Brescia, la “Leonessa d’Italia”.

Questo titolo venne dato alla città in riferimento alla rivolta contro gli Austriaci del 1849, dieci giornate in cui la popolazione dimostrò il proprio valore e la sua fierezza nonostante la sconfitta. Fu poi Giosuè Carducci, con la poesia “Alla Vittoria”, a far sì che questo titolo diventasse popolare.

Da dove partire per la visita di Brescia? Innanzitutto parcheggiare la macchina, il miglior posto, a mio parere, è il parcheggio, ampio e gratuito, del Castello, perciò iniziamo da lì. Il Castello, riedificato in epoca medioevale, precisamente nel XIII secolo, per volere di Luchino Visconti, sul colle Cidneo, aveva una funzione difensiva e visitandolo si piò conoscere la storia della città, e delle sue dominazioni. Precedentemente, nell’età del bronzo, c’erano già degli stanziamenti umani, i romani poi, nel I secolo d.C. vi eressero un templio e nel ‘400 vi fu costruita una chiesa di cui rimane a testimonianza la Torre Mirabella, cilindrica, all’interno ospita delle belle decorazioni del XIII secolo.

Sotto la dominazione veneziana la fortezza venne ulteriormente potenziata con la costruzione della Torre dei Francesi ora a pianta circolare originariamente era quadrata, è strutturata su quattro piani, comunicanti tra loro, di cui uno sotterraneo, tutti allestiti con feritoie per cannoni e fucilieri. Dalla terrazza panoramica si ha una spettacolare vista sulla città.

Nello stesso periodo, il XV secolo, e con lo stesso obiettivo, è stata costruita per difendere l’entrata la Torre dei Prigionieri, alta quasi venti metri, ha una caratteristica particolare, il percorso della ronda al livello superiore è coperto. Venne usata come carcere dagli Austriaci. Una terza torre, la Torre Coltrina, venne edificata con la funzione di proteggere la strada del Soccorso, la via di fuga durante un assedio, dal suo piano superiore si può ammirare Brescia e grazie ad una galleria si raggiunge la Torre di Mezzo.

All’interno del castello si possono visitare i musei delle Armi dove sono esposte una grande quantità di armi, di ogni tipologia, a dimostrazione della capacità di fabbricazione degli armaioli bresciani, e quello del Risorgimento in cui viene data molta rilevanza alle dieci giornate con vestiti, divise militari, quadri, che “fotografano” alcune vicende di questa battaglia, e audiovisivi narrano i fatti personali di alcuni protagonisti tra i quali Tito Speri.

Scendendo si incontra la Chiesa di Santa Maria della Carità del XVII secolo, a pianta ottagonale. La facciata è divisa da colonne, di tipo dorico in basso, corinzie in alto. Il portale d’ingresso lateralmente presenta due colonne più scure, e due nicchie dove sono riprodotte la Carità e la Giustizia. Sopra, di fianco al grande finestrone due statue di angeli.

Entrandovi si viene immediatamente colpiti dalla regalità degli affreschi della cupola e della volta che regalano un’atmosfera baroccheggiante e dall’altare maggiore in marmo, dove osservare al centro la Madonna della carità, che custodisce la copia della Santa Casa di Nazareth visibile a Loreto. Lateralmente ci sono due altari, entrambi in legno, su quello di sinistra è alloggiata la pala con la figura di Maria Maddalena, mentre su quello di destra la pala rappresenta i santi Sebastiano, Antonio e Rocco, tutte e due sono del ‘600. Di particolare pregio anche il pavimento in marmo la cui posa ha coinciso con la fine dei lavori di costruzione.

Nel vicoletto caratteristico, come altri, del centro di Brescia, che collega piazza Tito Speri a Piazza della Loggia, sotto l’arco di Porta Bruciata, possiamo fermarci un attimo per visitare la Chiesetta di San Faustino del Riposo, affascinante, ricostruita nel XII secolo sopra una cappella precedente, con una struttura esterna rotondeggiante, con il tetto a forma conica, internamente spicca la pala dell’altare, che ritrae la Vergine con Bambino tra i Santi Faustino e Giovita, del millesettecento, nella piccola cappella a sinistra troviamo un’immagine della Madonna a cui i bresciani sono particolarmente devoti. Piazza della Loggia è a due passi. Una delle tre piazze principali della città, ma la sua posizione centrale ne fa l’elegante salotto cittadino, il fulcro nevralgico di Brescia anche in considerazione che vi si trova la sede del Comune. Costruita nel XV secolo è circondata da palazzi della stessa epoca che conservano ancora oggi il loro fascino.

Sotto il portico è esposta la Lodoiga, una delle “statue parlanti” di Brescia, su cui i bresciani attaccavano biglietti, chiaramente anonimi di critica al governo. Il secondo piano, della fine del ‘500 è caratterizzato da pilastri anch’essi ornati che separano dei grandi finestroni corrispondenti con gli archi sottostanti.

In questa piazza ci sono, nell’angolo retto della L, il Torrione INA, con i suoi quasi sessanta metri di altezza fu il primo grattacielo in cemento costruito in Italia. Rivestito con mattoni di colore scuro a vista, caratteristici sono i grandi archi, visibili solo sulla facciata che guarda la piazza, all’interno due piani di finestre separati da bassorilievi. La sua costruzione influenzò l’architettura italiana, in breve tempo ne vennero innalzanti altri in diverse città. Verso destra vediamo il Palazzo delle Poste, si riconosce dalla scalinata e dalle colonne con fasce di colorazioni chiaro scuro alternate. Ancora oggi svolge la stessa funzione per la quale è stato costruito. Nuovamente a destra si erge la Torre della Rivoluzione, riconoscibile dal colore, bianco, e dall’orologio, nel ventennio c’era una statua del Duce a cavallo che è stata rimossa alla fine della guerra. Sotto la torre vediamo l’Argengario, un pulpito in pietra rossa, decorato con bassorilievi che ricordano la storia della città, il primo ad usarlo fu Benito Mussolini quando inaugurò la piazza.

Internamente, in fondo alla navata centrale, nel presbiterio, si ammira la pala d’altare del Romanino che ritrae la Madonna in trono con Bambino, circondata da santi con saio francescano, tra cui, a destra, sant’Antonio da Padova riconoscibile dal giglio che porta in mano, bellissima anche la cornice in legno. Nelle vele del soffitto altri affreschi dello stesso autore, in quella centrale, la meglio conservata, è dipinta la Madonna tra una serie di angeli in preghiera e con strumenti musicali.

Realizzata verso la fine del XV secolo e trasformata tre secoli dopo, ha conservato, tuttavia, in suo impianto originale di tipo rinascimentale rilevabile negli scranni del coro. Emozionanti sia la pala d’altare con la Madonna con uno stuolo di angeli che la sospingono verso l’alto e alcuni santi inginocchiati che gli affreschi, postumi, delle pareti e della cupola sulla cui sommità appare la colomba dello Spirito Santo come ad illuminare la scena sottostante che rappresenta la natività. Il chiostro anch’esso del ‘300 con al centro un pozzo, è un’oasi di pace, percorrendo il porticato si nota che su una colonna d’angolo l’iscrizione ci dice chi fu l’architetto, tale Guglielmo da Frissone, anche i capitelli sono molto originali e si devono osservare con attenzione perché vi si notano decorazioni floreali, strani animali e teste di frati. In realtà i chiostri sono due, uno molto piccolo, detto della Madonnina, del XV secolo è accessibile dalla navata di destra, al centro c’è una fontanella con la statua della Madonna.

Diviso in cinque riquadri, uno centrale dove viene rappresentata la resurrezione, l’enfasi è data dalla postura di Cristo che erge contro un cielo nuvoloso che mette in risalto lo svolazzare del vessillo crociato e dei suoi indumenti, in sottofondo un paesaggio cupo. In alto a sinistra un angelo con un rotolo di carta con l’iscrizione, “ave gratia plena”, il saluto alla Vergine Maria che è disegnata sul lato opposto in piena luce con una mano appoggiata sul petto. In basso, a destra, san Sebastiano dal corpo muscoloso trafitto da un’unica freccia, evidenziato dal paesaggio retrostante. In basso a destra, sulla colonna a terra, c’è un iscrizione che indica la data dell’opera e il suo autore, Tiziano appunto.

La galleria espone, nelle sue sale, decorate con velluti e affreschi sul soffitto, opere che vanno dal ‘300, il periodo gotico, da ammirare il  polittico dei santi Cosma e Damiano un dipinto su tavola di Paolo Veneziano, il più importante pittore veneziano del XIV secolo. L’esposizione continua con il periodo rinascimentale ma è la quarta sala quella che attira l’attenzione della maggior parte dei visitatori, infatti, qui sono esposti due capolavori di Tiziano, il Cristo Redentore e un frammento di una pala andata perso, Angelo. Nelle sale successive troviamo alcune belle opere di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, uno dei grandi pittori del Rinascimento bresciano assieme al Romanino e a Giovanni Gerolamo Savoldo di cui troviamo dei lavori. Il percorso si sviluppa presentando quadri del ‘600 e dei secoli successivi, da notare una collezione di vetri veneziani, una sala dedicata al bresciano Faustino Bocchi, una a Giacomo Cerutti detto Pitocchetto perché dipingeva scene di vita quotidiana della gente povera. Nelle ultime sale l’ottocento con capolavori di Antonio Canova, il busto di Eleonora d’Este, di Francesco Hayez, Incontro di Giobbe ed Esaù e il gruppo scultoreo in marmo Laocoonte di Luigi Ferrari.

L’interno, a navata unica con una cupola, illuminata da grandi finestre, sorretta da colonne con capitelli in stile corinzio e nelle strutture sottostanti ci sono i busti dei quattro evangelisti. Lungo i fianchi si aprono otto cappelle dove si possono ammirare opere che vanno dal XVI al XX secolo, da segnalare, nel primo altare a destra un crocefisso in legno del ‘400 e nel terzo, sempre a destra, la rinascimentale e maestosa arca di sant’Apollonio trasferita dal Duomo Vecchio. Nell’abside, l’altare maggiore con la pala dell’Assunta.

Infine Il Duomo Vecchio o Rotonda, edificato nel XI secolo anch’esso sui resti di un’altra chiesa del ‘500, visibili sotto il pavimento del transetto. Dalla struttura circolare in pietra che ospita molte opere d’arte di epoche diverse, infatti, possiamo vedere affreschi del XII secolo, opere del Romanino e del Moretto due pittori bresciani del XV secolo, l’ara sepolcrale del vescovo Berardo Maggi, in marmo rosso, del ‘300, dello stesso periodo dell’altare maggiore e l’organo di Giacomo Antegnati della metà del ‘500. Nella cappella sono conservati i resti della Vera Croce

L’interno è strepitoso, oltre alle tre cappelle, inserite nel XVII secolo dove, in quella centrale ci meravigliamo di fronte alla “Natività” di Pier Maria Bagnadore, la pala dell’altare e alle pareti decorate con due tele, la “Circoncisione” e “l’Adorazione dei Magi”. Nelle due laterali, una dedicata alla passione di Cristo, l’altra all’ordine dei frati minori, si possono vedere dipinti del ‘600, una statua in legno e soprattutto le due volte finemente affrescate. Quello che mi ha fatto spalancare la bocca è tutto il resto, il meraviglioso ciclo di affreschi ricopre interamente, i due lati della navata, la cupola, l’arco santo, la volta e il presbiterio.

Iniziando dall’abside che ospita la raffigurazione degli episodi della crocefissione di Gesù, dalla caduta con la croce alla sepoltura, nelle vele superiori angeli, al centro il Padre eterno. Sotto, ai lati del crocefisso, due affreschi non molto ben conservati.

Gli affreschi, del ‘500, del presbiterio sono tutti dedicati al sacramento dell’eucarestia, in continuazione con quelli che seguono sulla volta, realizzata a ogiva, che è coperta da affreschi opera di Benedetto da Marone. Vi sono raffigurati i dodici apostoli, accompagnati da un angelo, al centro la scritta JHS. Il giudizio universale è dipinto sulla parte superiore dell’arco trionfale. Ai cui lati ci sono dipinti quattrocenteschi, a destra due affreschi, il più grande raffigura la Madonna e i santi Rocco e Cristoforo, quello più piccolo san Girolamo riconoscibile dal leone. A sinistra altri due dipinti, in alto la Madonna in trono con Cristo deposto tra due santi, sotto Gesù bambino con sui lati la Madonna e san Giuseppe.

Sulla parete sinistra della navata sono rappresentate, sempre da Benedetto da Marone, vicende della vita e del martirio di santi come san Girolamo o santa Barbara, sull’ultimo arco c’è la continuazione del Giudizio Universale. Sotto una serie di putti alternati a frutta e animali. Su quella destra, come scritto precedentemente, si aprono tre cappelle e probabilmente sono andati perduti degli affreschi comunque si vedono ancora, in questo caso sugli archi, alcune scene di martirio di sante.

Infine gli affreschi visibili sulle pareti del portico che si trova verso l’uscita, endonatrece in termine tecnico, sopra cui ci sono la cantoria e l’organo, dove sono dipinti avvenimenti della vita di Gesù, sul lato esterno viene raffigurata la crocefissione di santa Giulia e i Padri della Chiesa.

Non ci si deve dimenticare di visitare l’ex refettorio del convento, parte di uno dei tre chiostri, presenta nei tre archi della parete di sfondo un affresco del Romanino che ricorda l’Ultima Cena datato 1530 ma molto ben restaurato nel 2000.

Lascia un commento