I musei di Genova.

Partendo da piazza Principe e proseguendo lungo via Baldi in pochi minuti si arriva di fronte all’entrata di Palazzo Reale, uno dei quarantadue Palazzi dei Rolli. Sono tra i più antichi di Genova essendo stati costruiti tra i primi anni del ‘500 e la metà del secolo seguente, quando la città era il centro economico più influente del tempo e ci fu la necessità di realizzare nuove strade e palazzi di rappresentanza. Appartenuti alle nobili famiglie genovesi sono diventati Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 2006. Il loro nome deriva dal fatto che esistevano elenchi, detti “Rolli”, di palazzi pubblici reputati meritevoli di ospitare persone illustri. Non tutti sono sempre aperti al pubblico, ma si possono visitare aspettando i Rolli Days, ovvero delle date annuali in cui con visite guidate si può accedere alla maggior parte di essi. Per approfondire ulteriormente l’argomento e conoscere meglio la storia di questi palazzi è necessario consultare questo sito.

Quindi iniziamo con Palazzo Reale, conosciuto anche come palazzo Stefano Balbi, costruito nel ‘700 ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli e nel XIX secolo divenne proprietà del casato dei Savoia e per questo anche residenza reale. La visita si articola su due piani, quello nobile ha tre mezzanini ed inizia nel vestibolo d’ingresso dove fanno bella mostra due portantine del primo quarto dell ‘800. Le stanze ed i salotti sono decorati con affreschi datati ‘700 e ‘800, quelli che mi hanno colpito maggiormente sono nella Galleria degli Specchi. Senza ombra di dubbio è l’ambiente più famoso di tutto il palazzo, lunga una trentina di metri qui tra sculture di epoca romana e di Filippo Parodi spiccano le pitture attribuite al padre di quest’ultimo Domenico, gli specchi, circa quaranta, ingigantiscono e illuminano assieme ai tre lampadari questa struttura creata proprio per ricordare il potere della famiglia Balbi. Altre sale sono gli appartamenti del Re e della Regina tra cui le camere da letto, i bagni e i salotti.

Altre sale dove sostare sono la Sala del Trono con le tele di Giordano Luca o la Sala delle Udienze con le pareti ricoperte da stoffe damascate di color rosso e due quadri, il Ritratto di Caterina Balbi Durazzo di Antoon van Dyck e il Ratto di Proserpina di Valerio Castello.

In una decina di minuti, passando dinnanzi alla chiesa di Santissima Annunziata del Vastato ed imboccando prima via Paolo Emilio Bensa e poi via Cairoli, arriviamo in via Garibaldi che prima si chiamava strada Maggiore, poi strada Nuova e solo dalla fine del XIX secolo via Giuseppe Garibaldi. Qui troviamo prima Palazzo Bianco ovvero Palazzo Luca Grimaldi poi, di fronte, palazzo Rosso detto anche palazzo Francesco Ridolfo Brignole Sale ed infine Palazzo Doria-Tursi o palazzo Niccolò Grimaldi il complesso dei Musei di Strada Nuova.

Quella che più mi ha meravigliato è l’Ecce Homo attribuito a Caravaggio dove Gesù è raffigurato con il volto chinato, il corpo coperto sui fianchi da un drappo bianco, una canna nella mano destra e la corona di spina sulla testa. Il soldato dietro di lui gli copre le spalle prima che venga esposto da Ponzio Pilato al popolo, sulla destra un altro uomo in abiti nobiliari lo indica. La tecnica del chiaroscuro, tipica di questo autore, mette in risalto il dolore e la sofferenza visibile nella postura del corpo e nel sangue che sgorga dalla corona di spine in contrapposizione con l’assenza emotiva di chi gli sta alle spalle.

Il primo piano nobile è occupato dalla pinacoteca dove meravigliarsi di fronte ad opere risalenti al periodo compreso tra il il Quattrocento ed il Settecento di artisti italiani e fiamminghi come ad esempio capolavori di Luca Cambiaso, la Madonna con Bambino e san Giovannino di Bernardo Strozzi, il San Sebastiano di Guido Reni nella foto accanto, la morte di Cleopatra del Grechetto il ritratto di giovane di Dürer , i quattro ritratti degli apostoli di Giulio Cesare Procaccini, o la Madonna col Bambino, San Giovannino e i Santi Giovanni Evangelista e Bartolomeo di Francesco Barbieri, detto il Guercino, solo per citarne alcuni.

Superato il mezzanino si arriva al secondo piano nobile, un tripudio di stile barocco visibile nelle diverse sale con lussureggianti soffitti a volta, colorate pareti e marmi, esempio ne sono le Sale delle Stagioni affrescate da Gregorio Ferrari quella della primavera dove si notano Amore che vince sulla Guerra, e, al centro, Venere che trionfa su Marte e quella dell’estate con Cerere, in lotta contro i Venti Invernali. L’autunno, dove spicca il Trionfo di Bacco e le finte architetture della sala l’inverso sono opera di Domenico Piola, i decori delle altre stanze del palazzo sono state commissionate a diversi pittori come Giovanni Andrea Carlone che dipinse una grande allegoria sulla Vita dell’Uomo o Domenico Parodi, inoltre fanno bella mostra di sè sette ritratti eseguiti da Antoon van Dyck. Salendo ulteriormente dopo il quarto piano dove si visita e il quinto, visitabile su appuntamento, si arriva sulla terrazza panoramica da dove si ha una bella vista sulla città.
Infine, Palazzo Nicolò Grimaldi o Palazzo Doria-Tursi, che oggi è sede del Municipio. Venne costruito a partire dal 1565, comprende due giardini oltre al corpo centrale e rappresenta l’apogeo dello splendore e del lusso della nobiltà genovese. La facciata alterna colori differenti in relazione ai materiali di costruzione che vanno dal marmo all’ardesia, si nota immediatamente il portale sormontato dallo stemma della città. La visita alterna sale che accolgono opere del XVIII secolo, pesi, misure, monete, ceramiche e arazzi, in una sala c’è la Maddalena penitente, scultura di Antonio Canova.

Le tre sale più interessanti sono dedicate a Nicolò Paganini, la prima, che narra il legame che univa il compositore con la sua città natale con l’utilizzo di proiezioni, è abbellita dal suo ritratto. La seconda rivela la sua caratteristica di musicista, infatti, qui sono raccolti alcuni degli strumenti che gli appartenevano. Nella terza, oltre ad alcuni spartiti sono esposti due violini, il cosiddetto Cannone, il suo prediletto, costruito nel 1743 dal liutaio Bartolomeo Giuseppe Guarneri che firmava le sue opere associandovi una croce per questo particolare è anche chiamato del Gesù. Lo strumento è conservato molto bene, la vernice è originale ad eccezione della parte in cui Paganini poggiava il mento, infatti, a quell’epoca non si usava la mentoniera. Il secondo violino è il Sivori, una copia del primo opera di Jean-Baptiste Vuillaume.

Nelle sale adiacenti troviamo anche una ricca raccolta di opere rinascimentali realizzate tra la metà del ‘400 e il secolo seguente, all’ultimo piano si trovano le ceramiche e le porcellane degli Spinola e una sezione dedicata ai tessili, infine si può salire sul terrazzo per avere una bella vista sul centro storico di Genova. Per conoscere il modo dettagliato tutte le opere basta consultare questo sito.

Per finire ci dirigiamo verso il Duomo adiacente al Palazzo Ducale, edificato nel XIII secolo ha subito molte trasformazioni che l’hanno ingrandito nel corso degli anni, oggi presenta facciate con stili diversi, ad esempio quella che guarda verso piazza De Ferrari è di espressione classicheggiante, quella su piazza Matteotti è neoclassica, quelle a ovest e a nord, ovvero quelle che si affacciano su salita dell’Arcivescovado e su salita del Fondaco, hanno perlopiù caratteristiche di tipo manieristico. Vi si accede da piazza Matteotti precorrendo uno scalone in marmo da dove è possibile raggiungere tutti i piani dell’edificio.

All’interno degli appartamenti del Doge, si trova la Cappella Dogale, l’ambiente più prezioso del Palazzo Ducale di Genova, una dimostrazione del barocco genovese dove meravigliarsi osservando gli affreschi realizzati da Giovanni Battista Carlone che raffigurano, sulla volta dipinta a trompe l’oeil la Vergine Maria in trono con i santi protettori della città e Gesù con un cartiglio che riporta alla trasformazione di Genova da repubblica a regno. Sulla parete di destra è dipinta la presa di Gerusalemme da parte di Guglielmo Embriaco, di fronte la consegna delle ceneri di Giovanni Battista al vescovo, sulla parete di fondo si nota Cristoforo Colombo che pianta la croce su San Salvador, questi eroi genovesi sono un forte richiamo i fasti e al ruolo di vertice di Genova.

Proseguendo si entra nella Sala di Perseo, rappresentato nelle lunette, le pareti sono caratterizzate da un fine rivestimento di teli di velluto rosso cesellato seicenteschi.  La mia attenzione è stata attratta da un quadro del Bronzino che ritrae Andrea Doria nelle vesti di Nettuno, la somiglianza con il David di Michelangelo è straordinaria. Di fronte un altro quadro dove viene raccontato il matrimonio tra Arduino di Narbona e Oria della Volta.

Seguono altre piccole sale una dedicata al trionfo di Marco Furio Camillo dove spicca un dipinto che ritrae il cardinale Giuseppe Doria Pamphilj, e chi lo dipinge, la sala della punizione di Prometeo, la sala da pranzo che oggi usano i proprietari, la sala dei fatti di Prometeo dove si trova il piccolo camerino di Donna Zenobia dove guardare un altare con dietro il Cristo in preghiera nell’orto del Getsemani e Cristo con la corona di spine dipinti da Lazzaro Calvi.

Rimangono da vedere ancora la Galleria Aurea costruita negli ultimi anni del XVI secolo per volere di Giovanni Andrea I Doria, lo stile segue una moda dell’architettura francese del ‘500, venne inaugurata per la visita di Margherita d’Austria. Percorrendola, con lo sguardo rivolto verso l’alto, si vedono gli stucchi, opera di Marcello Sparzo che decorano la volta con figure allegoriche, scene classiche e simboli araldici. Le pareti sono affrescate con dodici Cesari del tutto simili a quelli presenti nella Loggia degli Eroi, in fondo si scorge Andrea Doria, che schiaccia col piede la testa di un Turco sconfitto, l’arredo è perlopiù seicentesco ed è composto da alcune sculture in legno dorato di Filippo Parodi e da tavolini realizzati con la tecnica del commesso fiorentino. Vicino c’è la Cappella dove è conservata la settecentesca pala d’altare di Giovanni Battista Gaulli che riproduce il martirio di san Giuliano, davanti ad esso c’è un crocefisso del ‘600 e un quadretto con delle reliquie.

Avendo ancora del tempo si può aggiungere la visita al Castello D’Albertis, raggiungibile dalla stazione Principe utilizzando l’ascensore di Montegalletto che si trova a cinque minuti dalla piazza omonima precisamente in via Baldi. Un tempo fu la dimora del Capitano Enrico Alberto D’Albertis, viaggiatore e scrittore dallo spirito avventuroso che lo portò ad esplorare rotte insolite. Attraversato il parco che circonda il castello, da cui si ha una splendida vista sulla città, si entra nel castello costruito verso la fine dell’ottocento sopra quel che rimaneva delle fortificazioni del IV secolo in uno stile neo gotico e inaugurato in coincidenza del quattrocentesimo anniversario della scoperta dell’America. Il percorso di visita si dipana tra le stanze dove c’è la possibilità di toccare alcuni oggetti, rilevare odori, e vedere video. Le sale di maggior interesse sono senza dubbio la Sala Turca che assomiglia ad un’abitazione marocchina, la Cabina Nautica una stanza da letto minuscola e la Sala delle meridiane. Oggi è anche la sede del Museo delle culture e del mondo, aperto nel 2004 dove le collezioni presentano un viaggio immaginario tra reperti archeologici ed etnografici. armi, modellini di imbarcazioni, disegni, libri, manufatti e molto altro provenienti da varie parti della terra, in poco tempo si riesce a fare il giro del mondo.

Accorpato c’è il Museo delle musiche dei popoli che espone strumenti musicali di tutto il mondo, e dove si svolgono laboratori, spettacoli, conferenze e stage di musica perlopiù tradizionale. Come per tutti i castelli anche in questo caso ci sono delle leggende, si dice che ci sia un tunnel sotterraneo che dal castello portava direttamente al porto.

Lascia un commento