Partendo da piazza Principe e proseguendo lungo via Baldi in pochi minuti si arriva di fronte all’entrata di Palazzo Reale, uno dei quarantadue Palazzi dei Rolli. Sono tra i più antichi di Genova essendo stati costruiti tra i primi anni del ‘500 e la metà del secolo seguente, quando la città era il centro economico più influente del tempo e ci fu la necessità di realizzare nuove strade e palazzi di rappresentanza. Appartenuti alle nobili famiglie genovesi sono diventati Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 2006. Il loro nome deriva dal fatto che esistevano elenchi, detti “Rolli”, di palazzi pubblici reputati meritevoli di ospitare persone illustri. Non tutti sono sempre aperti al pubblico, ma si possono visitare aspettando i Rolli Days, ovvero delle date annuali in cui con visite guidate si può accedere alla maggior parte di essi. Per approfondire ulteriormente l’argomento e conoscere meglio la storia di questi palazzi è necessario consultare questo sito.
Quindi iniziamo con Palazzo Reale, conosciuto anche come palazzo Stefano Balbi, costruito nel ‘700 ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli e nel XIX secolo divenne proprietà del casato dei Savoia e per questo anche residenza reale. La visita si articola su due piani, quello nobile ha tre mezzanini ed inizia nel vestibolo d’ingresso dove fanno bella mostra due portantine del primo quarto dell ‘800. Le stanze ed i salotti sono decorati con affreschi datati ‘700 e ‘800, quelli che mi hanno colpito maggiormente sono nella Galleria degli Specchi. Senza ombra di dubbio è l’ambiente più famoso di tutto il palazzo, lunga una trentina di metri qui tra sculture di epoca romana e di Filippo Parodi spiccano le pitture attribuite al padre di quest’ultimo Domenico, gli specchi, circa quaranta, ingigantiscono e illuminano assieme ai tre lampadari questa struttura creata proprio per ricordare il potere della famiglia Balbi. Altre sale sono gli appartamenti del Re e della Regina tra cui le camere da letto, i bagni e i salotti.
Altre sale dove sostare sono la Sala del Trono con le tele di Giordano Luca o la Sala delle Udienze con le pareti ricoperte da stoffe damascate di color rosso e due quadri, il Ritratto di Caterina Balbi Durazzo di Antoon van Dyck e il Ratto di Proserpina di Valerio Castello.
In una decina di minuti, passando dinnanzi alla chiesa di Santissima Annunziata del Vastato ed imboccando prima via Paolo Emilio Bensa e poi via Cairoli, arriviamo in via Garibaldi che prima si chiamava strada Maggiore, poi strada Nuova e solo dalla fine del XIX secolo via Giuseppe Garibaldi. Qui troviamo prima Palazzo Bianco ovvero Palazzo Luca Grimaldi poi, di fronte, palazzo Rosso detto anche palazzo Francesco Ridolfo Brignole Sale ed infine Palazzo Doria-Tursi o palazzo Niccolò Grimaldi il complesso dei Musei di Strada Nuova.

In una decina di minuti, passando dinnanzi alla chiesa di Santissima Annunziata del Vastato ed imboccando prima via Paolo Emilio Bensa e poi via Cairoli, arriviamo in via Garibaldi che prima si chiamava strada Maggiore, poi strada Nuova e solo dalla fine del XIX secolo via Giuseppe Garibaldi. Qui troviamo prima Palazzo Bianco ovvero Palazzo Luca Grimaldi poi, di fronte, palazzo Rosso detto anche palazzo Francesco Ridolfo Brignole Sale ed infine Palazzo Doria-Tursi o palazzo Niccolò Grimaldi il complesso dei Musei di Strada Nuova.
Palazzo Luca Grimaldi o Palazzo Bianco, così chiamato per la sua facciata bianca, ristrutturata nel ‘700 dopo il passaggio ad altre famiglie genovesi, venne costruito nei primi anni quaranta del ‘500 in forma modesta, infatti Rubens non lo prese in considerazione per studiarlo. Donato al comune di Genova nel 1884 assieme ad una grande quantità di opere, che aumentarono nel tempo con altri lasciti, con l’intenzione di farne una galleria pubblica. Il percorso museale comprende, la visita ai giardini, ma quando ci sono stato erano chiusi. Vi si trova la pinacoteca, la maggiore di tutta la regione dove ammirare una raccolta di capolavori del periodo che va dal cinquecento al settecento, tra questi spiccano senza ombra di dubbio opere di artisti italiani come Paolo Caliari detto Veronese, Giorgio Vasari, di maestri fiamminghi ed olandesi ad esempio Pieter Paul Rubens e Antoon Van Dyck. Accanto a queste meraviglie si aggiungono lavori della scuola genovese dipinti tra il rinascimento e il manierismo e spagnola.
Quella che più mi ha meravigliato è l’Ecce Homo attribuito a Caravaggio dove Gesù è raffigurato con il volto chinato, il corpo coperto sui fianchi da un drappo bianco, una canna nella mano destra e la corona di spina sulla testa. Il soldato dietro di lui gli copre le spalle prima che venga esposto da Ponzio Pilato al popolo, sulla destra un altro uomo in abiti nobiliari lo indica. La tecnica del chiaroscuro, tipica di questo autore, mette in risalto il dolore e la sofferenza visibile nella postura del corpo e nel sangue che sgorga dalla corona di spine in contrapposizione con l’assenza emotiva di chi gli sta alle spalle.

Subito di fronte si entra nel Palazzo Rosso, riconoscibile immediatamente per il colore della sua elegante facciata esterna. Eretto negli anni settanta del XVIII secolo dai fratelli Rodolfo e Gio Francesco Brignole Sale, rappresenta un esempio di quello che era l’architettura italiana del ‘700, la duchessa di Galliera donò anch’esso al Comune di Genova negli ultimi anni del XIX secolo. Dopo aver subito molti restauri anche a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale è stato trasformato in museo negli anni sessanta del secolo scorso.
Il primo piano nobile è occupato dalla pinacoteca dove meravigliarsi di fronte ad opere risalenti al periodo compreso tra il il Quattrocento ed il Settecento di artisti italiani e fiamminghi come ad esempio capolavori di Luca Cambiaso, la Madonna con Bambino e san Giovannino di Bernardo Strozzi, il San Sebastiano di Guido Reni nella foto accanto, la morte di Cleopatra del Grechetto il ritratto di giovane di Dürer , i quattro ritratti degli apostoli di Giulio Cesare Procaccini, o la Madonna col Bambino, San Giovannino e i Santi Giovanni Evangelista e Bartolomeo di Francesco Barbieri, detto il Guercino, solo per citarne alcuni.

Tra i due piani nobili troviamo un mezzanino dove si trova l’appartamento settecentesco di Anton Giulio II Brignole Sale, qui entriamo in un appartamento molto intimo composto da sale piuttosto piccole che si richiamano a Versailles per le meravigliose e raffinate decorazioni.
La prima stanza che si incontra è la sala dei quadri, da dove, attraverso un piccolo corridoio, si raggiunge la cosiddetta “grotta”, la sala da pranzo dove, oltre agli arredi, si notano due gruppi scultorei sulla destra Giove in forma di cigno con Elena, opera di Bernardo Schiaffino e sulla sinistra Polluce e La lupa con Romolo e Remo di Francesco Biggi, al centro un affresco raffigurante il giudizio di Paride di Domenico Parodi.

Direttamente collegata c’è la camera da letto, l’alcova un baldacchino in stucco che imita un drappo di seta ornato di fiori. Le pareti sono a specchio, il soffitto in stucco che riproduce un cielo stellato e il pavimento è in legno pregiato. Nelle due salette laterali c’erano un bagno e un guardaroba.
Superato il mezzanino si arriva al secondo piano nobile, un tripudio di stile barocco visibile nelle diverse sale con lussureggianti soffitti a volta, colorate pareti e marmi, esempio ne sono le Sale delle Stagioni affrescate da Gregorio Ferrari quella della primavera dove si notano Amore che vince sulla Guerra, e, al centro, Venere che trionfa su Marte e quella dell’estate con Cerere, in lotta contro i Venti Invernali. L’autunno, dove spicca il Trionfo di Bacco e le finte architetture della sala l’inverso sono opera di Domenico Piola, i decori delle altre stanze del palazzo sono state commissionate a diversi pittori come Giovanni Andrea Carlone che dipinse una grande allegoria sulla Vita dell’Uomo o Domenico Parodi, inoltre fanno bella mostra di sè sette ritratti eseguiti da Antoon van Dyck. Salendo ulteriormente dopo il quarto piano dove si visita e il quinto, visitabile su appuntamento, si arriva sulla terrazza panoramica da dove si ha una bella vista sulla città.
Infine, Palazzo Nicolò Grimaldi o Palazzo Doria-Tursi, che oggi è sede del Municipio. Venne costruito a partire dal 1565, comprende due giardini oltre al corpo centrale e rappresenta l’apogeo dello splendore e del lusso della nobiltà genovese. La facciata alterna colori differenti in relazione ai materiali di costruzione che vanno dal marmo all’ardesia, si nota immediatamente il portale sormontato dallo stemma della città. La visita alterna sale che accolgono opere del XVIII secolo, pesi, misure, monete, ceramiche e arazzi, in una sala c’è la Maddalena penitente, scultura di Antonio Canova.
Le tre sale più interessanti sono dedicate a Nicolò Paganini, la prima, che narra il legame che univa il compositore con la sua città natale con l’utilizzo di proiezioni, è abbellita dal suo ritratto. La seconda rivela la sua caratteristica di musicista, infatti, qui sono raccolti alcuni degli strumenti che gli appartenevano. Nella terza, oltre ad alcuni spartiti sono esposti due violini, il cosiddetto Cannone, il suo prediletto, costruito nel 1743 dal liutaio Bartolomeo Giuseppe Guarneri che firmava le sue opere associandovi una croce per questo particolare è anche chiamato del Gesù. Lo strumento è conservato molto bene, la vernice è originale ad eccezione della parte in cui Paganini poggiava il mento, infatti, a quell’epoca non si usava la mentoniera. Il secondo violino è il Sivori, una copia del primo opera di Jean-Baptiste Vuillaume.

Nella via, inoltre, sono presenti Palazzo Lomellino Niccolosio di cui, dalla, strada si può osservare il Ninfeo del settecento, conosciuto anche come palazzo Podestà, restaurato nel 2004, l’anno di Genova Capitale Europea della Cultura e Palazzo Pallavicini Tobia, sede della Camera di Commercio. Altri quattrocento metri, oltrepassando piazza della Posta vecchia e raggiungiamo Palazzo Spinola ovvero Palazzo Grimaldi Francesco situato in Piazza Pellicceria 1, anch’esso parte dei Rolli. Edificato alla fine del XVI secolo è passato di proprietà numerose volte fino al 1958 quando venne donato allo Stato da Paolo e Franco Spinola, nacque così la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola che una trentina di anni più tardi divenne la sede della Galleria Nazionale della Liguria. Il palazzo esteriormente non presenta più la sua originalità cinquecentesca, di cui rimangono solo i due portali, per la ristrutturazione settecentesca delle facciate in stile tardo barocco. L’entrata si trova in piazza Pellicceria e si accede immediatamente all’atrio al cortile e alla sala delle vetturine, salendo lo scalone monumentale si arriva al primo piano ammezzato dove si visitano gli appartamenti del marchese Spinola, che vi abitò fino alla sua morte avvenuta nel 1969, qui troviamo quattro grandi tele che raccontano il mito di Ercole mentre supera alcune delle sue dodici fatiche ed altre prove, sono opere di Gregorio de Ferrari.
Salendo ulteriormente si entra nel primo piano nobile dove si visitano il salone, che conserva ancora il suo fascino di rappresentanza seicentesco con le pareti dipinte in trompe-l’œil e sulla volta un affresco che ricorda la guerra per la conquista del Portogallo. In questa sala si può anche ammirare il Ratto delle Sabine di Luca Giordano. Proseguendo nella visita accediamo prima al Salotto del Camino, e di seguito al Salotto della Cappella con un altare seicentesco e tre bozzetti per la chiesa di San Siro che raccontano le Storie di San Pietro, inoltre è anche visibile Ritratto di Ansaldo Pallavicino di Antoon van Dyck. Adiacente c’è il Salotto della Libreria ovvero l’archivio storico che custodisce i documenti delle famiglie che hanno abitato il palazzo, l’ultimo spazio è la Gallerietta della metà del ‘600. Continuando la visita arriviamo al mezzanino tra i due piani dove troviamo la Cucina dall’aspetto ottocentesco, con una ricca raccolta di maioliche e porcellane, riprendendo a salire entriamo nel secondo piano nobile, iniziamo dalla prima stanza a sinistra, il Salone, come tutte le sale di questo piano hanno conservato una veste settecentesca, in questa sala saltano subito all’occhio un grande lampadario e gli affreschi della volta di Lazzaro Tavarone che ricordano la storia della famiglia Ranieri in parte danneggiato durante la seconda guerra mondiale.

Subito adiacente c’è il Salotto Galeotti che ospita una bella specchiera settecentesca e sulla volta un dipinto che descrive le Nozze di Amore e Psiche del bolognese Sebastiano Galeotti, il salotto successivo, detto Salotto Verde o del Valor Vincitore con la volta affrescata da Lorenzo de Ferrari che raffigurano al centro il Valore vincitore e ai lati le Storie di Achille che celebrano le virtù dei proprietari. Sulle pareti tra gli spazi vuoti quadri datati tra il cinquecento e il seicento. Confinante c’è il Salotto d’Angolo, chiamato anche Salotto Procaccini in quanto conserva il bozzetto, di Giulio Cesare Procaccini, dell’ultima cena opera visibile nella chiesa dell’Annunziata.
Per visitare le restanti sale dobbiamo attraversare la Galleria degli Specchi, creata già allora per suscitare stupore ed infatti le decorazioni e gli stucchi opera di Lorenzo de Ferrari creano questa illusione riscontrabile sulla volta, con Bacco, Venere e Amore al centro, il trionfo di Galatea e Amore e Pan sopra le porte, il disegno geometrico del pavimento e i riflessi degli specchi che assieme fanno sembrare lo spazio più grande di quanto sia in realtà. La visita di questo piano termina con il Salotto dei Franceschini, dove i camerieri si preparavano per il servizio e la Sala da Pranzo che lo divenne solo nell’800 perché vicina al portavivande che si trovava nella saletta accanto, prima la sala per pranzare era scelta in base al numero degli invitati.

Arriviamo al terzo e al quarto piano distrutti nella seconda guerra mondiale, un tempo ospitavano le camere da letto dei marchesi oggi sono la sede della Galleria Nazionale della Liguria dove ammirare alcuni capolavori del seicento come l’Allegoria della Pittura di Bernardo Strozzi oppure l’Ecce Homo di Antonello da Messina e ancora il Sacrificio di Isacco di Orazio Gentileschi o la cornice di Filippo Parodi un’intelaiatura barocca dove si rappresenta, in alto a sinistra, il mito di Paride che riceve da Mercurio la mela d’oro ed infine il ritratto di Giovan Carlo Doria del giovane Pieter Paul Rubens.


Nelle sale adiacenti troviamo anche una ricca raccolta di opere rinascimentali realizzate tra la metà del ‘400 e il secolo seguente, all’ultimo piano si trovano le ceramiche e le porcellane degli Spinola e una sezione dedicata ai tessili, infine si può salire sul terrazzo per avere una bella vista sul centro storico di Genova. Per conoscere il modo dettagliato tutte le opere basta consultare questo sito.
Per finire ci dirigiamo verso il Duomo adiacente al Palazzo Ducale, edificato nel XIII secolo ha subito molte trasformazioni che l’hanno ingrandito nel corso degli anni, oggi presenta facciate con stili diversi, ad esempio quella che guarda verso piazza De Ferrari è di espressione classicheggiante, quella su piazza Matteotti è neoclassica, quelle a ovest e a nord, ovvero quelle che si affacciano su salita dell’Arcivescovado e su salita del Fondaco, hanno perlopiù caratteristiche di tipo manieristico. Vi si accede da piazza Matteotti precorrendo uno scalone in marmo da dove è possibile raggiungere tutti i piani dell’edificio.
All’interno degli appartamenti del Doge, si trova la Cappella Dogale, l’ambiente più prezioso del Palazzo Ducale di Genova, una dimostrazione del barocco genovese dove meravigliarsi osservando gli affreschi realizzati da Giovanni Battista Carlone che raffigurano, sulla volta dipinta a trompe l’oeil la Vergine Maria in trono con i santi protettori della città e Gesù con un cartiglio che riporta alla trasformazione di Genova da repubblica a regno. Sulla parete di destra è dipinta la presa di Gerusalemme da parte di Guglielmo Embriaco, di fronte la consegna delle ceneri di Giovanni Battista al vescovo, sulla parete di fondo si nota Cristoforo Colombo che pianta la croce su San Salvador, questi eroi genovesi sono un forte richiamo i fasti e al ruolo di vertice di Genova.

Sull’altare, in marmo, circondato da colonne, si vede la scultura Di Francesco Maria Schiaffino che rappresenta la Vergine regina di Genova. Il palazzo ospita la sede dell’Archivio Storico del Comune, dove sono conservati antichi documenti e manoscritti, interessanti mostre, convegni ed altri eventi. Prima di ripartire dalla stazione dei treni di piazza Principe è obbligatorio fare una visita alla casa del Principe ovvero Palazzo Andrea Doria (immagine di copertina) detta alche la Villa del Principe. Venne edificata nei primi anni del XVI secolo per volontà di Andrea Doria, Ammiraglio dell’Imperatore Carlo V, e terminata dall’erede un secolo dopo circa, è l’unica corte di una Genova rimasta sempre repubblicana.
Entrando nella villa si percorre un porticato sulla cui sinistra si nota un giardino all’italiana con aiuole fiorite di forma geometrica e al centro del quale spicca una fontana dove un tritone cavalca un delfino dalla cui bocca esce l’acqua che viene raccolta nella vasca sottostante. Proseguendo, sulla destra si entra nell’atrio, dove si ammira il rosone del soffitto con il nome di Perin del Vaga, il restauratore che lavorò alla Villa nella metà dell’ottocento, le lunette che raccontano la storia di Roma e la volta con la rappresentazione di alcune scene che raffigurano Trionfo create per celebrare Andrea Doria ed infine non si possono non notare i due sarcofaghi del II e III secolo. Dall’atrio salendo lo scalone, ricco di decorazioni geometriche, si arriva alla Loggia degli eroi, decorata da serie di affreschi e stucchi, che dà accesso agli appartamenti del principe e della moglie. Sulla parete sono raffigurati dodici guerrieri con armature romane e scudi che riportano gli emblemi della famiglia Doria, l’aquila nera su sfondo color oro e argento. Sulla volta, divisa in cinque spazi, si osservano alcune raffigurazioni che hanno come protagonisti Orazio Coclite, Tito Manlio Torquato, Marco Curzio, Furio Camillo e Muzio Scevola.

Da qui inizia la visita delle stanze, la prima è la sala della Carità Romana, che prende il nome dall’affresco della volta opera di Perino del Vaga dove un vecchio viene salvato in punto di morte dalla figlia che lo allatta. Sulle pareti sono visibili delle bozze preparatorie per gli arazzi che rappresentano la battaglia di Lepanto visitabili in un’altra stanza, inoltre sono conservati alcuni cimeli tra cui il Toson d’oro una onorificenza appartenuta al principe. Questa stanza funge da anticamera della camera principale con funzione cerimoniale dell’appartamento di Andrea Doria, il Salone dei Giganti, infatti qui venne collocato il trono di Carlo V durante il soggiorno del Re a Genova avvento nel 1533. La volta presenta un maestoso affresco, Giove che folgora i Giganti ribelli anch’esso realizzato da Perino del Vaga come allegoria delle vittorie di Carlo V sui Turchi e i protestanti.

Sulle pareti si osservano, due grandi arazzi che riportano la storia di Alessandro Magno, un grande camino in marmo di Carrara e pietra nera con ai lati due ritratti uno del cane Roldano che viene spazzolato da un servitore, l’altro il ritratto dell’ammiraglio con al collo in Toson d’oro di fronte un tavolo con un gatto soriano.
Proseguendo si entra nella Sala di Perseo, rappresentato nelle lunette, le pareti sono caratterizzate da un fine rivestimento di teli di velluto rosso cesellato seicenteschi. La mia attenzione è stata attratta da un quadro del Bronzino che ritrae Andrea Doria nelle vesti di Nettuno, la somiglianza con il David di Michelangelo è straordinaria. Di fronte un altro quadro dove viene raccontato il matrimonio tra Arduino di Narbona e Oria della Volta.

A seguire la Sala dei Sacrifici, il nome deriva dai dipinti delle lunette dove sono visibili scene di sacrificio agli dei pagani. In questa sala sono riconoscibili anche due ritratti, uno di San Carlo Borromeo, l’altro del cardinale Gerolamo Gastaldi e tre arazzi del ‘500 dedicati alla serie dei Mesi. Poi la Sala dello Zodiaco, chiamata così per i segni zodiacali raffigurati nelle lunette, la sala ospita anche due busti di bronzo uno di Papa Gregorio XV opera di Lorenzo Bernini e l’altro raffigura Papa Innocenzo X ed è opera di Alessandro Algardi. A seguire la Sala di Paride, aggiunta al palazzo verso la fine del ‘500 qui sono esposte tre tele di Domenico Piola realizzate per celebrare le nozze tra Giovanni Andrea III Doria e Anna Pamphilj, si possono osservare, inoltre, anche alcune statue lignee dorate raffiguranti due aquile sorrette da tritoni.
Le altre sale sono quella di Nettuno, detta anche del Naufragio, dove sulle pareti ci sono sei grandi arazzi che ricordano la battaglia di Lepanto, a seguire la sala di Psiche, sul soffitto, pesantemente distrutto nella seconda guerra mondiale, si vede nelle lunette la storia di Psiche e Amore, questa stanza ospita inoltre alcuni quadri che hanno come soggetto la famiglia Doria, in uno è ritratto Giovanni Andrea I con il cane Roldano. Nella stanza adiacente, la sala di Aracne o delle Metamorfosi nelle lunette si racconta la storia di questa figura mitologica che osò sfidare Minerva, mentre al centro del soffitto vediamo lo stemma della famiglia Doria, In questo locale, che originariamente era la camera da letto di Peretta Usodimare del Carretto la sposa di Andrea Doria, si ammirano una serie di ritratti femminili, in due vetrine delle maioliche e delle ceramiche e del mobilio in ebano e avorio. Una piccola sala che fungeva da retrocamera di quella di Psiche ovvero la sala di Apollo e Pitone ospita i ritratti di Francesco Sforza e del Cardinale Infante Ferdinando d’Asburgo opere della bottega di Rubens. Anche la camera di Arcane ha una retrocamera, la sala di Fetonte, dove viene rappresentato il mito di questo personaggio, Attualmente la sala è allestita come camera da letto.
Seguono altre piccole sale una dedicata al trionfo di Marco Furio Camillo dove spicca un dipinto che ritrae il cardinale Giuseppe Doria Pamphilj, e chi lo dipinge, la sala della punizione di Prometeo, la sala da pranzo che oggi usano i proprietari, la sala dei fatti di Prometeo dove si trova il piccolo camerino di Donna Zenobia dove guardare un altare con dietro il Cristo in preghiera nell’orto del Getsemani e Cristo con la corona di spine dipinti da Lazzaro Calvi.
Rimangono da vedere ancora la Galleria Aurea costruita negli ultimi anni del XVI secolo per volere di Giovanni Andrea I Doria, lo stile segue una moda dell’architettura francese del ‘500, venne inaugurata per la visita di Margherita d’Austria. Percorrendola, con lo sguardo rivolto verso l’alto, si vedono gli stucchi, opera di Marcello Sparzo che decorano la volta con figure allegoriche, scene classiche e simboli araldici. Le pareti sono affrescate con dodici Cesari del tutto simili a quelli presenti nella Loggia degli Eroi, in fondo si scorge Andrea Doria, che schiaccia col piede la testa di un Turco sconfitto, l’arredo è perlopiù seicentesco ed è composto da alcune sculture in legno dorato di Filippo Parodi e da tavolini realizzati con la tecnica del commesso fiorentino. Vicino c’è la Cappella dove è conservata la settecentesca pala d’altare di Giovanni Battista Gaulli che riproduce il martirio di san Giuliano, davanti ad esso c’è un crocefisso del ‘600 e un quadretto con delle reliquie.

Per terminare la visita si deve passeggiare nel giardino dove fermarsi a guardare la Fontana dei Delfini, che si trova nel giardino meridionale, quello che guarda verso il mare, ed è stata realizzata da Silvio Cosini. Alla fine del ‘500 fu aggiunta la fontana del Nettuno, posta al centro del giardino all’italiana, che è stato recuperato negli ultimi anni del secolo scorso dopo anni di abbandono mantenendo il suo assetto cinquecentesco. Il giardino settentrionale è stato distrutto per erigere la stazione di Genova Principe e nuovi quartieri.
Avendo ancora del tempo si può aggiungere la visita al Castello D’Albertis, raggiungibile dalla stazione Principe utilizzando l’ascensore di Montegalletto che si trova a cinque minuti dalla piazza omonima precisamente in via Baldi. Un tempo fu la dimora del Capitano Enrico Alberto D’Albertis, viaggiatore e scrittore dallo spirito avventuroso che lo portò ad esplorare rotte insolite. Attraversato il parco che circonda il castello, da cui si ha una splendida vista sulla città, si entra nel castello costruito verso la fine dell’ottocento sopra quel che rimaneva delle fortificazioni del IV secolo in uno stile neo gotico e inaugurato in coincidenza del quattrocentesimo anniversario della scoperta dell’America. Il percorso di visita si dipana tra le stanze dove c’è la possibilità di toccare alcuni oggetti, rilevare odori, e vedere video. Le sale di maggior interesse sono senza dubbio la Sala Turca che assomiglia ad un’abitazione marocchina, la Cabina Nautica una stanza da letto minuscola e la Sala delle meridiane. Oggi è anche la sede del Museo delle culture e del mondo, aperto nel 2004 dove le collezioni presentano un viaggio immaginario tra reperti archeologici ed etnografici. armi, modellini di imbarcazioni, disegni, libri, manufatti e molto altro provenienti da varie parti della terra, in poco tempo si riesce a fare il giro del mondo.
Accorpato c’è il Museo delle musiche dei popoli che espone strumenti musicali di tutto il mondo, e dove si svolgono laboratori, spettacoli, conferenze e stage di musica perlopiù tradizionale. Come per tutti i castelli anche in questo caso ci sono delle leggende, si dice che ci sia un tunnel sotterraneo che dal castello portava direttamente al porto.