Eccoci dunque a Brest. Fondata dai Romani che vi edificarono un accampamento divenuto con il tempo un castello, grazie alla sua posizione all’interno di una baia. Già nel XVII secolo era un porto militare, contemporaneamente crebbero la popolazione e le fortificazioni. Durante la seconda guerra mondiale, essendo un’importante base per sottomarini tedeschi, venne pesantemente bombardata e dopo lo sbarco in Normandia venne accerchiata e completamente distrutta, solo pochi dei vecchi edifici medioevali rimasero in piedi. Oggi, dopo la ricostruzione, è una città marittima e moderna, dove si incontrano vari stili architettonici dal classicismo al art déco, dunque da visitare assolutamente in quanto ricca di storia e cultura.
Da dove partire? Dalle scale di Cours Dajot, un viale alberato dietro il porto commerciale che porta al castello. Prima di salirle si nota uno strano monumento, una torre rosa, ricostruita fedelmente dopo la seconda guerra mondiale, per ricordare il successo della marina americana e della Francia nelle guerre mondiali. In poco tempo si arriva davanti al castello. Le sue origini sono molto antiche risalgono addirittura al III secolo, è sempre stato usato come fortezza militare data la sua posizione strategica a difesa dalla rada di Brest.

Oggi il castello si presenta ben conservato a causa del recentissimo restauro avvenuto nel secolo scorso, oggi nelle sale sale interne si può visitare una delle quattro sedi del Musée national de la Marine, che racconta la storia militare della Francia dai tempi passati fino ad oggi. Poco distante c’è il Pont del la Recouvrance, un ponte levatoio, a sollevamento verticale, costruito dopo la seconda guerra mondiale in sostituzione di quello precedente distrutto dai bombardamenti, con i suoi piloni alti una settantina di metri è diventato un simbolo della città, collega il quartiere operaio omonimo sulla riva destra del fiume Penfeld, con Rue de Siam, la via degli acquisti e dei caffè chic.

Attraversato il ponte, girando verso sinistra, si arriva alla Torre Tanguy, di costruzione medioevale, eretta con lo scopo di impedire l’attraversamento del fiume, ma nel tempo ha avuto molte altre funzioni, da sede giudiziaria a residenza prima dell’architetto Barillé, poi del dottor Thielmans per essere, alla fine, adibita a museo della vecchia Brest.
Continuando la passeggiata si giunge fino a Le Jardin des Explorateurs dove trovare piante, che sono state portate da quattro esploratori rientrati in questo porto, quindi allora sconosciute. Sono sistemate in casette di legno come venivano trasportate sulle navi. Il giardino è diviso in due parti collegate da una passarella, da qui la vista sul castello e sul porto è molto bella. Di fronte all’entrata la Maison de la Fontaine, traccia della vecchia Brest, oggi vi si organizzano mostre, incontri con artisti, interessante la fontana, congiunta alla parete della casa, edificata nel XVIII secolo e collegata all’acquedotto.
Rimanendo nel quartiere della Recouvrance, si deve arrivare a Rue de Saint Malò, la strada più antica di Brest, di origine medioevale, raggiungibile da Rue de Pontaniou scendendo una scalinata. Sorge sotto il Plateau des Capucins, a mio avviso niente di particolare, se non una passeggiata in una via acciottolata su cui si affacciano abitazioni tradizionali del XVII secolo e un lavatoio del XIX secolo.
Risalendo lungo la Rue de Pontaniou si scorgono le mura della vecchia prigione prima di arrivare a les Ateliers des Capucines. Si tratta di un edificio riconvertito in polo culturale, un’immensa piazza coperta, dove all’interno dei fabbricati, un tempo dedicati all’arsenale, si trovano negozi di ogni tipo, caffè, brasserie, librerie, cinema e gallerie d’arte e fa bella mostra di sè la maestosa Canoa dell’Imperatore, che portò Napoleone al porto di Anversa.

Si può arrivare in qualsiasi modo, quello più interessante è prendere la funivia che collega le due sponde del fiume per avere un panorama particolare della città e della sua rada. Dopo aver visitato il centro, sulla via dell’uscita dalla città, avendo ancora tempo, si può visitare l’Océanopolis un’acquario diviso in tre padiglioni per capire meglio gli ecosistemi polare, tropicale e temperato, c’è anche una clinica per le foche e si possono toccare alcune specie di animali marini.
Il viaggio prosegue in direzione Roscoff, carinissimo paese sulla Manica dove vedere una chiesa del XVI secolo gotica, con un campanile in stile rinascimentale essendo stata finita di costruire nel XVIII secolo e, nelle vicinanze del porto, abitazioni in pietra rosa abbellite con balconi fioriti. Dal porto in pochi minuti di traversata con un battello si attracca all’Île-de-Batz, dove la viabilità è vietata alle automobili, si vedono solo alcuni veicoli per il trasporto merci, quindi tutti a piedi dall’approdo, seguendo il sentiero costiero e la provenienza del vento, si sceglie una delle bianche spiagge dove fermarsi, la scelta è molto ampia. Ci si può fermare comodamente una mezza giornata e godere di panorami deliziosi colorati dal verde dei prati, dal bianco della sabbio dal blu intenso del mare, dal grigio dei ciottoli delle vie e dai multicolori dei fiori alle finestre del piccolo paese, una vera e propria cartolina.

Camminando lungo i sentieri si può arrivare al faro, alto quaranta metri, e il Jardin George Delaselle, un giardino botanico che custodisce molte specie di piante, molte esotiche, infine, prima di ritornare al porto, la chiesa di Notre Dame de Bon Secours, costruita nella metà del ‘800 che conserva al suo interno due belle statue e delle coloratissime vetrate.
Da Roscoff, prima di arrivare a Trégastel ci si può fermare a Lanion, la porta d’ingresso della costa di granito per visitare il suo centro storico fatto di case a graticcio e la Eglise de la Trinite de Brelevenez. Una chiesa costruita inizialmente, si pensa dall’ordine dei Templari, nel XII secolo in stile romanico con aggiunte successive in stile gotico. Raggiungibile attraverso una lunga scalinata presenta, già esternamente, una diversità architettonica derivante dalle aggiunte avvenute nel tempo dal XII al XIX secolo, infatti, l’abside così come il portico sud, sono romanici, il campanile è del ‘400 e la vicina sacrestia della metà del XIX secolo. Internamente la navata termina con il coro, sopraelevato, sotto una cripta del ‘300. Di notevole importanza anche gli arredi in particolar modo la Deposizione del ‘700 con figure a grandezza naturale, le pale d’altare delle cappelle e il pulpito in legno.
Da qui in una mezz’oretta di viaggio si arriva di fronte alla Baie de Sainte-Anne a Trégastel al centro della costa di granito rosa, che va da Trébeurden a Perros-Guirec, sicuramente il tratto di costa più famoso e turistico dell’intera Bretagna se non della Francia. La sua caratteristica sono gli enormi massi di granito dalle forme particolarissime che si ergono lungo tutta la costa, attraversata dal sentiero dei doganieri quindi percorribile a piedi per l’intera sua lunghezza.

I luoghi maggiormente visitati e fotografati sono il Faro di Ploumanac’h, si vede sullo sfondo della fotografia sopra, noto anche come il faro di Mean Ruz dal nome della rocce su cui sorge. Alto una quindicina di metri, eretto alla metà del secolo scorso in granito rosa al posto di uno esistente precedentemente.

Un’altra attrazione, una tappa obbligatoria, è la Maison du Gouffre de Plougrescant, detta anche Castel Meur, una casa privata costruita tra due grandi rocce di granito, in riva al mare, sulla punta della Gouffre vicino al borgo di Plougrescant. Edificata verso la metà del’800, fino a poco tempo fa era avvicinabile anche dai turisti poi a causa di alcuni danni provocati dai visitatori è stato eretto un muro di pietra tutt’attorno per impedirne l’accesso, pare che anche le due macchine siano sempre lì parcheggiate per lo stesso motivo.

Lungo il sentiero si incontrano anche magnifiche spiagge di sabbia finissima, ad esempio, la Plage Saint Guirec o ville del XIX secolo in stili diversi, barocco o medioevale come il Château de Costaérès, una villa in granito padronale, privata, quindi non visitabile, in granito, ma anche un parco con molte sculture, ovviamente in granito, il Parc des Sculpures Symposium Christian Gad et Daniel Cheé.
Distante una trentina di chilometri da Plougrescant, ci sono i resti dell’Abbazia di Beauport affacciata sulla Cotes d’Armor. Costruita agli inizi del 13° secolo, in stile gotico è immersa in un bellissimo paesaggio che si affaccia sul canale della manica, da qui anche la sua posizione strategica che influì sulla sua ricchezza proveniente dall’arrivo di pellegrini dalla Britannia e anche da commercio portuale. Durante la rivoluzione venne destinata ad altri usi come scuola e anche fabbrica di sidro, tutt’oggi in produzione. Visitandola si viene colti dal declino e dalla decadenza di quello che rimane, della chiesa , del refettorio, della sala capitolare, esempio di arte anglo-normanna, e delle cantine. La vegetazione ha ormai presso possesso di gran parte degli ambienti, ortensie, parati e un meleto, esterno, contrastano con archi, mura, da cui si vede il mare, facciate e tracce di affreschi, in parte ancora conservati.

Prima di arrivare a Saint-Malo ci sono alcune fermate da fare, la prima è Fort la Latte, costruito in arenaria verso la seconda metà del 1300, anche se una leggenda lo data al II secolo, a picco sulla scogliera con vista sulla baia di Saint Malò, quindi, data la posizione strategica, un bastione di difesa quasi inespugnabile. La visita si concentra sulla cappella e il mastio con il ponte levatoio i corpi di guardia e i sotterranei, ma soprattutto sullo splendido panorama che si gode dall’alto della sua torre principale.

Un comodissimo sentiero costiero di quattro chilometri conduce a Cap Fréhel, percorrendolo si vedono splendidi panorami, ad esempio, le sottostanti spiagge dell’Anse des Sévignés purtroppo difficilmente accessibili in quanto incastonate tra alte falesie di arenaria dove nidificano varie specie di uccelli, tutt’attorno una moltitudine di colori che vanno dal giallo delle ginestre al violaceo dell’erica al verde degli arbusti. La vista dal faro, potentissimo e alto un centinaio di metri, nelle belle giornate, si estende fino all’isola di Jersey, la più grande del canale della Manica, da una parte e fino all’île de Bréhat dall’altra.
Continuando il viaggio per meno di un’ora si arriva a Dinan, un borgo dal perfetto stampo medioevale ancora ben conservato, passeggiare per il centro storico osservando le case a graticcio e le stradine lastricate fa tornare indietro il pensiero a quei tempi. Oltre alle mura lunghe circa tre chilometri, non si deve assolutamente perdere una visita alla Basilica di Saint-Sauveur risalente al XI secolo poi ampliata e ristrutturata alcuni secoli più tardi.
Caratterizzata dalla sua assimetria incompleta e dai diversi stili architettonici, che vanno dal bizantino al persiano fino al romanico. Esternamente la facciata presenta tre archi, nei due laterali sono presenti delle statue mal conservate, i capitelli del portici mostrano immagini differenti tra loro. Internamente, il coro con l’abside di struttura gotica, che si dilunga in cinque cappelle ornate da nicchie e baldacchini del XVI secolo. Un’altra pregevolezza sono le vetrate, di epoche diverse, molte del XIX secolo e di quello seguente ma se ne possono vedere ancora alcune appartenenti alla prima costruzione.

Sul retro si estende un giardino all’inglese dove si notano alcuni alberi molto antichi tra cui un ginkgo biloba. Rientrando verso la costa dopo neanche una trentina di chilometri incontriamo Dinard una località di mare che ancora conserva un’impronta aristocratica in perfetto stile Belle Époque. Caratteristiche sono le ville che traspirano quell’epoca tra cui la più rappresentativa, Les Roches Brunes, in stile Luigi XIII, e dalla spiaggia de l’Écluse, sabbiosa, animata contraddistinta dalle tende paravento a strisce bianche e blu. Per raggiungerla l’ideale è fare una passeggiata lungo la Promenade des Alliés partendo da Pointe du Moulinet da dove si ha un’ottima visuale sulla città di Saint Malò.

Sull’altra sponda dell’estuario del fiume La Rance si staglia la città fortificata di Saint Malò raggiungibile attraversando il ponte della diga di mare della centrale mareomotrice, la prima costruita al mondo, di La Rance. La città all’interno delle mura, l’intramuros, il centro storico, è assolutamente da visitare, facendo il giro dei bastioni da cui si ha una vista sia sulla baia che sul labirinto di stretti viottoli con i palazzi mercantili dai tetti in ardesia. La cattedrale di Saint Vincent costruita, in sei secoli tra il XII e il XVIII con stili che passano dal romanico al gotico, distrutta nella seconda guerra mondiale e ricostruita negli anni settanta del XX secolo, presenta all’interno delle meravigliose vetrate e un rosone che danno luce agli arredi tra cui il pulpito, i tre organi e al coro nella cui cappella ci sono le tombe del esploratore Jaques Cartier e del corsaro René Duguary-Trouin.

Qui l’ampiezza delle maree è la più rilevante di tutta la Bretagna per cui, con la bassa marea, fuori dalle mura del XII secolo, si puo raggiungere a piedi, attraversando la grande spiaggia sabbiosa dell’Éventail il Fort National. Eretto nel ‘600 su un isolotto, per proteggere, assieme ad altri cinque, la città. Un’altra spiaggia fantastica è quella raggiungibile in pochissimi minuti dalla porta di Saint Pierre la spiaggia del Bon-Secours catatterizzata da una piscina di acqua di mare e dalla possibilità di raggiungere a piedi le due isolette di Petit Bé e Grand Bé.
Prima di una visita all’Abbazia di Mont-Saint-Michel, di cui scriverò in un altro articolo, si può fare una pausa a Cancale, nominata “Site Remarquable du Goût”, rimarchevole sito del gusto, il posto giusto dove gustare ostriche e frutti di mare di fronte a Mont Saint-Michel che si erge al centro della baia.
Sulla via del ritorno mi sono fermato nella foresta di Paimpont, nota anche come foresta di Brocéliande. Una foresta come ce ne sono molte, anche in Italia, contorti sentieri sterrati, che si perdono tra le querce e i faggi, che costeggiano piccoli laghi e che sono attraversati da cervi, caprioli e cinghiali. La sua “fortuna” è la ricchezza di leggende che la vedono come il luogo dove si svolgono le storie di Chrétien de Troyes, colui che scrisse le vicende di Lancillotto e Parsifal. In questo luogo le leggende e la magia pervadono l’aria, qui c’è la Tomba di Mago Merlino, prima era una sepoltura megalitica di cui oggi sono rimaste solo due pietre, vicinissima la fontana della giovinezza, un’altra è la fontana di Barenton, che rilascia bolle di azoto, si dice che quest’acqua curi la tigna, plachi la pazzia e faccia trovare marito alle fanciulle. Il luogo dove Merlino ha incontrato la bella Viviana, la dama del lago, colei che lo sedusse e lo imprigionò in una caverna. Seguendo il percorso ad anello che porta alla valle senza ritorno, dove viveva la fata Morgana, si incontrano altre luoghi “magici”, come la roccia dei falsi amanti, l’amante della fata e un’altra donna, con cui venne sorpreso, vennero trasformati in pietra. La fata presa dalla rabbia lanciò anche una maledizione su chi attraversava questa stretta valle, oppure lo specchio delle fate, un lago immobile, circondato da alti alberi che non permettono al vento di spostare le acque, vi vivevano sette fate.