A solo ventitré chilometri dal centro di Trieste sorge il Castello di Duino, costruito alla fine del XIV secolo a picco sul mare, sulle rovine di un distaccamento romano, per rimpiazzarne uno precedente, eretto nell’anno mille, di cui si vedono ancora le rovine su uno spuntone di roccia che si erge a lato di quello più recente.
Il vecchio castello è legato ad una leggenda che narra la storia di una bellissima sposa gettata in mare da una torre dal marito, un cavaliere geloso, il suo urlo straziante impietosì il cielo che la trasformò in una roccia bianca, visibile in modo inconfondibile dal mare. Ancora oggi si crede che da mezzanotte fino all’alba la dama si stacchi dalla roccia e vaghi per le sale del castello in visita alla figlia per poi ridiventare pietra.

Ma ritorniamo al castello odierno di proprietà della nobile famiglia tedesca dei Thurn und Taxis, in italiano Torre e Tasso, da oltre quattrocento anni, che dal 2003 lo ha aperto al pubblico anche per eventi e mostre essendo da sempre luogo di incontro tra letterati quali, ad esempio, Mark Twain o poeti come Rainer Maria Rilke, che qui compose le prime due liriche delle “Elegie Duinesi” e a cui è dedicata la passeggiata che collega i paesi di Sistiana e Duino, ma anche personalità come Massimiliano d’Asburgo con la moglie oppure l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria poi ucciso a Sarajevo. Prima di loro, nel XV secolo fu patrimonio degli Asburgo, che lo consolidarono come fortificazione contro le incursioni turche e veneziane.
La visita comprende diciotto stanze, poste su più piani, in cui sono conservati arredi di salotti e stanze da letto, quadri, oggetti preziosi quali alcune lettere di Rilke ed una magnifica biblioteca. Da non perdere assolutamente la Scala del Palladio, elicoidale, che porta al primo piano, una meraviglia architettonica.

Un’altra meraviglia da non perdere è il forte-piano del 1810, visibile nella sala rossa, sul quale suonò Liszt. Dal cortile interno si può salire sulla torre, del III secolo, da cui terrazza panoramica si ha una vista magnifica sia sui giardini del castello che sul golfo e sull’entroterra del Carso. Entrandovi, attraverso una torre e percorrendo un piccolo viale, si viene immersi in un giardino con diversi piani che tra una pianta, un aiuola fiorita ed un glicine, presenta sculture e alcuni resti antichi nonché una piscina con al centro una statua circondata dalle ninfee. Incluso nel biglietto di ingresso c’è la possibilità di vedere il Bunker, realizzato nella seconda guerra mondiale, dalla marina tedesca e raggiungibile attraverso una ripida scala, circa cento gradini, che ci porta ad una profondità di diciotto metri, un insieme di sale in cui sono custoditi reperti di quella guerra, come divise ed armi e da cui si ha una vista su tutto il golfo di Trieste.
Dopo quindici chilometri percorrendo la strada costiera arriviamo al Castello di Miramare. Costruito in due anni dal 1856, in stile eclettico, cioè riprende forme classiche, rinascimentale e barocche. Fu la residenza dell’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena, ovvero Massimiliano I del Messico, fratello di Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria e Re d’Ungheria, e della sua sposa Carlotta del Belgio che aveva acquistato il terreno innamorandosi della posizione.
Facilmente riconoscibile anche da lontano perché si prolunga dal promontorio di Grignano e per il colore bianco avorio della pietra di costruzione, il castello è un condensato tra natura, arte e mare che mescolano i loro colori. Tra loro, dato che solitamente c’è una lunga fila per entrate a visitare le ventidue sale aperte al pubblico, conviene visitare prima il grande parco più di venti ettari, che circonda il castello. Prima di entrarvi ci sono le scuderie oggi luogo di mostre ed eventi culturali e del Biodiversitario Marino, un museo dove immergersi e conoscere la riserva marina di Miramare con le sue varietà animali ed ambientali.
Il parco doveva essere un’esperimento misto di riforestazione e acclimatazione per piante rare, almeno per l’Arciduca, oggi ospita una quantità innumerevole di alberi che non provengono da paesi europei, infatti, si possono vedere anche alcune sequoie giganti, che si intervallano con aiuole fiorite dai colori sgargianti.

Assomiglia più ad un giardino che ad vero e proprio parco anche perché al suo interno si trovano degli edifici come il Castelletto, eretto contemporaneamente al castello di cui riporta l’ecclettismo, da cui si ha una splendida vista sul golfo, che veniva usato anche come abitazione occasionale da Massimiliano e dalla moglie. Ci sono anche serre, sculture, i resti di una cappella e una casetta detta “casa svizzera”, oggi un punto di ristoro, che si trova ai margini del lago dei cigni. Ma veniamo al castello. Oggi è un museo, e come detto in precedenza sono ventidue le stanze visitabili e tutte conservano gli arredi originali dell’epoca. Il piano terra era la dimora di Massimiliano qui di particolare interesse è la camera da letto allestita come una cabina di una nave, sopra il letto si vede il ritratto della moglie. Adiacente c’è la stanza Novara, lo studio dell’arciduca, una copia del quadrato di poppa della nave “Novara”. Altra stanza interessante è la biblioteca che conserva ancora oggi più di settemila volumi riguardanti diversi argomenti tra cui filosofia, politica, antropologia, strategia militare e botanica, era quindi una biblioteca d’uso. I salottini di Carlotta tra cui la sala della musica, con il forte piano, e il boudoir, la stanza VIII, sono ambienti dove lei amava ritirarsi per suonare e dipingere, da notare il suo ritratto con abito tipico, infine la cappella, maestosa con drappeggi color rosso e l’altare con, sotto la mensa, l’ultima cena e i ritratti degli apostoli sulla parete di fondo.

Per salire al primo piano, destinato piano alla rappresentanza, si passa attraverso l’atrio d’onore, l’ingresso al Castello, scenografico, realizzato per celebrare la dinastia degli Asburgo, infatti, sia di fronte che ai lati dello scalone che conduce al piano superiore così come sopra le porte d’entrata al pian terreno, ci sono dipinti i ritratti della casa regnante e dei suoi avi, sulle pareti trofei di caccia e due armature datate XV secolo. Al primo piano tutte le stanze sono decorate con stoffa rossa abbellite con il monogramma e la corona imperiale, le sale di maggior impatto sono sicuramente la prima che si incontra la sala dei Regnanti dove alloggiavano gli ospiti, alle pareti i ritratti dei sovrani della stessa epoca di Massimiliano, di grande impatto è il letto dono di Napoleone III.

Subito a seguire si entra nella sala delle Udienze, sfarzosa, ornata con specchi, gli stemmi araldici sul soffitto e i ritratti alle pareti del Fratello e della principessa Sissi, di Napoleone III e dei genitori di Carlotta sovrani del Belgio. Infine, dopo la sala storica o meglio la sala Cesare Dell’Acqua dove i dipinti di quest’artista rievocano le visite a Miramare degli Asburgo, la partenza per il Messico e l’offerta della corona a Massimiliano, si entra nella sala del Trono, la più grande e la più lussuosa del castello, restaurata da poco, presenta un soffitto a capriate in legno con appesi una dozzina di lampadari, sotto delle tele che raffigurano gli imperatori degli Asburgo.

Questa sala celebra la dinastia della famiglia Asburgo-Lorena, infatti si vede un grande quadro che ricorda il suo albero genealogico con i ritratti degli Asburgo incorniciati in una specie di areola dorata mentre per gli appartenenti al casato Lorena l’areola è argentata, un altro è il ritratto dell’arciduca Massimiliano opera di Santiago Rebull.
Prima di entrare in queste sale troviamo gli appartamenti del Duca Amedeo d’Aosta che vi abitò per circa 7 anni. gli arredi sono in stile razionalista tipico di quegli anni. All’esterno scendendo le scale si arriva al porticciolo con il molo al termine del quale si erge una sfinge.
Come tutti i castelli anche questo ha la sua leggenda si narra, infatti, che un generale americano, che vi stabilì il suo quartier generale dopo la seconda guerra mondiale, dormì in tenda perché chiunque abitasse il castello moriva ancora giovane, in effetti così successe sia a Massimiliano d’Asburgo che ad Amedeo d’Aosta.