La costa bretone da Brest a Saint Malò.

Prima di arrivare a Saint-Malo ci sono alcune fermate da fare, la prima è Fort la Latte, costruito in arenaria verso la seconda metà del 1300, anche se una leggenda lo data al II secolo, a picco sulla scogliera con vista sulla baia di Saint Malò, quindi, data la posizione strategica, un bastione di difesa quasi inespugnabile. La visita si concentra sulla cappella e il mastio con il ponte levatoio i corpi di guardia e i sotterranei, ma soprattutto sullo splendido panorama che si gode dall’alto della sua torre principale.

Un comodissimo sentiero costiero di quattro chilometri conduce a Cap Fréhel, percorrendolo si vedono splendidi panorami, ad esempio, le sottostanti spiagge dell’Anse des Sévignés purtroppo difficilmente accessibili in quanto incastonate tra alte falesie di arenaria dove nidificano varie specie di uccelli, tutt’attorno una moltitudine di colori che vanno dal giallo delle ginestre al violaceo dell’erica al verde degli arbusti. La vista dal faro, potentissimo e alto un centinaio di metri, nelle belle giornate, si estende fino all’isola di Jersey, la più grande del canale della Manica, da una parte e fino all’île de Bréhat dall’altra.

Continuando il viaggio per meno di un’ora si arriva a Dinan, un borgo dal perfetto stampo medioevale ancora ben conservato, passeggiare per il centro storico osservando le case a graticcio e le stradine lastricate fa tornare indietro il pensiero a quei tempi. Oltre alle mura lunghe circa tre chilometri, non si deve assolutamente perdere una visita alla Basilica di Saint-Sauveur risalente al XI secolo poi ampliata e ristrutturata alcuni secoli più tardi.

Caratterizzata dalla sua assimetria incompleta e dai diversi stili architettonici, che vanno dal bizantino al persiano fino al romanico. Esternamente la facciata presenta tre archi, nei due laterali sono presenti delle statue mal conservate, i capitelli del portici mostrano immagini differenti tra loro. Internamente, il coro con l’abside di struttura gotica, che si dilunga in cinque cappelle ornate da nicchie e baldacchini del XVI secolo. Un’altra pregevolezza sono le vetrate, di epoche diverse, molte del XIX secolo e di quello seguente ma se ne possono vedere ancora alcune appartenenti alla prima costruzione.

Sul retro si estende un giardino all’inglese dove si notano alcuni alberi molto antichi tra cui un ginkgo biloba. Rientrando verso la costa dopo neanche una trentina di chilometri incontriamo Dinard una località di mare che ancora conserva un’impronta aristocratica in perfetto stile Belle Époque. Caratteristiche sono le ville che traspirano quell’epoca tra cui la più rappresentativa, Les Roches Brunes, in stile Luigi XIII, e dalla spiaggia de l’Écluse, sabbiosa, animata contraddistinta dalle tende paravento a strisce bianche e blu. Per raggiungerla l’ideale è fare una passeggiata lungo la Promenade des Alliés partendo da Pointe du Moulinet da dove si ha un’ottima visuale sulla città di Saint Malò.

Prima di una visita all’Abbazia di Mont-Saint-Michel, di cui scriverò in un altro articolo, si può fare una pausa a Cancale, nominata “Site Remarquable du Goût”, rimarchevole sito del gusto, il posto giusto dove gustare ostriche e frutti di mare di fronte a Mont Saint-Michel che si erge al centro della baia.

Sulla via del ritorno mi sono fermato nella foresta di Paimpont, nota anche come foresta di Brocéliande. Una foresta come ce ne sono molte, anche in Italia, contorti sentieri sterrati, che si perdono tra le querce e i faggi, che costeggiano piccoli laghi e che sono attraversati da cervi, caprioli e cinghiali. La sua “fortuna” è la ricchezza di leggende che la vedono come il luogo dove si svolgono le storie di Chrétien de Troyes, colui che scrisse le vicende di Lancillotto e Parsifal. In questo luogo le leggende e la magia pervadono l’aria, qui c’è la Tomba di Mago Merlino, prima era una sepoltura megalitica di cui oggi sono rimaste solo due pietre, vicinissima la fontana della giovinezza, un’altra è la fontana di Barenton, che rilascia bolle di azoto, si dice che quest’acqua curi la tigna, plachi la pazzia e faccia trovare marito alle fanciulle. Il luogo dove Merlino ha incontrato la bella Viviana, la dama del lago, colei che lo sedusse e lo imprigionò in una caverna. Seguendo il percorso ad anello che porta alla valle senza ritorno, dove viveva la fata Morgana, si incontrano altre luoghi “magici”, come la roccia dei falsi amanti, l’amante della fata e un’altra donna, con cui venne sorpreso, vennero trasformati in pietra. La fata presa dalla rabbia lanciò anche una maledizione su chi attraversava questa stretta valle, oppure lo specchio delle fate, un lago immobile, circondato da alti alberi che non permettono al vento di spostare le acque, vi vivevano sette fate.

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