Un modo piacevole per visitare i carruggi è quello di cercare, nella parte vecchia della città, le chiese ed entrarvi, si rimarrà a bocca aperta nel vedere i tesori che conservano, non le ho visitate tutte, quindi l’elenco e la descrizione è di quelle più significative, a mio parere.
Arrivando in treno alla stazione di Genova Piazza Principe si può iniziare dalla Commenda di San Giovanni in Prè, riconoscibile per il campanile con una guglia a piramide e i tre ordini di finestre tipiche del medioevo. Venne edificata nel XII secolo, in completo stile romanico, visibile tutt’oggi, per accogliere ed alloggiare i pellegrini diretti in Terra Santa. In un secondo tempo venne trasformata in ospedale per i degenti della città. Consta di due chiese sovrapposte, il primo livello, quello inferiore, di tre piani, oggi ospita le sale del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana, ma conserva ancora un soffitto con volte a crociera. Quella superiore, ancora dedicata al culto, conserva anch’essa un soffitto con volte a crociera in pietra nera, sorretto da grandi colonne. Proseguendo, passando davanti a Palazzo Reale, arriviamo alla Basilica della Santissima Annunziata del Vastato, ricostruita al posto di un precedente convento dei Frati Umiliati a partire dal 1520, venne poi rinnovata dopo il Consiglio di Trento a spese delle più influenti famiglie aristocratiche della città che chiesero il patronato sulle cappelle laterali. La meravigliosa facciata neoclassica con due campanili ai lati introduce allo spettacolare interno con i suoi marmi di colore diverso, gli stucchi dorati e gli affreschi seicenteschi realizzati dai maggiori artisti genovesi.
La vita di Gesù è raffigurata sul soffitto della navata centrale, quella della Madonna nella cupola, opera di Andrea Ansaldo che la dipinse nel 1635, si osserva una incredibile Assunzione della Vergine quasi coinvolta in un turbinio di nubi e di putti che la trascina verso l’alto dove si vede l’Onnipotente. Ai lati i quattro Evangelisti e nel coro Giulio Benso affrescò un’insolita Annunciazione, infatti Maria si affaccia da un balcone guardando in alto verso l’arcangelo Gabriele e Dio contornato da nuvole e cherubini.
Nelle navate laterali sul soffitto si raccontano episodi della vita degli apostoli a sinistra e del Vecchio Testamento a destra, nelle cappelle troviamo importanti dipinti e sculture della scuola barocca genovese tra le quali la scultura in legno San Pasquale Baylon in adorazione del Santissimo Sacramento di Anton Maria Maragliano realizzata tra il 1710 e il 1713. Tra tutte le opere spicca l’Ultima Cena di Giulio Cesare Procaccini, collocata sopra l’entrata, una tela di quaranta metri quadri, posta in una cornice dorata, restaurata di recente, dove il movimento creato dalla presenza di Giuda, l’espressività dei personaggi, un insieme di chiaroscuri e di brillanti colori che richiamano alla pittura di Caravaggio, la rendono una delle maggiori opere del barocco.

Per le opere contenute questa basilica è considerata una dei monumenti più rilevanti, di Genova viste anche le dichiarazioni di Montesquieu e di Charles Dickens. A pochissima distanza troviamo la Chiesa convento di San Filippo Neri, eretta verso la fine dell’600, l’oratorio invece un paio di secoli più tardi. Anch’essa un bel esempio del barocco genovese fatto di intarsi lignei, marmi stucchi dorati e dipinti.
Sulla facciata esterna, sopra l’ingresso, un medaglione ricorda San Filippo Neri, sembra quasi che il santo sia sorretto da due putti. Alzando ancora lo sguardo si vede un gruppo marmoreo, Immacolata e gloria degli angeli dove Maria posta sopra una nuvola, contornata da angioletti è incoronata dalla Spirito Santo. L’interno presenta un pavimento colorato ad intarsi ed un soffitto a botte con finte prospettive dove ammiriamo l’apoteosi di San Filippo Neri affrescata da Marcantonio Franceschini, autore anche delle tempere, sotto il cornicione, che descrivono la vita del santo.
Entrando, sulla destra troviamo la Pietà di Anton Maria Maragliano, una scultura in legno restaurata da poco, osservando attentamente quest’opera si scoprono i colori vivaci delle vesti, ma soprattutto l’intensità dei visi che raffigurano il dramma e il dolore vissuto in quel momento in particolare da Maria.

L’attenzione viene catturata anche dall’altare maggiore per le colonne e i capitelli di marmo colorato, per il tabernacolo decorato con pietre preziose e per la scultura di San Filippo portato in Gloria dagli angeli posta al centro sopra l’altare, nel timpano si nota lo Spirito Santo attorniato dai cherubini e il coro si perfeziona con altri notevoli affreschi. Ai lati dell’unica navata, nelle cappelle, ci sono altre opere d’arte come nella prima a destra, le statue della Mansuetudine e dell’Amor Divino di Domenico Parodi, pittore e scultore genovese autore di altri bellissimi capolavori conservati, per esempio, a Palazzo Reale.
Un’altra scoperta da fare è l’Oratorio, un gioiello rococò dove spicca, sopra l’altare, l’Immacolata, raccolta in preghiera, una statua in marmo bianco realizzata da Pierre Puget, guardandola sembra elevarsi verso l’alto data formazione spiraliforme della composizione. L’abside completa questa meraviglia con un dipinto di Giacomo Antonio Boni dove San Filippo Neri è raffigurato a colloquio con altri personaggi, sotto la tela di Simon Dubois, San Filippo in estasi. Prima di uscire alziamo lo sguardo e sulla volta vediamo un’ulteriore perla, l’Assunta fra schiere di patriarchi e di profeti opera dello stesso Boni, un insieme di colori tenui le danno una spiritualità del tutto particolare.

Data la conformazione ellittica della sala la sua acustica è talmente pregevole da venir usata molto spesso per concerti. Una curiosità: in questa chiesa avvenne il primo concerto da solista di Niccolò Paganini, aveva undici anni,
Altri due minuti a piedi e possiamo entrare nella Basilica di San Siro, edificata già nel IV secolo, venne ricostruita verso la seconda metà del XVI secolo. Presenta una facciata in stile neoclassico senza campanile, ma è al suo interno che troviamo una ricchezza di opere straordinaria disposta sulle tre navate separate da una doppia fila di colonne tanto da realizzare dodici cappelle nelle quali apprezzare alcuni affreschi del ‘600 e del secolo successivo. La navata centrale affrescata da Giovanni Battista Carlone con particolari della vita di San Pietro, dello stesso autore la cupola, che, anche se un poco rovinata, presenta la Gloria di San Siro e il coro, sopra l’altare, il Miracolo del Basilisco, per ricordare la cacciata di questo mostro mitologico che poteva uccidere con lo sguardo, si dice apparso a Genova nel ‘300, da San Siro.
Ai lati dodici cappelle decorate con preziosi dipinti come l‘Annunciazione di Orazio Gentileschi posto sopra l’altare della cappella dell’Annunziata della famiglia Grimaldi-Cebà, nella navata di destra. Ritrae Maria giovane intenta ad accogliere l’angelo che le porta il messaggio divino, quello che colpisce è l’uso della luce in un contesto tipicamente classico che evidenzia dettagli come il letto sullo sfondo. Un’altra versione, tardiva, è visibile nella galleria Sabauda di Torino.

Di pregevole fattura anche l’altare maggiore, in marmo nero e bronzo dorato, ci vollero otto anni per completarlo, molto elegante che accoglie le reliquie di quattro vescovi di Genova, non comune in quei tempi è lo spazio che permette di aggiralo su tutti i lati, infatti, è considerato un rinnovamento dello stile. Una curiosità: in questa chiesa è stato battezzato Giuseppe Mazzini. Inoltrandoci nel centro storico dopo neanche duecento metri arriviamo in Piazza San Luca dove si erge la chiesa omonima. La chiesa di San Luca fu eretta nel XII secolo ma venne rinnovata assumendo la struttura barocca attuale nel XVII secolo.
La facciata presenta degli spioventi ed è suddivisa in due parti separate da una serie di bassorilievi ma è sempre internamente che si scoprono i tesori e anche in questo caso è così, infatti, l’unica navata ospita una sequenza di affreschi dove Domenico Piola con il quadraturista Anton Maria Haffner hanno rappresentato l’Incoronazione della Vergine nella cupola e le Storie di san Luca nel coro. Oltre al tabernacolo quattrocentesco, all’altare maggiore su cui campeggia il gruppo marmoreo dell’Immacolata con ai piedi degli piccoli angeli ed altri affreschi, l’opera che forse maggiormente mi ha impressionato è l’Adorazione Mistica un capolavoro di Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto. Il quadro racchiude tutto l’estro di questo autore che nei colori visibili nei cesti, nel pastore cinto d’edera e nell’ambientazione ritrae Maria che presenta Gesù su un lenzuolo bianco non solo ai pastori, ma anche ad un gruppo di angeli che dall’alto lo incensano.

Proseguendo su via San Luca per un altro centinaio di metri giungiamo in vista della chiesa di San Pietro in Banchi, innalzata nel XVI secolo, nella piazza omonima, durante il governo della repubblica marinara dove prima c’era un’altra chiesa distrutta da un incendio, è nota anche come la chiesa sopra le botteghe in quanto la costruzione venne finanziata con l’affitto e la vendita degli spazi sottostanti per questo motivo venne sollevata, infatti, vi si accede salendo una vistosa scalinata. Presenta una facciata con porticato ad arco e volte a crociera con due campanili ai lati opposti. Internamente si viene subito colpiti dal marmo bianco che riveste tutta la navata, dagli stucchi del coro e dagli affreschi delle cappelle in particolar modo dall’Immacolata posta nella seconda cappella di sinistra eretta come voto per la fine della peste. Di pregevole fattura anche il crocefisso del ‘700 vicino all’altare maggiore e gli stucchi della cupola ottagonale.

Continuando il nostro girovagare nelle strette viuzze che caratterizzano il centro storico, in pochi minuti arriviamo in piazza San Giorgio dove una volta, al tempo di Bisanzio, si svolgeva il mercato, a visitare due chiese poste una di fronte all’altra, quella di San Giorgio e quella di san Torpete. La prima, la chiesa di San Giorgio, di cui si hanno notizie già nel XI secolo, ha subito numerose ricostruzioni fino ad assumere una stile neoclassico ben visibile nella facciata dove spiccano stucchi bianchi e verdi. Mostra un’ampia cupola che, internamente, illumina la navata centrale e gli affreschi e le tele dei pittori genovesi come Domenico Piola. San Giorgio era il protettore dell’esercito bizantino per cui questa chiesa ne conservò per molto tempo il “vexillum” di Genova, ovvero la bandiera della Repubblica con l’effige del Santo che sconfisse il drago. La seconda, la chiesa di San Torpete, costruita nel X secolo, molto probabilmente da alcuni pisani che vivevano nelle vicinanze e ne importarono il suo culto, ovviamente in stile romanico, venne ricostruita sei secoli più tardi, con una facciata barocca con inserimenti neoclassici, presenta una cupola ottocentesca che avvolge quasi completamente l’interno che per l’ottima acustica è speso sede di concerti. Internamente, oltre agli stucchi e ai numerosi ex-voto possiamo osservare il barocco altare maggiore con un crocifisso ligneo del ‘800, un organo seicentesco e sulla controfacciata una statua della Madonna della Salute.
In meno di cinque minuti percorrendo via San Bernardo arriviamo davanti al portale della chiesa di San Donato. Splendido modello di costruzione in stile romanico, venne edificata nel ‘millecento’, pare sopra una chiesa del VII secolo e restaurata, nell’ ‘800, a causa della distruzione a seguito dei bombardamenti di Genova avvenuti nel 1684 ad opera dei Francesi, conserva, tuttavia, ancora alcune parti autentiche visibili sulla facciata come ad esempio il portale o le colonne che dividono le tre navate. La facciata, austera, presenta oltre al portale, preceduto da un piccolo colonnato, un rosone e due grandi finestre ai lati. Sul fianco destro, un’edicola al cui interno c’è la statua della Madonna delle Vigne. Interessante anche il campanile, ottagonale con tre ordini di aperture, che si erge sopra il presbiterio.
L’interno è particolare, le navate sono divise da due tipologie diverse di colonne, una di tipo romanico, l’altra a blocchi bianchi e neri, correggono un falso matroneo, sugli archi si scorgono ancora dei frammenti di alcuni affreschi. L’abside della navata di destra conserva la Madonna delle Grazie, una tempera su legno opera di Nicolò Voltri, altre opere sono conservate nella cappella di San Giuseppe a cui si accede dalla navata di sinistra, qui si ammira il trittico dell‘Adorazione dei Magi, del pittore fiammingo Joos Van Cleve datato primi anni del XVI secolo, con a sinistra il ritratto di Stefano Raggi, il committente, e a destra Maria Maddalena, sempre nella stessa cappella la Madonna che allatta di Barnaba da Modena.

Al centro l’altare con la pala Sacra Famiglia di Domenico Piola, dove San Giuseppe tiene in braccio il piccolo Gesù Bambino. Due curiosità: la prima, qui è custodito il certificato di nascita di Nicolò Paganini, la seconda è la presenza di un fantasma che appare, in autunno, al tramonto, avvolto in un vestito rosso e addossato ad una colonna, si dice che si tratta di Stefano Raggi, arrestato sul campanile della chiesa dove si era asserragliato poi suicida in carcere.
Altri duecento metri, passando per piazza delle Erbe e siamo davanti alla chiesa dedicata ai Santi Ambrogio ed Andrea meglio nota come Chiesa del Gesù, meglio ancora della Compagnia di Gesù, si trova vicina al Duomo e a piazza De Ferrari, venne costruita dai Gesuiti tra la fine del XVI secolo e l’inizio di quello seguente per rinnovare l’antica chiesa di Sant’Ambrogio del VI secolo. Dalla facciata, classica, rifatta nell’ ‘800, che ospita le statue dei due santi a cui è dedicata, non traspare la magnificenza che si trova all’interno, infatti, è solo entrandovi si capisce perché insieme alla chiesa dell’Annunziata è considerata come un’importante tappa del Barocco Genovese e di tutta Europa.
L’interno presenta tre navate tutte ricoperte da marmi dai colori diversi e da stucchi dorati che vediamo sul pavimento, sulle colonne e nelle cappelle. A tutto questo splendore di colori si aggiunge la meraviglia dei dipinti, infatti la navata centrale offre, nelle volte, affreschi che raccontano Storie della vita di Cristo e della Vergine opera dei fratelli Carlone così come nella cupola dove si ammirano il Trionfo del nome di Cristo e la raffigurazione degli evangelisti nei capitelli della stessa, nelle cappelle laterali la bellezza dell‘Assunzione della Vergine di Guido Reni
Situata nella terza cappella della navata di destra si vede Maria, avvolta in un abito candido che prende maggior risalto dalla luce che la circonda, attorniata da uno stuolo di angioletti, rivolge lo sguardo verso l’alto, si erge sorretta dalle nuvole al di sopra degli apostoli che si interrogano davanti al sepolcro vuoto. Il dipinto emana una luce straordinaria che invita alla contemplazione e alla preghiera, ma anche ad osservare i piccoli particolari come ad esempio le chiavi, i libri e il rotolo di carta vicino ai piedi di San Pietro che a braccia spalancate guarda verso il cielo. La vicina seconda cappella è impreziosita dall’opera di Simon Vouet la Crocefissione dove Gesù, illuminato dalla luce e con il volto nascosto a causa della posizione sulla croce, sembra in colloquio con il Padre. Attorno, in basso, la Vergine, San Giovanni e la Maddalena in preghiera e degli angeli affranti che piangono in alto sulla sinistra. Sotto la mensa dell’altare si scopre la Natività di Tomaso Orsolino, realizzata in marmo, verso la metà del XVII secolo, unicità per quell’epoca.

Ci sono altre due dipinti molto significativi di quel periodo, la prima è la Circoncisione di Peter Paul Rubens. commissionata da Marcello Pallavicino che si può ammirare come pala dell’altare maggiore inaugurato agli inizi del XVII secolo. Al centro della tela c’è il Bambino illuminato dalla luce celestiale con la Madonna, sulla sinistra, con lo sguardo rivolto dall’altra parte, la scena si compone di altri personaggi che osservano quello che sta accadendo ma anche gli angioletti che dall’alto filtrano la provenienza della luce. Gli esperti scorgono in quest’opera l’influsso di pittori come Tiziano, il Tintoretto e Caravaggio riconoscibili sia nel forte impiego di colori vivi che nella contrasto tra luce ed ombra.
Dello stesso autore i Miracoli di Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù e dipinta qualche anno più tardi, visibile sull’altare della terza cappella della navata di sinistra. Il santo, al centro della tela, in veste di sacerdote, con lo sguardo verso il cielo e con a fianco i suoi compagni, pare invocare la Divina Provvidenza per alleviare le sofferenze delle persone ritratte nella parte bassa del dipinto. Osservando con attenzione la scena si scoprono figure come la donna liberata dal demonio, sulla sinistra, oppure la signora con i bambini, al centro, ad indicare l’inclinazione di Ignazio verso l’educazione ed infine, sulla destra in basso, in bambino morente che giace tra le braccia della madre, disperata che aspetta il miracolo che lo riporti alla vita.

Scendendo lungo Via San Lorenzo, passando davanti a Palazzo Ducale, sulla destra troviamo il Duomo ovvero la Cattedrale di San Lorenzo. Ricostruita in stile romanico nei primi anni dell’anno mille in sostituzione di una basilica precedente del VI secolo venne consacrata da Papa Gelasio I proprio in quegli anni. Circa un secolo più tardi a causa di un incendio il restauro di alcune parti fu eseguito in stile gotico, si completò la facciata, si aggiunsero dei matronei, si rifecero delle colonne e si affrescò la controfacciata. Con il passare dei secoli si aggiunsero nuovi altari e cappelle tra cui quella dedicata a San Giovanni Battista, protettore della città, dove sono conservate le sue ceneri che arrivarono in città al termine della prima Crociata. Altre aggiunte vennero eseguite in stile manierista e in stile barocco, tutte queste diversità architettoniche si possono vedere anche esternamente girandoci intorno, infatti, si notano tracce di ristrutturazioni anche dell’età moderna mentre della sua struttura medioevale rimangono solamente alcune parti come ad esempio i due portali sui fianchi laterali dedicati a San Giovanni e a San Gottardo.
La facciata esterna (foto di copertina) attrae immediatamente l’attenzione essendo la componente che si affaccia sulla piazza, ma anche perchè asimmetrica, le due torri laterali, una più alta dell’altra, sono indice di un chiaro modello francese mentre le liste in marmo bianco e pietra nera che si alternano lo sono di quello ligure. Si osservano, inoltre tre portali gotici molto ben decorati con colonnini ed intarsi, con influenze mediorientali, arabo moresche e siciliane. Nella lunetta di quello centrale si vede Cristo giudice, sull’architrave il Martirio di san Lorenzo e sugli stipiti sono raffigurati, con un bassorilievo in marmo, l‘Albero di Jesse, a destra e le Storie di Cristo sulla sinistra. Sui lati della scalinata una coppia di leoni datati XIX secolo e altri due, opera dei collaboratori di Benedetto Antellami, che sorreggono una colonna, su quella di destra, raffigurante San Giovanni Evangelista che tiene tra le mani una meridiana.
Questa strutturazione continua anche all‘interno, nello spazio tra le navate sulla cui controfacciata si osserva un’affresco trecentesco raffigurante il Giudizio Universale. Le navate sono tre, separate da un colonnato che sostengono un finto matroneo che riprende il bianco e nero dell’esterno. Iniziamo percorrendo la navata di sinistra dove troviamo la Cappella di san Giovanni Battista, un vero e proprio tesoro progettato dall’architetto Domenico Gagini e costruito per custodire le ceneri del santo portate a Genova già nel XII dopo la prima crociata. Esternamente si presenta con un grande arco sorretto da colonne dove ai lati si notano quattro riquadri che raccontano la vita di Giovanni Battista.

L’interno è caratterizzato da otto nicchie dove sono ospitate altrettante sculture, opere di Matteo Civitali e Andrea Sansovino, si riconoscono, oltre a Giovanni Battista e la Madonna con Bambino, posti ai lati dell’altare, anche i genitori del Battista, Elisabetta e Zaccaria, Adamo ed Eva e due profeti. Attorno all’altare, sotto una grande cupola, vediamo un baldacchino del XVI secolo dove alla base sono scolpiti i quattro profeti, dietro l’altare si vede la duecentesca arca delle reliquie che conservava le ceneri del Santo visibili attraverso un foro a forma di quadrifoglio.
Prima di arrivare a vedere questa cappella dobbiamo soffermaci ad osservare il Battistero, una cappella del ‘500 che conserva la vasca battesimale e un altare in marmo e diversi oli su tela di epoche differenti tra cui quelli di Luca Cambiaso e la Cappella De Marini dove ci sono i sepolcri della famiglia Fieschi.
La navata di destra dà accesso alla Torre dei Dogi da cui si ha una spettacolare vista sull’interno e alla Torre Nord da cui vedere una parte di Genova, inoltre, vi si trovano, un pregevole affresco di Lazzaro Tavarone che raffigura l’Ultima Cena, alcuni frammenti di affreschi del XII secolo e tre monumenti funebri in marmo. Nel transetto si vede la tomba della famiglia Cibo, direttamente sopra l’organo a canne che ha subito varie ricostruzioni, modificazioni tant’è che da un certo periodo sono due, posti nei due transetti sinistro e destro. Completano questa navata l’altare del Sacro Cuore rappresentato in un dipinto ottocentesco. L’abside di questa navata presenta la Cappella Lercari, dedicata a Maria Vergine Genitrice di Dio dove sono visibili, sulla volta degli affreschi di Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco e, soprattutto, sulle pareti laterali, lo Sposalizio della Vergine e la Presentazione al tempio opere di Luca Cambiaso.
Di fronte c’è la Cappella Balbi-Senarega meglio conosciuta come Cappella di Nostra Signora del Soccorso dove sono ammirabili l’altare, opera di Carlo Barabino, dove si ammirano due angeli in marmo bianco e, al centro, la Madonna con Gesù, definita di Odigitria, opera del XIV secolo, le corone d’oro sulle loro teste furono apposte due secoli più tardi in virtù della tradizione di quei tempi. Sono visibili anche dei dipinti di Giovanni Andrea Carlone, tra cui, nella volta, si vede la storia della vita di san Sebastiano.

Lateralmente ci sono le sculture dei santi Gerolamo a sinistra, a destra, Matteo e Bartolomeo e anche la pala che raffigura la Crocefissione, adiacente c’è l’altare di san Giuseppe nella cui nicchia destra si trova la statua di san Lorenzo, in quella centrale quella di San Giuseppe con Gesù e a sinistra il monumento funebre di di Federico Federici. Nella navata centrale, troviamo il pulpito cinquecentesco in marmo dove sono incise le figure di Cristo crocifisso, San Giovanni, la Vergine e i nomi dei padri della città. Nella parte absidale che termina con il presbiterio e il coro ligneo con le storie della vita di Gesù e dei santi Sebastiano, Lorenzo e Giovanni Battista frutto della ristrutturazione ed ingrandimento avvenuto nel ‘500, temi riprodotti anche sulle vetrate poste dietro all’altare maggiore sopra il quale si vede la statua di bronzo della Madonna della Città, qui si raffigura la Madonna, seduta sulle nuvole mentre regge Gesù, che le affida la Città
Prima di lasciare la cattedrale è importante visitare il Museo del Tesoro, posto nel cripta della chiesa progettato e realizzato da Franco Albini tra il 1953 e il 1956. Nelle quattro sale circolari, simili alle tombe micenee, sono ospitati lavori di oreficeria e argenteria di arte sacra risalenti a epoche diverse che vanno dal medioevo al barocco. Nella prima sala troviamo il pezzo più famoso è il Sacro Catino che si vuole sia il Santo Graal ovvero il piatto usò durante l’ultima cena, in quella centrale si puo ammirare la Cassa processionale del Corpus Domini datata tra la metà XVI secolo e gli inizi di quello successivo in argento dorato intagliato e cesellato e la Croce di Zaccaria, di epoca bizantina che presenta due schegge di legno che si pensa siano appartenute alla vera croce, infine, nella terza sala si trova l’Arca delle ceneri del Battista del quattrocento con forma di cattedrale gotica. Questa cattedrale è legata ad alcune curiosità, come la copia di una bomba inesplosa, sparata durante la seconda guerra mondiale durante il bombardamento della città avvenuto il 9 febbraio del 1941 è visibile nella navata di destra.
Un’altra curiosità è il cagnolino che si nasconde nella facciata, accarezzarlo pare sia di buon auspicio, e sulla parete di sinistra una scacchiera che si dice legata ai simboli dei cavalieri templari ma anche ad una controversia con i pisani che si decise giocando a scacchi che rappresenta ad imperitura memoria la vittoria dei genovesi.

Uscendo sulla destra, spalle alla cattedrale da piazza San Lorenzo, superato l’Archivolto di S. Giovanni Il Vecchio e imboccando prima via Tommaso Reggio e poi la salita all’Arcivescovato, sulla destra vediamo la piccola scalinata che porta all’ingresso della Chiesa di San Matteo. Chiesa gentilizia della famiglia Doria, venne fondata nel XII secolo in stile romanico, ma assunse il suo stile gotico circa un secolo più tardi e nuovamente completamente ristrutturata nel XVI secolo assumendo uno stile multiforme tra il gotico e il rinascimentale. La facciata esterna, gotica, presenta un grande rosone con ai lati due grandi finestre, il portale è sormontato da una lunetta con la raffigurazione di San Matteo all’interno di un mosaico dorato, ma la particolarità sono le iscrizioni sul marmo bianco appena sotto le due lesene. Internamente è scomparso quasi del tutto lo stile gotico sostituito da quello rinascimentale visibile soprattutto nelle decorazioni della volta della navata centrale dove spicca Miracolo del dragone d’Etiopia opera di Luca Cambiaso e la Vocazione di San Matteo di G. B. Castello, nei dipinti ai lati dell’altare maggiore e in una nicchia della navata sinistra dove si trova la Deposizione, opera lignea di Anton Maria Maragliano. Nella chiesa oltre alla tomba di Andrea Doria ve ne sono altre della famiglia.
Camminando ancora pochi minuti si arriva in piazza delle Vigne dove si erge la Basilica di Santa Maria delle Vigne. Costruita in stile romanico nel X secolo, in un’area dove allora si coltivava la vite, fuori dalle mura della città in epoca carolingia, e dove sembra ci fosse una cappella del VI secolo dedicata a Maria, per questo motivo è ritenuta la chiesa più antica di Genova dedicata alla Madonna. Dello stile romanico rimane ben poco dopo le modifiche avvenute nel ‘500 e altre dei secoli seguenti.
Della struttura originaria, oltre al campanile, dalla guglia ottagonale, si ritiene che anche la colonna di marmo verde di Levanto che contiene, protetta in una teca barocca, la trecentesca immagine della Madonna della Vita, detta anche Madonna del Latte, sia sopravvissuta ai molti rifacimenti grazie alla devozione dei fedeli soprattutto delle partorienti, infatti, il dipinto è circondato da ex voto di ringraziamento in forma di bavaglini. Si trova tra il primo e il secondo altare della navata di destra e ritrae la Vergine appare a seno scoperto nell’atto di allattare il bambino.

Esternamente la facciata in marmo è neoclassica, sul lato di destra, alcune statue tra cui Dio benedicente sormontato da una lunetta con un dipinto di Domenico Piola che ritrae la Madonna con il bambino e San Giovannino, a sinistra. Sotto l’arco del campanile si trova la tomba pensile dove sono raccolte le spoglie di Anselmo d’Incisa, la parte anteriore è il calco di un sarcofago del II secolo che racconta la morte di Fedra. Ci sono due curiosità che lo riguardano, una che all’interno ve ne sono altri tre e l’altra che la data che data la morte di Anselmo d’Incisa è precedente di almeno quattro anni. Di fronte, separato dalla chiesa da un vicolo, il chiostro dei Canonici delle Vigne del XI secolo edificato su due piani che mantiene ancora lo stile romanico.
Internamente lo stile è barocco. Costruita a tre navate separate da un colonnato binato, quelle laterali, presentano cinque altari e due cappelle per parte, intestati o a famiglie genovesi o a corporazioni, custodiscono opere di grande pregio del XVII secolo tra cui una statua in legno di Antonio Maragliano che raffigura Sant’Antonio in Gloria, alcuni dipinti di Domenico Piola, un dipinto raffigurante l’Annunciazione opera di Giovanni Andrea Carlone e soprattutto la piccola tela trecentesca, opera di Taddeo Bartolo, raffigurante la Madonna con Bambino che si trova nella cappella dedicata alla Madonna delle Vigne adiacente all’altare maggiore. Oltrepassato il portale d’ingresso, ai lati, vediamo a sinistra la fonte battesimale con il gruppo scultoreo di Anton Domenico Parodi qui venne battezzato colui che divenne Papa Benedetto XV e a destra una composizione con le sculture di Cristo e San Pietro, rivolgendo lo sguardo verso l’alto, si nota un dipinto seicentesco raffigurante il Cenacolo. Continuando lungo la navata centrale, sempre con lo sguardo rivolto verso l’alto, ammiriamo la volta a botte impreziosita da pregevoli stucchi, decorazioni in oro, da affreschi datati fine dell’ 800 inizio del secolo seguente e la cupola da dove filtra la luce che illumina il colori tenui di Maria con in braccio Gesù, e degli angeli che la circondano.
Un’altra meraviglia si ammira lungo la navata di sinistra, è la Croce Maior, datata fine del ‘200, è incompleta infatti mancano sia la base che la parte terminale. Dipinta a tempera su legno di pioppo, presenta una grande areola in rilievo che termina sulle spalle, ai lati del sostegno longitudinale vediamo una raffinata estensione ornata con fiori e foglie all’interno di piccoli cerchi. Fa bella mostra di sé anche il grande organo a canne, per la sua costruzione ci vollero tre anni, venne inaugurato nel 1916, fu uno dei primo a trasmissione elettrica e venne arricchito di una quarta parte visibile nel tamburo della cupola, una decina di anni più tardi, è dotato di quattromila canne.

Sfuggito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale è stato revisionato negli anni ottanta del secolo scorso pur non avendo mai cessato la sua attività. Infine l’altare maggiore che si distingue per la statua della Madonna sollevata da angeli, e il presbitero dove ammirare alcuni dipinti della fine del settecento tra cui l’Annunciazione lavoro di Carlo Giuseppe Ratti.
Ovviamente ci sono molte altre chiese da visitare, infatti, nell’area metropolitana di Genova ci sono oltre duecento chiese, ventiquattro delle quali solo nel centro storico tra cui la chiesa e il chiostro di Santa Maria di Castello. Si pensa sia stata edificata già dai Longobardi nel VII secolo e poi ricostruita più tardi nel XII secolo, ad opera di maestranze Antelamiche che riusavano reperti dell’architettura romana, come chiesa romana, appunto, stile di cui conserva ancora la facciata e il campanile. L’interno a tre navate conserva separate da colonne ed archi che sorreggono un finto matroneo e cinque cappelle, con dipinti dei maggiori pittori genovesi, per ogni navata laterale, il soffitto è formato da volte a crociera. Appena entrati dobbiamo volgere lo sguardo sulla sinistra per apprezzare una Madonna con Bambino tra i Santi, sulla destra un crocefisso in legno datato XV secolo, proseguendo verso il presbitero notiamo sulla sinistra il Cristo moro, collocato su una croce ad ipsilon del duecento. Vicino alla chiesa c’è il chiostro, nel secondo, oltre al loggiato pregevolmente decorato dove ammirare l’Annunciazione di Giusto da Ravensburg, pregevole campione di gotico-fiorito, del XV secolo, forse il maggior esempio di Genova. Osservandolo con attenzione non si possono non notare l’ambientazione in una cucina e le ali dell’arcangelo Gabriele. Nel museo, situato nel convento, dove sono ospitate alcune opere del ‘300, affreschi del XV secolo, una splendida collezione di icone russe e soprattutto la pala di Ognissanti di Ludovico Brea datata 1513.
Un’altra struttura da visitare è l’Abbazia di Santo Stefano, che si trova di lato al Ponte Monumentale, sopra via XX Settembre e i suoi palazzi liberty. Impossibile non vederla per il contrasto che suscita il suo stile romanico. Costruita nel X secolo sopra le rovine di una precedente dedicata a San Michele. Ricostruita e ampliata più volte nel corso del tempo, restaurata anche nel secolo scorso a partire dalla fine della seconda guerra mondiale e negli ultimi anni per consolidarne la struttura. La facciata, asimmetrica, bicromica in marmo e pietra, presenta un portale a cuspide con iscrizioni in lettere gotiche, sormontato da una grande finestra circolare sopra una quadrifora con il simbolo dell’agnello. A sinistra si osserva un portale più piccolo anch’esso sormontato da una trifora. L’interno a navata unica con il presbiterio rialzato, con sotto una cripta, e un abside di uguale grandezza che conservano opere di grande valore soprattutto di epoca manieristica e barocca tra cui spicca il Martirio di Santo Stefano di Giuliano Romano e il Martirio di San Bartolomeo di Giulio Cesare Procaccini. Un’epigrafe sulla fonte battesimale vorrebbe testimoniare il battesimo di Cristoforo Colombo.