La storia di questa città affonda nel tempo si dice, infatti, che venne fondata duemila anni prima di Cristo da Aschenez, in seguito nel 730 a.C. vi si insediarono i Calcidesi provenienti dall’isola di Eubea che la chiamarono Rhegion e con il tempo divenne una delle città più importanti della Magna Grecia. Data la sua posizione strategica e il grande potere economico, ben presto si venne a creare un contrasto con Siracusa per il controllo dello stretto che sfociò nella sua caduta e nell’inizio del periodo romano a cui seguirono quello normanno e poi quello aragonese. Arriviamo così al XVI secolo quando ebbe inizio la dominazione spagnola e contemporaneamente i saccheggi ad opera degli ottomani, in quegli anni però la città ebbe anche una fiorente crescita culturale, infatti nacque il collegio gesuitico dove si insegnava filosofia, retorica e matematica. Parallelamente il periodo di benessere fu accompagnato da una crescita demografica. Questa città non fu risparmiata dalla peste e dal terremoto, ma dopo una lenta ripresa e ricostruzione l’800 portò ai moti del risorgimento e alla conquista da parte dei garibaldini quindi all’adesione al Regno d’Italia. Il 28 dicembre del 1908 Reggio venne rasa al suolo da un potente terremoto che coinvolse anche Messina, la ricostruzione apportò modifiche antisismiche e la costruzione di nuovi palazzi in stile liberty, di una nuova stazione delle ferrovia, del Museo Nazionale della Magna Grecia e del teatro. La fine della seconda guerra mondiale, l’avvento della Repubblica, la nascita delle Regioni e la designazione di Catanzaro come capoluogo portarono ai cosiddetti “fatti” di Reggio con aumento della povertà sia economica che sociale e culturale.
La città è famosa soprattutto per i Bronzi di Riace che furono ritrovati il 16 agosto 1972 in località Porto Forticchio di Riace Marina. Queste due statue di guerrieri, alte quasi due metri, chiamate Bronzo A e Bronzo B perché non si è ancora pervenuti ad una loro identificazione, sono opera della scultura greca del V secolo a.C. e sono molto ricchi di dettagli anatomici e decorativi, per esempio i denti della statua A sono in argento, in rame sono i capezzoli, le labbra e le ciglia di entrambi ed infine in calcite la sclera degli occhi.
Il primo che si vede entrando nella sala a loro dedicata del museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, è la raffigurazione di un uomo alto e nudo dalla muscolatura importante con una fascia che cinge i capelli lunghi e riccioluti, a livello delle tempie, raccolti sotto quello che doveva essere probabilmente un elmo, il viso è contornato da una folta barba lavorata. Osservando attentamente la figura si può vedere come nella mano destra stringesse una lancia mentre la posizione dell’avambraccio sinistro fa presupporre ci fosse uno scudo entrambi questi utensili, così come l’elmo, non sono stati ritrovati, la postura del corpo è a chiasmo, tipica di quell’epoca, ovvero il peso è sostenuto dalla gamba destra, l’altra è flessa per cui il bacino è leggermente inclinato e ruotato.


Il secondo rappresenta un uomo più adulto rispetto al Bronzo A, lo si nota dalla muscolatura meno accentuata, non si notano i capelli che affiorano da sotto l’elmo e la barba è meno voluminosa e lavorata. Anche in questo caso la postura è simile e non sono stati ritrovati né la lancia né lo scudo e neanche l’elmo che sicuramente erano parte del corredo. Si pensa che il braccio destro sia stato rifatto in epoca postuma data la diversa flessione del polso. L’accesso alla sala è regolamentato, infatti l’entrata è contingentata e preceduta da una sosta in una zona filtro. Nella stessa stanza si vedono due teste bronzee anch’esse risalenti allo stesso periodo dei Bronzi, denominate la Testa del Filosofo e la Testa di Basilea.
Entrambe vennero ritrovate nel 1969 a Porticello vicino a Villa San Giovanni insieme ad altri reperti facenti parte di un carico di una nave affondata. La prima è leggermente danneggiata, infatti manca l’occhio sinistro e una parte dei capelli. Si pensa raffiguri Pitagora di Samo in considerazione del fatto che si vede una traccia di un turbante che spesso si trova nelle rappresentazioni di questo filosofo. La seconda ha una storia incredibile, infatti, venne trafugata per arrivare al Museo Antikenmuseum di Basilea per poi essere restituita e consegnata al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria dove è stata restaurata. Pur essendo alquanto danneggiata, mancano gli occhi e si vede una grossa crepa alla base del naso, rappresenta una figura di uomo maturo con una folta barba e una una benda che sporge dai molti capelli ricci.
Il Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria non espone solamente questi capolavori, ma racconta la storia di questa regione in un viaggio nel tempo che parte dai primi insediamenti umani avvenuti già nel paleolitico e nel mesolitico fino alla Magna Grecia. La visita parte dal livello A dove si racconta l’origine della Calabria attraverso il recupero di reperti come utensili, statuette, gioielli e ceramiche provenienti da grotte e necropoli provenienti da insediamenti che portano fino all’età del ferro quindi circa tra il IX-VIII secolo a.C.. Scendendo di un piano si arriva al livello B, qui il percorso si sofferma sulla presenza greca in Calabria perciò troviamo testimonianze come, ad esempio, Monete, iscrizioni, ceramiche e oggetti votivi che testimoniano la crescita della città-stato sia come centri della politica e della cultura che come grandi santuari religiosi. La visita continua al livello C dove si vedono ceramiche, oggetti da simposio, che ricordano banchetti o riunioni conviviali, strumenti musicali e corredi tombali che ci riportano alla vita quotidiana e alle usanze funerarie tipiche della Magna Grecia.

Infine il livello D dedicato interamente alla città di Reggio Calabria, qui sono esposti ritrovamenti del periodo calcidese fino a quello romano e qui si trovano i Bronzi di Riace descritti in precedenza. C’è anche un ulteriore livello dedicato al Lapidario e a esposizioni temporanee. Il palazzo che ospita il museo è stato costruito su progetto di Marcello Piacentini con lo scopo di accogliere esposizioni museali. La prima pietra fu posata già nel 1932 ma si dovette aspettare la fine degli anni cinquanta del secolo scorso per la sua inaugurazione. La facciata, rettangolare, che si vede da piazza De Nava, presenta l’ingresso sotto un arco dalla forma geometrica ornato con contrafforti, ai lati una serie di tondi che riproducono delle monete della Magna Grecia.
A Reggio Calabria è d’obbligo una passeggiata sul Lungomare intitolato a Italo Falcomatà, definito il più bel chilometro d’Italia, anche se è più lungo, è infatti un viale lunghissimo ornato con piccoli giardini, e piante di vario tipo che si snoda tra palazzi in stile liberty e la costa. Percorrendolo si osserva in successione, provenendo dal porto, l’installazione permanente detta l’Opera di Edoardo Tresoldi, un chiaro riferimento alle origini della città, all’antica Grecia, infatti, si tratta di 46 colonne alte otto metri, in rete metallica attraverso cui si vede lo stretto di Messina.

Poco lontano c’è l’ Arena dello Stretto, un moderno teatro con l’architettura che ricalca quella degli antichi teatri greci quindi è composto da una gradinata semicircolare che scende verso uno spazio aperto da cui si ha una bellissima vista sullo stretto di Messina. Costruita dove sorgeva il Molo di Porto Salvo andato distrutto dal terremoto del 1908. Si tratta di un cippo in marmo dedicato a Vittorio Emanuele III, al centro si trova la statua in bronzo di Athena Promachos, la dea combattente, raffigurata con scudo e lancia, con l’intento di proteggere la città. la curiosità è che prima guardava verso il mare poi con la ristrutturazione del 2001 la sua posizione è stata cambiata e ora è rivolta verso la città. Il teatro è sede di numerosi eventi di carattere culturale quali opere teatrali ed eventi musicali.
Di fronte all’Arena dello Stretto sono posizionate le tre statue di Rabarama chiamate Trans-lettera, Labirintite e Co-stell-azione. La prima è un bronzo con una postura molto particolare, accovacciata, lettere in nero su sfondo bianco su ogni zona del corpo. La seconda anche questa una statua in bronzo dipinta di bianco e verde raffigurante un labirinto e dalla posizione rilassata, la terza, è in alluminio anche in questo caso la posa è esclusiva, sembra una posizione yoga, sul corpo sono rappresentate un serie di stelle.


A fare da contorno a queste opere si vede, sullo sfondo, Villa Zerbi sorge dove prima c’era una villa in stile barocco che fu distrutta dal terremoto del 1908 e venne riedificata con uno stile architettonico completamente diverso che riprende quello neogotico veneziano, infatti, la facciata è un insieme di loggiati, archi a sesto acuto, colonnine per le balaustre e merletti sulle terrazze che le danno dei magnifici contrasti cromatici. Oggi questa villa ospita esposizioni ma anche uno spazio museale, e una location per matrimoni, all’interno si trova anche un ristorante. Lungo il corso del Lungomare si possono osservare altri monumenti, palazzi, sculture fontane e anche un orologio solare a forma piramidale con tre facciate in pietra lavica che scandiscono il passare delle ore sul lungomare, sulle facciate si vedono anche i solstizi e gli equinozi.
Arrivando alla fine del Lungomare, attraversando Corso Matteotti e percorrendo via Plebiscito si arriva in piazza Duomo su cui si apre la facciata della Basilica Cattedrale dedicata a Maria Santissima Assunta in Cielo che è stata ricostruita in stile neo-romanico dopo il terremoto. Verso la metà della scalinata ci sono le maestose statue di san Paolo e di santo Stefano da Nicea, la facciata, divisa in tre parti da quattro torri ottagonali, dove ai lati si scorgono due ordini di bifore e al centro, sopra il portale principale una trifora e un rosone. I portoni sono tre tutti in bronzo e sono dedicati, quello a destra a Paolo di Tarso, quello di sinistra invece racconta la devozione di Reggio alla Madonna della Consolazione, quello centrale illustra la vita della Vergine.

Internamente la chiesa è divisa in tre navate divise da pilastri in marmo con grandi arcate, in quelle laterali si trovano quattro cappelle, mentre quella centrale finisce con un presbiterio elevato rispetto al pavimento della cattedrale e corredato di un coro ligneo e con un grande crocefisso datato fra il 1600 e il 1800. Infine un abside con vetrate policrome, sopra l’altare maggiore è posizionato il quadro del XVI secolo che raffigura la Vergine in trono con in braccio il Figlio e ai lati sant’ Antonio da Padova e san Francesco d’Assisi. Lungo la navata di destra ci sono alcuni monumenti sepolcrali e al termine la cappella di san Paolo dove è custodito un pezzo della Colonna ardente che secondo la leggenda è legata alla predicazione di san Paolo a Reggio Calabria. Nella navata di sinistra si apre la cappella del Sacramento, magnifica, seicentesca, barocca, una rarità per questo territorio, è quadrata con decorazioni marmoree intarsiate alle pareti, tra cui le statue degli evangelisti e di altri santi e due dipinti che raffigurano la cena di Emmaus e l’apparizione ad Elia di un angelo. Anche le lunette in alto sono affrescate. Sull’altare si osserva il Sacrificio di Melchisedech quadro opera di Domenico Marolì, datato XVII secolo, inserito tra colonne di marmo nero.
Da qui in cinque minuti a piedi si raggiunge il Castello Aragonese costruito tra il IX e l’XI secolo, quindi in epoca bizantina, anche se vi sono tracce più antiche. Modificato più volte nel corso del tempo tant’è che le due grandi torri rotonde che caratterizzano il maniero vennero erette su volontà di Re Ferdinando I d’Aragona, Re di Napoli. Ha sempre avuto una funzione difensiva, oggi è uno spazio dedicato a mostre ed eventi a carattere culturale. Prima di entrare nel parco che circonda il castello si può visitare la Chiesa degli Ottimati, un’antica chiesa bizantino-normanna del X secolo riconoscibile immediatamente per la sua cupola rossa. Internamente è suddivisa in tre navate con volte a crociera e custodisce una pala d’altare opera di Agostino Ciampelli che raffigura l’Annunciazione e un pavimento a mosaico con motivi geometrici in marmo e vetro colorato. Rientrando verso il lungomare percorrendo Corso Garibaldi, la via dello shopping, si deve fare una sosta per visitare la Pinacoteca Civica situata al primo piano del Teatro Francesco Cilea.
Il percorso espositivo si estende in maniera cronologica in dodici sale dove sono esposte opere datate tra il ‘400 e il ‘900 di pittori calabresi e di scuola napoletana, vi sono anche alcune sculture tra cui da menzionare il Laocoonte attribuito a Pietro Bernini, padre del più famoso Gian Lorenzo.

Alcune tele sono di grande rilevanza tra cui il ritorno del Figliol prodigo di Mattia Preti, uno dei maggiori pittori del seicento, ora è in ristrutturazione e due tavolette lignee dipinte da Antonello da Messina. La prima raffigura san Girolamo penitente, si vede il santo che si percuote il petto con dei sassi, vicino il leone a cui è stata tolta la spina dalla zampa. La seconda ritrae la visita dei tre Angeli ad Abramo anche se quest’ultimo non si vede perché la tavoletta ha subito un danneggiamento consistente. La scena racconta l’annunciazione ad Abramo che diventerà padre nonostante la sua età.