Nella parte ovest di questo territorio abbiamo il Mare di Wadden che bagna tutte le isole Frisone appartenenti ai Paesi Bassi, alla Germania e alla Danimarca, si estende quindi da Den Helder, in Olanda, fino a Esbjerg, in Danimarca, Si tratta di una pianura di fango, dall’etimologia della parola Wad, un mare poco profondo segnato dal ritmo delle maree che ha creato un’alternanza tra paludi salmastre dune e spiagge di sabbia. Nel 2009, il maggior parco nazionale della Danimarca, è stato riconosciuto come Patrimonio mondiale UNESCO. Ci sono tre isole abitate Fanø, raggiungibile solo via mare, Mandø, raggiungibile solamente quando c’è la bassa marea con un servizio di bus, in verità si tratta di una rimorchio adattato trascinato da un trattore, volendo si può anche raggiungerla, se si conoscono molto bene i cicli delle maree, con la propria automobile percorrendo una strada sterrata. L’ultima isola è Rømø, la più grande collegata alla terra ferma con un ponte lungo una decina di chilometri ai cui lati scorre anche una pista ciclabile. Tutte simili per la mancanza di grandi centri abitati e per la natura che prospera incontrastata.
Io ho passato un intero pomeriggio sulle due spiagge di Rømø, la prima, Lakolkstrand, di sabbia compatta, impressionante per la sua estensione, lunga più di otto chilometri per due di larghezza, infatti, arrivandoci non si vede il bagnasciuga se non percorrendola in automobile in direzione del mare. Come su tutta l’isola il vento soffia in continuazione per questo motivo già in lontananza si vedono gli aquiloni multicolori che attraversano il cielo e si confondono con le vele del kite surfing. La spiaggia è attrezzata e sorvegliata, siccome degrada molto dolcemente è adatta anche per il bambini.

Contigua, a sud dell’isola, la Sønderstrand, con una larghezza di circa quattro chilometri è nota soprattutto per gli spazi dedicati al blokart, un telaio a tre route su cui è montata una vela, facili da guidare, si impara in poco tempo, una vera sferzata di adrenalina in completa sicurezza. Anche qui si può guidare liberamente con qualsiasi veicolo fino al mare e anche qui è meglio avere consapevolezza delle maree. L’unicità di queste isole, oltre alle spiagge è il loro entroterra, un vero e proprio paradiso, tutelato per legge, selvaggio e a volte aspro fatto di fiori, soprattutto erica, sempreverde e resistente al freddo, pecore, cavalli, a Fanø soprattutto uccelli, foche e ostriche.
Oltre alle isole Frisone, nella parte ovest dello Jutland meridionale, ci sono anche delle bellissime città da visitare. Iniziano da Esbjerg, la città più giovane della Danimarca fondata negli anni Sessanta del milleottocento è spesso trascurata dai turisti, in verità qui si scopre la parte della Danimarca più giovane, quella dedita allo shopping e al divertimento. Vicino alla spiaggia di Sædding e al porto, il più grande della Danimarca sul mare del Nord, da cui si raggiunge l’isola di Fanø, non si può non scorgere L’Uomo Incontra il Mare, una scultura gigantesca, alta nove metri, di Svend Wiig Hansen che ritrae quattro uomini seduti che guardano verso il mare.

È stata eretta per celebrare il centenario della fondazione della città. Si trova a nord della città e vuole simboleggiare, nel suo candore, è di cemento bianco, l’incontro con la natura. Ovviamente ci sono musei interessanti come il Fiskeri- og Søfartsmuseet, il museo del mare e della pesca, dove scoprire le vita marina, i metodi di pesca e di navigazione propri di questo Paese. All’interno c’è un acquario dove vedere da vicino la foca grigia e i pesci che popolano il mare del Nord. Altro museo interessante è l’Esbjerg Museum, che ci racconta la storia della città e della regione fin dall’era del ferro e dei Vichinghi.
Viaggiando per una mezz’ora arriviamo a Ribe, la città più antica della Danimarca, infatti, la sua storia si perde nella notte dei tempi, i primi insediamenti sono datati VIII secolo. Per visitare la città in tutta tranquillità è molto comodo il parcheggio vicino alla stazione ferroviaria. Facendo una passeggiata di poco più di due chilometri, seguendo viuzze lastricate si entra nella parte antica della città ricca di casse a graticcio in perfetto stile medioevale e si riesce ad immergersi in un’atmosfera tipica nord europea. Dal parcheggio della stazione dei treni attraversando la strada, di fronte alla rotonda si entra nel Museet Ribes Vikinger, dove si racconta la storia di questa città, nella sua vita quotidiana, dalla fondazione al periodo vichingo, al medioevo fino al XVIII secolo.
Ritornando verso la rotonda e percorrendo la Dagmarsgade si arriva alla Sct. Catharinæ Kirke, la Chiesa di Santa Caterina. Edificata in mattoni rossi con lo stile romanico, che conserva ancora oggi, negli anni trenta del milleduecento accanto al convento dei domenicani nei secoli subì ampliamenti, cambiando anche stile costruttivo, incendi, ricostruzioni e trasformazioni, anche in un ospedale e in appartamenti per poveri.
Solamente agli inizi del secolo scorso il complesso fu restaurato restituendolo al suo aspetto gotico. Per non perdere questa testimonianza in considerazione che rischiava il crollo venne sollevata e riposizionata dopo aver messo in sicurezza le fondamenta. Internamente sono degne di nota, gli stalli del coro con le loro misericordie, piccole mensole che aiutavano a restare in piedi i coristi e la pala dell’altare della metà del milleseicento nonché la fonte battesimale romanica in granito posizionata dopo la riforma luterana.

A pochissima distanza si erge la cattedrale, Ribe Domkirke, o Vor Frue Maria Domkirke è la cattedrale più antica della Danimarca, la sua costruzione, in stile romanico, su una chiesa preesistente, iniziata negli anni venti del XII secolo, è durata un secolo anche in seguito ad un furioso incendio che devastò l’intera città. La sua storia è alquanto particolare, infatti, sempre a causa di avvenimenti naturali, molti furono gli ampliamenti delle volte, in stile gotico, del portale principale, dove spicca un bel rilievo in granito, del XII secolo raffigurante la deposizione dalla croce, e delle ricostruzioni, della Torre Civica, o meglio la Borgertårn, alta cinquanta metri, quadrata, costruita nel XIV secolo in stile gotico,
da cui, dopo aver salto più o meno trecento gradini, si ha una vista completa della città, con la palude si guardiamo verso ovest, con il Mare di Wadden e il sistema fluviale verso est e dell’abbassamento del pavimento originale. Con l’avvento del luteranesimo la chiesa venne abbandonata, l’interno dipinto per coprire gli affreschi e le statue rimosse. Con gli ultimi restauri si è cercato di riportare alle origini questa meraviglia. Internamente si osservano ancora alcuni reperti come, l’organo del milleseicento, un dipinto della Vergine Maria con Gesù Bambino, su un pilastro della navata centrale, il pulpito rinascimentale, la raffigurazione di S. Giorgio e il drago, la fonte battesimale in bronzo, alcuni epitaffi tra cui uno del XII secolo e delle lapidi di personaggi importanti.

Quello che attira immediatamente l’attenzione sono però i dipinti e i mosaici, anche in vetro, del XX secolo, che ornano il coro, coloratissimi sono una particolare spiegazione di alcune scene bibliche fornite dall’artista Carl-Henning Pedersen (la foto ne è un particolare). Esternamente, oltre alla torre descritta in precedenza, detta anche Torre di Ribe, al di là del portale principale, se ne innalza un’altra, la Mariatornet leggermente più bassa anche più antica della precedente, in realtà ne esiste un’altra che si eleva sopra l’apside del coro.
Proprio di fronte alla cattedrale sono esposti i ritrovamenti del Kannikegården, visibili anche dall’esterno dell’edificio che li ospita, risalenti al basso medioevo datati XII secolo, testimonianza della presenza cattolica già in quel tempo.
Dalla piazza, girando sulla sinistra e imboccando Skolegade, entriamo nel quartiere storico dalle strette viuzze, l’esempio più interessante è Puggaardsgade su cui si affacciano case a graticcio e palazzi in mattoni rossi come il Taarnborg, rinascimentale che fu la sede del vescovo.

Guardandolo bene si nota che nessun angolo è di novanta gradi per cui sembra inclinato, storto così come la casa nelle sue adiacenze.
Se invece dalla piazza percorriamo Overdammen arriviamo sul lungofiume Skibbroen il canale che congiunge la città al mare di Wadden e funge da porto sin dall’era vichinga ora solo per imbarcazioni da diporto, qui si trova la colonna Stormflodssøjlen, in legno con anelli in bronzo che indicano l’altezza delle inondazioni subite da Ribe nel corso degli anni e l’estremità che assomiglia ad un copricapo con intarsi dorati.

Rientrando verso il parcheggio si può fare un’altra tappa al Ribe Kunstmuseeum e al suo Parco. Ospita, in una graziosa villa della fine del milleottocento, le opere di diversi artisti danesi soprattutto dell’età dell’oro ovvero il periodo di arte e vita culturale del XIX secolo. Nel suo giardino è possibile riposarsi magari consumando una tazza di the godendo dello sfondo del fiume o percorrendo i sentierini che lo attraversano.