Ce ne sono di ogni tipo iniziando da Baile Atha Cliath, tradotto in “città del guado fortificato” risalente al tempo del Celti, proseguendo con Dubh Linn ovvero “stagno nero” all’epoca dei vichinghi, altri appellativi sono The Pale, era la regione sotto controllo inglese attorno a Dublino, oppure The Fair City, tratto dai versi iniziali della canzone dedicata a Molly Malone e, recentemente, Silicon Valley d’Europa, perché sede dei maggiori gruppi informatici come Microsoft o Google.
La prima cosa da vedere, a mio parere, è senz’altro il Trinity College, una delle più antiche università d’Irlanda. Istituita dalla regina Elisabetta I nel 1592, all’epoca solamente i protestanti potevano frequentarla, una limitazione che ebbe fine negli ultimi anni del ‘700. Con il passare del tempo la sua fama crebbe sempre più di pari passo con l’aumento delle proprietà, vennero comperati numerosi libri e aumentarono i corsi, oggi è considerata tra le cento migliori università del mondo. Al Trinity College hanno studiato molti personaggi irlandesi di grande fama, scrittori come Oscar Wilde, Jonathan Swift e Samuel Beckett, politici come Mary Robinson divenuta presidente della Repubblica irlandese o il premio Nobel per la pace Mairead Maguire.
Superato il vialetto d’ingresso, ai cui lati ci sono le statue in bronzo di Oliver Goldsmith e di Edmund Burke entrambi allievi di questa università, e appena varcata la soglia, non si può non ammirare il campanile, eretto alla metà del XIX secolo, alto una trentina di metri e alla cui base sono posizionate le figure di Dio, della scienza, della legge e della medicina. La superstizione dice che non si può passarci sotto quando suonano le campane, pena l’insuccesso agli esami. Attraversando i cortili ci si imbatte nella sfera con sfera opera di Arnaldo Pomodoro. Sullo sfondo si innalza l’edificio più antico del campus, il Rubrics building dalla forma allungata e riconoscibile per i mattoni rossi che lo compongono che presenta ancora elementi riconducibili al ‘600.

Il luogo maggiormente frequentato dai turisti è la settecentesca Old Library, un vero tesoro. La sua sala principale, rinnovata negli anni cinquanta del XIX secolo, la cosiddetta Long Room è lunga una sessantina di metri con un soffitto molto alto a capriate e una serie di archi dorati che dividono le sezioni dove sono contenuti oltre duecentomila libri. Tra tutti il più importante è il Book of Kells un manoscritto medioevale, la traduzione il latino dei Vangeli con note, illustrazioni e miniature.

Oltre ai volumi ci sono un’arpa in legno con corde in ottone del’400, nota come Brian Boru e una collezione, iniziata nel XVIII secolo, di una ventina di busti in marmo, posti lungo il corridoio, che raffigurano scrittori, filosofi e scienziati tra cui Aristotele, Cicerone, Shakespeare e Rosalind Franklin. Questo ambiente è stata anche stato scelto per fare da sfondo ad alcune scene dei film di Harry Potter.
Vicino al Trinity College possiamo fermarci ad ammirare la Statua di Molly Malone, che rappresenta una donna dalla doppia vita, pescivendola di giorno e prostituta di notte, morta di tifo, leggenda vuole che il suo fantasma si aggiri ancora nelle strade, ma i turisti oggi le strofinano il seno considerandolo un portafortuna. Se si ha ancora tempo ci si può dirigere verso Grafton Street, la via pedonale dello shopping, qui si alternano negozi di lusso ed esercizi storici come il Bewley’s Café o il Duke Pub tutto immerso in un’atmosfera vittoriana.
Se invece decidiamo di percorrere la R138 arriviamo in pochi minuti alla Galleria Nazionale Irlandese, che venne fondata verso la metà del ‘800 e ospita una collezione molto ricca di opere, disposte su quattro piani, sia di pittori irlandesi, ad esempio, Jack Yeats, che di altri artisti come Vermeer, Mantegna, Perugino, Tiziano, Rembrandt, Picasso, solo per citarne alcuni che vanno dal XII secolo fino ai tempi odierni. La tela considerata più importante è la Presa di Cristo di Caravaggio.
Ovviamente ci sono molti altri musei interessanti da visitare, da quello archeologico a quello del whisky, da quello di arte moderna alla Galleria Hugh Lane, dal Museo della Biblioteca Chester Beatty a quello della letteratura irlandese e volendo si può visitare anche il Museo dei folletti. Camminando lungo Merrion Square e continuando su Merrion St Upper si arriva al St Stephen’s Green un parco pubblico molto amato anche dai residenti dove fare una sosta tra alberi, aiuole, giardini e un lago ed ammirare la statua di James Joyce o la scultura dedicata allo scrittore e poeta irlandese William Yeats opera di Henry Moore.
Ripartendo dopo la sosta, in una decina di minuti imboccando la R110 e la St Patrick’s Close, si arriva alla St. Patrick’s Cathedral. La storia della Cattedrale di San Patrizio affonda le sue radici nel XII secolo, in stile gotico, si pensa nel luogo dove san Patrizio battezzava verso il 450 d.C.. Terminata il secolo seguente con il completamento della Lady Chapel, con il passare del tempo, incendi, allagamenti e di cambi di stato hanno reso necessari numerosi restauri tra cui quello del XVII secolo ad opera degli ugonotti, in quell’epoca era chiamata L’Eglise Française de St Patrick e soprattutto quello avvenuto tra il 1860 e il 1865 grazie alla generosa offerta di Sir Benjamin Guinness la cui statua si trova davanti alla chiesa. La facciata, imponente, è caratterizzata, ai lati, da due campanili che terminano con guglie, un grande rosone al centro e decorazioni in pietra tipiche dello stile gotico rilevabili soprattutto sui portali e le finestre.
Entrandovi si rimane a bocca aperta calpestando un pavimento, che assieme ai cuscini ricamati e legati alle sedie, alle vetrate e, alzando gli occhi, agli stendardi dell’Ordine cavalleresco di San Patrizio e gli archi a crociera che compongono l’alto soffitto, creano un’atmosfera colorata e allo stesso tempo spirituale.
Proprio all’inizio della navata centrale si vede una pietra che indica dove molto probabilmente c’era il pozzo di san Patrizio. Percorrendo il lato sud di questa navata si incontrano numerose tombe e monumenti, infatti qui sono sepolti circa cinquecento personaggi, tra cui Richard Boyle. Posto vicino alla fonte battesimale di epoca medioevale in pietra, il monumento più grande della chiesa, eretto nel 1632 e dedicato alla memoria di Lady Katherine Boyle moglie del conte di Cork. Il monumento è composto da quattro livelli, nel primo si vede il figlio più giovane dei conti di Cork, sopra i due coniugi sdraiati circondati dai figli salendo ancora ci sono le figure di Sir Geoffrey e Lady Alice Fenton inginocchiati ed infine Robert Weston, nonno di Catherine, in posizione giacente. Altre persone importanti inumate sono Jonathan Swift, l’autore de “I viaggi di Gulliver” che fu anche diacono di questa chiesa, Esther “Stella” Johnson, sua cara amica e Douglas Hyde e Erskine Childers, il primo e il quarto presidente d’Irlanda. Le vetrate raccontano la storia del santo. Le vetrate del transetto sud sono dedicate Edward Guinness, figlio di Benjamine e ad alcune guerre.
Il coro presenta altre tombe a sud quella dell’arcivescovo Michacl Tregury e a nord quella dell’arcivescovo Fulk de Saundford, sempre dalla stessa parte c’è l’organo, uno dei più grandi d’Irlanda, con oltre 4.000 canne; le prime file degli stalli sono ad uso dei coristi e sopra si vedono gli stendardi dei Cavalieri di San Patrizio.

Al centro tra i due transetti si trova la Lady Chapel ovvero la Cappella della Madonna costruita negli anni settanta del XIII secolo e poi anch’essa restaurata nell’800 con la ripulitura del soffitto e di tutte le opere che contiene. La statua della Vergine con Bambino è di Friedrich Herkner, ai lati due cappelle dedicate a san Pietro quella esposta a nord e a santo Stefano quella esposta a sud.

Scendendo verso l’entrata, nel transetto nord c’è una porta in legno con un buco centrale, la cosiddetta Porta della Riconciliazione. La leggenda narra che servì per la pace tra Lord Ormond e Lord Kildare nel 1492, il secondo tese il braccio attraverso il buco rischiando il taglio del braccio da qui il detto “to chance one’s arm”. Lungo la navata ci sono altri busti e tombe ad esempio quella dell’arcivescovo Thomas Jones e di suo figlio o la statua di san Patrizio opera della scultrice irlandese Melanie Le Brocquy.
Una particolarità è l’albero della memoria installato nel 2014 per commemorare le vittime di qualsiasi violenza. Si tratta di un albero in acciaio senza foglie su cui si possono apporre biglietti, dalle forme diverse, con messaggi di ricordo e speranza.

La cattedrale è circondata da un parco inaugurato nel 1902 e progettato per la riqualificazione avvenuta verso la fine dell’800 dopo la restaurazione della chiesa. All’interno del parco si trovano due fontane, una in marmo e l’altra in pietra, una targa dove si presume che san Patrizio battezzasse i cristiani con l’acqua di un pozzo sacro e una lunga decorazione detta The Literary Parade a ricordare i grandi scrittori irlandesi. Si vedono le immagini scolpite di James Joyce, Samuel Beckett, Jonathan Swift e molti altri.
Un’altra camminata di una decina di minuti e ci appare la sagoma del Dublin Castle, eretto nel XIII secolo su un’antica fortezza vichinga, è stato per molto tempo la sede dell’amministrazione e quindi del dominio inglese e solo nel 1922 fu ceduto al governo del neo-indipendente stato irlandese. Nel XVII un incendio di grosse proporzioni causò gravi danni pur preservando alcune parti di epoca vichinga e medioevale ancora oggi visibili. La ristrutturazione fu completata con grandi sale sfarzose, usate sia come appartamenti del viceré che per eventi salottieri, dandogli un’impronta di tipo georgiano. Nell’800 venne costruita la Cappella Reale in stile neogotico, internamente si ammirano le vetrate con gli stemmi dei viceré d’Irlanda, gli stucchi del soffitto e il grande organo in legno.
Altri trecento metri e vediamo la Christ Church Cathedral, è la più antica chiesa della città, infatti venne innalzata, in legno, nel XI secolo dai vichinghi, il secolo seguente i normanni la ricostruirono in pietra dopo un incendio e la ampliarono. Questa ristrutturazione durò molti anni, infatti, internamente si possono osservare due stili architettonici diversi, quello gotico della navata e quello romanico del coro. Con il passare del tempo questa meraviglia divenne un rudere tant’è che nel XIX secolo si dovette ricorrere ad un nuovo restauro.

Esternamente presenta uno stile neogotico con facciate di colore grigio e un campanile di forma quadrata dove alloggiano le diciannove campane. Appena attraversato il cancello si entra nel prato che la circonda dove si trova l’Homeless Jesus opera del canadese Timothy Paul Schmalz, ovvero una scultura in bronzo che raffigura Gesù nei panni di un senzatetto disteso su una panchina, con il volto e le mani coperte mentre guardando attentamente si vedono le stimmate sui piedi.

Proseguendo verso l’entrata si può vedere un portone romanico che dà accesso al transetto meridionale, al centro si può notare, osservando con molta attenzione, una testa che pare sia di un labirinto e i resti di quella che era la sala capitolare del XIII secolo.
Entrando ci troviamo di fronte a tre navate maestose caratterizzate da bellissime vetrate colorate e un soffitto con volte a crociera, l’aspetto che attira maggiormente l’attenzione è però il pavimento piastrellato in cotto finemente decorato e molto colorato. Camminando verso il coro incontriamo il monumento funerario di Strongbow, secondo la leggenda potrebbe trattarsi del sepolcro di un ex re del Leinster, Richard de Clare, si tratta di un cavaliere con armatura, accanto un mezzo busto di bambino si dice che potrebbe essere suo figlio tagliato in due parti. Di fronte c’è la fonte battesimale e la tomba del vescovo Charles Lindsay. La cattedrale contiene alcune cappelle, in quella dedicata a St. Laud ovvero san Lorenzo O’Toole, il santo patrono della città che fu arcivescovo di Dublino nel XII secolo. Un tempo era esposta, in una teca in legno, una reliquia del santo, il cuore, che venne trafugato nel 2012 e ritrovato sei anni più tardi, ora lo si può ammirare sotto una teca di vetro.
Nei sotterranei è conservato, in una cripta risalente al XII secolo, il tesoro composto da manoscritti, tra cui la prima copia della Magna Carta d’Irlanda, ori ed argenti tra cui il piatto donato da re Guglielmo III in ricordo della vittoriosa battaglia di Boyne, il monumento in marmo dedicato a Nathaniel Sneyd, ma quello che attira l’attenzione sono i resti mummificati di un gatto e di un topo, soprannominati Tom e Jerry, rimasti in trappola dentro l’organo verso la metà dell’800, sono anche citati da James Joyce nella sua opera “Finnegans Wake”.

Infine uscendo sulla sinistra si vede un ponte ad arco, coperto, costruito in epoca vittoriana precisamente negli anni settanta del XIX secolo, il Winetavern Street Bridge, che unisce la cattedrale alla Sala del Sinodo, oggi trasformata nel museo Dublinia dove scoprire i Vichinghi e come si viveva a Dublino nel medioevo.
Per finire il giro dobbiamo fare una tappa obbligatoria al Temple Bar, tutti pensano immediatamente al pub più famoso e turistico, ma in realtà Temple Bar è un quartiere di Dublino dove ci sono altri pub, locali di ogni tipo, mostre e artisti di strada. In altri tempi era alquanto pericoloso frequentarlo poi, negli anni novanta, nacque un progetto di riqualificazione che ha trasformato questa zona in un luogo molto frequentato e pieno di vita.

Tutte queste destinazioni si trovano a sud del fiume Liffey che taglia Dublino in due e il ponte più turistico e attraversato giornalmente da quasi trentamila persone, collega le due rive del Liffey, dal Temple Bar alla Bachelor’s Walk, una delle banchine ottocentesche situate lungo il fiume, è l’Ha’penny Bridge, costruito ad arco in ghisa nel 1816 è diventato il simbolo di questa città, deve il suo nome al pedaggio che si doveva versare per usarlo mezzo penny.
A nord del fiume si trova la strada principale di Dublino precisamente O’ Connell Street lungo questa via, oltre ai negozi e ai grandi magazzini, troviamo The Spire, costruito nel 2002 dalla forma conica, in acciaio. Alto 120 metri, soprannominato il monumento della luce, perché di notte la parte superiore è illuminata con dei LED. A poca distanza, in direzione del fiume, oltre a questo monumento si trova il General Post Office, un edificio in stile neoclassico con un grande valore storico, infatti, era il quartier generale dei promotori della rivolta del 1916, detta la rivolta di Pasqua dove venne proclamato l’atto di indipendenza della Repubblica d’Irlanda. Dentro c’è un museo che racconta questa vicenda e rievoca la storia moderna di questa repubblica.
Proseguendo incontriamo il Monumento O’Connell dedicato al politico irlandese che si batté per rescindere il patto di unione dell’Irlanda all’Inghilterra. Arrivati in fondo, girando verso sinistra, in breve tempo arriviamo di fronte alla Custom House. Ci sono due modi di guardarla, da vicino per vedere i particolari come le colonne con i capitelli dove sono scolpite delle arpe o dalla riva opposta per ammirare le statue sul tetto che rappresentano Nettuno, Mercurio, l’Abbondanza e l’Industria o la cupola in rame con gli orologi sopra la quale si erge un’altra statua che raffigura il commercio. Durante la guerra del 1921 venne incendiata da chi si opponeva al trattato con la Gran Bretagna con conseguenti crolli e devastazioni, venne ricostruita verso la fine del secolo scorso.
Da non perdere assolutamente è il Guinness Store House, un’esperienza unica, un museo di sette piani dove viaggiare all’interno della storia di questa stout, birra scura ad alta fermentazione, partendo dalla vita del fondatore del birrificio, Arthur Guinness, per vedere le campagne pubblicitarie che hanno accompagnato la vendita, fino a riconoscere persone importanti che hanno frequentato il museo per finire all’ultimo piano al Gravity Bar gustando la birra scura più famosa del mondo dando uno sguardo sulla città individuando le sue attrazioni.

Fuori dal centro città, vicino alla stazione dei treni, c’è la prigione di Kilmainham Gaol aperta nel 1796 e chiusa nel 1924 qui sono stati detenuti uomini, donne e anche bambini che avevano commesso atti criminali minori, ma anche prigionieri politici come ad esempio i leader della Rivolta di Pasqua del 1916, quelli della ribellione del 1798 e della guerra civile del 1922-23, la sua visita racconta quindi la storia irlandese. Oggi è sede del museo mostre e di varie esposizioni dedicate alle lotte nazionalistiche e ai prigionieri politici.