Arroccata sul colle è racchiusa dalle mura venete, un dedalo di stradine raggiungibile in diversi modi, anche con la funicolare che in pochi minuti, superando un dislivello di ottantacinque metri, partendo da Viale Vittorio Emanuele II, arriva a Piazza Mercato delle Scarpe attraversando le mura veneziane. Venne costruita verso la fine del XIX secolo funzionando a vapore per poi essere rimodernata nei primi anni del secolo seguente con il raddoppiamento dei binari e la realizzazione di una sala d’attesa, a monte, con vista sulla città bassa, negli anni successivi vi furono continui adeguamenti delle stazioni, dei binari che hanno misure differenti e delle vetture. Una seconda possibilità, qualora la fila per prendere la funicolare fosse molto lunga, oppure in fase di discesa, è a piedi percorrendo via Salita della Scaletta, parte alla sinistra della funicolare, incrocia vicolo San Carlo ed entra nella città alta attraversando Porta San Giacomo.
La porta fu costruita alla fine del XVI secolo in marmo bianco delle cave di Zandobbio in sostituzione di una precedente lignea, sul frontone è visibile il Leone alato simbolo della dominazione veneziana, è una delle quattro porte d’ingresso alla città, l’attraversamento è pedonale.

Sia a destra che a sinistra si estendono le mura veneziane, patrimonio UNESCO. Sono state erette nel XVI secolo e sono ancora molto ben conservate per cui non sono stati necessari molti interventi di restauro se non per trasformare le cannoniere e i terrapieni. Oggi percorrere tutto il perimetro, sono circa sei chilometri, soprattutto nei fine settimana quando c’è la chiusura del traffico, permette di avere una vista sulla città, ma anche di tutte quelle strutture che ne fanno parte come i baluardi o le garitte intervallando una pausa sulle comode panchine.

Una volta attraversata la porta, prima arrivare al cuore della città, cioè in Piazza Vecchia, camminando lungo la via Omonima si arriva prima in piazza Mercato delle Scarpe, dove arriva la funicolare, un tempo sede della corporazione dei Calzolai e di scambi commerciali e centro della viabilità cittadina, oggi luogo di partenza per la visita della città alta, infatti, girando a sinistra lungo via Gombito e poi a destra in via San Pancrazio in pochi minuti si entra in piazza Mercato del Fieno, anch’essa antica e sede di mercato, caratterizzata dalle due case-torri, alte e strette, ben conservate, oggi un parcheggio per residenti. A due passi si trova il convento di San Francesco, trecentesco, custodisce alcuni affreschi nella sala capitolare, ospita anche le sale del Museo delle storie di Bergamo. Ritornando indietro e proseguendo su via Gombito ad un certo punto ci troviamo dinnanzi la Torre omonima, medioevale, venne eretta in stile romanico nel XII secolo, in pietra arenaria. Salendo 263 scalini si arriva alla sommità da cui si gode una vista della città del tutto particolare essendo la torre alta una cinquantina di metri.
Dietro l’angolo, in via Lupo, si trova l’Antico Lavatoio, una lunga vasca di marmo bianco, dotata di una grande cisterna interrata, che venne inaugurata alla fine dell‘800 per sopperire alla mancanza di acqua corrente nelle case, oggi punto di sosta per molti turisti grazie all’ombra e alle sedute in muratura che lo circondano. Da qui in pochissimi minuti, continuando su via Gombito, si arriva in Piazza Vecchia, il cuore della città alta, un tempo il centro del potere politico, basta guardarsi attorno ed osservare i palazzi che la circondano. Costruita dai veneziani sul modello di piazza San Marco nel XV secolo.
Entrandovi possiamo ammirare subito sulla destra Palazzo Nuovo, rimasto sede del Comune per quasi trecento anni, precisamente dal 1614 al 1873. Edificato appunto nel XVII secolo ma finito solamente nel XX, con l’apposizione delle statue della facciata, in marmo bianco, che si amplia su tre piani, il primo caratterizzato da una serie di archi, il secondo da grandi finestre, tre delle quali con importanti strutture sovrastanti, il terzo, più basso anch’esso finestrato. Oggi è la sede della Biblioteca Angelo Mai. Al centro si erge la fontana Contarini, della fine dell’700, in marmo di Zandobbio, composta da una vasca centrale con ai lati opposti due sfingi da cui zampilla l’acqua che viene raccolta in una piccola vasca di fronte a loro, con al fianco due colonne con serpenti attorcigliati il resto dello spazio è delimitato da leoni accovacciati, ricordano Venezia, collegati tra loro da una robusta catena in ferro.
Sulla sinistra il Palazzo della Ragione, del XII secolo, è il più antico palazzo comunale di tutta la regione con il suo portico che la divide da piazza del Duomo. La facciata principale, visibile da piazza Vecchia, un tempo era girata su piazza del Duomo, è caratterizzata da tre finestre, trifore in termine tecnico, sopra quella centrale, un leone di San Marco con un libro con la scritta pax. Di pregio anche i capitelli romanici che ornano i pilastri degli archi della parete sud, quella che guarda verso la Basilica di Santa Maria Maggiore, e quelli ad est, ovvero verso Palazzo del Podestà, il portico, aperto su tre lati, presenta invece delle colonne del’500 che sorreggono un loggiato a volte a crociera, sulla parete un bassorilievo raffigurante la Madonna con Bambino, sotto un lungo sedile di pietra usato oggi dai turisti per riposarsi.
Salendo la scalinata, del millequattrocento, che si vede sulla sua destra si entra, al primo piano, nella Sala delle Capriate, che prende il nome dalla conformazione del tetto, è la sede del Museo dell’Affresco della città dove sono racconti affreschi datati tra il XIV e il XV secolo tra cui l’ultima cena del Bronzino e reperti originariamente di altri edifici nobiliari della città. Questo museo ospita anche mostre ed esposizioni organizzate dal GAMeC, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.

Sotto il portico del Palazzo della Regione, sul pavimento, si trova un’antica meridiana in marmo della fine del ‘700, detta “a camera oscura” perché ad indicare la posizione del sole non è l’ombra ma un raggio di luce che penetra dal foro dello scudo posto sulle arcate del portico. Affiancato c’è il Palazzo del Podestà che oggi accoglie il Museo del ‘500, un tragitto interattivo che ci accompagna indietro nel tempo partendo dall’epoca dei Romani e del foro per proseguire fino alla Repubblica Veneziana, che costruirono piazza vecchia scoprendo storie di palazzi e conventi, di famiglie mercanti e condottieri. La piazza è dominata dalla Torre civica conosciuta come il Campanone, eretta in epoca medioevale era alta quasi quaranta metri, in seguito fu elevato alla sua altezza odierna. Salendo più di duecento gradini, si può ovviare usando l’ascensore, si arriva sulla cima dove è alloggiata la campana più grande della Regione e da dove si ha un panorama speciale sulla città. Ancora oggi, sin dagli anni del potere veneziano, alle 22.00 si possono ascoltare i cento rintocchi che annunciavano la chiusura delle porte della città.

Contigua si apre Piazza del Duomo, più piccola, ospita i massimi luoghi di culto della città. Usciti dal porticato del Palazzo della ragione sulla sinistra troviamo il Duomo, Cattedrale di Sant’Alessandro Martire, patrono di Bergamo, si pensa nel posto dove avvenne il martirio del Santo nl 303 d.C.. Edificata alla metà del XV secolo e terminata un secolo dopo, era consacrata a San Vincenzo, venne dedicata a Sant’Alessandro dopo la demolizione, avvenuta nel XVI secolo della primitiva chiesa a lui dedicata per costruire le mura veneziane. La facciata, neoclassica, presenta una scalinata che porta al portico d’ingresso composto da tre archi quelli laterali, più bassi, terminano con una piccola cupola affrescata sopra la quale c’è una statua in bronzo che rappresenta la Fede e la Speranza, su quello al centro ci sono san Pietro e San Paolo ai lati di Sant’Alessandro. Al livello superiore un grande finestrone con ai lati due nicchie con le statue dei primi vescovi della città, infine la cupola con la statua in rame di Sant’Alessandro con il vessillo, sotto la copertura si aprono delle grandi finestre quadrate. Il Campanile, più nascosto, di forma rettangolare molto stretta, è della fine del ‘600, venne poi elevato due secoli dopo. L’interno è a navata unica a croce latina con tre cappelle per lato che custodiscono dipinti di valore e un crocifisso cinquecentesco.
La cupola è stata affrescata nel 1853 da Francesco Coghetti dopo altri progetti di decorazione. Rappresenta il Trionfo di Sant’Alessandro che si sviluppa su tre anelli, dove si vede, in quello centrale, Sant’Alessandro a braccia aperte contornato da angeli e nuvole nell’intento di ricevere la corona di santità, di fronte a lui Maria e Cristo e in quello laterale una moltitudine di santi che assistono alla sua gloria.

I pennacchi della cupola sono opera di Carlo Innocenzo Carloni che ritrae quattro profeti Isaia, Geremia, Daniele ed Ezechiele. Un’altra meraviglia è il presbiterio, soprattutto l’altare maggiore. Realizzato in marmo policromo, vi si possono distinguere tre ordini di livelli, nel primo ci sono le statue degli evangelisti, sopra san Paolo e San Pietro e all’ultimo livello la figura di Cristo che risorge, altri due dipinti di Enea Salmeggia arricchiscono l’altare. Il ciborio sovrastante è retto da alcuni angioletti con due angeli ai lati, alla base bellissimi altorilievi raffiguranti delle scene bibliche. Davanti, la mensa che ospita le reliquie di Sant’Alessandro ai lati le statue in argento dei santi Vincenzo e Alessandro.

Alzando lo sguardo si ammirano sette dipinti che compongono l’abside con al centro il martirio di Sant’Alessandro di Nicola malinconico, pittore dell’epoca barocca, sulla sinistra un capolavoro di Giovanbattista Tiepolo, il Martirio di san Giovanni vescovo. L’abside è ornata con un prezioso coro in legno di noce realizzato verso la fine del XVII secolo da Gian Carlo Sanz, è composto da 44 seggi intervallati da cariatidi che riproducono le virtù, la ventiduesima è il ritratto dell’autore, in alto degli angioletti completano la ricchezza ornamentale. Al centro del coro c’è la cattedra vescovile composta da un baldacchino ed un inginocchiatoio decorati con scene riguardanti i compiti pastorali.
Sulle pareti laterali due dipinti del ‘700 e sopra due organi, a sinistra l’organo detto, Bossi costruito nella metà del XIX secolo, a destra uno più moderno, del 2009 chiamato Corma. Ai lati del presbiterio due pulpiti in marmo. Il transetto ospita due cappelle, a destra quella dedicata ai santi Fermo, Rustico e Procolo, l’altare è ricco delle statue delle virtù e dei tre santi così come le pareti, a sinistra troviamo il maestoso altare delle Beata Vergine della Pietà ornato da una statua lignea dell’Addolorata, interessante sulla sua destra un piccolo organo a trasmissione meccanica, qui si esibisce normalmente la Cappella Musicale.

Sulla destra dell’altare maggiore si apre la Cappella di San Vincenzo dove la pala d’altare raffigura San Vincenzo in Gloria, osservandola con attenzione si scopre la struttura cittadina di allora. Entrando, sulla destra, la statua in bronzo di Papa Giovanni XXIII, inoltre qui sono conservate le sue reliquie, la tiara e la cassa che ne ha ospitato il corpo. Sotto al presbiterio, scendendo una doppia scala, c’è la cripta dei Vescovi dove sono conservate le tombe dei vescovi dietro all’altare, cilindrico, spicca un Cristo risorto in bronzo. Uscendo, sotto il Palazzo delle Ragione, c’è l’entrata al museo e tesoro della Cattedrale dove sono ospitate testimonianze del V secolo che raccontano la storia della chiesa paleocristiana e le modifiche avvenute. Tra i beni conservati la croce di Ughetto, in argento dorato, tipicamente gotica, venne coniata nel 1386, sulle estremità sono raffigurati Santa Grata, in alto, sotto Cristo crocefisso, nella parte posteriore, al centro, si ammira Sant’Alessandro a cavallo, in seguito sono state aggiunte raffigurazioni di altri Santi.
Di fronte al porticato si apre la porta d’entrata della Basilica di Santa Maria Maggiore. Venne costruita, sopra una chiesa del VIII secolo, nel 1137 come voto alla Madonna affinché proteggesse Bergamo dalla peste. Dopo molte ristrutturazioni, avvenute nei secoli seguenti, ha preso l’aspetto odierno nel XVII secolo. La facciata non è unica, infatti, non esiste un solo portale d’ingresso ma tre, uno a nord, su piazza Duomo, caratterizzato, ai lati, da leoni color rosso, un’altro verso sud con leoni bianchi e il terzo, sempre a sud, lateralmente, in corrispondenza della fontana di Antescolis. I primi due sono sormontati da protiri, ovvero un portico che protegge l’entrata.
Quello anteriore, a tre ordini, presenta un arco sorretto da colonne i pilastri, superiormente una loggia con statue in marmo che raffigurano S. Alessandro a cavallo al centro, S. Barnaba a sinistra e S. Vincenzo a destra, alzando ulteriormente lo sguardo vediamo un’altra piccola loggia con al centro la Madonna con bambino ed ai lati, a destra Santa Grata ea sinistra Santa Esteria. Quello posteriore invece è ad un solo ordine in marmo colorato, con colonne che si fondano sui due leoni antistanti, sopra l’arco dai colori bianco neri intervallati si vede un elemento con la raffigurazione di Cristo e gli Apostoli.

Entrando si riconosce immediatamente lo stile barocco, diverso dal romanico dell’esterno, l’interno si sviluppa su tre navate con disposizione a croce greca. Le due navate laterali sono ricoperte di arazzi, in tutto sono 25 di tre scuole e dimensioni differenti, quella fiamminga e quella fiorentina del cinquecento e quella nuovamente fiamminga ma del seicento, raffiguranti scene sacre, nove fiorentini e tre fiamminghi e scene profane. Nella navata di sinistra tra due arazzi, il primo che rappresenta la Crocefissione opera degli ultimi anni del ‘600, di Ludwig van Schoor, che forma la trilogia fiamminga, sopra si ammira il dipinto del Passaggio del Mar Rosso di Luca Giordano, e il secondo fiorentino dove si descrive lo Sposalizio della Vergine, c’è la tomba di Gaetano Donizetti.
Sempre sulla sinistra, dinnanzi all’arazzo dove si raffigura la Circoncisione di Gesù, si apprezza il confessionale realizzato da Andrea Fantoni nel 1704 usando tre tipologie di legno diverso, di noce per le parti in vista, di bosso per le formelle e di conifera per le parti non visibili. Alto tre metri presenta la struttura tipica dei confessionali, in alto centrale si erge la figura di Dio sulle nuvole, mentre le quattro statue ai lati, più in basso, raffigurano le virtù del confessore, misericordia, sapienza, mitezza e segreto confessionale.

Il soffitto, luminosissimo, della navata centrale, a volta a crociera, è opera di Nicolò Malinconico che dipinse le tele raffigurando soggetti della Bibbia il tutto corredato da stucchi e oro, proseguendo, sempre con lo sguardo verso l’alto, vediamo la cupola, del ‘600 con al centro l’Incoronazione della Vergine, presenta un tiburio ottagonale affrescato con i dieci profeti e una serie di angeli musicanti.
L’attenzione è attirata da un grande un crocefisso ligneo trecentesco sopra l’iconostasi, ovvero la separazione dello spazio della navata da quello del presbiterio da un coro ligneo, in realtà sono due, diversi tra loro per rappresentatività e per anno di realizzazione, il Coro dei Laici e quello di fronte dei Religiosi, più antico posto nell’abside, entrambi ricoperti, con le tarsie cinquecentesche opera di Lorenzo Lotto e dell’ intarsiatore Giovanni Francesco Capoferri. Si tratta di trentasei immagini, le quattro più grandi, sull’iconostasi, le altre interne, tutte simboliche di fatti biblici, che richiamavano esempi di virtù e di vizio, le prime da imitare le seconde da evitare. Durante l’ultimo restauro terminato da pochi mesi è stato scoperto un affresco del tardo trecento raffigurante la Madonna con Bambino così come alcune figure rimaste nascoste all’interno delle tarsie stesse.

Il presbiterio si completa con l’altare maggiore, in marmo bianco e soprattutto con la tela, absidale concava, di Camillo Procaccini, gli Apostoli al sepolcro della Vergine, e con un soffitto dove ci sono quattro medaglioni che raffigurano alcune scene della vita di Maria. Il transetto a sinistra ospita un ciclo di affreschi del ‘300 , in alto vediamo l‘Ultima Cena, subito sotto una scena della vita di San Eligio mentre ferra un cavallo, sulla destra altri due Santi, la composizione è poi completata da una serie di Madonne con Bambino e dallo sposalizio di Santa Caterina, si tratta di dipinti votivi quindi di anni e autori diversi. Sempre sulla stessa parete una tela seicentesca che raffigura Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia.

Nel transetto opposto si ammira l’albero della vita un dipinto del XIV secolo, diviso in due parti, quella superiore, non visibile perché coperta dalla tela, il Diluvio universale, di Pietro Liberi dipinta nel XVII secolo, in quella inferiore si vede l’iscrizione con le volontà del committente. La composizione vede Cristo in croce al centro dell’albero con ai suoi piedi la Madonna, e altri Santi in contemplazione, sulla destra, inginocchiato, il committente Guidino Suardi. Dall’albero si dipartono dodici rami da cui pendono quattro medaglioni, per ramo, che descrivono scene della vita di Gesù, partendo dalla nascita, sui rami inferiori, fino alla glorificazione in quelli più in alto. Il Matroneo, a cui si accede sempre dal transetto a nord, custodisce il Museo del Tesoro che presenta paramenti sacri e capolavori di oreficeria, ad esempio calici e ostensori, e alcuni affreschi, del XIV secolo, tra cui Sant’Alessandro a cavallo oppure Madonna in Trono con Bambini e Santi.
Una curiosità: la chiesa ospita la tomba di Gaetano Donizetti, famosissimo compositore, a cui è intitolato anche il teatro, un’altra, sul fianco della Basilica si notano delle barre in ferro, servivano come unità di misura per il commercio in età medioevale.
A fianco della Basilica, la Cappella Colleoni dedicata ai Santi Bartolomeo, Marco e Giovanni Battista costruita, a partire dell’anno 1472, abbattendo la sacrestia della Basilica di Santa Maria Maggiore, dalla stesso Bartolomeo Colleoni come mausoleo, infatti contiene il suo sarcofago e la statua equestre che lo raffigura. Per descrivere la facciata, rinascimentale, si deve prima parlare della cancellata in bronzo realizzata nei primi anni del ‘900 che richiama gli ornamenti, vasi, piante ornamentali e con riferimenti religiosi come la spiga o l’uva, ad esempio, della facciata. Superata l’inferriata ci troviamo davanti al portale, ai lati del quale scorgiamo due statue che rappresentano la virtù, ulteriormente di lato due grandi finestre. Nel timpano, che sovrasta l’ingresso, si vede Dio Benedicente contornato da angioletti, andando oltre con lo sguardo notiamo tre angeli che sorreggono un velario dentro al quale c’è lo stemma della famiglia Colleoni, continuando verso l’alto vediamo il rosone con sulla sommità un condottiero e ai lati, nelle edicole, i busti di Cesare e Traiano. La facciata termina con la cupola ottagonale che si completa con una lanterna all’interno della quale, guardando bene si scorge la statua della Madonna con Bambino.
All’interno, dove c’è il divieto di fare fotografie, sulla parete opposta all’entrata, domina il monumento funebre del Colleoni arricchito oltre che dalla statua equestre dello stesso, in legno dorato, dal sarcofago dove si notano fregi, rilievi che ricordano la vita di Gesù, statue di personaggio biblici e due epigrafi che ricordano le sue imprese di guerra e di pace. Sulla parete di sinistra, sopra un banco in legno c’è il monumento funebre di Medea Colleoni, con sopra il sarcofago la statua di Medea distesa. L’epigrafe è sormontata dalle statue di Maria con Gesù Bambino con a sinistra quella di Santa Caterina d’Alessandria e a destra quella di Santa Caterina da Siena. Sulla destra invece c’è il Presbiterio con al centro, sotto l’arco, tre statue in marmo, San Giovanni Battista, San Bartolomeo e San Marco. In alto ai lati due dipinti a destra Davide che sconfigge Golia e a sinistra Mattia che si appresta ad uccidere un’apostata. Tenendo lo sguardo alzato al centro possiamo ammirare la cupola con ai lati il ciclo delle virtù di Giovan Battista Tiepolo.
Una bizzarria: si dice che toccare il simbolo araldico dei Colleoni, tre testicoli, posto sulla cancellata esterna, riconoscibile in quanto più lucido del resto dell’inferriata, porti fortuna.
Sulla destra il Battistero, costruito nel XIV secolo all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore è stato spostato più volte fino alla sua collocazione odierna avvenuta alla fine del XIX secolo. Di forma ottagonale, con la statua di un angelo sulla cupola, ad ogni angolo ospita esternamente, sopra il basamento, in marmo rosso, le statue della quattro Virtù cardinali: Giustizia, Prudenza, Fortezza e Temperanza, con l’aggiunta di altre tre: Fede, Speranza e Carità, l’ultima è quella della Pazienza intervallate da otto colonnine.

Anche internamente ricorre il numero otto, l’ottavo giorno è il dies octavus, la domenica dedicata a Cristo risorto e simboleggia il giorno senza tramonto, l’eternità, per cui lungo le pareti ci sono otto bassorilievi che illustrano la vita di Gesù, negli angoli statue di angeli, al centro la fonte battesimale e sopra di essa la statua di San Giovanni Battista.
Uscendo da Piazza Duomo passando dietro alla Basilica di Santa Maria Maggiore e girando poi a destra su via Arena vediamo il Tempietto di Santa Croce, una cappella costruita in stile romanico nel XI secolo. Esternamente mostra due parti, una sotto composta da quattro semicerchi, quella superiore di forma ottagonale. Internamente presenta una serie di affreschi riferiti alla vita di Gesù.

Se invece prendiamo via Bartolomeo Colleoni prima di arrivare in prossimità della Porta di Sant’Alessandro, che deve il suo nome ad un’antica basilica preesistente demolita nel 1561, imponente consente tre passaggi, due pedonali ed uno per il transito dei veicoli, anche qui la facciata espone il leone di San Marco, entriamo nella cosiddetta Cittadella Viscontea. Un tempo fortificazione di difesa oggi una piazza che funge anche da parcheggio, circondata da un porticato del ‘300, e alcuni palazzi che oggi sono il Museo Civico Archeologico e il Museo Civico di Scienze Naturali Enrico Caffi.
Una nota, si dice che il gelato alla stracciatella sia nato a Bergamo verso la metà del ‘900 quando i proprietari della Marianna, una gelateria che ancora oggi si chiama così e si trova vicino a Porta Sant’Alessandro, creò questo tipo di gelato, una crema bianca con all’interno dei pezzi di cioccolato fondente, che prese il nome del piatto più richiesto del loro ristorante, la stracciatella appunto. La visita si continua partendo da questa porta prendendo la funicolare San Vigilio che porta al colle omonimo dove si vedono le rovine del castello omonimo. Pare eretto già nel VI secolo ha subito poi molte modifiche con ampliamenti e consolidamenti conservando sempre una funzione difensiva. Oggi salendo la scalinata si arriva sulle mura da dove si ha una vista bellissima sulla città di Bergamo.