Viaggiando verso Trieste non si può non fermarsi per una visita a Palmanova, monumento nazionale dal 1960 e patrimonio dell’UNESCO dal 2017, denominata anche la città fortezza per la sua forma a stella a nove punte e per il suo scopo preminente, quello militare. Fondata alla fine del XVI secolo dalla Repubblica di Venezia per difendersi dalle incursioni dei turchi provenienti da est, ma anche dalle pressioni degli austriaci nonostante la stipula del trattato di Worms. La costruzione, realizzata sotto la supervisione dell’architetto Giulio Savorgnan, pur conservando caratteristiche rinascimentali, visibili ancora oggi, è la dimostrazione della perfezione urbanistica incentrata su esigenze di difesa del territorio, infatti, il numero e la forma dei bastioni furono progettati pensando alla gittata dei cannoni che componevano le sue batterie. Originariamente si trattava di due cerchie di fortificazioni divenute tre con la conquista napoleonica del XVIII secolo. Durante le due guerre mondiali non ebbe un ruolo di primo piano, venne però incendiata durante la ritirata di Caporetto.

Cosa vedere? Innanzitutto, le tre monumentali porte d’entrata da cui si accede alla città. Io sono entrato da Porta Aquileia, un tempo detta porta marittima perché era sulla direttrice del mare, fu edificata per prima nel 1598, la più elegante grazie ai fregi e alcuni elementi barocchi, come le due volte che che si congiungono con la torretta di guardia.
Sotto il cornicione si notano alcuni stemmi di famiglie nobili. Un’altra è la Porta Cividale costruita nel 1605, con linee che le danno una parvenza di robustezza e compattezza essendo dotata di due torrette di guardia, al suo interno ospita una delle tre sedi del Museo della Grande Guerra e della Fortezza.
Le altre sono, all’interno del Palazzo del Governatore alle Armi e lungo il percorso esterno della cinta muraria, nell’insieme si raccolgono reperti, testimonianze, uniformi che permettono la ricostruzione dei vari periodi storici.

Infine, Porta Udine, un tempo munita di un ponte levatoio, oggi è ancora visibile un argano che serviva per movimentarlo. Di fattura classicheggiante, anche se meno decorata delle altre due, è impreziosita da due semicolonne ai lati dell’arco d’entrata e da due particolari garitte di guardia nella parte superiore. Esternamente è visibile quel che resta dell’Acquedotto Veneziano, costruito assieme alla porta, ma restaurato più volte nei due secoli seguenti, l’ultimo nel 2013, portava l’acqua della Roggia di Palma, all’interno della fortezza, si tratta di una derivazione del torrente Torre che si unisce al fossato che circonda la città. Al centro della fila di archi, in pietra bianca, si notano due figure femminili, Igea, la dea della salute e Sorgente.

Da qualsiasi parte si entri in città proseguendo diritti, dopo aver parcheggiato la macchina, si raggiunge il centro della città, ovvero, Piazza Grande, o Piazza d’Armi, immensa, a forma esagonale circoscritta da un piccolo ruscello, su di essa si affacciano gli edifici più importanti in stile veneziano. Attraversando porta Aquileia si entra in piazza oltrepassando due colonne sormontate da due statue di bronzo. Ai lati delle due colonne troviamo a sinistra il Palazzo del Provveditore Generale, oggi sede dell’amministrazione comunale, sulla facciata si vedono quattro iscrizioni, inoltre sulla volta dell’ingresso è riportata la data di costruzione, il 1598. Contigua la Loggia della Gran Guardia, venne costruita come sede per le milizie, caratterizzata da un bel porticato con altezze diverse, sopra le arcate più alte dei piccoli balconi questa parte della facciata riporta anche due guglie. Tra questi due palazzi troviamo la Stele del Priuli che simboleggia l’inviolabilità della città. Attiguo al alla Loggia c’è il Palazzo del Governatore delle Armi, edificato in stile militare come d’altronde alche gli altri palazzi che si affacciano sulla piazza, ospita, come decritto in precedenza, una delle sedi del Museo Museo della Grande Guerra e della Fortezza, una volta chiamato anche Museo Storico Militare.
In fondo alla piazza, proveniendo da Porta Aquileia vediamo il Duomo, la chiesa del Santissimo Redentore, costruito nei primissimi anni del XVII secolo. Esternamente la facciata, completamente bianca si distingue per il leone di san Marco posto nell’oculo, appena sotto le statue dei patroni della città, san Marco e santa Giustina con al centro il Redentore. Sulla destra si erge il campanile che quasi scompare di fronte alla possanza della facciata. Entrandovi si nota immediatamente l’altare maggiore in stile neoclassico ai cui lati le statue dei dei santi protettori, al centro la pala del Redentore. Lateralmente ci sono quattro altari tra cui il più noto è quelle della Milizie con pala omonima datata anch’essa XVII secolo.

A destra, prima il Palazzo del Santo Monte di Pietà, sul cui angolo c’è la statua della Pietà, Ogni contrada che arriva in piazza termina con ai lati le statue dei Provveditori, sono undici e rappresentano i personaggi che per la loro carica potevano aspirare a diventare il doge della Repubblica di Venezia.
Scegliendo di passeggiare lungo uno dei tre anelli delle fortificazioni, sentieri che si sviluppano con chilometraggio diverso al di fuori della città e ben segnalati con colori differenti, si riesce facilmente ad intuire, osservando la cinta muraria, molto ben conservata, della meravigliosa opera architettonica che è stata la costruzione di questa città. Sono ancora visibili, infatti, le tre diverse cinte murarie, la prima del millecinquecento, la seconda eretta un secolo più tardi ed infine la terza costruita dalle truppe napoleoniche all’ inizio del XIX secolo scoprendo passaggi di collegamento, gallerie, fossati, terrapieni, le lunette napoleoniche e altre strutture tipiche delle fortificazioni.