Milano, due gioielli a due passi dal Duomo.

Percorrendo un corridoio a lato della sacrestia si entra nell’ossario, una cappella del ‘600, quadrata con le pareti dove, in nicchie di varia grandezza, cornicioni e pilastri, sono custodite le ossa trasportate dal vecchio ossario e dal cimitero, eliminati dopo la chiusura dell’ospedale alla metà del XVII secolo. Le pareti, in questo modo, sono tutte decorate assumendo uno stile barocco. Al centro c’è l’altare, in marmo, sopra, in una nicchia, si osserva la statua della Madonna Addolorata vestita con una tunica bianca e un mantello nero arricchito in oro.

Sotto, nelle lunette ai lati, in modalità simmetrica, sono raffigurate, a destra tre sante corrispondenti ad Agnese, Scolastica e Caterina d’Alessandria e una giovane inginocchiata ovvero Ippolita Sforza, scendendo vediamo Santa Apollonia e Santa Lucia. Sulla parte sinistra tre santi, Giovanni Battista, Benedetto e Stefano, al centro, anch’esso inginocchiato, Alessandro Bentivoglio. Scendendo con lo sguardo ammiriamo Santa Cecilia e Santa Giustina da Padova, interessante, al centro l’apertura per il passaggio dell’Eucarestia.

Da non dimenticare ai lati della porta d’ingresso due grandi dipinti opera di  Simone Peterzano, maestro di Caravaggio, diversi tra loro, infatti a sinistra viene raffigurata una scena familiare idilliaca e tranquilla, mentre a destra è preponderante la violenza con cui Mosè rompe le tavole della legge e Gesù scaccia i mercanti dal Tempio con la frusta.

Sulla destra si trovano quattro cappelle, tutte decorate dopo la metà del ‘500, dal fondo a seguire, fino all’altare maggiore vediamo prima la cappella Fiorenza, non ben conservata, affrescata con la storia di San Paolo dipinto di  Ottavio Semino, poi quella della famiglia Simonetta o della Pietà il cui affresco ritrae la deposizione di Gesù, opera di Callisto Piazza e di suo figlio, sopra, nella lunetta, si notano le stigmate di San Francesco, a seguire della famiglia Besozzi, dipinta dai fratelli Luini, o meglio di Santa Caterina, infatti vi si ammira la storia della vita e il martirio della santa, centralmente si vede Gesù che viene slegato dopo la sua flagellazione, vi assistono, a sinistra proprio Santa Caterina con Francesco Besozzi, il committente, inginocchiato e a destra Santo Stefano.

L’ultima, proprio al lato dell’altare è una delle due cappelle Bentivoglio, speculari tra loro, affrescate dai fratelli Luini, quella a destra che conduce al chiostro, presenta a sinistra l’Ecce Homo, a destra un’incoronazione di spine e al centro un putto che sposta una tenda, in alto nella lunetta, e la crocefissione di Cristo.

Spostandoci a sinistra c’è l’altra cappella Bentivoglio dove ammiriamo la deposizione di Cristo, la parte inferiore dell’affresco è scomparsa a causa dell’inserimento della porta che introduce alla sala delle monache. Scendendo incontriamo le due cappelle del Carretto, dedicate la prima a San Giovanni Battista, raffigurato nella parete centrale intento a battezzare Gesù, la seconda a Santo Stefano ritratto al momento della lapidazione. Proseguendo verso l’entrata la quarta è la cappella Bergamina dove vedere un bel dipinto della resurrezione opera dei figli di Bernardino Luini e ai lati Noli me tangere e Cristo in Emmaus.

In questa sala è anche custodito, sulla destra del preziosissimo coro ligneo, cinquecentesco formato da cento seggi, sopra gli stalli, un organo del ‘500 opera di Giangiacomo Antegnati di gran pregio, è il più antico dell’intera città, inserito in una cassa lignea decorata con le ante dipinte a tempera. Quando sono chiuse si vedono i santi Sigismondo e Maurizio, quando sono aperte mostrano le sante Elisabetta d’Ungheria e Caterina.

Nelle cappelle laterali, dietro il coro si notano dipinti con scene di paesaggi, sono degli inizi del ‘900 in corso di un restauro. In fondo, sulla sinistra vediamo la cappella dell’Arca la storia del diluvio universale, opera di Aurelio Luini, che lo racconta in tre affreschi a sinistra in costruzione dell’arca al centro la scena della salita degli animali e a sinistra quando galleggia sull’acqua.

Quello al centro è curioso, perché, tra elefanti, cervi, giraffe, dromedari e molti altri, che salgono in coppia, si scorgono due unicorni, ma se osserviamo ancora meglio scopriamo che i cani sono tre, due in coppia e uno, in basso a sinistra, da solo con accovacciato vicino una figura femminile, qualcuno pensa che sia il cane di Noè o del pittore.

Dalla parte opposta, l’altare dipinto sempre dai fratelli Luini mentre sul fianco sinistro, quasi nascosta e molto meno fotografato, Adamo ed Eva che ricevono il frutto del peccato dal serpente anch’esso dipinto da Aurelio Luini. Se alziamo lo sguardo osserviamo il loggiato decorato da Giovanni Antonio Boltraffio con motivi floreali e volti di Sante e Martiri.

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