Sønderjutland, lo Jutland meridionale la storia tra antico e moderno.

La storia di questa regione è alquanto ricca di avvenimenti, sempre al centro di controversie regionali fin dal XII secolo quando per la prima volta si fa riferimento, nell’opera la saga di Knýtlinga, della porzione meridionale dello Jutland. La disputa per il dominio territoriale tra danesi e tedeschi è proseguita anche nell’era del Sacro Romano Impero e della Prussia fino alla fine della Prima guerra mondiale quando con la Conferenza di Pace di Versailles e il plebiscito che ne seguì, la regione fu divisa in Schleswig settentrionale danese e meridionale tedesco, ancora oggi i confini sono invariati.

Varcando il confine tra Danimarca e Germania a Flensburg e percorrendo l’autostrada 45 arriviamo a Kolding, cittadina situata ad est, in riva al Piccolo Belt, lo stretto di mare che separa lo Jutland dall’isola di Fiona. In questa bella città da vedere c’è il Koldinghus, un castello del XIII secolo, da cui si ha una bella vista sul lago sottostante, fu il primo castello utilizzato come residenza reale. Oggi, dopo il restauro, è un museo dove sono conservati arredi, ceramiche e dipinti del XVI secolo sede di numerose mostre ed eventi. Inoltre, nel cortile interno, si può assistere alle rappresentazioni che riportano all’epoca medioevale. Guardandolo dalla passeggiata che si snoda lungo il lago Slotssøen, si nota la grandiosa torre Kæmpetårnet, quadrata, eretta verso la fine del millecinquecento dal re Cristiano IV, con una statua sulla cima che raffigura Ercole, originariamente erano quattro, da qui il nome, che vennero distrutte in un incendio scoppiato nei primi anni del milleottocento che distrusse quasi completamente il castello.

Un’altra singolare attrazione è la casa in Helligkorsgade 18, l’abitazione più vecchia della città situata nella via principale, costruita nel 1589 è una tipica casa a graticcio che si nota immediatamente per la sua colorazione arancione. La migliore veduta è dal giardino dove è conservata una palla di cannone della prima guerra dello Schleswig.

Proseguendo sulla E 45 si arriva a Vejle, situata sul fiordo omonimo, una città che presenta architetture storiche mescolate con altre moderne ed in parte avveniristiche. Innanzitutto da vedere è il Fjordenhus, (foto di copertina) il primo edificio progettato dal famoso architetto Olafur Eliasson. Situato di fronte al porto, vi si accede attraversando un ponticello perché sorge direttamente sull’acqua.

Si tratta di quattro torri in mattoni con ampie finestre, collegati tra loro da archi che quindi fanno passare la luce che ne fa una suggestione esclusiva e diversa a seconda dell’ora del giorno. Chiuso al pubblico in quanto sede di uffici, al piano terra si possono ammirare alcune opere di questo famosissimo architetto che si integrano molto bene con tutto il resto della struttura. Spostandoci lungo passerelle di legno restando sempre in questo nuovissimo quartiere in pochissimi minuti arriviamo a Bølgen, un complesso di cinque case di nove piani, finite di costruire nel 2018 che per la loro struttura ricordano le onde che si succedono, ormai sono diventate un simbolo di questa città.

Lasciato il lungomare ed inoltrandoci verso il centro, camminando lungo le vie Ørstedsgade, e poi sulla Nørretorv, arriviamo nella piazza omonima adornata con statue e una grande fontana continuando sulla Dæmningen dove troviamo otto piccoli ponti in ferro, attraversando il primo ci troviamo sulla Nørregade che si continua con la via pedonale dello shopping e dei locali di Vejile, la Torvegade, entriamo cosi nella parte antica della città. Percorrendola, ad un certo punto cambia nome in Søndergade, e districandosi tra la folla, ad un certo punto all’incrocio con la Orla Lehmannsgade incontriamo le tre statue di Pontus Kjerrman, una seduta su una panchina l’altra appoggiata ad un cippo entrambe quasi in ammirazione della fontana al centro sormontata dalla terza statua.

Proseguendo sulla sinistra incrociamo Kirkegade e cosi arriviamo alla Sct Nicolai Kirke, edificata nel XII secolo la sua struttura attuale, in mattoni rossi, risale però al XIX secolo. Sulla parete nord sono facilmente riconoscibili 23 cavità tutte contenenti dei teschi, internamente la fonte battesimale in pietra di origine medioevale, e il pulpito della fine del millecinquecento sono sicuramente le due opere di maggior pregio. Proseguendo diritti, al numero 14 troviamo Den Smidtske Gård, la casa più vecchia della città, gialla, a graticcio e ancora ben conservata, all’interno una caffetteria e un wine bar, ideali per una pausa. Continuando la nostra passeggiata arriviamo a piazza Søndertorv collegata ad un grande magazzino dal ponte Sønderbro, perciò sempre molto affollato, caratteristica è la sua costruzione in granito dei primi anni del milleottocento.

Sempre in centro a Vejle ci sono anche un paio di musei interessanti il primo è l’Okolariet, il museo della scienza, molto adatto anche ai più piccoli, un altro è il Kunstmuseet, il museo dell’arte dove sono custodite opere di Rembrandt, precisamente delle incisioni. Proprio di fronte si erge il Musikteater davanti al quale c’è una rotatoria particolare, perché adornata da due belle fontane a forma di semicerchio. Il teatro si affaccia sul Byparken, una piccola oasi di verde ed acqua dove sedersi ad osservare il viavai delle persone che si recano nel Municipio. Avendo ancora tempo, costeggiando il fiume, in una decina di minuti a piedi si arriva a vedere le cosiddette cinque sorelle, De fem søstre, cinque torri circolari alte una quarantina di metri adibite ad abitazioni con grandi balconi a forma di mezzaluna.

Poco distante, meno di quindici chilometri, è assolutamente necessario fermarsi per visitare il sito delle pietre runiche di Jelling, patrimonio Mondiale UNESCO sin dal 1994. Sono due pietre, entrambe protette da una teca di vetro e bronzo, una più piccola ma più antica detta di Gorm, il re che la richiese per onorare la moglie, è datata X secolo, ritrovata di fronte alla chiesa dove fungeva da panchina.

L’iscrizione è in danese antico, il più arcaico, ma ancora leggibile, che ci è pervenuto scritto da un re danese e anche la prima volta in cui si nomina la Danimarca entro i suoi confini. La seconda, anch’essa del X secolo, ordinata da re Arnoldo Dente Azzurro, da cui prende il nome, in onore dei suoi genitori, si divide in tre parti diverse tra loro per immagini e iscrizioni. Su una c’è l’iscrizione runica, in verticale, che ricorda a chi è dedicato questo monumento. Sulla seconda è raffigurato un leone avvolto da un serpente e sulla terza c’è la l’effige di Cristo, la più antica conosciuta in Danimarca, che testimonia la conversione al Cristianesimo di questa popolazione. Una nota particolare ci riporta ai nostri tempi quando una nota ditta di telefonini ha iniziato ad usare il termine Bluetooth, Dente Azzurro appunto, per connettere tecnologie diverse, in omaggio alle capacità comunicative di re Arnoldo.

Nello stesso sito si possono ammirare i Tumuli Sepolcrali, due alte colline alte una decina di metri, si pensa servissero come sepolcri per la popolazione anche se è stata trovata solo un’unica tomba all’ interno di quella più piccola. Da lassù si ha una vista a trecento sessanta gradi di tutto il sito e si apprezzano la Palizzata, un rifacimento in cemento che ricorda quella originale posta a protezione del sito, e la Nave Vichinga, anche questa una ricostruzione moderna su indicazione di alcuni reperti somiglianti ad una nave vichinga forse addirittura di epoca precedente.

Infine al centro di quest’area, sorge la Mecca dei Danesi ovvero la Jelling Kirke, una chiesa in pietra dell’anno mille costruita sopra altre due in legno andate a fuoco. Gli scavi hanno portato alla luce i resti di un uomo, forse re Gorm, anche in considerazione dei monili d’oro che sono stati ritrovati nella tomba. Ancora oggi il corpo riposa nella stessa posizione segnalata da alcune strisce color argento. Per avere maggiori informazioni su quanto rinvenuto in questo sito archeologico e sulla vita dei Vichinghi si può accedere gratuitamente al museo posto all’ingresso.

Lascia un commento