Dublino dai molti nomignoli.

Ce ne sono di ogni tipo iniziando da Baile Atha Cliath,  tradotto in “città del guado fortificato” risalente al tempo del Celti, proseguendo con Dubh Linn ovvero “stagno nero” all’epoca dei vichinghi, altri appellativi sono The Pale, era la regione sotto controllo inglese attorno a Dublino, oppure The Fair City, tratto dai versi iniziali della canzone dedicata a Molly Malone e, recentemente, Silicon Valley d’Europa, perché sede dei maggiori gruppi informatici come Microsoft o Google.

Superato il vialetto d’ingresso, ai cui lati ci sono le statue in bronzo di Oliver Goldsmith e di Edmund Burke entrambi allievi di questa università, e appena varcata la soglia, non si può non ammirare il campanile, eretto alla metà del XIX secolo, alto una trentina di metri e alla cui base sono posizionate le figure di Dio, della scienza, della legge e della medicina. La superstizione dice che non si può passarci sotto quando suonano le campane, pena l’insuccesso agli esami. Attraversando i cortili ci si imbatte nella sfera con sfera opera di Arnaldo Pomodoro. Sullo sfondo si innalza l’edificio più antico del campus, il Rubrics building dalla forma allungata e riconoscibile per i mattoni rossi che lo compongono che presenta ancora elementi riconducibili al ‘600.

Vicino al Trinity College possiamo fermarci ad ammirare la Statua di Molly Malone, che rappresenta una donna dalla doppia vita, pescivendola di giorno e prostituta di notte, morta di tifo, leggenda vuole che il suo fantasma si aggiri ancora nelle strade, ma i turisti oggi le strofinano il seno considerandolo un portafortuna. Se si ha ancora tempo ci si può dirigere verso Grafton Street, la via pedonale dello shopping, qui si alternano negozi di lusso ed esercizi storici come il Bewley’s Café o il Duke Pub tutto immerso in un’atmosfera vittoriana.

Ovviamente ci sono molti altri musei interessanti da visitare, da quello archeologico a quello del whisky, da quello di arte moderna alla Galleria Hugh Lane, dal Museo della Biblioteca Chester Beatty a quello della letteratura irlandese e volendo si può visitare anche il Museo dei folletti. Camminando lungo Merrion Square e continuando su Merrion St Upper si arriva al St Stephen’s Green un parco pubblico molto amato anche dai residenti dove fare una sosta tra alberi, aiuole, giardini e un lago ed ammirare la statua di James Joyce o la scultura dedicata allo scrittore e poeta irlandese William Yeats opera di Henry Moore.

Proprio all’inizio della navata centrale si vede una pietra che indica dove molto probabilmente c’era il pozzo di san Patrizio. Percorrendo il lato sud di questa navata si incontrano numerose tombe e monumenti, infatti qui sono sepolti circa cinquecento personaggi, tra cui Richard Boyle. Posto vicino alla fonte battesimale di epoca medioevale in pietra, il monumento più grande della chiesa, eretto nel 1632 e dedicato alla memoria di Lady Katherine Boyle moglie del conte di Cork. Il monumento è composto da quattro livelli, nel primo si vede il figlio più giovane dei conti di Cork, sopra i due coniugi sdraiati circondati dai figli salendo ancora ci sono le figure di Sir Geoffrey e Lady Alice Fenton inginocchiati ed infine Robert Weston, nonno di Catherine, in posizione giacente. Altre persone importanti inumate sono Jonathan Swift, l’autore de “I viaggi di Gulliver” che fu anche diacono di questa chiesa,  Esther “Stella” Johnson, sua cara amica e Douglas Hyde e Erskine Childers, il primo e il quarto presidente d’Irlanda. Le vetrate raccontano la storia del santo. Le vetrate del transetto sud sono dedicate Edward Guinness, figlio di Benjamine e ad alcune guerre.

Scendendo verso l’entrata, nel transetto nord c’è una porta in legno con un buco centrale, la cosiddetta Porta della Riconciliazione. La leggenda narra che servì per la pace tra Lord Ormond e Lord Kildare nel 1492, il secondo tese il braccio attraverso il buco rischiando il taglio del braccio da qui il detto “to chance one’s arm”. Lungo la navata ci sono altri busti e tombe ad esempio quella dell’arcivescovo Thomas Jones e di suo figlio o la statua di san Patrizio opera della scultrice irlandese Melanie Le Brocquy.

Una particolarità è l’albero della memoria installato nel 2014 per commemorare le vittime di qualsiasi violenza. Si tratta di un albero in acciaio senza foglie su cui si possono apporre biglietti, dalle forme diverse, con messaggi di ricordo e speranza.

Entrando ci troviamo di fronte a tre navate maestose caratterizzate da bellissime vetrate colorate e un soffitto con volte a crociera, l’aspetto che attira maggiormente l’attenzione è però il pavimento piastrellato in cotto finemente decorato e molto colorato. Camminando verso il coro incontriamo il monumento funerario di Strongbow, secondo la leggenda potrebbe trattarsi del sepolcro di un ex re del Leinster, Richard de Clare, si tratta di un cavaliere con armatura, accanto un mezzo busto di bambino si dice che potrebbe essere suo figlio tagliato in due parti. Di fronte c’è la fonte battesimale e la tomba del vescovo Charles Lindsay. La cattedrale contiene alcune cappelle, in quella dedicata a St. Laud ovvero san Lorenzo O’Toole, il santo patrono della città che fu arcivescovo di Dublino nel XII secolo. Un tempo era esposta, in una teca in legno, una reliquia del santo, il cuore, che venne trafugato nel 2012 e ritrovato sei anni più tardi, ora lo si può ammirare sotto una teca di vetro.

Tutte queste destinazioni si trovano a sud del fiume Liffey che taglia Dublino in due e il ponte più turistico e attraversato giornalmente da quasi trentamila persone, collega le due rive del Liffey, dal Temple Bar alla Bachelor’s Walk, una delle banchine ottocentesche situate lungo il fiume, è l’Ha’penny Bridge, costruito ad arco in ghisa nel 1816 è diventato il simbolo di questa città, deve il suo nome al pedaggio che si doveva versare per usarlo mezzo penny.

A nord del fiume si trova la strada principale di Dublino precisamente O’ Connell Street lungo questa via, oltre ai negozi e ai grandi magazzini, troviamo The Spire, costruito nel 2002 dalla forma conica, in acciaio. Alto 120 metri, soprannominato il monumento della luce, perché di notte la parte superiore è illuminata con dei LED. A poca distanza, in direzione del fiume, oltre a questo monumento si trova il General Post Office, un edificio in stile neoclassico con un grande valore storico, infatti, era il quartier generale dei promotori della rivolta del 1916, detta la rivolta di Pasqua dove venne proclamato l’atto di indipendenza della Repubblica d’Irlanda. Dentro c’è un museo che racconta questa vicenda e rievoca la storia moderna di questa repubblica.

Da non perdere assolutamente è il Guinness Store House, un’esperienza unica, un museo di sette piani dove viaggiare all’interno della storia di questa stout, birra scura ad alta fermentazione, partendo dalla vita del fondatore del birrificio, Arthur Guinness, per vedere le campagne pubblicitarie che hanno accompagnato la vendita, fino a riconoscere persone importanti che hanno frequentato il museo per finire all’ultimo piano al Gravity Bar gustando la birra scura più famosa del mondo dando uno sguardo sulla città individuando le sue attrazioni.

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