Aarhus è la città principale di questa regione, la seconda più popolata della Danimarca, consiglio di visitarla a piedi o in bicicletta, ma cosa vedere? Prima di tutto l’ARoS Art Kunstmuseum. Uno dei più grandi musei Museo d’arte del Nord Europa, si riconosce dalla passerella denominata Your rainbow panorama, opera di Olafur Eliasson, una sequenza di pannelli colorati attraverso cui la vista della città assume colorazioni diverse. Installata sul tetto nel 2011, contrasta con il colore rossastro dei mattoni della costruzione, il museo invece venne inaugurato qualche anno prima, nel 2004.
La collezione, disposta su nove piani, è molto varia, da opere di artisti del XVIII secolo, tra cui spicca soprattutto l’arte danese, fino a quelli contemporanei come ad esempio Boy di Ron Mueck, nei piani superiori, o a mostre particolari, nel De 9 Rum (i nove spazi) dal piano 0 verso altri ambienti sotterranei, dedicate alla light art e a video con immagini in movimento la cosiddetta videoart. Altre due particolarità non passano inosservate, la prima è la scala a chiocciola che porta ai vari piani del museo e la seconda sono le colorazioni delle pareti, si passa dal bianco dei piani superiori, al nero di quelli inferiori. Infatti si dice sia stato costruito seguendo le indicazioni della Divina Commedia, si passa quindi dall’inferno, i piani inferiori al Paradiso, quelli superiori, fino alla terrazza.

Visitare il sito è necessario per una visita a questo museo, il secondo per entrate di visitatori dopo il Louisiana di cui ho scritto in un articolo precedente, in questo modo si possono avere informazioni anche sulle mostre in corso oltre che sulla collezione permanente.
Di passaggio, per arrivare a questo museo, il municipio dall’architettura unica, funzionalista danese, costruito nella metà del XX secolo, riconoscibile per la torre, alta sessanta metri con un l’orologio, funzionante, dal diametro di sette metri, circondato da un incantevole piccolo parco. A poca distanza, non più di quattrocento metri, proprio nel centro della città troviamo Mølleparken e subito al suo limitare Møllestien, una vecchia stradina dell’età vichinga, acciottolata con ai lati case, del XVIII secolo, quasi tutte ad un piano, dai colori sgargianti, erette nel millesettecento ornate da malvarose, la prima impressione? Tornare indietro nel tempo e respirare un’ aria fiabesca.

Dal museo proseguendo lungo Thorvaldsensgade e poi Viborgvej si arriva al Den Gamle By, un museo all’aperto, inaugurato nei primi anni del XX secolo, che ripropone la vita di un villaggio rurale danese, un viaggio indietro nel tempo a partire dagli anni ’70 per tornare fino ai primi del ‘900. Oltre ad attori vestiti con costumi d’epoca, che svolgono i mestieri di una volta, ci si può fermare a chieder loro chiarimenti ed informazioni sul tipo di lavoro o personaggio che stanno interpretando, visitandolo, troviamo botteghe, officine, uffici, teatri, case con facciate a graticcio provenienti da tutta la Danimarca, tutte abbellite con arredi originali, entrandovi ci si rende conto di persona delle trasformazioni avvenute nel corso degli anni. Aprendo il sito si riesce sia ad organizzarsi la visita, che informarsi sulla storia e la cultura danese di quel tempo.
Se invece scegliamo la direzione opposta, in dieci minuti arriviamo al complesso della chiesa e del monastero di Vor Frue Kirke, Nostra Signora. La sua storia parte da lontano, infatti inizialmente venne costruita, attorno all’anno mille, e fuori dalle mura della città, una chiesa in pietra con annessa cripta. Dopo circa due secoli questa struttura venne affidata ai domenicani che demolirono e ampliarono la vecchia chiesa inserendovi anche il monastero. Con la Riforma i monaci abbandonarono questa struttura tant’è che con la delibera del re Cristiano III l’ambiente venne trasformato in un ospedale. funzione che rimase fino al XX secolo. Verso la metà del secolo scorso venne restaurata, fu in quel periodo che si scoprì, sotto il pavimento l’esistenza della cripta utilizzata anche come camera funeraria dai Domenicani.
Internamente di pregio sono la pala dell’altare del millecinquecento dove viene rappresentata Cristo in croce con gli apostoli ai lati, il pulpito dello stesso secolo, la fonte battesimale in ferro battuto e i dipinti in gesso che decorano le pareti delle navate e raffigurano la vita di Gesù, ma anche stemmi araldici, creature mitiche e ornamenti floreali la loro datazione racchiude più secoli, infatti vanno dal milletrecento fino al millecinquecento.

Oggi il monastero è stato trasformato in una residenza per anziani con una decina appartamenti. Da qui un’altra decina di minuti, passando attraverso il quartiere latino, la parte più antica della città, il centro è Pustervig Torv, la piazza dove tra una via e l’altra si alternano caffè, ristoranti, negozi per lo shopping ma anche palchi per ascoltare musica dal vivo, gallerie d’arte e molti altri progetti culturali.
Un’altra chiesa è il Duomo, ovvero la Cattedrale di San Clemente, protettore dei naviganti, situata per questo motivo molto vicino al porto, precisamente in Store Torv. Anticamente era una basilica romana, edificata in legno attorno all’anno novecento successivamente ricostruita più volte fino a quella attuale datata XVI secolo in stile gotico. Il campanile, raggiunge circa cento metri d’altezza, il più alto della Danimarca, la stessa lunghezza della navata centrale, internamente le pareti sono ricoperte da moltissimi affreschi del millecinquecento per un totale di quasi duecento metri quadrati, anche questo un record. Di interesse anche l’altare maggiore dove si apprezzano sculture lignee raffiguranti scene dell’antico e del nuovo testamento e la porta d’oro una delle cinque che separano la navata dal coro. La sorpresa però è un modello di vascello a vela che pende dal soffitto, questo elemento votivo lo si trova in molte altre chiese danesi a ricordare l’importanza dei marinai nella cultura di questo paese.

Sul lungomare si è sviluppato un quartiere dal design particolare, con un nome altrettanto esclusivo, Aarhus Ø, significa isola in danese, vi si trovano oltre ad alloggi con discesa a mare, un piccolo porto turistico per imbarcazioni, servizi di ogni tipo, tra cui il frequentatissimo Havnebadet, una piscina sul mare dove nuotare ma anche fare altri sport, ad esempio sci nautico e parchi con giochi sculture e mostre di cui l’esempio più visitato sono un paio di grandi occhiali da sole con lenti di colore rosa chiamati Sea Pink appartenenti alla sculpture By The Sea. Una singolarità di questo quartiere dagli edifici uno diverso dall’altro, è l’Isbjerget, ovvero l’iceberg, un aggregato residenziale vista mare, con facciate bianche, di forma triangolare, appuntite, da cui risaltano balconi di un azzurro abbagliante, tutto assomiglia proprio ad iceberg che si sono frantumati.

Prendendo il bus da Klostertorvet, una piazza, ricca di caffè e ristoranti dove fermarsi, volendo, per uno spuntino ed una birra, vicinissima alla Chiesa di Nostra Signora, dopo una ventina di minuti la fermata e prospicente ad un vastissimo parco, il Mindeparken che si estende proprio dinnanzi al Palazzo reale di Marselisborg, al centro, troviamo il Marselisborgmonumentet che ricorda, con nome e cognome i morti danesi della prima guerra mondiale.

Il Marselisborg Slot, distante circa quattro chilometri dal centro, è una delle residenze estive della famiglia reale danese per questo motivo è visitabile solamente il parco che lo circonda. Il palazzo, costruito alla fine del XIX secolo per le nozze del re Cristiano X comunque, con il suo colore bianco, le sue due piccole torri e le sue decorazioni a tema marittimo, emerge e contrasta con il verde del giardino all’inglese, l’azzurro dei vari laghetti disseminati attorno e la policromia dei fiori soprattutto del roseto e del pergolato. Inoltrandosi lungo i viottoli del parco, tra una statua e l’altra, sono circa trenta, raggiungiamo la Marselisborg Strand, spiaggia di sabbia e sassolini, tranquilla che degrada dolcemente, dove grossi massi creano tanti piccoli spazi e la proteggono dall’erosione. Camminando non possiamo non fermarci all’Infinite Bridge, costruito in relazione all’evento Sculpture By The Sea nel 2015, si tratta di un ponte in legno, dalla forma circolare, inserito in un paesaggio che passa dalla vista della spiaggia a quella del mare e a quella del bosco.