Oggi Aquileia è una piccola cittadina con tremila abitanti del Friuli Venezia Giulia, al tempo dei Romani, invece, fu anche capitale di questa regione e raggiunse pure una popolazione vicina ai centomila abitanti. Venne fondata nel 181 a.C. per chiudere la strada ai barbari provenienti dai Balcani che stavano invadendo le province romane, perciò nacque e si sviluppò dapprima come avamposto militare ingrandendosi nel corso degli anni tanto da divenire un grande centro sia politico, che soprattutto commerciale ed economico, in virtù del suo porto e delle strade che la collegavano con il nord Europa fino al mar Baltico. Con il radunarsi di truppe provenienti dalle guerre contro i barbari, Aquileia subì un’epidemia, detta peste di Galeno, che mieté numerosissime vittime tantoché qualche storico pensa fu l’inizio della trasformazione della storia di Roma.
I secoli seguenti passarono tra un’assedio e un altro, una guerra e l’altra, e molti altri fatti di sangue fino al V secolo dove, dopo aver resistito alle incursioni di Alarico, venne conquistata dagli Unni e Attila la distrusse completamente, si pensa addirittura spargendo sale sulle rovine, massacrando gran parte della popolazione. Leggenda vuole che, per eluderne il saccheggio, in un pozzo vennero nascosti tutti i tesori della città tra cui il santo Gral.
Anche dal punto di vista religioso questa città ebbe un impatto storico rilevante, infatti, con editto di Milano del 313 d.C. che accordava ai cristiani la libertà di culto, Aquileia divenne un’importante comunità cristiana, infatti nello steso anno qui venne costruita la prima basilica. La tradizione vuole che fu San Marco, inviato da San Pietro, il primo ad organizzare la divulgazione del Vangelo in questo territorio. Nel VII secolo la chiesa di Aquileia divenne un Patriarcato che durò fino alla metà del XVIII secolo.
Questa cittadina è quindi un tesoro archeologico, tant’è che dal 1998 è Patrimonio UNESCO, i siti sono visitabili, alcuni gratuitamente, come ad esempio il foro e il porto fluviale altri, essendo strutture istituzionali, a pagamento come il Museo Paleocristiano, la Basilica con la cripta e la Südhalle, il Palazzo Episcopale, le Domus e il Museo Archeologico.
Andiamo con ordine, l’attrazione maggiore è senza dubbio la Basilica Patriarcale di Santa Maria Assunta. Edificata dapprima nel IV secolo, venne ricostruita nei secoli successivi sempre sulle rovine delle precedenti con vari aggiustamenti prima del portico poi della facciata fino all’odierna struttura romano-gotica. Si affaccia sull’ampia piazza del Capitolo, dove si può notare una colonna con una copia della lupa capitolina, ed è laterale alla via Sacra, esternamente è facilmente riconoscibile per il suo alto campanile del XI secolo, costruito su indicazione del Patriarca Poppone, elevato tre secoli dopo fino ad un’altezza di settantatré metri e per il battistero con la sua strana ottagonale. Sempre esternamente, sul lato dell’abside, c’è il cimitero degli eroi, vi riposano i caduti della prima guerra mondiale e dove la maggior parte delle tombe sono contraddistinte da una croce in ferro con un intreccio di lauro e quercia e dalla scritta in latino “morire per la Patria è dolce e decoroso”.
Entrandovi si rimane stupefatti di fronte al pavimento, un grande mosaico del IV secolo, il più vasto dell’epoca paleocristiana occidentale. Vi sono raffigurate, nella parte vicino all’entrata, dei ritratti contornati da motivi ornamentali. Proseguendo si notano altri ritratti, si pensa anche dell’imperatore Costantino, inseriti in forme circolari, quello più noto raffigura il Buon Pastore, con la pecora sulle spalle, attorniato da pannelli con pesci, uccelli ed atri animali.

Continuando la visita arriviamo dapprima in vista della scena della Vittoria alata l’allegoria della vittoria dei cristiani la cui religione era diventata la principale dell’impero romano. Infine, alla conclusione del giro, l’ultimo mosaico che raffigura la storia di Giona dapprima inghiottito e poi sputato dalla balena, tutt’attorno molti animali marini ed anatre. Questo motivo lo si trova frequentemente nei moscai di quell’epoca in quanto simbolo di resurrezione.
Centralmente si vede una scritta che ricorda il vescovo Teodoro, colui che fondò la basilica e che volle i mosaici. Tutte le immagini riprodotte nel pavimento musivo hanno un significato, per fare degli esempi, il pesce è un simbolo di “Gesù Cristo Salvatore figlio di Dio”, la tartaruga simboleggia il male, il gallo è l’allegoria della luce. Purtroppo questa meraviglia è stata in parte rovinata nel VI secolo quando vennero posizionate delle colonne. Anche il soffitto in legno, sebbene successivo al pavimento, infatti, è del XV secolo ha la sua particolarità assomigliando alla carena di un’imbarcazione.
Verso la metà del nostro percorso dobbiamo fermarci ad ammirare l’affresco dell’abside, dipinto nella prima metà dell’anno mille, che sebbene un poco sbiadito, raffigura la Vergine Maria con Gesù in trono a cui viene donato il modello della Basilica.

Tutt’attorno dei santi tra cui si riconosce Ermacora, il primo vescovo, inferiormente un corteo di martiri in processione. Al centro dell’apside si vedono ancora i resti di quello che originariamente era la cattedra dei Patriarchi della città, di cui ora rimangono solamente alcuni gradini.
La navata di destra ospita la cappella Torriani, dove oltre ai sarcofagi della famiglia della Torre si osservano anche resti di alcuni affreschi. Sempre sulla navata di destra, attraversando una porticina vicino al presbiterio, riconoscibile dai due leoni che sono alla base, situata vicino alla gradinata, si accede alla Cripta degli Affreschi. La sua costruzione è dovuta al patriarca Massenzio nel IX secolo, poi venne ristrutturata due secoli più tardi. Ricca di affreschi, datati seconda metà del XII secolo, che raccontano la storia di Gesù e della Vergine Maria, di san Marco, di sant’Ermacora, ornano le pareti e le volte, i pilastri di sostegno sono invece decorati con santi. Centralmente si ammira la Madonna in trono con bambino contorniata dai simboli degli evangelisti e Cristo in trono attorniato da angeli.

Lungo la navata sinistra, prima di visitare la Cripta degli scavi, si trova una copia del Santo Sepolcro costruito nel XI secolo su immagine di quello di Gerusalemme. la cripta, sotterranea, è ubicata sotto il campanile, infatti, entrandovi si possono vedere le sue fondamenta. Seguendo il percorso indicato si incontrano i resti di epoche diverse che vanno dalla fine del I fino secolo a.C., l’età augustea, fino al IV secolo d.C. l’epoca del vescovo Teodoro di cui si ammira il suo ricordo funebre, un mosaico composto con raffigurazioni di uccelli, altri animali dalla simbologia non ancora certa.
Uscendo dalla basilica, proprio di fronte, si entra nella Südhalle che ospita il Battistero. Costruito nel IV secolo, in seguito alle numerose conversioni. Quadrato con colonne agli angoli e con al centro la fonte battesimale ai lati c’erano due sale entrambe con mosaici sul pavimento di cui restano pochi frammenti di quello a nord mentre di quello a sud si può osservare una gran parte della pavimentazione. Entrambi sono conservati in una struttura creata appositamente dove si trova anche il mosaico del pavone che una volta faceva parte del corridoio di collegamento con la basilica. Forma allegorica della resurrezione, si presenta con la coda dispiegata colorata con un blu che passa dal chiaro turchese al blu scuro, dal giallo al verde e al marrone


Sul lato sinistro, a nord della piazza Capitolo, percorrendo una stretto viottolo, arriviamo al Palazzo Episcopale, una volta sede del vescovo, dove sono esposti altri reperti appartenenti al IV secolo per poi vedere come si sono sovrapposti ad altri dei secoli precedenti in questo modo si possono osservare quello che apparteneva ad una casa romana del I secolo a.C. fino al pavimento del V secolo appartenente alla dimora vescovile.
Se invece imbocchiamo la via antica, o meglio quella che era la via Sacra di una tempo, che si diparte cingendo a sinistra la basilica, dopo pochi passi sulla sinistra compare la Domus di Tito Macro, detta anche area archeologica del Fondo Cossar, che ricalca come era costruita un’antica casa romana del I secolo a.C. . Sotto la sua moderna copertura si vedono quelli che erano gli spazi abitativi, ricreando la ricostruzione di quello che era una ricca dimora, molto interessanti, in particolare modo, sono i pavimenti musivi anche se i più noti come ad esempio quello del mosaico del ratto d’Europa, oppure il bellissimo pavimento con tralcio di vite con fiocco sono ora esposti al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.
Per organizzare in maniera completa la visita è utile consultare questo sito che da informazioni esaurienti per vedere tutte le aree descritte in precedenza.
Proseguendo lungo questo viottolo arriviamo al Foro Romano, i resti sono visibili anche da via Giulia Augusta, la strada principale di questa cittadina. Anche in questo caso come sempre nell’era romana il foro era il centro della vita sociale e politica delle città, quindi alla piazza si alternavano palazzi pubblici. Oggi quello che resta ci fa vedere come la piazza,del II secolo a.C., venne, successivamente, lastricata e circondata da portici, sotto i quali prosperavano molte attività, si vedono ancora oggi le colonne che ne delimitavano un lato e sui cui architravi erano ornati con putti e con le teste di Giove Ammone e Medusa ad indicare il potere romano. Dal lato sud si notano, una strada, il cosiddetto decumano di Aratria Galla, e una basilica civile. Con il passare del tempo vennero poste alcune statue in onore di personaggi quali quella del triunviro Tito Annio Lusco di cui rimane ancora oggi la base su cui un’iscrizione descrive quali erano del magistrato.

Se invece continuiamo sulla via Sacra costeggiamo quello che una volta era il fiume, oggi poco più di un torrentello, il Natissa, osservando le costruzioni che formavano il Porto Fluviale. Le strutture ancora visibili pare siano del I secolo a.C. ma forse costruite su un elementi di età precedenti, anche se ulteriori modifiche vennero effettuate successivamente. Leggendo i cartelli esplicativi si … come fosse lungo circa quattrocento metri e disposto su due piani per ricevere navi di stazza diversa era collegato alla città attraverso strade come il decumano di Aratria Galla, in parte visibile ancora oggi, inoltre, sicuramente c’erano spazi per statue ornamentali, templi votivi e soprattutto magazzini.

Su via Giulia Augusta c’è l’entrata al Fondo Cal, era un quartiere residenziale, oggi sono visitabili i resti di alcune domus, sei, due sono però le dimore più interessanti da vedere quella denominata domus est e quella detta ovest, in entrambe sono visibili mosaici di date diverse, nel primo caso del IV secolo mentre nel secondo dell’età augustea. Nel periodo del IV secolo queste abitazioni vennero riunite e trasformate in pregevoli sale di rappresentanza, di questa trasformazione si riesce ancora ad ammirare, anche malridotto, il mosaico del “Buon Pastore” dove, figure dalla forma ottagonale, di animali e persone sono mescolate ad elementi geografici
Usciti da quest’area archeologica, girando a sinistra e seguendo le indicazioni in pochi minuti arriviamo al Sepolcreto, cinque monumenti funerari, riconducibili ad epoche diverse, di dimensioni diverse, di famiglie aquileiesi, è l’unica testimonianza di necropoli ancora visibile ad Aquileia.

Rientrando verso la Basilica, imboccando dapprima via Livia e poi via Roma, ci troveremo davanti al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Aperto già agli inizi del XIX secolo con un altro nome, dopo vari riallestimenti, restauri e ampliamenti avvenuti da dopo la seconda guerra mondiale fino a pochi anni fa ha assunto la forma odierna con l’esposizione di monili in ambra, gemme e monete antiche.
Visitandolo si scopre tutta la storia di Aquileia e del suo territorio attraverso ritratti, reperti provenienti da necropoli e domus, come ad esempio, il mosaico che ritrae la Nereide su toro marino. Altre sezioni riguardano la ricchezza economica e produttiva di questa città testimoniata da reperti importanti come una stele funeraria che riproduce il lavoro di un fabbro oppure gemme e monete di vario genere.

Fuori dalla città, precisamente in piazza Pirano, c’è il Museo Paleocristiano. Situato all’interno di quella che un tempo era la Basilica paleocristiana, edificata nel IV secolo, come parte del convento femminile benedettino di Monastero, un sobborgo di Aquileia, un tempo raggiungibile percorrendo la via Sacra. Nel corso del tempo, dopo varie modificazioni, venne adibito a museo solamente all’inizio degli anni sessanta del XX secolo.
Il percorso espositivo si sviluppa su tre piani, al piano terra troviamo, oltre ai resti della navata unica della basilica, di notevole interesse la pavimentazione a mosaico dove spiccano motivi geometrici con iscrizioni incluse in ottagoni o cerchi o quadrati.

Dal piano superiore si può vedere la meravigliosa pavimentazione musiva, inoltre si ammirano un musaico absidale della basilica di Beligna. Questi mosaici sono ricchi di ornamenti che rappresentano piante e animali vari come agnelli e il solito pavone che simboleggia l’immortalità. In questo piano è anche ospitato un rilievo raffigurante i santi Pietro e Paolo. All’ultimo piano si trovano perlopiù iscrizioni funerarie di secoli IV e V con i nomi e talvolta anche i ritratti dei defunti.