I Sassi di Matera sono il luogo ideale per l’architettura in negativo. Il tufo infatti permette la formazione di grotte naturali e soprattutto è una roccia che si scava facilmente, per cui dopo l’escavazione si può riutilizzare il materiale di risulta per altre costruzioni, senza aggiungere ulteriore composito, questo è successo a Matera.
Ci sono stato due volte nel 2018 e nell’anno seguente il 2019. quando era capitale europea della cultura, è stata la quarta città italiana in ordine di tempo. La sua storia inizia in epoca remota, è abitata addirittura dal paleolitico senza soluzione di continuità, lo testimoniano i reperti ritrovati appartenenti a popolazioni di cacciatori e di nomadi. Una delle città più antiche del mondo, resa famosa anche perché vi sono stati girati film di successo come “La lupa” di Alberto Lattuada, “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini e “The Passion” di Mel Gibson. Una vista completa (foto di copertina) dei sassi si ottiene dalle alture di tufo del Parco Regionale della Murgia Materana la cui caratteristica sono le chiese rupestri a navata unica come Cripta della Scaletta oppure a più navate come la Madonna delle Tre Porte, oppure sviluppate su più livelli comunicanti tra loro come il complesso di San Nicola all’Ofra, grotte risalenti al periodo paleolitico come ad esempio la grotta dei pipistrelli e villaggi di varie ere geologiche che vanno dal neolitico all’età del ferro, ad esempio, Murgia Timone.
Oggigiorno la visita si concentra quasi esclusivamente sulla parte antica ovvero sui sassi, quindi negli anni non è cambiato nulla. Da dove iniziare la visita? Senza dubbio da Piazza Vittorio Veneto e dal Belvedere Luigi Guerricchio, detto anche dei tre archi in quanto prima di accedere alla balconata, spesso affollata, da cui avere un primo sguardo sui sassi, la parte antica della città, si oltrepassa un portico formato appunto da tre archi a tutto sesto.
Rientrando in piazza non si deve perdere la visita al Palombaro Lungo, una grande cisterna, artificiale ed ipogea, scavata proprio sotto la piazza. Finito di costruire nella prima metà del XIX secolo era utilizzato per raccogliere l’acqua piovana e di una fonte di una collina vicina. Quindi era la fonte di approvvigionamento idrico per i piani superiori. Venne esplorato non molto tempo fa esattamente nel 1991, conteneva fino a cinque milioni di litri profondo circa sedici metri e lungo una cinquantina. Le pareti sono in tufo, impermeabili perché rivestite con un intonaco a base di terracotta. Sulle pareti, che assumono colorazioni diverse, sono visibili ancora oggi i segni lasciati dall’altezza dell’acqua e dai secchi con cui veniva estratta.

La visita, scendendo una scala, è possibile solamente guidata e grazie ad alcune passerelle sospese sopra l’acqua non lascia indifferenti, rivelando la capacità ingegneristica dell’uomo. I quartieri detti sassi sono due, quello Caveoso, meno costruito, più antico e perciò più “originale”, l’altro è il Sasso Barisano dove le antiche abitazioni oggi sono negozi e ristoranti, tra i due la Civita, l’insediamento iniziale, assieme sono il vero e proprio fulcro centrale di questa città messo sotto la tutela dell’Unesco già dal 1993.
Partendo da piazza Vittorio Veneto si percorre via delle Beccherie, lasciando sulla destra piazza del Sedile, con le sue due piccole torri in stile rococò tra cui si vedono le statue dei due patroni della città. Subito nelle vicinanze possiamo visitare la chiesa di San Francesco d’Assisi, costruita sopra una chiesa ipogea in stile barocco, si riconosce per le tre statue della facciata con l’Immacolata al centro e ai lati i Santi Francesco e Antonio. Non vi sono entrato quindi non sono in grado di descrivere l’interno. Continuando su via Duomo, da dove guardando a sinistra si ha una vista spettacolare sul Sasso Barisano, dopo aver attraversato Porta Iuso, di cui rimane solo la torre omonima e lasciandosi sulla destra palazzo Santoro, un edificio del ‘6000 in stile barocco, si arriva in piazza Duomo. Ci troviamo nel punto più alto della Civita, proprio difronte alla cattedrale della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio, i santi protettori di Matera. Eretta nel XIII secolo in puro stile romanico pugliese , fino ad ora non ha subito rifacimenti. Osservando la facciata notiamo immediatamente il rosone, sopra cui si erge l’arcangelo Michele che sconfigge il drago, Centralmente il portale ad arco, sopra la statua della Madonna e ai lati quelle dei Santi Pietro e Paolo e per finire in basso vicino agli angoli della facciata dono rappresentati Sant’Eustachio e la martire Teopista. Spostandoci verso destra vediamo un’altra facciata scorgiamo una porta con due leoni ai lati e una seconda porta dove sulla lunetta c’è un bassorilievo che rappresenta Abramo, infine, il campanile, fenestrato per tre piani, mentre nell’ultimo le finestre sono più strette e non suddivise da una colonna.
L’interno è stupendo per le colonne, gli stucchi e le decorazioni, ma quello che mi ha colpito maggiormente sono stati un affresco del’200 della Madonna della Bruna situato sull’altare della navata sinistra, la cappella dell’Annunziata, rinascimentale, arricchita con delle nicchie e la volta a cassettoni, in fondo alla navata sinistra il presepe in pietra del XVI secolo che ricalca la vita di quel tempo ed infine l‘affresco del Giudizio Universale, del XII secolo, con rappresentazioni sceniche del Paradiso, del Purgatorio e dell’Inferno, rinvenuto durante i lavori di restauro del 1985.

Se invece imbocchiamo via San Biagio, dopo pochi passi arriviamo alla chiesa di San Giovanni Battista, costruita nel milleduecento, avendo subito numerose trasformazioni è una combinazione di stili dall’originario romanico si passa a quello arabo fino a quello gotico, di notevole fattura sono il rosone e il portale ad arco con decorazioni molto raffinate, subito sopra, in una nicchia, la statua di San Giovanni Battista.
In qualsiasi modo scendiamo arriviamo nel Sasso Barisano, è la parte nord quella direzionata verso Bari, da qui il nome. Il primo a venir ristrutturato, per cui le facciate delle chiese e delle abitazioni hanno un aspetto esterno diverso rispetto all’antico, infatti, ci sono più dimore costruite ed adibite a ristoranti, hotel, gallerie d’arte e laboratori artigianali però, in qualche modo, hanno conservato ancora un sapore suggestivo.
Ma allora cosa osservare? In questa zona si trovano almeno tre chiese che sono da visitare a prescindere: la prima che incontriamo scendendo da piazza San Giovanni, dopo aver superato la chiesetta di San Biagio, dalla facciata essenziale con due campanili ai lati e le statue di di Sant’Agata e Santa Lucia ai lati della porta d’ingresso e più avanti la Casa Cava, un’antica cava trasformata in un sito sotterraneo per eventi concerti e mostre, è la chiesa di San Pietro Barisano, la più estesa chiesa rupestre di Matera. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce, sotto il pavimento, una prima costruzione del XII secolo che venne poi ampliata tre secoli più tardi con l’aggiunta di due cappelle laterali, di cui oggi non restano che pochi affreschi situati nella odierna navata destra. L’altare, dedicato alla Madonna della Consolazione, presenta un notevole altorilievo, scendendo si possono visitare le catacombe, particolari perché qui ai morti si facevano perdere i liquidi corporali ponendoli in posizione seduta. Impressionante anche la facciata esterna costruita con il materiale di risulta dello scavo interno, con uno stile romanico che sfocia nel barocco, risale al millesettecento. immediatamente si evidenzia con tre porte la principale con sopra un bel rosone, sul lato sinistro si innalza il campanile.
Dal piccolo spiazzo antistante seguendo verso nord in Via S. Pietro Barisano verso Via D’Addozio arriviamo in vista della seconda, la chiesa di Sant’Agostino, un complesso di cui fa parte anche il convento, edificato nel XVI, che dopo vari passaggi di proprietà oggi è la sede delle Soprintendenze ai beni artistici, storici e per i beni ambientali e architettonici della Basilicata. La chiesa, anch’essa edificata nel medesimo secolo, sopra un’antica chiesa rupestre. La facciata, in stile barocco, presenta sopra al portale una statua di Sant’Agostino, sopra al cornicione altre due statue, San Paolo e San Pietro. Internamente ci sono tre altari ognuno dei quali arricchito da tele e pale raffiguranti la crocefissione, o la Madonna oppure dei santi. Dal lato sinistro dell’altare si può entrare, attraverso uno stretto cunicolo, nella Cripta rupestre di San Giuliano, dove ammirare, ai lati, affreschi che vanno dal XV al XVII secolo molto ben conservati.
Ritornando indietro ed imboccando Via Madonna delle Virtù si giunge in una decina di minuti al Complesso Rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, una delle chiese rupestri più grandi, completamente scavata nella roccia calcarea.
Venne costruita intorno all’anno mille, percorrendo gli anfratti e le scalinate si nota come ci sono due chiese, che danno il nome al complesso, un monastero, una casa ed una cantina, tutto il percorso termina all’esterno da dove vedere la Gravina. La Chiesa rupestre di Madonna delle Virtù, ipogea datata, si pensa, intorno al IX secolo, presenta una struttura tipicamente romanica, infatti, si notano tre navate divise da colonne molto alte che terminano in absidi.

In quella centrale spicca un affresco della crocefissione del XVI secolo, più antico di due secoli quello della navata destra. Sopra questa chiesa troviamo quella di San Nicola dei Greci costruita nel IX secolo con un altro stile, infatti le caratteristiche di questa cripta sono bizantine. Salendo un’altra scalinata arriviamo al monastero, sempre del IX secolo che, anche se è stato sottoposto a molte ristrutturazioni, conserva ancora qualche reminiscenza del tempo in cui era abitato da un ordine di monache. Oggi questo complesso è utilizzato perlopiù per mostre difatti, quando l’ho visitato ospitava la mostra “Salvador Dalí- La persistenza degli Opposti”, un percorso tra surrealismo e antichità che ben si sposava con gli antichi affreschi presenti all’interno del complesso.
Per esplorare il Sasso Caveoso, la parte più lontana dal centro, dove le case scavate nella roccia sono un’ambiente unico, senza finestre quindi, in realtà, degli ipogei e sono rimaste perlopiù ancora come una volta, si deve percorrere via Madonna delle Virtù, arrivando in piazza Piazza San Pietro Caveoso dove visitare la chiesa omonima. La chiesa di San Pietro (e Paolo) Caveoso, la cui costruzione risale ai primi anni del XIII secolo e con il passare del tempo ha affrontato molte ristrutturazioni. Ad oggi si presenta con una facciata barocca con spioventi, tre porte sopra le quali, nelle nicchie, ci sono le statue della la Madonna della Misericordia, al centro, di San Paolo a destra e di San Pietro a sinistra. Sul campanile che si staglia sulla sinistra, si nota un piccolo balconcino ornato con dei temi geometrici. Entrarvi è emozionante, nella navata centrale c’è l’altare del ‘700 sopra cui si ammira una pala, meglio un polittico, con raffigurazioni della Madonna con bambino, dell’ultima cena e di Dio. A sinistra ci sono quattro cappelle affrescate, inizialmente erano otto, che vanno dal VII al XV secolo. Ripropongono la Vergine, la Pietà ed alcuni Santi. L’elemento che mi ha stupito maggiormente è il soffitto, delle tavole lignee dove sono riprodotte tre scene, nella prima si riconosce Cristo che affida il futuro della Chiesa a san Pietro, nella seconda la Madonna del Gonfalone e nella terza la Conversione di san Paolo.
Imboccando via Bruno Buozzi, dalla piazza, in due minuti si giunge all’ingresso della Chiesa della Madonna de Idris. Incantevole, si erge sul monte Monterrone, per questo e per il suo alto crocefisso è facilmente riconoscibile anche dal Sasso Barisano. La chiesa è del ‘300, ricostruita il secolo seguente, è collegata, attraverso uno stretto corridoio, ad una cripta, dedicata a San Giovanni dove si possono ammirare alcuni affreschi datati dal XII al XVII secolo. La chiesa si distingue in quanto è scavata solo parzialmente e in sé non presenta una facciata degna di nota, ma all’interno è presente una serie di affreschi di santi, ad esempio, il patrono della città Sant’Eustachio. Molti sono stati staccanti e restaurati in quanto deteriorati dall’umidità ed ora conservati presso la Soprintendenza ai Beni Storici ed Artistici di Matera. Se invece superiamo l’arco sulla destra della chiesa, dopo nemmeno cento metri, troviamo l’ingresso alla casa grotta che è un reale modello di come si viveva in quelle dimore rupestri.
Proseguendo, dopo aver salito una piccola scalinata troviamo la chiesa di Santa Lucia alle Malve, a mio parere una delle più intriganti. Si sviluppa nel X secolo come un complesso per monache, quindi con celle ed entrate diverse, separate da grandi pilastri, , anche per questo in seguito venne adibita ad abitazioni, oggi questa suddivisione non esiste più. L’interno è ricco di dipinti murali dai colori forti e sfavillanti, del XIII secolo, come la Madonna del Latte altri santi, ad esempio San Benedetto, (foto accanto, dove si intravvede anche la Madonna con Bambino) ed angeli. Continuando il percorso si arriva in una chiesa, sull’altare nella nicchia la statua di Santa Lucia con il calice.

Da qui prendendo via Bruno Buozzi, proseguendo su via S. Francesco da Paola Vecchio, superando Calata Domenico Ridola e la via omonima, passando dinnanzi a palazzo Lanfranchi, sede che ospita sia reperti archeologici che capolavori di arte sacra, medievale e moderna della Basilicata, si ritorna in via del Corso e quindi piazza Vittorio Veneto.
Un ulteriore aspetto da segnalare sono i panorami più iconici del Sassi di Matera e allora quali sono i punti di osservazione da dove vederli, oltre che dalle rupi del Parco Regionale della Murgia Materana? Seguendo il percorso intrapreso nella descrizione dei sassi, il primo luogo è il belvedere Guerricchio, descritto in precedenza, da dove si ha una vista sul Sasso Barisano e, sulla sfondo, la Cattedrale. Proprio dalla piazza del Duomo, lasciandosi alle spalle la Cattedrale, si ottiene un altro scorcio molto interessante sul Sasso Barisano, fino alla sua estremità, la chiesa di Sant’Agostino. Dal Sasso Barisano i panorami migliori si hanno dalla Chiesa di San Pietro Barisano da dove si vede il campanile della chiesa da molto vicino in sintonia con il Duomo sullo sfondo e dal Monastero di Sant’Agostino, uno sguardo sulla Civita e il Sasso stesso. Proseguendo lungo via Madonna delle Virtù, ci si assicura una splendida vista sul Torrente Gravina e sul Sasso Caveoso. Il luogo migliore da dove osservare la Gravina, ovvero il torrente omonimo e il suo canyon con il ponte tibetano sospeso è dalla piazza di San Pietro Caveoso, un altro meraviglioso view point è dal terrazzamento della chiesa della Madonna de Idris, da qui si ha una vista su tutto il Sasso Caveoso, sul Parco della Murgia e sulla Gravina, forse la miglior visuale in quanto spazia con un angolazione di 360° gradi. Proseguendo la nostra passeggiata arriviamo di fronte alla Chiesa di Santa Lucia alle Malve, la vista qui è sul sasso Caveoso e sulla Gravina, infine, risalendo verso il Palombaro Lungo ci si deve fermare in Piazzetta Pascoli, dove da un piccolo terrazzamento si ha un panorama sul Sasso Caveoso.

Un consiglio? La suggestione di vedere i Sassi al tramonto, o all’alba, da angolazioni diverse è impagabile. Provenendo dalla Strada statale 7, prima di entrare in città, ci si può fermare per dare un’occhiata alla Cava del Sole, una cava di tufo che ancora conserva il suo aspetto di un tempo quando ancora si estraeva la roccia con il piccone, è stata riqualificata ed è una funzionale area per eventi.