Tre cartoline da San Francisco.

Per visitare San Francisco è meglio spostarsi con la propria macchina? Assolutamente no, molto meglio a piedi, con i bus, il mezzo migliore perché la rete è molto estesa, i tram, tra cui i Cable Cars, o con la metropolitana, direi solo per raggiungere l’aeroporto, così come fa gran parte dei residenti. Provenendo dal Yosemite National Park, che ho già descritto in precedenza, mi sono fermato a Napa Valley. Contea famosissima in tutto il mondo per i suoi vigneti, infatti qui si trova la maggior parte delle aziende vinicole della California. Oltre alla degustazione dei vini, possibile visitando le cantine oppure prenotando un Wine Tasting Tour, c’è dell’altro, per esempio visitare le città di Napa e di Sonoma oppure percorrere strade di campagna come il Silverado Trail ed immergersi nel verde delle vigne.

Sono, quindi, entrato in città attraversando il Golden Gate Bridge, il ponte sospeso simbolo della città, che mette in collegamento l’oceano con la baia. Lungo più di due chilometri, ha due torri alte più di duecento metri che sono distanziate tra loro da più di un chilometro.

La sua costruzione iniziata nel 1933, dopo vari inconvenienti economici, di concessione dei terreni e di sicurezza, è stata ultimata quattro anni dopo e a quel tempo era il ponte più lungo del mondo. Il suo colore, l’International Orange, è stato scelto in quanto si adattava molto bene con quello dei dintorni, ma soprattutto perché era visibile anche nelle giornate di nebbia fitta. Si riesce a percorrerlo oltre che in macchina, si paga entrando in città, uscendone è gratis, anche a piedi o in bicicletta, senza pagare alcun pedaggio. Il percorso consigliato guarda verso la città e ovviamente i due sensi di marcia sono rigorosamente separati e non attraversabili.

Il ponte è visibile nella sua interezza da molti punti panoramici ma alcuni hanno un’atmosfera particolare. Quelli più frequentati sono, dalla parte di Sausalito, un paese incantevole, merita una visita, che si trova poco prima di imboccare il ponte, Battery Spencer, raggiungibile facilmente con una breve camminata di poche miglia dal posteggio, a mio avviso la migliore soprattutto in una giornata soleggiata. Dal piccolo parcheggio continuando su Conzelman Rd si raggiungono altri due luoghi da cui guardare il ponte, il primo è Golden Gate View Point se si prosegue oltre si arriva a Marin Headlands, da dove, se siete fortunati si possono scattare fotografie “strane” si vede il ponte con la città completamente immersa nella nebbia. Dalla parte di San Francisco si hanno delle bellissime immagini del Golden Gate Bridge, oltre che dal parco del Golden Gate Bridge Welcome Center, dove si possono ricevere notizie sulla costruzione e sulla sua storia, da Fort Point si ha una visuale esclusiva, infatti, ci si trova sotto il ponte quindi basta alzare lo sguardo per meravigliarsi di fronte alla sua innovativa, per quei tempi, struttura. Un altro punto per vedere il ponte da un’angolazione particolare è Crissy Field, all’interno del Presidio di San Francisco, un parco molto esteso, da qui lo si vede per intero ma da una prospettiva dal basso verso l’alto, infine, c’è Baker Beach, la spiaggia, dall’aspetto ancora selvaggio da dove, si guarda il ponte da una prospettiva frontale, ci si ritrova anche per godersi un bel tramonto. Purtroppo un altro primato di questa eccellenza architettonica è data dal fatto che ha il più alto indice di suicidi al mondo.

Un altra cartolina di questa città sono le Cable Cars, ovvero i tram, un’esperienza da fare assolutamente, però bisogna armarsi di pazienza perché ormai sono un’attrazione turistica e quindi molto spesso c’è da fare una lunga fila prima di riuscire a salirvi. Il modo migliore per usufruirne è quello di recarsi al capolinea perché qui di solito già si riempie. Si calcola che questo servizio venga usato da circa sette milioni di persone all’anno, quasi tutti turisti. Il primo tram iniziò a circolare nel 1873 a quel tempo erano spinti da un motore a vapore guidato da un cavo d’acciaio, che venne posizionato nella  Clay Street. La prima corsa fu un successo grandissimo. Dopo un decennio ci fu un perfezionamento e si passò ai tram elettrici ma il terremoto del 1906 devastò alcune linee che vennero ricostruite. La manutenzione di questo servizio era alquanto costosa così che, verso la metà del secolo scorso, l’allora sindaco ne richiese lo smantellamento. La risposta della popolazione fu dimostrare che il costo era inferiore al valore, perciò ancora oggi è possibile viaggiare su questi meravigliosi tram.

Ed infine Alcatraz, altra icona di questa metropoli. Per pianificare nel miglior modo possibile la visita è utile consultare il sito apposito dove si possono anche prenotare in anticipo i biglietti. La visita inizia salpando dal Pier 33 da dove di vede in lontananza il Bay Bridge che collega San Francisco con Oakland attraversando tutta la baia.

La storia di questa piccola isola è particolare, infatti, verso la metà del XIX secolo era una guarnigione militare a difesa della baia avendo un importante ruolo nella Guerra Civile impedendo di fatto la conquista della baia e quindi della città, da parte dell’esercito confederato. La sua importanza militare diminuì notevolmente con la fine della guerra per divenire una prigione militare fino ai tempi della grande crisi economica caratterizzata dal crollo di Wall Street. Negli anni a seguire, precisamente nel 1934, venne trasformato in penitenziario federale di massima sicurezza e vi furono internati  prigionieri difficili da gestire che provenivano da altre carceri come ad esempio Al Capone. Dopo la chiusura del carcere l’isola fu occupata da alcuni nativi americani in segno di protesta contro la politica di quegli anni, vi sono ancora oggi alcuni graffiti che la ricordano. Alcatraz era considerata a prova di fuga ci furono alcuni tentativi di evasione tutti sventati tranne uno, mai acclarato, raccontato nel film diretto da Don Siegel con Clinton Eastwood come attore protagonista “Fuga da Alcatraz“. La visita è completa di audioguida in molte lingue tra cui anche l’italiano.

Entrando nei corridoi, che avevano i nomi delle strade americane più famose, dove al termine c’era il posto di guardia, si vedono le celle, piccolissime, le misure sono 2.7 metri x 1.5 metri per 2.1 metri di altezza, arredate con il minimo necessario, il letto, il lavandino, il tavolo e un gabinetto, inizialmente non c’era nemmeno l’acqua calda. Quello che si nota immediatamente è la sicurezza che si otteneva con questa disposizione, le porte sono cancellate a fusione unica, per cui era facile controllare i detenuti ed intervenire in caso fosse necessario, inoltre i prigionieri venivano contati tredici volte nell’intera giornata. Le regole erano molto spartane, dettate da protocolli molto precisi, sia per i detenuti che per le guardie.

Sull’isola c’erano molte torrette di guardia, soprattutto nelle aree di svago che erano recintate, c’era un piccolo ospedale, una biblioteca, non si potevano però leggere i giornali, in compenso si potevano suonare degli strumenti musicali.

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