La Bretagna è una regione della Francia, per cui si parla la lingua francese, ma è anche distinta in due ulteriori aree linguistiche, una dove si parla ancora il bretone, una lingua celtica, e un’altra dove si sente ancora una lingua d’oïl, il gallo, di ceppo romanzo. Si possono distinguere la costa la cosiddetta “Armor” più turistica e la campagna l'”Argoat” meno popolata. Per visitare le zone turistiche si deve comunque viaggiare nell’entroterra, i paesaggi che si scorgono sono pianeggianti, intervallati da colline, si vedono distese di campi di orzo, frumento ed avena, foreste e caratteristici villaggi medioevali.
Uno di questi è sicuramente Rochefort en Terre. Visitandolo si fa un salto indietro nel tempo. Costruito nel XII secolo sopra su una roccia, conserva ancora quell’atmosfera antica grazie al castello, dalla storia particolare, e le sue case in granito ornate da fiori dai colori sgargianti, in gran parte gerani. Il castello del XII secolo di cui ancora si conservano le mura, ricostruito quattro secoli più tardi venne incendiato durante le guerre di religione, che opposero calvinisti a cattolici, e saccheggiato durante la rivoluzione ed infine demolito. Nei primi anni del ‘900 i ruderi vennero acquistati dal pittore americano Alfred Klots che lo ristrutturò in stile seicentesco. Nello stesso tempo incoraggiò gli abitanti ad abbellire le loro case con dei fiori tant’è che ne nacque un concorso annuale di vetrine fiorite. e invitato pittori americani a dipingere questi scorci, oggi è uno dei borghi più visitati dell’intera Francia.

Anche la chiesa, la collegiale Notre-Dame-de-la-Tronchaye costruita nel XII secolo in granito ma ampliata in quelli successivi per cui presenta stili diversi, merita un’occhiata almeno esteriormente dove è rappresentato il Calvario con la rappresentazione della Passione e dell’Ascensione di Cristo. Deve il suo nome alla leggenda che racconta come un sacerdote nascose una statua della Madonna dentro un tronco d’albero, dove è poi stata eretta la chiesa, per non farla cadere in mani normanne. Dopo aver passeggiato lungo i vicoli del paese si deve allungare la camminata verso il lago del Moulin Neuf, per una pausa ristoratrice oppure per percorrere i sentieri che lo circondano.
Andando con ordine la prima località dove fermarsi è Vannes, in bretone Vannetais proveniente dal popolo celtico abitante della Gallia al tempo di Cesare. La città è medioevale con molte case a traliccio alternate ad abitazioni di granito e con un porto molto carino. Iniziamo a visitare questa cittadina da Porte Saint Vincent, costruita negli anni venti del milleseicento e rinnovata in stile barocco, la facciata presenta sul livello intermedio lo stella della città e su quello superiore la statua di Saint Vincent Ferrier ed è inserita nelle mura della città.
Attraversandola entriamo nel centro storico di Vannes, e per prima cosa dobbiamo arrivare ai Jardin des Remparts, un giardino alla francese dove, a seconda delle stagioni, cambiano i colori. Il parco è bastionato, con fortificazioni successive a partire dai Romani fino al XVII secolo. Guardandoli si vedono una serie di torri tra cui la maestosa Torre Connétable, eretta nel’400. Se invece percorriamo il giro di ronda lungo le mura abbiamo una vista sull’intero parco ricavato dal quello che un tempo era il fossato.

Attraversando la “Porte Prison”, del XIII secolo, con torre rotonda annessa e arco d’entrata presenta, al livello intermedio, tra gli incavi del ponte levatoio, di cui era dotata, si vede uno stemma molto danneggiato. Si rientra in città nel quartiere Saint Patern e in pochi minuti si arriva all‘Église Saint-Patern de Vannes, una chiesa del XI secolo ricostruita in seguito ad un temporale che ne distrusse il campanile. All’interno tre cappelle con notevoli pale d’altare. Percorrendo i viottoli del quartiere si arriva nella piazza principale dedicata a Henri IV e si ammirano le graziose case a graticcio di vari colori, da un angolo si intravvede la Basilica Saint-Pierre, la cattedrale di Vannes costruita in stile gotico sopra una precedente chiesa romana del II secolo. La sua costruzione è durata parecchi secoli, precisamente cinque, dal ‘400 al ‘800.
La facciata esterna presenta un portico con più archi sovrapposti, con due ingressi separati da una colonna con la statua di san Vincenzo Ferrer, la cui vita, assieme a quella di san Pietro è ripresa nel timpano sovrastante. Al livello intermedio in grande rosone, sul lato nord si innalza una torre campanaria in stile romanico sull’altro versante un campanile più recente del XIX secolo. Da guardare anche la facciata verso nord, abbellita dalle statue dei dodici apostoli.
All’interno ci sono cinque cappelle per lato nella più piccola, della parte sud, si trova la fonte battesimale, le altre di questa ala sono impreziosite con delle magnifiche vetrate dove sono rappresentati alcuni episodi biblici, pregevole è quella dedicata a sant’Anna, la patrona della Bretagna quindi molto venerata, sia per la vetrata che per la pala dell’altare datata milleottocento. Sulla parete nord la cappella da vedere assolutamente è la Cappella rotonda del Santissimo Sacramento, restaurata più volte ed ora ancora vuota, è in stile rinascimentale caso molto raro in questa terra. Le altre raccontano le storie dei santi a cui sono dedicate, rappresentate sulle vetrate. L’altare maggiore del coro è semplice, in marmo, ospita ulteriori tre altari tra cui il vecchio altare maggiore con una bellissima pala e una croce gloriosa. Sempre all’interno, degno di nota anche il grande organo e la galleria lignea in cui è inserito e anche i monumenti funebri di alcuni vescovi.
Continuando la visita del centro della cittadina ad un certo punto, all’incrocio tra rue Rogue e rue Noé, troviamo Vannes et sa femme, una scultura del XVI secolo, in granito, dipinta, posta sull’angolo di una casa a graticcio raffigurante i busti di una coppia, l’uomo a destra e la donna a sinistra, si direbbe un’insegna che invita ad entrare in un negozio, con il tempo è diventata un simbolo della città.

Avendo ancora del tempo si possono visitare i due musei, quello di storia ed archeologia e quello delle belle arti che si trova di fronte alla cattedrale. Ad una quindicina di chilometri da Vannes c’è Port-Blanc, dal porto ci si imbarca per l’Île-aux-Moines, la traversata dura solo cinque minuti. Quest’isola venne regalata del Re di Bretagna ai monaci nel IX secolo, da qui il nome. È la più grande delle isole del golfo di Morbihan dove regna la tranquillità, ideale per passeggiare, oppure pedalando, alla scoperta di uno dei suoi sentieri, con difficoltà, e paesaggi differenti, invasi dai profumi dei glicini, dei pini e del mare che si confondono tra loro, oppure dai colori dei fiori che ornano il paesaggio.

Quello più lungo, ad anello di circa venti chilometri, percorre tutta la costa. Avendo poco tempo un’idea è farsi un bagno nella vicina Plage du Dréhen detta anche La Grande Plage con le sue caratteristiche cabine colorate di bianco e blu e le sue ville sullo sfondo. Avendo maggior tempo da dedicare alla visita di quest’isola ci si può fermare al paese dove consumere un pasto o sorseggiare una bibita dopo aver essersi recati a Kerno o a Pen Hatp a vedere i dolmen.
Proseguendo il viaggio è imperativo fermarsi a Carnac per due motivi. Il primo è il complesso megalitico, un sito molto esteso nel mezzo della campagna. Si possono vedere circa tremila megaliti in quattro chilometri divisi in tre zone, Ménec, undici file di menhir, uno il gigante di Le Menéc è alto quasi quattro metri, dove confluiscono le file ci sono delle pietre in circolo, ovvero un crolech.

Un altro sito è Kermario, quello con le pietre più grandi, il più visitato quindi anche il più rovinato. l’ultimo è Kerlescan, il meglio conservato, tutti si distinguono da altre aree per i loro allineamenti. Vennero eretti migliaia di anni fa, più o meno nel V secolo a.C. il periodo era il neolitico. Poco distante il Géant du Manio, raggiungibile percorrendo un sentierino nel bosco che costeggia un piccolo allineamento, l’Alignements du Manio, è un menhir altro sei metri e mezzo. Interessanti sono le teorie che spiegherebbero il significato di questi allineamenti.
Alcune li collegano all’astronomia, altre a luoghi di culto o a colonne sepolcrali di origine celtica, poi ci sono quelle più improbabili, che teorizzano che corrispondano all’incrocio tra acqua sotterranee e minerali, infine quelle più affascinanti, una leggenda arturiana, soldati romani tramutati in pietre da mago Merlino, oppure da divinità per punire i malvagi, o ancora dalla fuga verso il mare di Papa Cornelius che sentendosi intrappolato trasformò i suoi inseguitori in rocce. Il secondo è la spiaggia, la Grand Plage, due chilometri di bianca sabbia fine, considerando poi che questo paese è particolarmente soleggiato perché non approfittare per un bel bagno ristoratore o per prendere il sole in tranquillità?
Rimanendo in tema di nuotate e di stare in spiaggia si deve percorrere la penisola di Quiberon anche se molto trafficata in quanto meta balneare glamour, luogo di talassoterapia ma soprattutto per la côte sauvage quella che guarda verso l’oceano. Un paesaggio incredibile, una natura selvaggia fatta di scogli, e spiagge dove le maree lo cambiano giornalmente. Mi sono fermato alla Plage de Port Blanc, l’acqua cristallina invita a tuffarsi, con attenzione perché non è attrezzata, la spiaggia di sabbia fine e le rocce che la racchiudono sollecitano ad una pausa oppure ad una passeggiata, meglio con la bassa marea, fino all’arco naturale conosciuto come Roche Percée. Guardandolo con attenzione si notano le diverse fasi di erosione costiera avvenute, per chi si interessa di geologia è tutto da scoprire.

Salendo verso l’alto si incontra un tratto del sentiero dei doganieri, contrassegnato GR34, è un sentiero costiero, di modesta difficoltà, che percorre tutto il litorale che va da nel porto di Saint-Nazaire, fino a Mont Saint Michel, quindi lungo circa duemila chilometri, che veniva percorso giornalmente dai doganieri per impedire il contrabbando. Percorrendolo in pochi minuti di arriva a vedere i resti di un posto di dogana la Pointe du Percho, da qui si ha una vista meravigliosa, specialmente al tramonto su tutta la costa, frastagliata e dalla natura mozzafiato.
Un altra tappa è arrivare a Concarneau, prima però ci si deve fermare a Pont-Aven, attraversata dal fiume Aven, è una fermata turistica d’obbligo, perché indicato come il villaggio più seducente e delizioso della Bretagna tant’è che in passato era il rifugio di molti artisti tra i quali Paul Gauguin. I ponti, i mulini e soprattutto la passeggiata Xavier Grall, un sentiero lungo il fiume, da dove fotografare gli scorci più belli tra i grandi e rotondi blocchi di sassi in mezzo alla corrente del fiume, sempre occupati da persone intente a fare una pausa con i piedi nell’acqua corrente.
Da qui in una ventina di minuti arriviamo a Concarneau, era una cittadina fortificata, oggi meta turisticamente appetibile per le lunghe spiagge adatte a passeggiate sul bagnasciuga, come ad esempio la più frequentata, la spiaggia di Sables Blancs, tutt’oggi è anche un fiorente porto, viene chiamata la città blu dal colore delle reti stese sulla banchina portuale. Questa città è anche ricca di storia, infatti, nel suo primo abbozzo, nel XIII secolo, era un’isola fortificata, la sua posizione strategica l’ha poi trasformata in un’importante centro commerciale e militare. La cittadella murata, la Ville-Close si trova al centro della Concarneau odierna. I bastioni, in granito, sono originali del XV secolo, attraversando un ponte ed un portone d’ingresso del XVIII secolo, con la torre dell’orologio con una meridiana, si entra in città e si viene accolti da un senso di “nostalgia” reso tale dalle case in pietra che sono ai lati della strada principale, Rue Vauban e dalla lastricatura delle vie secondarie. Siccome è uno dei luoghi più visitati della Bretagna tutte le stradine sono predisposte con negozi, caffè, pasticcerie e piccoli ristoranti. Salendo sulle mura si ha una magnifica vista del porto.

Continuando il nostro viaggio dobbiamo spingerci all’interno per visitare Quimper, adagiata lungo il fiume Odet è stata l’antica capitale della Cornovaglia francese. Per scoprire i suoi “tesori” si devono percorrere i vicoletti del centro storico per godere dei balconi fioriti e della numerose case a graticcio. Alzano lo sguardo non si possono non notare le due guglie, alte una settantina di metri, della Cattedrale Saint-Corentin, una delle basiliche gotiche più antiche dell’intera Bretagna. La sua costruzione, sopra le fondamenta di una chiesa precedente, durò dal XIII fino al XIX data di elevazione delle due guglie.
La facciata ovest, quella più fotografata, presenta un unico portale, ad archi sovrapposti decorati con delle piccole figure, inserito tra le due torri. Tra le porte d’ingresso una colonna con la statua di Cristo con in mano la terra, sopra la statua di re Grandon, eroe di molte storie bretoni, contornato da numerosi stemmi. Internamente si avverte immediatamente il disallineamento tra la navata e il coro, tipico di quei tempi ad indicare la posizione della testa di Gesù sulla croce, ma si viene attratti dalle vetrate, coloratissime, che raffigurano episodi biblici o della vita di Cristo e di alcuni santi. Vennero restaurate e modificate nell’ottocento per cui ve ne sono alcune di databili XV secolo ed altre molto più recenti. Lungo le navate si possono vedere anche delle lastre funebri, sei sono classificate come monumenti storici così come il pulpito ligneo del ‘600 ornato con scene della vita di san Coretin e alcune sculture.

Sulla piazza omonima troviamo il Museo delle Belle Arti dove sono esposti molti dipinti, soprattutto fiamminghi, distribuiti dal XIV secolo fino ad oggi. Passeggiare lungo il fiume Odet oltre che rilassante permette di vedere edifici come il palazzo della prefettura edificato agli inizi del’900 ma in stile neorinascimentale riconoscibile dalle caratteristiche torri dai toni smussati e una serie di ponti infiorati che danno la possibilità di fotografare degli interessanti scorci.
Proseguendo per circa un chilometro si entra nel quartiere di Locmaria, soprannominato le quartier des faïenciers, il quartiere dei terraioli, qui si realizzavano le maioliche per cui è ancora oggi famosa Quimper, qui è dove è nata la città nel I secolo d. C., ne è testimonianza la chiesa di Notre-Dame-de-Locmaria, un’abazia femminile eretta nel XI secolo, in stile romanico, l’edificio più vecchio della città, restaurata e riaperta da poco.
Attigui ci sono i Jardin du Prieuré Locmaria creati sullo stile medioevale, custoditi dalle mura, vi sono ospitate una grande quantità di piante, anche rare, dalle varie qualità, aromatiche, decorative e curative. Volendo continuare la passeggiata si arriva al Castello di Lanniron, un tempo la residenza dei vescovi di Bretagna, ora è un’oasi di verde, dei giardini terrazzati dove alloggiano piante di ogni continente, un classico esempio di parco alla francese del XVII secolo. Ritornando verso il parcheggio gratuito lungo Rue Élie Freron, sulla destra attraversando un cancello in ferro si entra nel Jardin de la Retraite, ovvero il giardino del Ritiro. dislocato nei bastioni della cittadina, offre tre spazi, in virtù della sua struttura a gradoni, dedicati alle palme, alle piante tropicali e alle piante secche.
Da un po’ di chilometri siamo entrati nel dipartimento di Finistere, e quando si arriva a Pointe du Raz sembra davvero di essere alla fine della terra. Ci troviamo su un promontorio sull’oceano dove il vento fischia forte, le onde si infrangono, schiumando, sulla scogliera, il regno di molti uccelli dal volo radente e dallo stridio acuto. Lo si raggiunge anche qui camminando lungo un tratto del GR34, incorniciato dai colori della brughiera, di fronte si vede il faro dell’îlot de la Vieille, la foto con il brutto tempo rende molto bene l’idea di cosa significava raggiungerlo prima che fosse automatizzato. Nel piazzale antistante i punti di osservazione troviamo il monumento a Notre-Dame-des-Naufrages, dietro si vede l’imponente sito della Marina Militare Francese.

Continuando lungo il sentierino si arriva alla Baie des Trépassés, una lunga spiaggia sabbiosa che collega le scogliere di Pointe du Raz a sinistra e di Pointe du Van a destra. Il nome non deve incutere paura anche se le leggende narrano di cadaveri di naufraghi o di druidi morti pronti all’imbarco per l’isola di Sein che si vede di fronte solo con il bel tempo. Siccome qui il vento è sempre forte e le onde alte, questa spiaggia non è indicata per nuotare ma è abbastanza ricercata per fare surf.

Lasciata la baia des Trépassés, viaggiando per una cinquantina di chilometri, raggiungiamo Locronan, un bellissimo villaggio medioevale tant’è che si fregia del titolo di Plus beaux villages de France. le sue origini risalgono ai Celti che scelsero questa zona per farne un percorso sacro, il borgo vero e proprio sorse però nel XI secolo. Dal parcheggio, gratuito, si arriva nella Place de l’Église, con la pavimentazione con ciottoli, con il pozzo al centro e le case in granito grigio tendente al blu datate XVII secolo ormai utilizzate come ristoranti o crêperie. Sulla piazza si affaccia la chiesa di Saint-Ronan, edificata nel XV secolo, in stile gotico.

Entrando attraverso un maestoso portale a arco con due entrate, si nota immediatamente la vetrata, della fine del ‘400, nell’abside che racconta la Passione di Cristo dalla crocefissione fino alla resurrezione, ai lati le statue in legno della Vergine e di Giovanni Evangelista. Di pregevole fattura anche il pulpito del XVIII secolo e la pala del Rosario. Adiacente c’è la chapelle du Pénity, dello stesso periodo, dove c’è la tomba si san Ronan, colui che convertì al cattolicesimo la Bretagna, sulla lastra tombale la sua figura che stringe la croce, ai suoi piedi un leone, il tutto sorretto da sei statue, assieme formano una facciata unica. Dalla piazza seguendo Rue Moal si arriva alla Notre-Dame-de-Bonne-Nouvelle, una cappella con un portale gotico, delle stupende vetrate e dinanzi il monumento del Calvario.
Per arrivare alla penisola di Crozon si attraversa una porzione del Parc naturel régional d’Armorique caratterizzato da una diversità morfologica si passa dalle alture dell’Arrée e delle sue brughiere all’ l’Aulne maritime, una zona con piccoli boschi, siepi naturali e paludi inframezzate da terreni coltivati, dagli speroni rocciosi della penisola di Crozon alle dune e alle torbiere, ricca di fauna selvatica e di flora con l’erica e la ginestra predominanti e da una storia lunghissima che parte addirittura dal Paleolitico. La penisola ha una strana forma, ha tre punte, sembra un’alabarda, a mio avviso da non perdere, nella punta centrale, è Pointe de Pen Hir. Un promontorio ai cui piedi si scorgono tre scogli di granito chiamati Tas de Pois tradotto in mucchio di piselli.
Passeggiando lungo i sentierini di queste scogliere, alte una settantina di metri, si gode di un panorama unico che nei giorni di sole arriva da Pointe de Raz a Pointe Saint-Mathieu, dove si mescolano il blu profondo delle insenature, il bianco delle onde del mare che si infrangono sulla costa, il giallo intenso delle spiagge e le diverse colorazioni della brughiera.

Arrivando, già da lontano si vede il Monument aux Bretons de la France Libre, detto anche la croce di Penhir, eretto nella metà del XX secolo dedicato ai liberi bretoni francesi, ha la forma di una croce lorenese, simbolo della resistenza francese nella seconda guerra mondiale, è alto una quindicina di metri, alla base una frase dello scrittore poeta Charles Baudelaire: “Uomo libero sempre amerai il mare”.
In macchina, ma anche a piedi, in pochi minuti, si possono raggiungere gli Alignements de Lagatjar, contemporanei di quelli di Carnac, sono rimasti un’ottantina di menhir neolitici disposti su due linee parallele, una lunga duecento metri, congiunte ad angolo retto. Proprio dietro agli allineamenti ci vedono le rovine del Manoir du Coecilian con le sue caratteristiche torrette cilindriche. Da quest’altura si vede la Plage de Pen Hat, appartata, anche se vi si accede facilmente, con una sabbia finissima preceduta da alcune dune e incastonata tra le rocce. Purtroppo è molto esposta al vento, e alle correnti, inoltre, ci sono dei grandi avvallamenti della sabbia anche vicino a riva causate dalle maree, quindi è vietato fare il bagno, qualche se qualche “incauto” lo si vede, meglio il surf o stendersi al sole e aspettare il tramonto. Un’altra è la Plage de Veryac’h, si trova dalla parte opposta, selvaggia con una spiaggia mista di sabbia e rocce, qui la balneazione non è interdetta. Con la bassa marea si possono raggiungere, sulla sinistra alcune incantevoli calette. Da entrambe si ha una vista particolare sul promontorio.
Da qui in appena settanta chilometri si arriva a Brest che descriverò nell’articolo seguente.