Spesso quando si organizza una visita a Bergamo si pensa quasi esclusivamente alla città alta, ma anche la cosiddetta Bergamo bassa ha la sua tipicità con i palazzi e le chiese seicentesche, il teatro dedicato a Donizetti e quartieri, o meglio, borghi ottocenteschi dal sapore rinascimentale, per cui è doveroso dedicarle qualche ora di visita. Da dove iniziare allora il percorso se non dal Largo di Porta Nuova per terminarlo all’Accademia Carrara? Se si arriva in treno questo è il percorso ideale, altrimenti meglio al contrario qualora si arrivasse in macchina perché nelle vicinanze ci sono alcuni parcheggi.
Iniziamo da Largo Porta Nuova, da dove si ha una vista magnifica sulla città alta con ai lati i Propilei, due edifici costruiti in stile neoclassico, con, in evidenza esternamente, un colonnato dorico. Sotto la dominazione austriaca fungevano da porta d’ingresso alla zona degli affari e sede delle guardie del dazio, al quel tempo, quindi, si pagava per entrare in città. Proseguendo sulla sinistra per un centinaio di metri, in piazza Giacomo Matteotti, si scorge il monumento al Partigiano una lastra di bronzo, opera di Giacomo Manzoni, conosciuto anche come Manzù, che ricorda il sacrificio dei partigiani nella seconda guerra mondale, un immagine di donna in atteggiamento di pietà verso un giovane appeso a testa in giù. Sul lato opposto un’iscrizione dello stesso autore che recita “Partigiano ti ho visto appeso immobile. Solo i capelli si muovevano leggermente sulla tua fronte. Era l’aria della sera che sottilmente strisciava nel silenzio e ti accarezzava, come avrei voluto fare io”. Prospicente, in piazza Vittorio Veneto, si erge l’obelisco di Napoleone Bonaparte anche se in realtà fu costruito in onore di Giovanni Francesco Correr il podestà che si prodigò durante la carestia della fine del XVII secolo.
Proprio di fronte si innalza la Torre dei caduti. Eretta, nell’ambito del progetto di ristrutturazione della zona dove sorgeva la fiera, affidato all’architetto Marcello Piacentini, in memoria dei bergamaschi che hanno dato la vita nella Grande Guerra, negli anni venti del secolo scorso, alta una quarantina di metri. Presenta una forma quadrata con al centro appena sopra il finestrone con balconcino e sotto all’orologio in marmo ai cui angoli si notano le 4 allegorie dei venti, si vede la statua bronzea dell’Italia Vittoriosa, una donna in abiti di guerra che tiene nella mano sinistra la spada e in quella destra la vittoria. Internamente sui cinque piani si sviluppa un percorso che illustra la nascita e lo sviluppo della città e al termine, dalla terrazza panoramica, si ha una bellissima vista su Bergamo.

Immediatamente di fronte, a destra, attraversando la piazza, si diparte il Sentierone, costruito nel XVII secolo, collega la chiesa di san Bartolomeo e santo Stefano al Municipio in piazza Giacomo Matteotti, un viale con castagni e panchine, dove si svolgono numerosi eventi. Nel rinnovamento ad opera dell’architetto Marcello Piacentini venne aggiunto, su un lato, il cosiddetto Quadriportico, una serie di porticati in marmo dove all’interno si affacciano negozi e locali. Sul lato opposto troviamo il teatro e il monumento dedicati a Gaetano Donizetti. Subito dietro c’è piazza Dante dove osservare la scultura del pavone e la fontana cinquecentesca del Tritone simile a quella di piazza Barberini a Roma insieme ai palazzi che contribuiscono a formare il centro piacentiniano.
Passeggiando lungo il Sentierone, come detto in precedenza, troviamo il Teatro Donizetti. Il teatro prima si chiamava teatro di Fiera oppure teatro Riccardi dal nome del suo costruttore (è della fine del ‘700). Ricostruita dopo una decina d’anni, ancora oggi la sala mantiene il disegno originale, al centro pende un bellissimo lucernario e sui lati sono disposte tre file di palchi. Esternamente al teatro, a lato, sorge il monumento dedicato a questo grande compositore.
Alla fine del largo viale c’è la chiesa dei santi Bartolomeo e Stefano, edificata nel XVII secolo presenta una facciata neoclassica, e all’interno si può ammirare, al termine dell’unica navata, nell’abside, la Pala Martinengo di Lorenzo Lotto datata primi anni del ‘600. Viene rappresentata la sacra Conversione. In questo caso Maria è raffigurata sotto una cupola aperta di un tempio attorniata da dieci santi, sopra quattro angeli due reggono degli ornamenti ricamati, gli altri sostengono una corona. In basso altri due intenti a stendere un telo.

Dalla piazza antistante la chiesa svoltando verso destra e percorrendo via dei Partigiani, poi via Pradello ed infine via Giuseppe Verdi, in tutto meno di un chilometro, arriviamo Borgo del Pignolo, un quartiere che si trova tra la città bassa e quella alta. Risalendolo dopo un alternarsi di palazzi signorili in stile rinascimentale e neoclassico, di botteghe di antiquariato e gallerie d’arte, si arriva alla Porta Sant’Agostino, una della quatto porte di accesso a Bergamo alta.
Proprio all’inizio della via omonima scopriamo la chiesa di san Bernardino, costruita nel XV secolo in onore del predicatore francescano san Bernardo da Siena che giunse in città verso la metà di quel secolo per sedare alcune lotte famigliari. Al suo interno si contempla la pala dell’altare maggiore di Lorenzo Lotto che ritrae la Madonna in trono con Bambino con ai lati, a sinistra, i santi Giuseppe e Bernardino, a destra Giovanni Battista e Antonio abate sopra alcuni angeli che sostengono un tappeto verde che scivola verso il basso dove vediamo un altro angelo intento a scrivere e nello stesso tempo a fissare lo spettatore.

Proseguendo lungo via del Pignolo incontriamo la Chiesa di Sant’Alessandro della Croce, che custodisce importanti opere d’arte come ad esempio la Trinità che incorona la Vergine di Giovan Battista Moroni, e un centinaio di altri quadri. Infine arrivando alla fontana del Delfino, nella piazzetta del Pignolo, il cuore di questo stupendo borgo. Una fontana in marmo dove un tritone a due code cavalca un delfino da cui fuoriesce l’acqua. Girandovi intorno si scopre una targa con rappresentata una grande pigna simbolo del borgo che nell’antichità era inserito completamente nei boschi.
Proseguendo su via san Tommaso si arriva nella piazza dove, si trova l‘Accademia Carrara che venne creata dal conte Giacomo Carrara verso la fine del ‘700, egli radunò il suo patrimonio di opere d’arte edificando un edificio in stile neoclassico che doveva fungere da istituzione culturale con scopo sia di scuola d’arte che di pinacoteca. Il percorso, diviso in sedici sale, ripercorre un itinerario nell’arte italiana dal trecento fino all’ottocento, cinque secoli raccolti in più di trecento opere dove ammirare capolavori di Mantegna, Botticelli, Raffaello, Tiziano, Lotto, Moroni, Hayez e Pellizza da Volpedo.


Per pianificare al meglio la visita è necessario consultare il sito apposito e godere così delle sculture e dei dipinti esposti con relativa tranquillità.
Infine, avendo ancora del tempo si può visitare il GAMeC, la Galleria di Arte Moderna e Contemporanea che si trova proprio di fronte alla pinacoteca dell’Accademia Carrara, che espone opere di vari artisti del novecento tra cui Manzù, Giovanni Fattori e Carlo Carrà oltre ad essere un polo culturale dove si svolgono molti eventi espositivi ma anche progetti educativi e di laboratorio per bambini di comprensione dell’arte contemporanea.