Aquileia dalla storia importante e ultra millenaria.

Oggi Aquileia è una piccola cittadina con tremila abitanti del Friuli Venezia Giulia, al tempo dei Romani, invece, fu anche capitale di questa regione e raggiunse pure una popolazione vicina ai centomila abitanti. Venne fondata nel 181 a.C. per chiudere la strada ai barbari provenienti dai Balcani che stavano invadendo le province romane, perciò nacque e si sviluppò dapprima come avamposto militare ingrandendosi nel corso degli anni tanto da divenire un grande centro sia politico, che soprattutto commerciale ed economico, in virtù del suo porto e delle strade che la collegavano con il nord Europa fino al mar Baltico. Con il radunarsi di truppe provenienti dalle guerre contro i barbari, Aquileia subì un’epidemia, detta peste di Galeno, che mieté numerosissime vittime tantoché qualche storico pensa fu l’inizio della trasformazione della storia di Roma.

I secoli seguenti passarono tra un’assedio e un altro, una guerra e l’altra, e molti altri fatti di sangue fino al V secolo dove, dopo aver resistito alle incursioni di Alarico, venne conquistata dagli Unni e Attila la distrusse completamente, si pensa addirittura spargendo sale sulle rovine, massacrando gran parte della popolazione. Leggenda vuole che, per eluderne il saccheggio, in un pozzo vennero nascosti tutti i tesori della città tra cui il santo Gral.

Verso la metà del nostro percorso dobbiamo fermarci ad ammirare l’affresco dell’abside, dipinto nella prima metà dell’anno mille, che sebbene un poco sbiadito, raffigura la Vergine Maria con Gesù in trono a cui viene donato il modello della Basilica.

Tutt’attorno dei santi tra cui si riconosce Ermacora, il primo vescovo, inferiormente un corteo di martiri in processione. Al centro dell’apside si vedono ancora i resti di quello che originariamente era la cattedra dei Patriarchi della città, di cui ora rimangono solamente alcuni gradini.

La navata di destra ospita la cappella Torriani, dove oltre ai sarcofagi della famiglia della Torre si osservano anche resti di alcuni affreschi. Sempre sulla navata di destra, attraversando una porticina vicino al presbiterio, riconoscibile dai due leoni che sono alla base, situata vicino alla gradinata, si accede alla Cripta degli Affreschi. La sua costruzione è dovuta al patriarca Massenzio nel IX secolo, poi venne ristrutturata due secoli più tardi. Ricca di affreschi, datati seconda metà del XII secolo, che raccontano la storia di Gesù e della Vergine Maria, di san Marco, di sant’Ermacora, ornano le pareti e le volte, i pilastri di sostegno sono invece decorati con santi. Centralmente si ammira la Madonna in trono con bambino contorniata dai simboli degli evangelisti e Cristo in trono attorniato da angeli.

Per organizzare in maniera completa la visita è utile consultare questo sito che da informazioni esaurienti per vedere tutte le aree descritte in precedenza.

Proseguendo lungo questo viottolo arriviamo al Foro Romano, i resti sono visibili anche da via Giulia Augusta, la strada principale di questa cittadina. Anche in questo caso come sempre nell’era romana il foro era il centro della vita sociale e politica delle città, quindi alla piazza si alternavano palazzi pubblici. Oggi quello che resta ci fa vedere come la piazza,del II secolo a.C., venne, successivamente, lastricata e circondata da portici, sotto i quali prosperavano molte attività, si vedono ancora oggi le colonne che ne delimitavano un lato e sui cui architravi erano ornati con putti e con le teste di Giove Ammone e Medusa ad indicare il potere romano. Dal lato sud si notano, una strada, il cosiddetto decumano di Aratria Galla, e una basilica civile. Con il passare del tempo vennero poste alcune statue in onore di personaggi quali quella del triunviro Tito Annio Lusco di cui rimane ancora oggi la base su cui un’iscrizione descrive quali erano del magistrato.

Su via Giulia Augusta c’è l’entrata al Fondo Cal, era un quartiere residenziale, oggi sono visitabili i resti di alcune domus, sei, due sono però le dimore più interessanti da vedere quella denominata domus est e quella detta ovest, in entrambe sono visibili mosaici di date diverse, nel primo caso del IV secolo mentre nel secondo dell’età augustea. Nel periodo del IV secolo queste abitazioni vennero riunite e trasformate in pregevoli sale di rappresentanza, di questa trasformazione si riesce ancora ad ammirare, anche malridotto, il mosaico del “Buon Pastore” dove, figure dalla forma ottagonale, di animali e persone sono mescolate ad elementi geografici

Rientrando verso la Basilica, imboccando dapprima via Livia e poi via Roma, ci troveremo davanti al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Aperto già agli inizi del XIX secolo con un altro nome, dopo vari riallestimenti, restauri e ampliamenti avvenuti da dopo la seconda guerra mondiale fino a pochi anni fa ha assunto la forma odierna con l’esposizione di monili in ambra, gemme e monete antiche.

Visitandolo si scopre tutta la storia di Aquileia e del suo territorio attraverso ritratti, reperti provenienti da necropoli e domus, come ad esempio, il mosaico che ritrae la Nereide su toro marino. Altre sezioni riguardano la ricchezza economica e produttiva di questa città testimoniata da reperti importanti come una stele funeraria che riproduce il lavoro di un fabbro oppure gemme e monete di vario genere.

Dal piano superiore si può vedere la meravigliosa pavimentazione musiva, inoltre si ammirano un musaico absidale della basilica di Beligna. Questi mosaici sono ricchi di ornamenti che rappresentano piante e animali vari come agnelli e il solito pavone che simboleggia l’immortalità. In questo piano è anche ospitato un rilievo raffigurante i santi Pietro e Paolo. All’ultimo piano si trovano perlopiù iscrizioni funerarie di secoli IV e V con i nomi e talvolta anche i ritratti dei defunti.

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