I musei di Trieste, quello che non ti aspetti.

In piazza della Cattedrale possiamo visitare il Civico Museo d’Antichità intitolato a J.J. Winckelmann, che accoglie reperti trovati nella città e nel territorio adiacente. Si struttura su tre piani, al piano terreno troviamo reperti dell’antico e del tardo Egitto come ad esempio statuette di divinità, alcuni rilievi e tre sarcofaghi, in sale diverse, tutti ben conservati, dove si riescono ancora a vedere, sui coperchi i tratti del viso, immediatamente sotto, solitamente, la dea Nut con le ali spiegate, negli altri registri, il dio Osiride in trono, la barca celeste Henu, con il falco che rappresenta il Sole ed infine, nell’ultimo, alcune scritte. Le altre sale di questo piano espongono reperti romani quali frammenti di sarcofaghi attici, iscrizioni sepolcrali, busti e teste di divinità, bronzetti raffiguranti i Lari, vasi, vetri e pitture della vita quotidiana. Al primo piano alcune testimonianze provenienti dal territorio, ad esempio la necropoli di Socerd.

Al secondo piano ci sono cinque sale dedicate all’antica Grecia, quindi vasi dalla Grecia, da Cipro, dall’Etruria, e quello che distingue il museo, il il rhyton. Un vaso, prodotto verso la fine del IV secolo a.C. in Attica, d’argento con la testa di cerbiatto che veniva usato come calice. Il collo del vaso è decorato con una scena che raffigura due figure, Borea, il vento freddo del nord, un uomo semisdraiato, che rapisce Orizia una principessa ateniese, la fanciulla.

Altri musei da non perdere assolutamente sono il Civico Museo Sartorio, una villa dell’ottocento in stile neoclassico donata al comune dalla famiglia Sartorio verso la metà del XIX secolo con lo scopo di farne un museo. La visita, inizia attraversando il cancello dove sulla sinistra, in una nicchia possiamo vedere una scultura di nudo femminile, subito dopo si entra nel giardino, all’inglese abbellito con diverse statue in pietra e si completa poi su tre piani, mostra e una soffitta.

Al piano terra attorno alla sala della caccia si aprono le sale che ospitano i capolavori dell’Istria, un esempio della pittura veneta dal ‘300 al ‘700, le tre sale della biblioteca che conserva circa seimila libri, tra cui alcuni volumi massonici del XVIII secolo, alle pareti dipinti che riproducono attimi di vita e costume veneziani. Proseguendo si entra nella cucina, ricostruita all’inizio del XXI secolo attenendosi agli oggetti dell’epoca e una piccola cappella, con al centro dell’altare una pala raffigurante l’adorazione dei Magi e sulle pareti altre raffigurazioni sacre Da qui attraverso il giardino d’inverno si giunge alla gliptoteca una raccolta di sculture tra cui quattro calchi di Antonio Canova.

Al primo piano troviamo molte stanze arredate con stili diversi, nella sala da pranzo i mobili sono in stile Biedermeier, la tavola è apparecchiata da notare sono anche le sovrapporte abbellite con disegni a tempera, sulle pareti, per rimanere in tema, alcune opere con natura morta. Il salotto di Paolina Sartorio è in stile Luigi XVI, infatti fanno bella mostra di sé i ricami delle pareti che si intonano al colore del tavolino e delle poltroncine.

A seguire si entra nella sala, molto particolare, detta gotica dove è evidente il contrasto con le altre stanze. Gli arredi sono dei primi anni dell’800 tra cui un leggio che poteva venir utilizzato contemporaneamente da quattro persone, sia il pavimento che il soffitto si abbinano con i mobili, alle pareti tre grandi quadri di artisti veneziani del XIX secolo.

In un’ altra stanza, quella della musica, lo stile è impero, cioè neoclassico, riscontrabile nel mobilio e in quel che rimane delle pitture murali e nel soffitto. Nella stanza adiacente, il salotto rosa, invece, i mobili sono in stile rococò così come nella stanza seguente. Infine c’è una stanza climatizzata dove non si possono fare fotografie ma nonostante questo è obbligatorio soffermarsi più tempo per ammirare il Trittico di Santa Chiara. Realizzato nel ‘300 è composto di una tavola centrale divisa in trentasei formelle, con sfondo in oro, dove si racconta la vita di Maria e Gesù, la morte di Santa Chiara e le Stimmate di San Francesco. Sulla portella a sinistra sono rappresentati, sempre con lo sfondo in oro, molti santi, tra cui in alto, Giovanni Battista e Giovanni Evangelista che presentano l’anima di Santa Chiara a Dio Padre. Sulla portella di destra altre raffigurazioni di Cristo, delle Vergine Maria e altre sante, esternamente due santi con l’alabarda in mano. Al secondo piano c’è il salone degli specchi oggi riservato a mostre temporanee, una seconda sala da pranzo arredata in stile Luigi XVI, più interessanti sono le due sale dove sono conservati disegni del Tiepolo, ben 254 fogli, e le due sale a destra dell’atrio dedicate al al pittore triestino Arturo Fittke.

Un altro museo molto interessante è il Museo Revoltella, una galleria di arte moderna all’interno di un palazzo rinascimentale che si sviluppa su sei piani. Il percorso inizia dall’atrio al piano terra. Ai piedi dello scalone che conduce ai piani superiori si trova un gruppo marmoreo, Fontana della Ninfa Aurisina, la metafora della costruzione del secondo acquedotto di Trieste, nelle sale adiacenti alla scala troviamo opere dell’era neoclassica e una piccola biblioteca.

Nel vestibolo del primo piano vediamo un secondo gruppo marmoreo, il taglio dell’istmo di Suez, una raffigurazione dell’Europa, una fanciulla, che stringe la mano ai due mari che con questo canale sono ora collegati tra loro, il Mediterraneo e il mar Rosso. Il piano continua poi con le stanze private dell’appartamento del barone Revoltella, vi vediamo la sala da pranzo tappezzata con carta color legno, un piccolo salotto, la finestrella permetteva di guardate la piazza sottostante senza essere visti, il salotto verde, ricoperto di finto marmo con alle pareti il ritratto del barone, e una particolarità, due specchi, posti all’ingresso, che deformano lo spazio della stanza, poi a seguire la sala rossa, ed infine l’ultima sala dove sono ospitati due dipinti, uno di Francesco Hayez.

Il secondo piano ospita le sale di rappresentanza, tutte arredate con decorazioni, come statue e stucchi con finiture dorate, mobili in legno pregiato, lucernari di pregio, tappezzerie o finti marmi di colore rosso o verde, ritratti, tra cui quello di Massimiliano I, dipinti del XIX secolo e anche una stufa in maiolica, nel salotto azzurro.

Dal terzo piano inizia il tratto della galleria d’arte moderna, nelle sale si possono apprezzare le opere di artisti triestini come ad esempio lo sculture Ruggero Rovan, sicuramente il dipinto di maggior risalto è la “Preghiera di Maometto” di Domenico Morelli.

Il quarto piano è diviso in due ambienti, il primo, la galleria minore, espone opere, comprese tra la metà e la fine dell’800 delle scuole regionali italiane, troviamo un lavoro di Giuseppe De Nittis, “La signora del cane o Ritorno dalle corse”, un’altra composizione significativa è il “Il Bivacco” di Giovanni Fattori. Gli altri locali, la galleria maggiore, mostrano una serie di grandi dipinti del periodo del realismo veneto, in altre sale ci sono sculture di artisti di paesi diversi realizzate tra la fine del XIX secolo e l’inizio di quello successivo, di questo periodo anche la tela intitolata “Scherzo” di Franz von Stuck, fondatore del modernismo. Al penultimo piano, troviamo una ricca sezione dedicata ad artisti del ‘900, sia di provenienza triestina che friulana, una sala è riservata interamente al pittore goriziano Vittorio Bolaffio.

Infine arriviamo al sesto piano, l’ultima sala, dove meravigliarsi di fronte alle sculture di Arnaldo Pomodoro la “Sfera n. 4”, oppure davanti alle opere di Giuseppe Capogrossi, “Superficie 322”, o di Giorgio de Chirico, “Gladiatori”, o ancora di Lucio Fontana e Renato Guttuso.

Ci si deve prendere del tempo anche per visitare il Museo d’Arte Orientale, situato in un piccolo palazzo del XVIII secolo molto vicino a Piazza Unità d’Italia. Significa immergersi completamente nella cultura cinese e giapponese tra l’800 e il ‘900. La collezione è dislocata su più piani.

Al piano terreno solitamente ci sono delle mostre temporanee, in una di queste sale è conservata delle sculture datate tra il I e il IV secolo d.C. raccolte dalla spedizione per la conquista del K2. Salendo le scale al primo piano, in tre sale, possiamo vedere la riproduzione, in seta, di abiti cinesi datati III secolo a.C. rifiniti con ricami floreali. Nelle altre stanze porcellane soprattutto del periodo Ming e maioliche di produzione italiana ma dallo stile orientale.

Nei due piani superiori, dedicate al Giappone, abbiamo, al secondo, delle stampe di vari artisti, in maggior parte, del periodo Edo che rappresentano una ricchezza estetica, altre, posteriori, che rappresentano momenti di vita quotidiana oppure figure femminili. La più famosa è senza dubbio “la grande onda presso la costa di Kanagawa” di Hokusai, nella foto iniziale. Sempre al secondo piano, in una grande vetrina, si possono osservare molti ossetti di uso quotidiano come ad esempio delle piccole sculture, ornamentali, in avorio usate spesso come fermagli. L’ultimo piano è dedicato alle armature, finemente decorate, alle armi, si vedono katane, elmi e stampe che raffigurano delle battaglie.

Infine, non ci si deve dimenticare della Risiera di San Saba. Edificato tra la fine del XIX secolo e l’inizio del seguente, era originariamente adibito alla lavorazione del riso. Con l’occupazione nazista venne trasformato in un campo di prigionia e smistamento verso la Germania, ma anche dove vennero torturati ed uccisi deportati razziali e politici, ostaggi, partigiani ed ebrei, dal 1944 funzionava anche un forno crematorio. Oggi è chiaramente un luogo della memoria tra i più visitati d’Italia. La ristrutturazione partita nel 1972 ha modificato il suo aspetto, infatti il 1° cortile dove erano ubicati uffici e alloggi oggi è un giardino.

L’entrata si presenta con un corridoio stretto tra due alti muraglioni attraverso cui si arriva al cortile dove, prima di accedervi, ancora sotto il porticato, sulla sinistra si apre la Cella della Morte dove venivano rinchiusi prigionieri che dovevano venir uccisi in un tempo breve. Proseguendo si arriva nel cortile dove sempre a sinistra si innalza un edificio di tre piani adattato a sartoria, al pianterreno c’è la Sala delle Celle, diciassette, strettissime, dove venivano detenute anche sei persone per volta perlopiù partigiani, oppositori politici ed ebrei, erano l’anticamera della morte, le prime due fungevano come camere di tortura.

Continuando il percorso si entra nella Sala delle Croci, un grande camerone al pian terreno di un fabbricato di quattro piani che un tempo fungeva da magazzino e deposito dei beni razziati ai prigionieri. Il nome deriva dall’intreccio tra i pilastri e le travi, qui venivano tenute quelle persone destinate alla deportazione verso altri campi di concentramento. Sulle pareti si possono ancora notare alcune iscrizioni così come sugli stipiti delle porte delle celle.

Il cortile interno oggi è molto diverso pur essendo rimasto lo scheletro dell”edificio che era adibito a caserma con alloggi per i militari, uno spaccio e delle cucine, oggi al pian terreno c’è la Sala del Museo della Risiera dove viene riportata la storia del lager attraverso pannelli e filmati esplicativi, vetrine dove sono esposte testimonianze di vario tipo appartenute agli internati tra cui il diario di Giordano Dudine. Sono scomparsi sia il forno crematorio che la ciminiera, alta quaranta metri, distrutti dai nazisti nel 1945 per cercare di occultare i loro crimini. Per ricordare quanto è successo, in una nicchia ora c’è una iscrizione in quattro lingue, sul pavimento una grande piastra in acciaio che ne riproduce la forma, al posto del camino ora c’è una stele, la Pietà P.N.30, che raffigura il fumo che sale verso l’alto. Attraversando il cortile si arriva alla Sala delle Commemorazioni, ora una cappella laica che accoglie la scultura in bronzo di Marcello Mascherini “I Martiri” per ricordare sia chi è morto che chi è sopravvissuto in questi lager. Si pensa che un numero tra le tre e le cinquemila persone siano state eliminate nella Risiera, molte di più quelle smistate verso la Polonia e la Germania.

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