Proprio così, infatti, questa qualifica le è stata attribuita nel 2008 dall’Associazione Nazionale Alpini. Visitare Bassano è come incontrare una pezzo della storia d’Italia che parte dal ritrovamento di resti precedenti ai Romani che vi si stanziarono verso il II secolo a.C. Con il dominio della famiglia degli Ezzelini. Passando attraverso la sottomissione ai Visconti ed in seguito a Venezia, con il trattato di Campoformio Bassano venne annessa all’Impero d’Austria e successivamente al Regno Lombardo Veneto per ritornare al Regno d’Italia con il trattato di Vienna. Durante la prima guerra mondiale, dopo Caporetto, Bassano era la prima linea del conflitto e ne è testimonianza l’ossario del monte Grappa dove sono sepolti più di ventimila soldati. Durante la seconda guerra mondiale venne occupata dai tedeschi e divenne fondamentale per la Resistenza, infatti in queste zone si svolsero molte operazioni dei partigiani, subendo anche varie atrocità come ad esempio l’eccidio, che avvenne il 26 settembre del 1944, quando vennero impiccati trentuno di loro, i loro nomi e cognomi sono ricordati sugli alberi di viale dei Martiri. La liberazione avvenne il 28 aprile del 1945 e l’8 ottobre dell’anno seguente venne insignita della medaglia d’oro al valor militare.
La sua attrazione più famosa è il Ponte sul Brenta, ma andiamo con ordine. Dopo aver posteggiato gratuitamente l’automobile al parcheggio di prato Santa Caterina, si attraversa Porta delle Grazie, costruita nel millecinquecento e ancora oggi ben conservata tant’è che sono ben visibili gli stemmi del Doge, della Serenissima e di Bassano tra i quali si notano degli elementi decorativi. Il panorama da questa posizione è davvero incredibile, si riconoscono il Monte Grappa e l’Altopiano di Asiago.
Proseguendo su Viale dei Martiri, si arriva in Piazza Terraglio da dove attraversando Porta Granda si raggiunge velocemente il Castello degli Ezzelini. Eretto nel XII secolo, anche se in verità se ne ha notizia già intorno all’anno mille come fortificazione difensiva della chiesa di Santa Maria. Noto già a quei tempi come difficilmente conquistabile fino al XVI secolo, quando venne distrutto dalle milizie di Massimiliano I d’Asburgo nella guerra conto Venezia. Saltano subito agli occhi le due torri, quella dell’Ortazzo, riconoscibile dalla sua forma robusta e quella di Ser Ivano, alta una trentina di metri e visibile subito all’ingresso, vicino al corpo di guardia. Internamente ci sono due cinte murarie tra cui si riesce a percorrere il camminamento usato per la ronda.
Adiacente c’è il Duomo di Santa Maria Assunta in Colle, probabilmente costruito prima dell’ anno mille anche se si ha certezza solamente qualche secolo più tardi e con il passare del tempo venne ingrandito con l’aggiunta di varie cappelle, cripte e riparazioni varie tra cui quella del campanile. Esternamente si osserva una parete liscia sormontata da finestre a forma semicircolare, sul fianco il campanile, quadrato, che, essendo parte integrante delle mura del castello nei secoli aveva anche funzione di torre civica. L’interno invece ospita ben otto altari tutti con una pala raffigurante il santo a cui sono dedicati. Quello più attraente è consacrato alla Madonna del Rosario, restaurata da poco, in quanto la pala è attorniata dalle statue dei Santi Caterina, Domenico, Gioacchino ed Anna. Alzando lo sguardo si scorge un bellissimo dipinto che riproduce l’Assunzione di Maria, ai lati altri due dipinti che descrivono il martirio di San Clemente e San Bassiano. Sopra ad una porta d’ingresso si sono scoperti, in tempi recenti i resti di un affresco che raffigura la cattura di Gesù.
Dal Belvedere di piazza del Terraglio, scendendo lungo una stretta viuzza, si giunge al Ponte sul Brenta, meglio noto come Ponte Vecchio o Ponte degli Alpini. Costruito all’inizio del XII secolo ha subito numerose ricostruzioni a causa dello straripamento del fiume fino all’aspetto odierno che riprende il rifacimento del XVI secolo su disegno del Palladio. Un ponte in legno, coperto, e sostenuto da piloni a forma trapezoidale. In verità si ebbero ulteriori riparazioni sia verso la metà del ‘700 che dopo la seconda guerra mondiale, quest’ultima a cura degli Alpini proprio per questo motivo oggi è intitolato a loro, sempre seguendo però quello che era il progetto del Palladio.

Proprio all’ingresso del ponte si trova la grapperia Nardini fondata nel 1779 per cui è la più antica d’Italia, merita una visita per degustare, con vista sul fiume Brenta, il famoso aperitivo “mezzo e mezzo” un connubio, ovviamente in parti uguali, tra rabarbaro e vermouth rosso. Attraversato il ponte, sulla sinistra si può visitare il Museo del Ponte degli Alpini dove sono esposti cimeli delle due Guerre mondiali che ci riportano alle sofferenze di quei conflitti.
Sulla parte opposta si trova una statua, in bronzo, il Bacin d’Amor, celebrativa di una nota canzone, che recita “Sul Ponte di Bassano noi ci darem la mano ed un bacin d’amor…”. Alta due metri ritrae un giovane alpino che bacia una ragazza, probabilmente prima di partire per il fronte. Da qui, girando a destra, in pochi minuti si arriva, dopo aver superato la spiaggetta Angarano, al Museo diffuso Alta Via del Tabacco, un percorso naturale dove, attraverso segnali informativi si ripercorre la storia di questo territorio, infatti, si trovano le trincee della prima guerra mondiale oppure i terrazzamenti e le cascine dell’epoca del tabacco, ma contemporaneamente si osservava la natura che circonda tutto il paesaggio.

Svoltando verso sinistra, invece, si imbocca via Macello da dove si ottiene una vista particolare, speso fotografata, del ponte e della riva opposta del fiume Brenta, riattraversando il ponte e salendo a destra lungo via Ferracina si raggiunge Palazzo Sturm. Costruito vero la metà del XVIII secolo, sulla sponda sinistra del fiume, incorporava le vecchie mura, presenta molte stanze, tutte decorate, che ne facevano una una elegante dimora. Oggi ospita il Museo della Ceramica dove sono esposte opere datate a partire dal XVI secolo suddivise per periodo storico e tecnica di esecuzione. Al piano terra c’è il Museo della Stampa Remondini dedicato alla tipografia ma dove sono si possono anche ammirare delle acqueforti e delle xilografie di artisti del calibro di Andrea Mantegna e Albrecht Dürer. Nel piazzale antistante all’entrata del palazzo, oltre ad avere una stupenda e particolare vista sul ponte si ammira l’opera dell’artista cinese Li-Jen Shih intitolata King Kong Rhino.

Realizzata in acciaio inox rappresenta i valori della fortuna e della gentilezza nella cultura dell’artista. La storia racconta che questo animale doveva essere presentato a Papa Leone X ma la nave che lo trasportava affondò cosicché Albrecht Dürer leggendo una lettera che ne descriveva le particolarità ne produsse una xilografia, conservata nella collezione Remondini, a cui l’artista si è ispirato. Osservandolo con attenzione si potrà notare come sul corno è impressa un’impronta digitale umana a ricordare, forse, l’uomo come predatore.
A questo punto abbiamo due opzioni, la prima è imboccare via Portici Lunghi per entrare in Piazza Libertà, dalla seconda guerra mondiale, infatti nel tempo ha cambiato diversi nomi. Entrandovi si notano immediatamente le due colonne con il leone di San Marco, a destra e quella di San Bassano a sinistra. Sul lato destro troviamo la chiesa di San Giovanni Battista. Eretta nel XIV secolo oggi si presenta, dopo varie ristrutturazioni, come dopo quella avvenuta nel XVIII secolo con una struttura particolare, più larga che alta. La facciata, grandiosa, in perfetto stile palladiano presenta quattro colonne centrali ai cui lati si aggiungono. sul frontone e sulle ali del tetto, le statue di diversi santi tra cui appunto San Giovanni Battista. L’interno si sviluppa in senso longitudinale per questo l’altare maggiore non è di fronte all’entrata, ma alla sua sinistra dove si apre anche la Cappella del Sacramento con la pala d’altare di Giambattista Piazzetta raffigurante San Giovanni Battista da giovane.

Sul fronte opposto ci sono le case occupate dall’azienda editoriale della famiglia Remondini, sempre sul lato sinistro, ma in fondo alla piazza, c’è la Loggia del Comune o meglio del Podestà.
Costruita nei primissimi anni del millequattrocento, una trentina di anni più tardi venne fornita dello splendido orologio con il quadrante blu, mentre il congegno tutt’ora in funzione è datato XVIII secolo, successivamente venne integrata dall’ odierno palazzo del municipio. Internamente si possono osservare gli stemmi delle casate dei primi podestà, sulla parete esterna, che guarda la piazza, si ammira un dipinto di San Cristoforo, è bene guardarlo, almeno così dice la tradizione per essere protetti durante tutta la giornata. La facciata del palazzo contiguo presenta una serie di affreschi di epoche diverse che vanno dal ‘400 al ‘700.

Adiacente si trova Piazza Garibaldi, detta anche Piazza della Fontana, perché al centro c’è la Fontana del Bonaguro, opera finale dell’acquedotto inaugurato nel 1897 che portava l’acqua in centro città. Alta cinque metri, è costruita in marmo rosato e presenta quattro piccole vasche che raccolgono l’acqua che zampilla da quattro delfini, sopra un’ulteriore vasca con colonnina zampillante. La piazza è dominata dalla Torre Civica del XIII secolo, è riconoscibile sia per l’ altezza, quarantatré metri, che per le sue dimensioni robuste e perché priva di ornamenti. Nel corso dei secoli venne dipinto, dapprima, lo stemma di Venezia e poi sistemato l’orologio. Oggi è aperta al pubblico per cui risalendo i gradini si scopre la sua storia fino ad arrivare a vedere la grande campana, utilizzata solo in poche occasioni e infine giungere sulla terrazza merlata, da cui si ha una vista su ogni quartiere della città.
Entrando in piazza, sul lato destro, si erge la Chiesa di San Francesco, eretta, pare, nel XII secolo, presenta le facciate ricoperte con pietre prelevate dal fiume Brenta interrotte da pilastri di mattoni con una funzione decorativa, il tutto a vista. Di interesse sulla facciata che guarda la piazza c’è una mappa che indica i luoghi dove sono cadute le bombe durante la prima guerra mondiale. Internamente presenta una grande navata con l’altare maggiore ai cui lati si aprono due cappelle, degni di nota sono i due crocefissi. Ai lati della navata alcuni resti di affreschi medioevali che riproducono la Madonna e alcuni Santi.

Prima di entrarvi si scorgono due dipinti murali, uno, sul lato destro, dove viene rappresentata l’Annunciazione, l’altro al centro, molto ben conservato, dove si vede la Madonna con Bambino tra i Santi Antonio e Francesco.
Continuando su via Campo Marzio per arrivare in Piazza Luigi Cadorna ci si trova di fronte al Tempio Ossario, un Sacrario Militare, edificato dapprima come una chiesa divenuto poi, in seguito alla prima guerra mondiale, il sepolcro di più di cinquemila caduti. Costruito in stile neogotico si distingue per i suoi mattoni rossi e per i due campanili alti più di cinquanta metri ai lati.
Risalendo verso il centro storico, percorrendo via Beata Giovanna, ad un certo punto ci troveremo di fronte Porta Deida. Costruita attorno alla metà del XVI secolo, come parte del cosiddetto castello inferiore edificato per proteggere le abitazioni fuori le mura. Gli affreschi della facciata nord visibili ancora oggi ritraggono l’aquila imperiale, leggermente sovrapposto il Leone di San Marco con il Doge e subito sotto gli stemmi di alcuni reggenti e tutto a destra quello della città di Bassano. Sulla facciata sud a fatica si riesce a scorgere un cavaliere con cavallo appena sopra il nome della porta.

Oltrepassata la porta per tornare al parcheggio e terminare la visita basta percorrere prima via del Museo poi, da piazza Garibaldi, via Giovan Battista Barbieri e in un batter d’occhio si imbocca nuovamente viale dei Martiri facendo il percorso inverso di quello iniziale. Avendo ancora un poco di tempo a disposizione ci si può inoltrare nel parco dedicato ai Ragazzi del ’99 dove ammirare il monumento omonimo, un soldato in bronzo, indicante il monte Grappa, posto a ricordare quanti, nati in quell’anno, intervennero nella prima guerra mondiale. Dietro si scorgono dei bassorilievi che ricordano la Battaglia di Vittorio Veneto, l’arresto dell’avanzata austriaca e la chiamata alle armi.