Effettivamente è proprio così, infatti è dedicato unicamente a questo maestoso altare. Dopo aver subito danni già dall’epoca medioevale e anche proposte, alquanto recenti, di demolizione, il nuovo progetto dell’architetto americano Richard Meier venne inaugurato nell’aprile del 2006. Il museo si trova nel rione di Campo Marzio, parte integrante del centro della Roma antica e nelle vicinanze del luogo dove avvenne l’inaugurazione di questo altare. Voluto dal senato romano, per commemorare le vittorie di Augusto in Spagna e in Gallia e la conseguente pacificazione di quelle terre, venne inaugurato il 30 gennaio del 9 a.C. , il giorno del compleanno di Livia la moglie di Augusto.
Il nuovo edificio, che ha sostituito quello del 1937 dallo stile razionalista, è costruito in cemento e travertino con grandi vetrate che consentono un’illuminazione naturale. Il museo è composto da due livelli, il primo sul lungotevere dove si trova l’ingresso e lo spazio espositivo, il secondo, seminterrato, dove si possono osservare alcuni residui non posati durante la ricostruzione, un’area per esposizioni temporanee ed un auditorium.
L’Ara Pacis, ricomposta seguendo le testimonianze delle fonti e le raffigurazioni su alcune monete del tempo, è un tipico modello di architettura romana, si trattava di uno spazio a cielo aperto, di forma quadrata, in marmo, che si innalzava su un piccolo podio con due entrate sui lati più corti e una scalinata di nove gradini per accedere all’interno dove si trovava l’altare vero e proprio.
Salendo le scale si entra in un recinto sulle cui pareti sono visibili bassorilievi, in basso simili ad una staccionata in legno, sopra una decorazione con palmette, ancora superiormente si nota una continuità di festoni arricchiti da fiori e frutti attaccati a teschi di animali, buoi, che venivano ritualmente sacrificati alle divinità, al centro le patere ovvero recipienti utilizzati nel corso di questi riti.

Al centro è posto l’altare su un piccolo podio, la sommità era raggiunta dal sacerdote che doveva salire alcuni gradini con ai lati due bordi finemente decorati, in alto con elementi vegetali con due leoni alati per fianco rivolti vero l’entrata. Sotto, soprattutto sul fianco di sinistra, una processione sacrificale dove si scorgono animali e sacerdoti.
Girando attorno all’ Ara Pacis, sulle pareti esterne si vedono bassorilievi diversi tra loro disposti su due registri separati da decorazioni caratterizzate da un disegno geometrico ripetitivo, detto a meandro, gli angoli sono abbelliti con disegni di colonne corinzie ornate con foglie di acanto. Nella parte inferiore si notano motivi naturalistici, quali foglie di alloro, vite ed edera e piccoli animali, si riconoscono rane , lumache, scorpioni e lucertole. La porzione superiore, iniziando dai lati della scalinata di accesso all’altare, riporta, a sinistra, il Lupercale dove si rappresenta la fondazione di Roma, infatti si vedono i gemelli Romolo e Remo allattati dalla lupa, con a destra il dio Marte il loro padre naturale e a sinistra il pastore Faustolo che li adotterà. A destra della scalinata c’è il Sacrificio di Enea ai Penati, divinità che proteggevano la famiglia e lo stato, dietro di lui suo figlio Ascanio, entrambi danno importanza alla continuità tra chi ha fondato Roma ed Augusto.
Sulla parete posteriore, adiacente all’altro ingresso, sempre sul livello più alto, si ammirano altri due rilievi, il primo, quello meglio conservato, rappresenta la Saturnia Tellus al centro, identificata con la Madre Terra, che tiene in grembo due putti e della frutta e di fiori. Ai lati l’allegoria dei venti di mare e di terra, rappresentati da figure femminili sedute sopra un cigno, la terra e un drago marino.

L’interpretazione, non univoca, è la rappresentazione della pace e della prosperità garantita dalla pace e dalla protezione di Augusto. Nel pannello opposto, che si è conservato malissimo, vediamo i resti di quello che simboleggiava la Dea Roma seduta sopra delle armi.
Sui lati lunghi delle pareti perimetrali sono riprodotte delle processioni. A destra dell’entrata con la scalinata vediamo personaggi noti, scolpiti su piani di profondità diversa, tra cui lo stesso Augusto, la sua figura è purtroppo molto rovinata, poi in ordine di importanza, Agrippa con il capo velato, seguito dalla figlia Giulia o Livia, la moglie, tra loro Gaio Cesare, figlio adottivo di Augusto, a seguire Tiberio che sarà il suo successore, poi Antonia Minore che tiene per mano il figlio Germano, girata verso Druso, il marito, sono tutti appartenenti alla famiglia dell’imperatore, insomma una metafora della grandezza augustea.

A sinistra l’altra processione ha un aspetto religioso, infatti, l’ordine dei personaggi segue la gerarchia sacerdotale quindi in testa ci sono i Septemviri, a seguire gli Augures e gli Quindecemviri, i più importanti collegi religiosi dell’antica Roma, dietro riprende il corteo della famiglia imperiale, si vede Lucio Cesare, anch’esso adottato da Augusto, sua madre Giulia Minore, figlia dell’imperatore, a seguire altri personaggi come ad esempio Giulia Minore, nipote di Augusto.
Questi bassorilievi richiamano i fregi del Partenone di Atene tanto è vero che si riconosce l’influenza dell’arte ellenica anche nei registri inferiori. Tutti questi bassorilievi avevano una funzione politica ben precisa cioè quella di riformare i costumi dei romani sia dal punto di vista religioso che da quello civile, inoltre, un secondo intento era quello di propagandare una funzione dinastica del potere.