Questo appellativo, datole dal Petrarca deriva dal suo motto, “superior non recognoscens”, non riconosceva nessuno al di sopra di se stessa.
La sua storia, tra guerre e ricchezze, inizia già in epoca preromanica ne IV secolo a.C. con i primi insediamenti dei Liguri come rilevato dai vari ritrovamenti. I Romani se ne servirono come approdo sia per sconfiggere i Cartaginesi e i Liguri, sia per commerciare con il nord. Conquistata dai Goti e poi dai Longobardi, diventò parte del Ducato di Asti nel IX secolo e fece parte dei domini di Carlo Magno. Subì varie incursioni da parte dei Saraceni che la distrussero nell’anno 935, ma pochi anni più tardi iniziò il corso che porterà alla costituzione del libero Comune e con esso la nascita della Repubblica, siamo arrivati attorno all’anno mille, quando il dominio genovese si estendeva nel Mediterraneo fino al Medio Oriente grazie anche alle Crociate. Le tensioni non diminuivano, in particolare quella con Federico Barbarossa, per cui vennero rinforzate le mura, e con Federico II. In questo periodo però la fama di Genova era tale che una leggenda racconta che le navi inglesi, per navigare in sicurezza, assunsero lo stesso stemma. Anche internamente alla città ci furono lotte ad esempio quella tra guelfi e ghibellini, o meglio tra rampini e mascherati che portarono alla rovina della città nonostante la nomina dei Capitani del Popolo. Nel XII secolo si acuirono le lotte con la Repubblica Marinara di Pisa concluse con la storica battaglia della Meloria a scapito dei Pisani. Le lotte intestine comunque continuarono cosicché si dovette cambiare l’ordinamento politico e iniziò l’era dei Dogi. Nel ‘400 venne assoggettata dai Francesi, sotto il cui dominio nacque il Banco di San Giorgio, da qui la tradizione di Genova come città di mercanti e banchieri, dei Visconti e degli Sforza. La caduta di Costantinopoli diede un colpo agli interessi di Genova in quella parte del Mediterraneo e fu grazie alla figura di Adrea Doria, che fece rinacque la Repubblica e la città recuperò lo splendore perso nei secoli precedenti. Nel XVI secolo la città fu nuovamente bombardata passando ancora sotto l’influenza Francese, poi nel secolo successivo terminò la Repubblica e la città fu occupata dagli Austriaci, che però presto vennero scacciati per tornare sotto il dominio di Napoleone. Finì annessa al Regno di Sardegna con il Congresso di Vienna. Questo è il periodo in cui nascono le squadre di calcio e fiorisce l’attività industriale con la costruzione e il varo di enormi transatlantici che porteranno molti genovesi al di là dell’oceano soprattutto in Argentina, il quartiere della Boca di Buenos Aires è spesso ricordato come quello di genovesi. Subì numerosi bombardamenti nel corso della seconda guerra mondiale per l’importanza del porto e della zona industriale.
Questa visita parte dal Porto Antico, un tempo il porto della città, in pieno centro storico, rinnovato da Renzo Piano nel 1992 in occasione delle Colombiane. Si estende dalla cinquecentesca Porta Siberia, o meglio Porta del Molo, che ospita il museo dedicato a Emanuele Luzzati e altre mostre itineranti e ai vicini Magazzini del Cotone, oggi un centro congressi, fino ad arrivare quasi alla Lanterna. Oltre ai numerosi locali qui ci sono attrazioni come l’Acquario, di cui ho già scritto in un articolo precedente, il Bigo, un ascensore panoramico, con una visuale a 360° sulla città, che assomiglia, nella sua struttura, alle vecchie gru utilizzate per caricare e scaricare le navi, contemporaneamente sorregge il tendone di Piazza delle Feste ed è diventato l’immagine di quest’area.

Un’ altra attrattiva è il Galeone Neptune, copia di un vascello spagnolo del XVII secolo, usato per il film di pirati di Roman Polanski. Si può visitare e per i bambini è sicuramente un’avventura interessante. In direzione della Lanterna si trova, ormeggiato, il Sommergibile Nazario Sauro, visitandolo si comprendono gli spazi angusti in cui vivevano e operavano i marinai, è parte integrante del Galata-Museo del Mare che ospita dipinti, tra cui il ritratto di Cristoforo Colombo, il modello della Santa Maria e di una galea genovese.
Proseguendo a piedi lungo via Buozzi e via Milano, oltrepassando le stazioni di attracco dei traghetti ed infine percorrendo una passeggiata di circa un chilometro aperta nel 2001, in circa una mezz’ora si arriva alla Lanterna, il simbolo di questa città. La sua storia inizia in epoca medioevale per continuare con l’installazione dei fari nel XIV secolo e dello stemma della città. Un paio di secoli più tardi venne ricostruita, dopo i danneggiamenti subiti durante una battaglia tra Francesi e Genovesi, in stile rinascimentale, che ancora oggi conserva. I rinnovamenti non si sono fermati né durante il risorgimento né nel’900 con nuovi congegni. Edificata su uno scoglio alto quaranta metri, raggiunge un’altezza complessiva di 117 metri e la sua ottica arriva a segnalare fino a più di cinquanta chilometri di distanza, per raggiungere la terrazza panoramica si devono salire 172 gradini. La vista è meravigliosa, si estende sulla cinta muraria del ‘600 e sull’intera città fino a Portofino e all’Appennino.

La Lanterna di Genova non funge solamente da faro, infatti annesso c’è il Museo della Lanterna, che ospita reperti che raccontano della sua storia e del suo funzionamento per cui troviamo fucili, cannoni lenti e ottiche di vario tipo. Oggi è anche sede di mostre tematiche ed eventi musicali.
Se invece decidiamo di passare sotto la sopraelevata Aldo Moro si arriva in Piazza Caricamento, delimitata a destra da Palazzo San Giorgio, sede odierna dell’Autorità Portuale, venne costruito nel XIII secolo e ampliato due secoli più tardi. La sua facciata ha un doppio aspetto, medioevale quella rivolta verso i carruggi e rinascimentale quella verso il mare, al centro di questa, sopra l’ingresso in marmo, vediamo San Giorgio a cavallo che uccide il drago con, sottostanti sei statue di personaggi della Repubblica.

Da qui si entra nel centro storico e percorrendo via Ponte Reale si arriva in Piazza Banchi una piazza che nel medioevo, anche in considerazione della sua vicinanza al porto, pullulava di commercianti: dopo l’incendio avvenuto alla fine del trecento venne ricostruita con l’inserimento della cinquecentesca Loggia della Mercanzia o dei Mercanti o dei Banchi sede dei banchieri della zona, oggi sede del Museo della Città. In questa piazza non si può mancare la visita della chiesa di San Pietro in Banchi costruita come opera di autofinanziamento pubblico che descriverò in altro articolo dedicato alle chiese di Genova. Da qui ogni direzione è buona per inoltrarsi nei Carruggi gli stretti viottoli e sottoportici, di origine medioevale che caratterizzano il centro di Genova.
I più conosciuti sono senza dubbio Via di Prè o via del Campo cara a Fabrizio De André oppure i portici di Sottoripa. Tra queste viuzze si alternano salite, scalinate, che finiscono in piccole piazze dalle facciate dalle tinte color pastello, come quelle delle case di piazzetta Santa Brigida, dove manca l’ascensore e dalle finestre si calavano i cestini con i soldi per la spesa.

Ancora visibile un antico lavatoio, diviso in truogoli. In prossimità degli incroci, alzando lo sguardo si scorgono numerose edicole votive, ognuna con la propria storia, sono quasi trecento solo nel centro storico. Seguendo prima via S. Pietro della Porta e poi Vico del Filo si arriva in pochissimo tempo in piazza San Lorenzo deve sorge la chiesa omonima ovvero il Duomo. Contiguo alla Cattedrale c’è il Palazzo Ducale che in quelle giornate ospitava la mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi, la prima donna ad essere accettata in un’ Accademia d’arte e anche la prima ad essere riconosciuta come artista.


Sia il palazzo che la chiesa verranno decritti in altri articoli. Uscendo dal palazzo su Piazza Giacomo Matteotti, passando davanti alla Chiesa dei Santi Ambrogio e Andrea ci si trova davanti all’installazione Walls of Dolls, che richiama alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Da lì si raggiunge Piazza De Ferrari, la piazza principale della città, il centro economico e finanziario, la sua collocazione divide la città medioevale, il centro storico e i caruggi, da quella ottocentesca, dello shopping e degli uffici. Circondata da notevoli edifici costruiti con architetture diverse come il palazzo della Borsa, in stile liberty, o il palazzo della Regione dallo stile che varia tra il neoclassico e l’Art Deco’ e il teatro Carlo Fenice anch’esso in stile neoclassico che però recupera strutture antiche come le colonne antistanti l’entrata, il pronao, davanti al quale si erge la maestosa statua di Garibaldi.

Al centro presenta una grande fontana costruita verso la metà del secolo scorso, con una vasca bronzea dalla forma circolare, da cui partono dei getti di acqua che si convogliano in un’altra superiore, rotonda, sorretta da sei pilastrini. All’inizio di questo secolo è stata arricchita, lateralmente, con dei giochi d’acqua.
Altri trecento metri e si scorge Porta Soprana, detta anche Porta di Sant’Andrea, era una delle porte d’entrata alla città già nel IX secolo. Costruita in pietra nel XII secolo, presenta sui lati interni delle iscrizioni in rima che evocano le vittorie nel Mediterraneo e sui Saraceni. Con il passare del tempo divenne parte integrante della città tant’è che le due torri furono adibite a carcere e tra esse venne costruita una casa. Fu restaurata alla fine dell’ottocento restituendola alla splendore di un tempo con l’integrazione dei capitelli e delle colonne in marmo che ornano l’arco di forma ogivale.
Scendendo il viottolo che porta in piazza Dante incontriamo prima il Chiostro di Sant’Andrea, l’unico reperto rimasto della chiesa monastica di Sant’Andrea della Porta dopo la sua demolizione avvenuta agli inizi del’900 a causa della ristrutturazione urbanistica che comprendeva la costruzione del palazzo della Banca d’Italia. Da notare la differenza dei capitelli, a quelli di impronta romana si sono aggiunti alcuni in stile gotico. Scendendo ancora incontriamo l’entrata della Casa di Cristoforo Colombo che vi visse in tenera età, probabilmente una ricostruzione settecentesca.

Da questa piazza in un attimo siamo su via XX Settembre, la via dello shopping caratterizzata da un lungo porticato su entrambi i lati, che arriva fino al teatro Carlo Felice, sotto il quale ci sono importanti negozi e locali situati in palazzi dai decori particolari come ad esempio il palazzo dei giganti, da osservare anche la pavimentazione ricca di mosaici con disegni geometrici, ma anche di fiori e altre figure. Verso la metà di questa via si trova il maestoso Ponte Monumentale che richiama immediatamente l’attenzione per la sua struttura formata da un arco centrale di mattoni e due laterali più piccoli sostenuti da colonne in marmo, nelle nicchie sono ricordati i caduti della seconda guerra mondiale. Dalla sua sommità, raggiungibile con un ascensore o con una scalinata, si ha una pregevole vista sulla via sottostante e i sui palazzi signorili. Una curiosità: dall’interno con una visita guidata si può scoprire la Genova sotterranea. Sulla sinistra si erge l’Abazia di Santo Stefano.
Percorrendo tutta via XX Settembre si arriva in Piazza della Vittoria, costruita su progetto dell’architetto Marcello Piacentini quindi in pieno ventennio, testimonianza sono i palazzi che la circondano come ad esempio quello dell’INPS. La piazza si caratterizza per la presenza dell’imponente Arco della Vittoria dedicato ai caduti della prima guerra mondiale. Edificato negli anni trenta del XX secolo, abbellito con statue e bassorilievi di artisti diversi. Bellissima è la prospettiva che si vede entrando in piazza, infatti, sulla sfondo dell’arco si vede la doppia scalinata del Milite Ignoto con al centro un prato verde in cui spiccano le tre caravelle di Cristoforo Colombo.
Al termine della visita dei Musei di Strada Nuova, l’attuale via Garibaldi, in pochi minuti si arriva all’ascensore che porta al Belvedere di Spianata Castelletto, una balconata che consente una vista su tutta la città in particolare sulla parte vecchia, come si può vedere dalla fotografia di copertina si distinguono i tetti delle case del centro storico, i Palazzi dei Rolli, i campanili della Cattedrale di San Lorenzo e della Basilica di Santa Maria delle Vigne, il Porto Antico e in lontananza la Lanterna. Per arrivare all’ascensore, uno dei dodici ma sicuramente il più utilizzato e il più famoso, si percorre una galleria dove spiccano le mattonelle che rivestono le pareti e il pavimento. Costruito nei primissimi anni del secolo scorso in stile liberty che conserva tutt’ora, visibile nelle finiture interne alle due cabine, anche se adeguato dal punto di vista della sicurezza, parte da piazza Portello e finisce in una torretta vetrata su tutti i lati.
Volendo fare una lunga, ma bella, passeggiata da piazza della Vittoria si prende il bus n. 31 e si scende dopo poche fermate per percorrere Corso Italia, che costeggia per la sua interezza tutto il lungomare arrivando a Boccadasse, un borgo di pescatori che attrae molti turisti per le sue case colorate che si affacciano su un mare cristallino, per la sua piccola spiaggia di sassi racchiusa tra gli scogli e per le sue strette viuzze.

Dalla spiaggia, inerpicandosi lungo i viottoli e le scalinate, si arriva al belvedere di Capo Santa Chiara, dominato dal castelletto Türcke, progettato da Gino Coppedè nei primi anni del secolo scorso, guardandolo attentamente si possono vedere delle somiglianze con il Palazzo della Signoria di Firenze. Il corso termina davanti alla chiesa di Sant’Antonio in Boccadasse, edificata nel ‘700 come cappella dai pescatori del luogo, in seguito ampliata, l’interno custodisce piccole barche ex-voto e un crocefisso che viene portato in processione assieme alla statua di Sant’Antonio il 13 Giugno. Dal piazzale dietro la chiesa si ammira un bellissimo scorcio dall’alto del borgo e del suo piccolo porto, scendendo una piccola scalinata si possono scattare delle belle fotografie della spiaggia di ciottoli su cui si affacciano case dai colori caldi.
Passeggiando lungo il corso si scorgono alcuni palazzi molto interessanti in stile art déco tra cui una costruita da Gino Coppedè, e altri in stile razionalista progettati da Luigi Carlo Daneri, altri edifici interessanti che si incontrano lungo il corso sono la la chiesa di San Pietro e Bernardo alla Foce, ricostruita molte volte, a causa di mareggiate o bombardamenti, l’ultima nella metà del secolo scorso. Internamente si vedono una grande vetrata che racconta la storia della Salvezza e i bassorilievi dell’altare maggiore. Proseguendo troviamo il Forte San Giuliano del XIX secolo, costruito a scopo difensivo, sulla scogliera di Punta Vagno dove si nota anche un faro ancora attivo e l’Abbazia di San Giuliano in stile romanico e gotico, l’ultima rimasta delle cosiddette chiese fronte mare. Corso Italia è anche la zona delle spiagge e dei centri sportivi storici della città come il Lido di Genova, un tempo qui si facevano le selezioni per partecipare a Miss Italia, una delle vincitrici fu Sophia Loren.