziani, all’esterno si notano due targhe celebrative, una di Dante Alighieri l’altra della visita alla città di Vittorio Emanuele II. Alzando gli occhi sopra alla loggia una nicchia con all’interno la statua della Vergine con Bambino.

Giunti in fondo alla piazza sulla sinistra si intravvede già Piazza Garibaldi, al centro il monumento bronzeo del nostro eroe a cavallo. Ai lati i palazzi in stile neoclassico del Teatro Sociale, e del Palazzo del Commercio.

Il primo edificato nel 1819 e ricostruito, internamente in stile liberty, dopo un incendio nel 1902. Il secondo, l’antico Palazzo Pretoro, costruito attorno al millequattrocento e rinnovato fino a divenire la sede della Camera del Commercio, del telegrafo e di un caffè ancora oggi in attività. Queste modifiche confermano lo sviluppo urbanistico della città. Un’altra sua caratteristica è il pavimento, rialzato, detto liston, in dialetto veneto, perché composto da lunghe lastre. Se da qui imbocchiamo via Silvestri, dopo aver superato la Chiesa d Parrocchiale dei Santi Francesco e Giustina, costruita attorno alla fine del milleduecento, originalmente in stile gotico, come appare oggi è il risultato delle sue varie ristrutturazioni, arriviamo in Piazza XX Settembre.

Volgendo lo sguardo sulla sinistra intravvediamo, alla fine del piccolo parco il Tempio della Beata Vergine del Soccorso più comunemente noto come “La Rotonda” per la sua pianta ottagonale, eretta nel XVI secolo, nelle vicinanze delle mura. L’architetto che la progettò era un collaboratore di Andrea Palladio, tale Francesco Zamberlan che la terminò in brevissimo tempo, visti i tempi di allora, nemmeno dieci anni. La costruzione del campanile, invece, fu più difficoltosa, durò quasi un secolo, anche a causa dell’alluvione e venne terminata solamente verso la fine del millesettecento. Nel portico, che circonda l’intera chiesa per quasi tutto il suo perimetro, ci sono ottanta iscrizioni che provengono da edifici demoliti della città, e una meridiana inserita in uno dei punti angolari. Purtroppo non mi è stato possibile vederla internamente, perché chiusa. Entrando nel sito ci si può documentare sugli interni, ma anche su miracoli e le leggende che circondano quest’opera.

Tornando da via Mattia Bortoloni e via Luigi Boscolo si arriva in Piazza Umberto Merlin, un piccolo spazio sorto dove prima esisteva il ghetto ebraico, nel 1797 i Francesi aprirono le sue porte e la segregazione finì, il ghetto fu demolito nel 1930.

Dalla piazza è possibile osservare la Porta San Bartolo, una delle porte della città, che sono testimoni della storia medioevale, si nota la merlatura caratteristica di quel periodo, come passaggi d’entrata attraverso le mura.

Costruita verso la fine del millequattrocento, è quella meglio conservata. Attraversando la porta e volgendo lo sguardo verso l’alto si scorgono ancora alcuni stemmi che ricordano dei dogi veneziani. Lungo il percorso della cinta muraria ci sono altre porte, alcune demolite nel secolo XIX, ad oggi ne sono rimaste solo due, costruite in successione tra la fine del millequattrocento e il secolo successivo, anche se l’origine della loro edificazione non è del tutto chiara. Rientrando verso il parcheggio attraverso sempre lungo Corso del Popolo, poi girando verso sinistra in via Trento arriviamo al Duomo, ovvero la Concattedrale di Santo Stefano Papa e Martire, purtroppo mi è stato impossibile visitare l’interno perché chiuso. La facciata esterna è incompiuta, nonostante i lavori di ricostruzione del millesettecento, infatti si mostra come un semplice “muro” con poche decorazioni, il portale d’ingresso del milleottocento, e la statua di Gesù Cristo posta in una nicchia sopra di esso.

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