Questo villaggio che si trova in Lombardia precisamente in provincia di Bergamo, da cui dista neanche venti chilometri, dove il fiume Adda si congiunge con il Brembo. La sua storia è incredibile e particolarissima. Venne costruito da Cristoforo Benigno Crespi, un imprenditore del tessile, nel 1877, inizialmente edificando accanto al suo stabilimento, piccoli palazzi dove alloggiare le famiglie dei lavoratori. Sono stabili di tre piani dove potevano essere accolte fino a dodici famiglie. Qualche anno dopo, vennero sostituite da case singole, sul modello di quelle inglesi proprie della rivoluzione industriale, con giardino ed orto dove alloggiava una sola famiglia, in questo modo si evitavano rumori e discussioni tra le famiglie e si garantiva contemporaneamente un giusto riposo, una maggiore intimità delle famiglie, almeno così sosteneva il fondatore, ma anche il controllo dei lavoratori.
Nello stesso borgo, c’è la sua casa, realizzata in stile tardo romanico, si nota immediatamente entrando in paese perché sembra un castello di mattoni rossastri che contrastano con il bianco dell’arenaria caratteristica del materiale proveniente dai depositi dei fiumi limitrofi, detto ceppo d’Adda, con torri merlate, fregi e stemmi che gli danno una certa impronta medioevale.

Oltre a questa dimora ci sono altre due costruzioni che si differenziano dalle altre e sono la casa del medico e quella del prete, infatti, si trovano sulla collina che sovrasta il paese. Innalzate l’una vicino all’altra sembrano identiche, perché presentano fregi e cornicioni realizzati con la medesima tecnica e un ampio giardino declinate verso il villaggio, da lassù si può vedere l’organizzazione regolare del borgo.

Quello che caratterizza questa frazione sono però le case degli operai che agli inizi del secolo scorso sono quasi cinquanta e sono di due tipologie diverse, alcune unifamiliari altre bifamiliari dove convivevano famiglie parentali, comunque tutte a pianta quadrata e a due piani con le stanze da letto al piano superiore, gli spazi sono in ogni caso ampi. L’ orto e il giardino annessi servivano, secondo Crespi, a permettere ai locatari di svagarsi nel tempo libero. Tutte erano date in affitto con la quota decurtata dalla busta paga.

Negli anni venti furono costruite altri tipi di abitazioni, destinate ai dirigenti, sono tutte diverse tra loro anche se conservano una mescolanza di stili architettonici tipici di quel tempo e riconducile all’ecclettismo riscontrabile anche nella struttura della centrale idroelettrica che descrivo successivamente. Si presentare, quindi eleganti con piccole terrazze e verande, l’esterno è decorato con maioliche dai colori diversi e pilastrini verticali.
Ma cosa ci fa la casa del prete senza una chiesa? Intitolata alla Vergine Maria e del suo nome, venne costruita negli anni novanta del XIX secolo come copia di quella di Busto Arsizio, città natale della famiglia Crespi quindi ricalca lo stile rinascimentale. Una scalinata in marmo da cui si apprezza la cupola ottagonale, ci introduce al portale d’ingresso sormontato da un’immagine della Madonna con Bambino. Internamente si nota l’altare maggiore per la pala dedicata a Maria, la cupola decorata come un cielo stellato e le pareti finemente decorate. E allora se c’era la casa del dottore, era presente ovviamente anche un piccolo ospedale, proprio di fronte all’entrata della fabbrica, per intervenire prontamente in caso di infortunio, ma anche per fornire assistenza sanitaria a tutti gli abitanti, per questo era fornito di una sala raggi, di ambulatori e sale per piccoli interventi chirurgici.
Ma per formare una comunità serve altro, ecco allora la scuola edificata vicino alla chiesa fungeva da asilo, scuola elementare e dove si insegnava economia domestica e avvenivano le prove della banda musicale, ma si preparavano anche i futuri dipendenti del cotonificio. Annesso c’è il teatro che fungeva anche da cinema. Altri servizi comunitari sono i bagni pubblici, dove gli abitanti, i crepesi, si lavavano, infatti le case ne erano sfornite, oltre alle docce c’era anche la piscina. Agli inizi venne costruito anche un lavatoio, coperto, con l’acqua riscaldata dalla fabbrica, in questo modo le donne non dovevano recarsi al fiume per lavare i panni, si risparmiava strada ma soprattutto la fatica di trasportare pesanti canestri riempiti di biancheria. Oggi è difficilmente identificabile perché completamente dismesso, poco curato, malamente recintato e “assalito” dalle piante. Dirimpetto si trova il dopolavoro un edificio a tre piani destinato a far incontrare persone attraverso attività sportive e culturali, per questo era chiamato “Uniti e forti”.
Alla fine della via principale c’è il cimitero, sembra di entrare in un cimitero militare per la l’omogeneità dei cippi funebri e la regolarità della loro disposizione in piccoli rettangoli di terreno, anche qui si riconosce immediatamente la tomba della famiglia Crespi che si erge sul fondo del vialetto principale, che si percorre passando attraverso una cancello in ferro battuto dallo stile liberty, con la sua maestosità, sembra una piramide, assomiglia molto ad uno ziqqurat con i suoi tre piani e l’emiciclo ai lati.
Infine c’era la fabbrica, ha iniziato la produzione su tre linee, la filatura, la tessitura e la tintura, dal 1878, rimasta in funzione fino al 2003 è stata rinnovata nei suoi macchinari nel 1909 con l’introduzione della corrente elettrica proveniente dalla centrale idroelettrica ancora oggi in uso per cui vi si può entrare solamente con una visita guidata. Si entra in un gioiello industriale, rimangono ancora le decorazioni in stile liberty e il parquet originale. Osservando il cotonificio da fuori si osserva immediatamente la sua struttura architettonica molto elegante esaltata dal rosso dei cancelli in ferro battuto dell’entrata principale (foto di copertina) e dai fregi ornamentali sulle pareti esterne dei capannoni che richiamano senza dubbio all’Art Nouveau in voga in quegli anni, la fine del XIX secolo.

La ciminiera, alta una cinquantina di metri sfoggia un orologio che a quel tempo dettava i ritmi del lavoro e si innalza da un capitello, anche’ esso addobbato con archi figure rotondeggianti, così come le due palazzine ai lati. Poco distante, al di là della strada si innalza un secondo camino che veniva usato per l’impianto termico.
Oggi, questo borgo è un vero e proprio museo a cielo aperto, infatti è ben conservato, tant’è che dal 1995 Crespi d’Adda è Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. Le visite guidate, gestite perlopiù dai residenti, sono prenotabili presso il Visitor Centre situato nella scuola/asilo dove si possono anche ricevere tutte le informazioni necessarie per una visita in completa autonomia.