Situata sull’omonima penisola, non è una grande metropoli, pur essendo molto antropizzata infatti, non conta neanche un milione di abitanti. Il suo territorio è collinare e molti suoi quartieri prendono il nome dalle alture dove sono edificati, un esempio è Nob Hill. Trovandosi sulla faglia di San Andrea è soggetta a terremoti che si verificano regolarmente, quello più terrificante avvenne nel 1906 e causò oltre tremila morti e danni per svariati miliardi di dollari. Una caratteristica peculiare di questa città è la nebbia, chiamata amichevolmente dai residenti Karl the Fog che si verifica a causa del clima, il caldo dell’entroterra si mescola con l’aria fredda proveniente dall’oceano, la sera, al tramonto, si tinge di rosso è diventa uno spettacolo vederla. Il clima comunque è temperato tant’è che è famosa una citazione di Mark Twain ““The coldest winter I ever spent was a summer in San Francisco,” tradotto “L’inverno più freddo che abbia mai trascorso è stata un’estate a San Francisco”.
Gli spagnoli quando arrivarono nella baia di San Francisco, vi trovarono popolazioni indigene, i Mojave e gli Ohlone. Il XIX secolo per questa città fu pieno di cambiamenti, infatti, il primo insediamento con il nome di Mission Dolores, eretto nel secolo precedente, venne abbandonato con l’annessione del territorio da parte del Messico, il nome cambiò in Yerba Buena, poi con la proclamazione dell’indipendenza della California divenne possedimento degli Stati Uniti cambiò in quello odierno e il ritrovamento dell’oro nelle montagne vicine contribuì notevolmente alla sua espansione. Il secolo seguente è ricordato per il devastante terremoto che la rase quasi completamente al suolo a cui seguì un incendio durato più giorni, ma anche per la costruzione dei due ponti, Il Golden Gate e il Bay Bridge. Dopo la seconda guerra mondiale la città divenne il centro della controcultura americana segnata dal movimento hippie e dalle proteste contro la guerra in Vietnam. Fu la prima città ad avere un consigliere comunale omosessuale, assassinato nel 1978 assieme al sindaco, sostituito da un sindaco donna che rimase in carica per due mandati.
Oltre alle tre “cartoline” descritte nell’articolo precedente, cosa vedere e da dove iniziare? C’è l’imbarazzo della scelta, per mia comodità dalla zona limitrofa all’hotel dove ho dormito che si trova nel quartiere di Cow Hollow di cui Union Street è la via principale. Cominciamo quindi costeggiando il Presidio di San Francisco, un enorme parco, percorribile con delle apposite navette, all’interno del quale ci sono spiagge, panorami esclusivi sul Golden Gate Bridge, siti storici, una volta era una base militare, alcuni laghi, e anche musei tra cui il Walt Disney Family Museum. Volendo esplorare il parco in tutte le sue particolarità basta consultare il sito apposito.

Proprio ai confini di questo enorme parco ci troviamo di fronte al Palace of Fine Art, una delle costruzioni erette nel 1915 in occasione dell’Esposizione Panama-Pacifico. Costruito in riva ad un laghetto artificiale. A causa del degrado della struttura venne demolito e ricostruito.
Passeggiando lungo il lago si vede una struttura ottagonale classica, con cupola e colonne con figure femminili, che richiamano all’arte greca antica. Tutt’attorno un colonnato ricurvo, il tutto immerso in un parco dove fare anche picnic e dove si possono vedere anche animali quali cigni, oche, tartarughe e procioni. Alcune scene del film “La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock furono girate in quest’area. Oggi, all’interno si trova un teatro.
Da qui percorrendo Lombard Street per circa mezz’ora nel suo tratto più famoso, i suoi otto tornanti, a senso unico, lastricata con mattoni rossi sulla “Russian Hill” resa nota dagli inseguimenti di molti film, fra cui La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock, circondata da palazzi e aiuole perfettamente curate consente di avere una vista unica sulla città con la torre Coit in lontananza.

In circa due chilometri si entra a Chinatown, la seconda più grande comunità cinese degli Stati Uniti, ma la più antica del Nordamerica. Fu fondata alla metà del XIX secolo, quando ci fu una grande immigrazione di cinesi richiamati dalla corsa all’oro, e dalla costruzione della Pacific Railroad che univa la costa del Pacifico con la ferrovia già esistente. L’immigrazione era così veloce che nel 1882, in un clima di odio sempre crescente, venne emanato il Chinese exclusion act, cancellato solo nel 1943, che non permetteva più ai cinesi di migrare in America, toglieva loro molti diritti e scatenò gravissimi episodi di xenofobia. Nel frattempo certi lavori terminarono, così avvenne una migrazione verso le periferie delle città più popolose tra cui San Francisco. Il terremoto del 1906 rase al suolo quasi completamente il quartiere, ma anche se c’era la volontà di spostarla altrove, venne ricostruita nella stessa zona. Quello che si vede oggi è uno spaccato della vera Cina.
E allora da dove iniziare per visitare questo quartiere? Sicuramente da Dragon Gate, all’incrocio tra Bush Street e Grant Avenue, la strada più antica ed importante. Costruito ad arco in perfetto stile paifang, si completa di tre portali, sorretti da colonne piastrellate. Esternamente quelli con gli ornamentali leoni guardiani imperiali, un maschio, a ovest, che ha la zampa sopra una perla, e una femmina, a est, che posa la sua zampa sopra un leoncino, sono per i pedoni mentre quello centrale è per le automobili.

Sopra la porta centrale si notano pesci e draghi simboli di prosperità e di potere, inoltre ci sono anche delle scritte in caratteri cinesi, quella al centro dice “Tutto sotto il cielo è per il bene della gente” sulle altre due porta le scritte significano: lealtà, pietà filiale, benevolenza e amore quella a est, fede e pace ad ovest.
Oltrepassando la porta si entra in Cina, infatti, le vie laterali sono un tripudio di grandi e piccoli murales, di ogni tipo. Alcuni riguardano il calendario cinese, altri dedicati a personaggi come Bruce Lee, ad esempio, tutti comunque di ispirazione asiatica.

Continuando ad esplorare le vie più nascoste, il miglior modo per “conoscere” questo quartiere, si trovano edifici e monumenti con un’architettura tipica, si sentono gli odori intensi dei cibi, si vedono lanterne rosse ovunque oppure anziani che praticano il Tai Chi o bambini che giocano nel giardino in Piazza Portsmouth, una delle attrazioni come lo Sing Chong Building, il primo immobile ricostruito dopo il terremoto, oppure l’Old St. Mary’s Church, la chiesa più vecchia dell’intero stato della California. Una nota particolare per la Fortune Cookie Factory dove si può vedere come vengono prodotti i biscotti della fortuna che in realtà sono di origine giapponese.
Girovagando per questo quartiere si arriva anche sotto la Transamerica Pyramid, un grattacielo in stile modernista, dalla forma particolare, a piramide appunto, che con i suoi quarantotto piani raggiunge un’altezza di duecentosessanta metri inaugurato nel 1972, da cui si ha una visita panoramica sull’intera città.ù
Volendo vedere un altro grattacielo importante, basta spostarsi di poco per guardare la Millenium Tower, completato nel 2009, è un immobile residenziale ed esclusivo con una stranezza, nel corso degli si è inclinato di più di sessanta centimetri a causa del terreno su cui è costruito, quindi è entrato nel circolo esclusivo delle torri pendenti assieme alla torre di Pisa in Italia, all’Elizabeth Tower di Londra e a quella di Nevj’ansk in Russia. Entrambe nel Financial District, l’area centrale per gli affari, dove si possono vedere altri grattacieli come ad esempio il 555 California Street, alto 237 metri, famoso perché è dove è stato girato il film “l’inferno di cristallo” ovviamente ce ne sono moti altri che compongono la skyline di San Francisco.
Altrettanto vicina, non più di mezzo miglio, a Chinatown è la Grace Cathedral, siamo nel quartiere di Nob Hill. La posa della prima pietra avvenne nel 1910, dopo il terremoto che distrusse una chiesa precedente. Con il passare degli anni venne ampliata fin quasi ai giorni nostri.

Lo stile gotico si nota sin dalla facciata, che presenta due torri campanarie ai lati, al centro un grande rosone, strutturalmente affini a Notre-Dame de Paris. Interessanti le due porte d’entrata dette “Ghiberti” una copia di quelle del Battistero di Firenze realizzate da Lorenzo Ghiberti, ecco scoperto l’arcano. Entrando la prima cosa che salta all’occhio, proprio di fronte all’altare maggiore, è il labirinto medioevale sul pavimento, ve né uno anche all’esterno, simile a quello che si trova nella Cattedrale di Chartres. Lungo le navate e nel coro, si ammirano delle vetrate davvero spettacolari, coloratissime che riprendono figure bibliche ma anche laiche come Einstein. Da non perdere la AIDS Interfaith Memorial Chapel che mostra un trittico in bronzo firmato da Keith Haring intitolato “The Life of Christ”, ultima opera prima della sua morte a causa dell’AIDS, all’interno ci sono altre opere tra cui “Nostra Signora dei Fiori” del fotografo americano David LaChapelle.
Si può poi proseguire su Market Street, la strada, una volta molto trafficata, ora bandita per un certo tratto alle auto private, che attraversa in diagonale la città dal Ferry Building, ovvero il terminal dei traghetti. Edificato negli untimi anni del XIX secolo, si nota facilmente per la sua torre con orologio, simile alla Giralda di Siviglia, e per i suoi portici ad arco. Di fronte la Maritine Plaza un piccola oasi di verde da dove si vede il Bay Bridge, il ponte che collega San Francisco ad Oakland. La Market Street continua fino a Twin Peaks, le colline più alte della città dal cui punto panoramico migliore, Christmas Tree Point, si ha una vista mozzafiato su tutta San Francisco.
Vicinissima a Dragon Gate, cinque minuti a piedi, c’è la piazza centrale della città, Union Square, raggiungibile molto agevolmente anche con i mezzi pubblici. Deve il suo nome alle molte manifestazioni durante la seconda guerra di secessione americana in favore dell’esercito del Nord, o dell’unione.
I turisti la visitano con piacere disperdendosi tra i negozi di marche famose che vi sono attorno, oppure seduti sulle panchine a concedersi un po’ di riposo o a sorseggiare una bibita. Al centro della piazza si erge una colonna, il monumento a Dewey, ammiraglio della Marina statunitense, ai lati ci sono quattro sculture di cuori che vengono dipinte di anno in anno in modo diverso e da artisti differenti, alla fine dell’anno vengono messe all’asta, il ricavato va in beneficenza.

Molto vicino, dieci minuti a piedi, c’è lo SFMOMA, il Museo di Arte Moderna, che descrivo in seguito. Se scegliamo invece di procedere lungo Market Street ad un certo punto si deve fare una deviazione verso sinistra, all’incrocio con Haight street, che dopo circa un miglio ci fa arrivare ad Alamo Square Park. La sua celebrità è dovuta alle Painted Ladies, conosciute anche come le sette sorelle sono sette case in puro stile vittoriano e di colorazioni diverse, molto fotografate anche per lo sfondo. Infatti, la vista dalla collinetta di fronte a Steiner Street si completa con la vista, in lontananza dei grattacieli del Financial District e le cime delle torri dei due ponti di San Francisco, il Golden Gate Bridge e il Bay Bridge, ovviamente è il panorama migliore se il cielo è limpido, ma anche con la nebbia ha la sua esclusività.

Altre case in stile coloniale si possono vedere girando attorno al parco, ad esempio, la William Westerfeld House, se poi siete interessati a questo tipo di architettura, sempre su Steiner Sytreet anche se molto lontana, c’è la casa dove è stato girato il film Mrs Doubtfire, oppure si può percorrere un miglio nel quartiere di Haight-Ashbury, il quartiere dove è nata la controcultura hippie quando negli anni sessanta molti giovani americani sono arrivati a San Francisco in cerca di qualcosa di diverso e di nuovo. Qui ebbe inizio la Summer of Love, un evento mediatico, tra arte, musica e politica, che ha caratterizzato l’estate del 1967 in questo quartiere.
Un altro quartiere da visitare è senza dubbio Castro, il centro della comunità gay, meglio lgbtqia+, dagli anni sessanta, prima zona di immigrati provenienti dai paesi scandinavi e dell’Irlanda. Prendendo i mezzi pubblici si scende a Castro Station, si percorre la Main Street e ci si trova nel mezzo di murales celebrativi, il Rainbow Honor Walk, di attraversamenti, famosissimo quello tra la 18th Street e Castro Street, e bandiere color arcobaleno, di un memoriale che ricorda le vittime omosessuali del nazismo, nel Pink Triangle Park, di un teatro dove si canta durante la proiezione del film, Castro Theatre, dall’architettura particolare, ma anche di case coloratissime in stile vittoriano. Seguendo la 18th in dieci minuti si arriva al Dolores Park da cui avere uno straordinario scenario, lo sfondo è il Finacial District lo skyline della città, siamo al confine con il Mission District, il più antico di San Francisco.
Il nome di questo quartiere deriva dalla Mission Dolores detta anche Mission San Francisco de Asís, la cui venne fondata nel 1776, riconoscibile in quanto in mattoni di color bianco che resistettero al terribile terremoto del 1906, l’interno è particolare con le sue decorazioni indiane, il colorato soffitto, e l’altare maggiore con una bella pala in legno e alcuni murales. Il complesso è formato anche da una basilica, postuma del XX secolo che presenta delle vetrate con i nomi e le date delle missioni presenti in California e da un cimitero dove sono sepolti soldati, coloni ed indiani fin dal lontano XIX secolo. La sua storia va dalla scomparsa delle tribù indiane autoctone, avvenuta con la colonizzazione degli spagnoli, all’incremento della popolazione grazie alla corsa all’oro e all’immigrazione di irlandesi, polacchi e germanici e a quella sudamericana, in particolare messicana, della fine degli anni ’60, oggi è perciò un quartiere multietnico e culturalmente vivace ma anche con un tasso di criminalità alto rispetto ad altri quartieri. Passeggiando tra le vie si incontrano degli splendidi murales, la street art qui è parte del paesaggio.
Quali vedere? C’è l’imbarazzo della scelta, da non perdere assolutamente quello che colora l’intera facciata e parte dell’interno del Women’s Building uno spazio per il sostegno, la sicurezza e il benessere delle donne, sulla 18St. Venne dipinto nel 1994 da sette artiste ed intitolato “MaestraPeace”. Vi vedono dipinte immagini di donne importanza storica e culturale e i nomi di moltissime altre donne. Sicuramente è uno dei più grandi dell’intera città ma porta anche un messaggio del contributo che le donne hanno dato in qualsiasi parte del mondo.

Altri murales si trovano in particolare in Clarion Alley, e in Balmy Alley, dove venne dipinto il primo negli anni ’70, due vicoletti completamente tappezzati. Raccontano la storia del quartiere con messaggi politici, di vita quotidiana, tributi a personaggi illustri, o a celebrazioni come il carnevale di Mission, o di riscatto dall’oppressione, tante donne sono raffigurate sul muri, sui garage, sulle palizzate, sulle porte, sui negozi, insomma ovunque ci sia uno spazio da riempire.

Un’altra meraviglia da non perdere sono gli Hidden Garden Steps e la Tiled Steps, ovvero delle bellissime scale tappezzate, che si trovano nella 16th Avenue, vicinissime tra loro, per apprezzarne il fascino è necessario guardarle dal basso verso l’alto altrimenti sembrano normalissimi scalini. La prima, più nascosta e quindi meno visitata, è divisa in nove sezioni in tutto 148 scalini. Ogni sezione si fonde con la seguente e con i giardini che la circondano, i mosaici molto dettagliati, comprendono uno spettacolare papavero della California, altri fiori con le api, una grande farfalla.
La seconda è una scalinata a mosaico di 163 gradini, anch’essa divisa in sezioni. Il colore dominante è il blu del mare in cui sono inserite figure di pesci, crostacei e conchiglie. Le ultime due sezioni sono le immagini della luna e del sole. Ai lati anche qui degli splendidi giardini. Osservando con attenzione si notano dei nomi, sono delle persone che hanno finanziato quest’opera d’arte. Ultimamente si è aggiunta anche la Lincoln Park Steps.

Siamo vicini al Golden State Park dove fermarsi approfittando del Japanese Tea Garden quasi di fronte al California Academy of Sciences. Oltre alla casa del tè dove sedersi e godersi un rinfresco giapponese accompagnandolo con i biscotti della fortuna, il percorso porta a passeggiare tra ponti, pagode, stagni di koi, cascate, giardini con piante autoctone del Giappone, alcuni alberi hanno più di un secolo di vita, lanterne di pietra, e un giardino paesaggistico secco, il Karesansui, classici del Paese del Sol Levante, andarci in aprile vuol dire assistere alla fioritura dei ciliegi.

Last but not least il Fisherman’s Wharf, si sviluppa tra i due ponti più famosi di San Francisco, il Golden Gate e il Bay Bridge, è sempre molto trafficato dai turisti per le sue attrazioni, in particolare il Pier 39, per i musei, i ristoranti sul lungo mare, per i chioschi dove si possono assaggiare frutti di mare e soprattutto il granchio di Dungeness servito in un grande panino, a cui è stata tolta la mollica, assieme ad una salsa e per i molti negozi dove si trova di tutto dai souvenir ai libri, all’abbigliamento, uno mi è parso particolarmente starno il Lefty’s San Francisco, solo per mancini.
Il cuore di questo quartiere è però il Pier 39. Nella piazza del molo c’è il San Francisco Carousel, una giostra con cavalli, realizzata in Italia e dipinta a mano con rappresentazioni dei più famosi monumenti della città. Sulla “via” principale troviamo la Musical Stairs, salendo o scendendo si possono comporre brani musicali a piacimento. Il richiamo di maggior interesse sono però i leoni marini distesi su appositi stalli in legno intenti a giocare, a prendere il sole, quando c’è, comunque a far sentire la loro chiassosa presenza.

Un’altra famosa attrattiva è l’Aquarium of the Bay, è diviso in quattro sezioni, dove viene spiegato molto bene l’ecosistema della baia, e i suoi “abitanti” siccome la quasi totalità della baia è poco profonda una sezione riproduce questo habitat popolato da murene, e pesci di vari colori. Due sono le parti dell’acquario più visitate, una è il tunnel che permette di vedere da vicino squali, razze e polipi giganti, l’altra offre un’esperienza tattile, si possono toccare con le mani delle piccole razze. Uscendo da questo molo, percorrendo the Embarcadero, chi ha interesse per la meccanica può visitare il Musée Mécanique, al Pier 45 dove è anche ormeggiato un sottomarino, continuando si Jefferson Street si arriva al Hyde Street Pier ci sono ancorate cinque navi, infine attraversando il Maritime Garden, dove c’è il capolinea dei Cable Cars, si giunge in Girardelli Square, dove concedersi un gelato alla cioccolata.
Confinante con il Fisherman’s Wharf c’è il quartiere dell’Embarcadero, il lungo mare di San Francisco, dalla parte del Bay Bridge, oltre al Ferry Building descritto in precedenza, è fantastico fare una passeggiata lungo i Pier, i moli, soprattutto quelli contrassegnati con il numero sette e quattordici per scattare delle splendide fotografie del ponte o dello skyline della città. Da ricordare che i traghetti per visitare Alcatraz partono dal Pier 33.
Quest’ultimo confina ad est con il quartiere di North Beach, non c’è da illudersi, qui non c’è una spiaggia vera e propria è un quartiere dall’atmosfera vivace pieno di caffè e ristoranti, che deve la sua fama alla Beat Generation e ai suoi esponenti principali, Lawrence Monsanto Ferlinghetti e Allen Ginsberg. Da vedere la Coin Tower situata nel Pioneer Park in cima al Telegraph Hill, venne edificata negli anni trenta del XX secolo in stile art déco alta poco più di sessanta metri si presenta come una torre rotonda, una colonna. Particolare è la vista che si estende a 360° su tutta la città.

Oltre ai musei citati due sono molto interessanti e quindi da farci una visita, il California Academy of Sciences progettato da Renzo Piano che si trova all’interno del Golden Gate Park. La struttura custodisce in sé tre attrazioni principali: il planetario Morrison, la galassia a portata di mano, la ricostruzione della foresta pluviale, su quattro piani, e l’acquario Steinhart, enorme con una curiosità, un coccodrillo albino.
Il secondo è il San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA) a dieci minuti da Union Square di fronte ai Yerba Buena Gardens dove si trova il Martin Luther King Memorial, una fontana a cascata con delle citazioni di questo grande personaggio. Questo museo fondato nel 1935, aperto nel 1995 in altra sede, ristrutturato più volte, oggi nella sua collocazione attuale, si estende su sette piani ed ospita opere sia di arte moderna che contemporanea. Per visitarlo con calma la cosa migliore da fare è partire dall’ultimo piano, raggiungendolo con l’ascensore, e scendere lentamente dedicandosi ad ammirare opere di grandi artisti e artiste come Frida Kahlo oppure Henri Matisse ma anche Jeff Koons solo per citarne alcuni, inoltre c’è spazio anche per la fotografia e per esposizioni temporanee. L’opera che mi ha maggiormente entusiasmato è il cosiddetto Living Wall, il Muro Vivente, che si trova al terzo piano, alto una decina di metri, un insieme di piante, la gran parte originarie della Bay Area. Per organizzarsi la visita è utile consultare il sito.