La Bretagna, tra mare e foreste da Vannes a Brest.

Uno di questi è sicuramente Rochefort en Terre. Visitandolo si fa un salto indietro nel tempo. Costruito nel XII secolo sopra su una roccia, conserva ancora quell’atmosfera antica grazie al castello, dalla storia particolare, e le sue case in granito ornate da fiori dai colori sgargianti, in gran parte gerani. Il castello del XII secolo di cui ancora si conservano le mura, ricostruito quattro secoli più tardi venne incendiato durante le guerre di religione, che opposero calvinisti a cattolici, e saccheggiato durante la rivoluzione ed infine demolito. Nei primi anni del ‘900 i ruderi vennero acquistati dal pittore americano Alfred Klots che lo ristrutturò in stile seicentesco. Nello stesso tempo incoraggiò gli abitanti ad abbellire le loro case con dei fiori tant’è che ne nacque un concorso annuale di vetrine fiorite. e invitato pittori americani a dipingere questi scorci, oggi è uno dei borghi più visitati dell’intera Francia.

La facciata esterna presenta un portico con più archi sovrapposti, con due ingressi separati da una colonna con la statua di san Vincenzo Ferrer, la cui vita, assieme a quella di san Pietro è ripresa nel timpano sovrastante. Al livello intermedio in grande rosone, sul lato nord si innalza una torre campanaria in stile romanico sull’altro versante un campanile più recente del XIX secolo. Da guardare anche la facciata verso nord, abbellita dalle statue dei dodici apostoli.

Continuando la visita del centro della cittadina ad un certo punto, all’incrocio tra rue Rogue e rue Noé, troviamo Vannes et sa femme, una scultura del XVI secolo, in granito, dipinta, posta sull’angolo di una casa a graticcio raffigurante i busti di una coppia, l’uomo a destra e la donna a sinistra, si direbbe un’insegna che invita ad entrare in un negozio, con il tempo è diventata un simbolo della città.

Avendo ancora del tempo si possono visitare i due musei, quello di storia ed archeologia e quello delle belle arti che si trova di fronte alla cattedrale. Ad una quindicina di chilometri da Vannes c’è Port-Blanc, dal porto ci si imbarca per l’Île-aux-Moines, la traversata dura solo cinque minuti. Quest’isola venne regalata del Re di Bretagna ai monaci nel IX secolo, da qui il nome. È la più grande delle isole del golfo di Morbihan dove regna la tranquillità, ideale per passeggiare, oppure pedalando, alla scoperta di uno dei suoi sentieri, con difficoltà, e paesaggi differenti, invasi dai profumi dei glicini, dei pini e del mare che si confondono tra loro, oppure dai colori dei fiori che ornano il paesaggio.

Un altra tappa è arrivare a Concarneau, prima però ci si deve fermare a Pont-Aven, attraversata dal fiume Aven, è una fermata turistica d’obbligo, perché indicato come il villaggio più seducente e delizioso della Bretagna tant’è che in passato era il rifugio di molti artisti tra i quali Paul Gauguin. I ponti, i mulini e soprattutto la passeggiata Xavier Grall, un sentiero lungo il fiume, da dove fotografare gli scorci più belli tra i grandi e rotondi blocchi di sassi in mezzo alla corrente del fiume, sempre occupati da persone intente a fare una pausa con i piedi nell’acqua corrente.

Da qui in una ventina di minuti arriviamo a Concarneau, era una cittadina fortificata, oggi meta turisticamente appetibile per le lunghe spiagge adatte a passeggiate sul bagnasciuga, come ad esempio la più frequentata, la spiaggia di Sables Blancs, tutt’oggi è anche un fiorente porto, viene chiamata la città blu dal colore delle reti stese sulla banchina portuale. Questa città è anche ricca di storia, infatti, nel suo primo abbozzo, nel XIII secolo, era un’isola fortificata, la sua posizione strategica l’ha poi trasformata in un’importante centro commerciale e militare. La cittadella murata, la Ville-Close si trova al centro della Concarneau odierna. I bastioni, in granito, sono originali del XV secolo, attraversando un ponte ed un portone d’ingresso del XVIII secolo, con la torre dell’orologio con una meridiana, si entra in città e si viene accolti da un senso di “nostalgia” reso tale dalle case in pietra che sono ai lati della strada principale, Rue Vauban e dalla lastricatura delle vie secondarie. Siccome è uno dei luoghi più visitati della Bretagna tutte le stradine sono predisposte con negozi, caffè, pasticcerie e piccoli ristoranti. Salendo sulle mura si ha una magnifica vista del porto.

La facciata ovest, quella più fotografata, presenta un unico portale, ad archi sovrapposti decorati con delle piccole figure, inserito tra le due torri. Tra le porte d’ingresso una colonna con la statua di Cristo con in mano la terra, sopra la statua di re Grandon, eroe di molte storie bretoni, contornato da numerosi stemmi. Internamente si avverte immediatamente il disallineamento tra la navata e il coro, tipico di quei tempi ad indicare la posizione della testa di Gesù sulla croce, ma si viene attratti dalle vetrate, coloratissime, che raffigurano episodi biblici o della vita di Cristo e di alcuni santi. Vennero restaurate e modificate nell’ottocento per cui ve ne sono alcune di databili XV secolo ed altre molto più recenti. Lungo le navate si possono vedere anche delle lastre funebri, sei sono classificate come monumenti storici così come il pulpito ligneo del ‘600 ornato con scene della vita di san Coretin e alcune sculture.

Da un po’ di chilometri siamo entrati nel dipartimento di Finistere, e quando si arriva a Pointe du Raz sembra davvero di essere alla fine della terra. Ci troviamo su un promontorio sull’oceano dove il vento fischia forte, le onde si infrangono, schiumando, sulla scogliera, il regno di molti uccelli dal volo radente e dallo stridio acuto. Lo si raggiunge anche qui camminando lungo un tratto del GR34, incorniciato dai colori della brughiera, di fronte si vede il faro dell’îlot de la Vieille, la foto con il brutto tempo rende molto bene l’idea di cosa significava raggiungerlo prima che fosse automatizzato. Nel piazzale antistante i punti di osservazione troviamo il monumento a Notre-Dame-des-Naufrages, dietro si vede l’imponente sito della Marina Militare Francese.

Lasciata la baia des Trépassés, viaggiando per una cinquantina di chilometri, raggiungiamo Locronan, un bellissimo villaggio medioevale tant’è che si fregia del titolo di Plus beaux villages de France. le sue origini risalgono ai Celti che scelsero questa zona per farne un percorso sacro, il borgo vero e proprio sorse però nel XI secolo. Dal parcheggio, gratuito, si arriva nella Place de l’Église, con la pavimentazione con ciottoli, con il pozzo al centro e le case in granito grigio tendente al blu datate XVII secolo ormai utilizzate come ristoranti o crêperie. Sulla piazza si affaccia la chiesa di Saint-Ronan, edificata nel XV secolo, in stile gotico.

Entrando attraverso un maestoso portale a arco con due entrate, si nota immediatamente la vetrata, della fine del ‘400, nell’abside che racconta la Passione di Cristo dalla crocefissione fino alla resurrezione, ai lati le statue in legno della Vergine e di Giovanni Evangelista. Di pregevole fattura anche il pulpito del XVIII secolo e la pala del Rosario. Adiacente c’è la chapelle du Pénity, dello stesso periodo, dove c’è la tomba si san Ronan, colui che convertì al cattolicesimo la Bretagna, sulla lastra tombale la sua figura che stringe la croce, ai suoi piedi un leone, il tutto sorretto da sei statue, assieme formano una facciata unica. Dalla piazza seguendo Rue Moal si arriva alla Notre-Dame-de-Bonne-Nouvelle, una cappella con un portale gotico, delle stupende vetrate e dinanzi il monumento del Calvario.

Per arrivare alla penisola di Crozon si attraversa una porzione del Parc naturel régional d’Armorique caratterizzato da una diversità morfologica si passa dalle alture dell’Arrée e delle sue brughiere all’ l’Aulne maritime, una zona con piccoli boschi, siepi naturali e paludi inframezzate da terreni coltivati, dagli speroni rocciosi della penisola di Crozon alle dune e alle torbiere, ricca di fauna selvatica e di flora con l’erica e la ginestra predominanti e da una storia lunghissima che parte addirittura dal Paleolitico. La penisola ha una strana forma, ha tre punte, sembra un’alabarda, a mio avviso da non perdere, nella punta centrale, è Pointe de Pen Hir. Un promontorio ai cui piedi si scorgono tre scogli di granito chiamati Tas de Pois tradotto in mucchio di piselli.

Arrivando, già da lontano si vede il Monument aux Bretons de la France Libre, detto anche la croce di Penhir, eretto nella metà del XX secolo dedicato ai liberi bretoni francesi, ha la forma di una croce lorenese, simbolo della resistenza francese nella seconda guerra mondiale, è alto una quindicina di metri, alla base una frase dello scrittore poeta Charles Baudelaire: “Uomo libero sempre amerai il mare”.

Da qui in appena settanta chilometri si arriva a Brest che descriverò nell’articolo seguente.

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