Trieste, una città affascinante.

Trieste o Tergeste per i Romani, ma la sua storia inizia molto prima, infatti, già duemila anni prima della nascita di Cristo c’erano insediamenti umani, probabilmente popolazioni provenienti dall’Illiria. Dopo la conquista romana e le invasioni barbariche nel medioevo, fu un libero comune, per poi chiedere la protezione degli Asburgo per fronteggiare dei contenziosi con Venezia. Nel XVIII secolo Trieste, essendo diventata porto franco, cresce di popolazione in virtù dello sviluppo economico, verso la fine del secolo fu occupata per tre volte dalle truppe napoleoniche, ma, dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia, ritornò a far parte dell’impero asburgico. Verso la fine del milleottocento iniziarono le tensioni tra il governo imperiale e le popolazioni di lingua italiana che sfociarono, alla fine della prima guerra mondiale, nell’annessione della città al Regno d’Italia con il Trattato di Rapallo. Quasi contemporaneamente in città si sviluppò il fascismo che portò all’italianizzazione di toponimi e cognomi, ma anche a difficoltà economiche e con l’inizio delle leggi razziali questa crisi si acuì ulteriormente. Durante la seconda guerra mondiale la recrudescenza della violenza fascista si elevò con assalti alla sinagoga, ai negozi degli ebrei e slavi, arresti e torture. Dopo l’8 settembre venne occupata dalle truppe tedesche durante la quale avvenne la trasformazione della Risiere di san Saba e l’eccidio di Palazzo Rittmeyer, parallelamente si ebbero i bombardamenti degli alleati che presero di mira soprattutto il porto e le sue infrastrutture e un aumento dell’attività dei partigiani jugoslavi nelle zone carsiche, con la scomparsa e l’eliminazione di molte persone gettate nelle foibe. La liberazione avvenne il 1° Maggio del 1945 grazie al CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale, e l’esercito di liberazione jugoslavo che occupò la città. Con gli accordi di Belgrado il territorio giuliano venne diviso nella zona A sotto la diretta amministrazione militare degli alleati e la zona B gestita dagli jugoslavi. Solamente nel 1954 Trieste con la firma del Memorandum di Londra, Trieste e il suo entroterra tornarono definitivamente all’Italia.

Prima di arrivare in città è quasi doveroso fare una scappata al Faro della Vittoria, alto circa setta metri, venne eretto sul poggio di Gretta, un quartiere di Trieste, verso la metà del millenovecento in sostituzione della vecchia lanterna ormai non più adatta per la sicurezza della navigazione portuale. Oltre alla sua funzione di faro è anche un monumento per ricordare i caduti della prima guerra mondiale. Sul basamento c’è un ancora, si dice dell’Audace anche se in verità è della nave gemella Berenice e sopra, alla base della colonna un marinaio che scruta il mare. Appena sotto un’epigrafe che ricorda i caduti in mare, il tutto è cinto da una catena con due proiettili all’entrata. Sopra la lampada si erge la vittoria alata che stringe l’alloro con la mano destra e una fiaccola con la sinistra. Da quassù, oltre alle raffiche di vento si ha una bellissima vista sull’intera città.

Fronte mare si erge, dalla fine del XIX secolo, il Municipio, dalla facciata grandiosa, un misto di stili, tra quello manieristico e quello parigino, al centro si eleva la torre campanaria su cui sono posti i due automi batti ore, due copie, quelli originali sono conservati al Castello di San Giusto.

Attraversando la piazza, dapprima, abbiamo il Palazzo della Luogotenenza austriaca oggi palazzo della Prefettura, la cui costruzione venne ordinata da Maria Teresa d’Austria, ricostruito agli inizi del XIX secolo ispirandosi al periodo rinascimentale.

L’interno è spettacolare con le sue pitture absidali con uno sfondo dorato, ad olio, sembrano mosaici, che raffigurano in quella principale Cristo con gli apostoli, in quella a sinistra il concilio di Nicea, in quella a destra l’assunzione della Vergine Maria e sulla cupola il Cristo Pantocratore. Bellissima anche l’iconostasi, una parete divisoria tra la navata e il luogo di celebrazione, con, in basso, quattro icone, ricoperte d’oro, eseguite in Russia nel XIX secolo, raffiguranti S. Spiridione, la Madonna con Bambino, il Cristo Re, l’Annunciazione, di pregio anche la lampada votiva che pende all’ingresso regalo di Paolo I zar di Russia.

Qui siamo sulla sommità del colle, dove vennero edificati gli edifici di maggior pregio della Tergeste romana. qui troviamo, sullo spiazzo dinanzi alla salita che porta al castello, quello che rimane del foro romano, con i resti di una basilica civile romana, a tre navate, di cui rimangono due file delle base delle colonne, alcune ancora con i capitelli e le rovine dei propilei, inglobati nel campanile della cattedrale.

La visita inizia dal ponte levatoio e attraversando il portale si arriva nell’atrio, dove sono posizionati, dal 2007, Michez e Jachez, un tempo i batti-ore dell’orologio di piazza Unità d’Italia, e poi nel cortile delle milizie da qui ci si può dirigere sui camminamenti dei bastioni, dove si ha una vista sul tutta la città, oppure entrare nel Museo del Castello di San Giusto-Armeria sito all’interno della Casa del Capitano,

In queste sale si ammirano la collezione la storia del castello e della città di Trieste per poi continuare con l’esposizione di arredi ed armi, prima di giungere alla Sala Caprin dove gli arredi, il mobilio, i quadri e la tela del soffitto provengono dalla dimora di questo giornalista triestino, nonché scrittore, combatté con Giuseppe Garibaldi ferendosi nella battaglia di Bezzecca. Al piano terra troviamo la cappella di San Giorgio, quattrocentesca, con al centro lo stemma di Federico III d’Asburgo che ne iniziò la costruzione.

Nel terzo vano, il più ampio, sono raccolti monumenti funebri sotto forma di figure di persone, di epitaffi, di cippi angolari, di fregi di urne sepolcrali e steli, come quella che ricorda Lucius Vibius Pollio e di Floria Hilara, provenienti dalle vie che, in uscita dalla città, conducevano verso l’Istria e verso Aquileia. Nell’ultima la sala D, ci sono i resti architettonici della villa romana di Barcola, quindi mosaici e statue che ornavano le stanze.

L’interno è stupefacente, la navata centrale termina con l’abside dove un mosaico del 1932 raffigura l’incoronazione della Vergine e tutt’attorno martiri triestini e angeli. Sono soprattutto le due absidi laterali che però lasciano a bocca aperta. Entrambe ornate con mosaici del XII secolo, quella a sinistra dove viene rappresentata la Vergine con il bambino benedicente, seduta in trono con gli arcangeli Michele e Gabriele in preghiera, sotto compaiono gli apostoli. Nell’altra abside, a destra, in questo mosaico del secolo seguente, ammiriamo il Cristo Pantocratore su uno sfondo dorato, con a fianco i santi Giusto e Servolo, sotto, incorniciato da colonne, otto affreschi del XIV secolo che raccontano la vita di San Giusto. Ancora più a destra un’altra abside con un affresco che ritrae la croce con gemme tra due santi.

Continuando a scendere arriviamo al teatro Romano, al momento della costruzione, il I secolo a.C. si trovava in riva al mare, venne ampliato il secolo seguente e poteva ospitare anche fino a seimila spettatori. Le gradinate sono addossate al pendio della collina.

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