Siete dalle parti di Piazza Duomo? Avete ancora del tempo prima di prendere la metropolitana che vi porta in stazione? In caso affermativo dovete assolutamente recarvi a visitare questi due splendidi luoghi completamente differenti sia per la loro origine, per la loro funzione e perfino per l’effetto che provocano.
Il primo, perché più vicino a piazza Duomo, è il Santuario di San Bernardino alle Ossa, infatti, è raggiungibile in una decina di minuti a piedi. La sua origine è molto particolare, verso la metà del XII secolo vennero edificati un ospedale e un cimitero vicino alla Basilica di Santo Stefano, in via Brolo. Pochi anni dopo, siccome i defunti erano troppi per essere tumulati nel cimitero vennero costruiti, prima un ossario e poi, accanto, dopo una cinquantina di anni, una chiesa, entrambi vennero poi ricostruiti nel XVII secolo dopo il loro crollo. La piccola chiesa divenne ben presto inadeguata per la venerazione che venne attribuita a questo luogo, per questo motivo, nel millesettecentocinquanta, venne ampliata e da allora fu chiamata con il nome che porta ancora oggi. La chiesa è quindi molto conosciuta per l’ossario, ma da vedere sono anche la facciata e l’interno dove, sotto al cupolone, ci sono due balconcini barocchi e oltre all’altare maggiore anch’esso in stile con la pala che raffigura la Madonna con Bambino, ci sono due cappelle una dedicata a Santa Maria Maddalena, l’altra a Santa Rosalia.
Percorrendo un corridoio a lato della sacrestia si entra nell’ossario, una cappella del ‘600, quadrata con le pareti dove, in nicchie di varia grandezza, cornicioni e pilastri, sono custodite le ossa trasportate dal vecchio ossario e dal cimitero, eliminati dopo la chiusura dell’ospedale alla metà del XVII secolo. Le pareti, in questo modo, sono tutte decorate assumendo uno stile barocco. Al centro c’è l’altare, in marmo, sopra, in una nicchia, si osserva la statua della Madonna Addolorata vestita con una tunica bianca e un mantello nero arricchito in oro.

Se alziamo lo sguardo vediamo la volta affrescata da Sebastiano Ricci, importante pittore veneto, dove si vedono angeli e anime in volo, ai lati la Vergine Maria, Sant’Ambrogio, San Sebastiano e San Bernardino da Siena. Come da regola anche qui c’è una leggenda che racconta come ogni due novembre lo scheletro di una bambina, trascinando gli scheletri danza e pare che il rumore delle ossa si senta anche all’esterno. In definitiva questa chiesa è talmente particolare che suscita emozioni contrastanti di meraviglia ma, per alcuni, anche spiacevoli, di sicuro è diversa da tutte le altre chiese di Milano anche per questo motivo merita una visita.
Adiacente, se volete aggiungere una terza tappa alla vostra visita, c’è la Basilica di Santo Stefano Maggiore, datata V secolo, ha subito moltissime ristrutturazioni e restauri e deve la sua fama a tre distinti fatti il primo l’assassinio di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, il secondo il battesimo di Michelangelo Merisi detto Caravaggio e infine la sepoltura di San Carlo Borromeo. Esternamente si nota la facciata barocca, da poco restaurata, e il bel campanile del XVII secolo. Internamente è da ammirare la cappella Trivulzio del XVI secolo ornata da colonne corinzie e dalla pala d’altare che raffigura San Teodoro. Un appunto, tutte le opere sono in un pessimo stato di conservazione a causa delle infiltrazioni di acqua e i danni sono visibili anche sui colonnati interni. Un’altra annotazione, dal 2015 è la chiesa dei migranti per cui si celebrano messe in diverse lingue.
La Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, secondo “gioiello”, dista poco meno di un quarto d’ora camminando dai giardini di piazza Duomo nella direzione opposta a quella descritta in precedenza. Se non si sa che esiste, la si supera tranquillamente in quanto esternamente la facciata è trascurabile, appena entrati invece si rimane a bocca aperta davanti a tanta meraviglia, uno dei tesori di Milano, non per niente è conosciuta come la Cappella Sistina di Milano. Si trattava della chiesa del monastero, di epoca longobarda, delle suore benedettine di clausura, il più importante cenobio femminile di Milano. La costruzione ebbe inizio nei primi anni del XVI secolo come rinnovamento della vecchia chiesa monastica. Qualche secolo dopo, tre per l’esattezza, il convento venne demolito e la chiesa e il chiostro adiacente, assunsero altre funzioni, divennero dapprima una caserma, poi un collegio ed infine un ospedale militare.
La struttura è tipica delle doppie chiese, proprie della controriforma dei conventi femminili, dove una parete divideva le due sale, rettangolari e a navata unica, una era per i fedeli e un’altra, il coro, per le suore che assistevano alla messa e comunicavano grazie ad una grata, visibile sotto il dipinto centrale, ridotta nel tempo dall’Arcivescovo Carlo Borromeo posta sul divisorio. Il pavimento, inoltre, è più alto di almeno mezzo metro dalla parte delle monache, questi due ostacoli impedivano contatti anche minimali e consentivano un maggior raccoglimento per la contemplazione.
La facciata esterna, in pietra grigia e completamente disadorna, non lascia presagire quella magnificenza che si trova all’interno, tant’è che l’entrata si confonde facilmente con quella del Museo Archeologico che ospita una parte dell’antico convento. Entrando si rimane a bocca aperta, il vano che un tempo ospitava i fedeli è spettacolare, le decorazioni, opera di Bernardino Luini e altri ad esempio Gian Antonio Boltraffio, allievo di Leonardo, delle pareti e del soffitto sono una rivelazione, diretta espressività della pittura rinascimentale lombarda del ‘500 e della sua evoluzione. L’architettura a navata unica con volta a crociera intarsiata in modo molto elaborato vede ai lati cappelle con il tetto a volta, separate tra loro.

La parete di separazione della sala per i fedeli, visibile nella foto di copertina, presenta al centro, oltre alla grata, la pala dell’altare maggiore, dipinta nel 1578 da Antonio Campi, considerato il precursore di Caravaggio, rappresenta l’Adorazione dei Magi. Curiosamente la parte destra del dipinto è occupata dal sedere di un cavallo. Nella porzione superiore si osservano, a destra il martirio di San Maurizio e della legione Tebea, al centro l’Assunzione della Vergine e a sinistra San Sigismondo offre a San Maurizio il modello della chiesa di Aguano.

Sotto, nelle lunette ai lati, in modalità simmetrica, sono raffigurate, a destra tre sante corrispondenti ad Agnese, Scolastica e Caterina d’Alessandria e una giovane inginocchiata ovvero Ippolita Sforza, scendendo vediamo Santa Apollonia e Santa Lucia. Sulla parte sinistra tre santi, Giovanni Battista, Benedetto e Stefano, al centro, anch’esso inginocchiato, Alessandro Bentivoglio. Scendendo con lo sguardo ammiriamo Santa Cecilia e Santa Giustina da Padova, interessante, al centro l’apertura per il passaggio dell’Eucarestia.

Da non dimenticare ai lati della porta d’ingresso due grandi dipinti opera di Simone Peterzano, maestro di Caravaggio, diversi tra loro, infatti a sinistra viene raffigurata una scena familiare idilliaca e tranquilla, mentre a destra è preponderante la violenza con cui Mosè rompe le tavole della legge e Gesù scaccia i mercanti dal Tempio con la frusta.
Sulla destra si trovano quattro cappelle, tutte decorate dopo la metà del ‘500, dal fondo a seguire, fino all’altare maggiore vediamo prima la cappella Fiorenza, non ben conservata, affrescata con la storia di San Paolo dipinto di Ottavio Semino, poi quella della famiglia Simonetta o della Pietà il cui affresco ritrae la deposizione di Gesù, opera di Callisto Piazza e di suo figlio, sopra, nella lunetta, si notano le stigmate di San Francesco, a seguire della famiglia Besozzi, dipinta dai fratelli Luini, o meglio di Santa Caterina, infatti vi si ammira la storia della vita e il martirio della santa, centralmente si vede Gesù che viene slegato dopo la sua flagellazione, vi assistono, a sinistra proprio Santa Caterina con Francesco Besozzi, il committente, inginocchiato e a destra Santo Stefano.

L’ultima, proprio al lato dell’altare è una delle due cappelle Bentivoglio, speculari tra loro, affrescate dai fratelli Luini, quella a destra che conduce al chiostro, presenta a sinistra l’Ecce Homo, a destra un’incoronazione di spine e al centro un putto che sposta una tenda, in alto nella lunetta, e la crocefissione di Cristo.

Spostandoci a sinistra c’è l’altra cappella Bentivoglio dove ammiriamo la deposizione di Cristo, la parte inferiore dell’affresco è scomparsa a causa dell’inserimento della porta che introduce alla sala delle monache. Scendendo incontriamo le due cappelle del Carretto, dedicate la prima a San Giovanni Battista, raffigurato nella parete centrale intento a battezzare Gesù, la seconda a Santo Stefano ritratto al momento della lapidazione. Proseguendo verso l’entrata la quarta è la cappella Bergamina dove vedere un bel dipinto della resurrezione opera dei figli di Bernardino Luini e ai lati Noli me tangere e Cristo in Emmaus.

Superando una stretta porticina si entra in quello che era lo spazio delle monache, anche da questa parte è tutto un continuum di affreschi e stucchi su tre ordini di decorazioni. In quello superiore, iniziando dalla parete divisoria, sono rappresentati tre riquadri, a destra il battesimo di Cristo, di Giovan Pietro Luini, in centro le nozze di Cana di Callisto Piazza e a sinistra l‘adorazione dei Magi di Aurelio Luini, sormontati da una serie di stemmi di famiglie nobili dell’epoca. Scendendo con lo sguardo dobbiamo soffermarci ad ammirare la volta che presenta un intenso cielo stellato con al centro Dio benedicente, circondato da angeli ed evangelisti, ai lati, nelle lunette, Gesù che porta la croce e la deposizione di Cristo dalla croce. Sopra la scena dell’Annunciazione in cui l’angelo porta il messaggio scritto sulla pergamena, molto intrigante è il leggio dalla parte di Maria, somiglia moltissimo a quello che si trova al centro della sala, altrettanto singolare è l’arrivo di Gesù con la croce sulle spalle.

Sulla parete, ai lati della grata, una serie di Santi dipinti a due a due ripresi dalla parete della sala pubblica quindi ritroviamo Santa Apollonia e Santa Lucia , sulla sinistra, mentre a destra Santa Caterina e Sant’Agata, inferiormente da entrambi i lati angioletti monocromi, la decorazione prosegue sui lati con scene della passione di Cristo che inizia con Giuda che guida i soldati nell’orto degli ulivi e continua, da sinistra verso destra, con l’ultima immagine della resurrezione e del noli me tangere. Sulla controfacciata, il lato sud si ammirano alcune scene racchiuse nelle nicchie tra cui, la flagellazione, l’ultima cena e l’ecco homo.

In questa sala è anche custodito, sulla destra del preziosissimo coro ligneo, cinquecentesco formato da cento seggi, sopra gli stalli, un organo del ‘500 opera di Giangiacomo Antegnati di gran pregio, è il più antico dell’intera città, inserito in una cassa lignea decorata con le ante dipinte a tempera. Quando sono chiuse si vedono i santi Sigismondo e Maurizio, quando sono aperte mostrano le sante Elisabetta d’Ungheria e Caterina.

Nelle cappelle laterali, dietro il coro si notano dipinti con scene di paesaggi, sono degli inizi del ‘900 in corso di un restauro. In fondo, sulla sinistra vediamo la cappella dell’Arca la storia del diluvio universale, opera di Aurelio Luini, che lo racconta in tre affreschi a sinistra in costruzione dell’arca al centro la scena della salita degli animali e a sinistra quando galleggia sull’acqua.
Quello al centro è curioso, perché, tra elefanti, cervi, giraffe, dromedari e molti altri, che salgono in coppia, si scorgono due unicorni, ma se osserviamo ancora meglio scopriamo che i cani sono tre, due in coppia e uno, in basso a sinistra, da solo con accovacciato vicino una figura femminile, qualcuno pensa che sia il cane di Noè o del pittore.

Dalla parte opposta, l’altare dipinto sempre dai fratelli Luini mentre sul fianco sinistro, quasi nascosta e molto meno fotografato, Adamo ed Eva che ricevono il frutto del peccato dal serpente anch’esso dipinto da Aurelio Luini. Se alziamo lo sguardo osserviamo il loggiato decorato da Giovanni Antonio Boltraffio con motivi floreali e volti di Sante e Martiri.