È proprio così, infatti si tratta di molti anfiteatri prodotti dall’erosione di rocce sedimentarie, situato nello stato dello Utah, si raggiunge facilmente dalla capitale Salt Lake City, famosa per aver ospitato le olimpiadi invernali del 2002 ma soprattutto perché venne fondata nel 1847 da Brigham Young, Isaac Morley, George Washington Bradley e molti altri seguaci del movimento religioso dei mormoni.
Dalla capitale dello Utah si percorre dapprima l’interstatale 15 poi la UT 89, quindi la UT 12, una delle più belle strade panoramiche che abbia percorso, si arriva al Red Canyon, l’ingresso o meglio il preludio al Bryce Canyon, tra gallerie e formazioni di roccia rossa che contrastano con il verde intenso delle conifere della Dixie National Forest e l’azzurro del cielo terso, infine basta seguire le indicazioni per Bryce Canyon City.

Il Bryce Canyon National Park è stato istituito cent’anni fa e presenta la maggior concentrazione di Hoodoos di tutta la Terra. Ma cosa sono gli Hoodoos e come si formano? Sono guglie rocciose di forme diverse, quasi sempre appuntite, filiformi e di colori tenui, che si formano su terreni “morbidi” che il lavaggio dell’acqua piovana, il gelo o il vento nel corso degli anni ha trasformato. Cosa è successo e succede ancora oggi?
La temperatura di questo altipiano è sempre molto fredda, ad esclusione dei mesi estivi, quindi l’acqua, infiltrata tra le rocce, si trasforma in ghiaccio che spinge verso l’esterno e in questa maniera la sbriciola, inoltre la pioggia elimina eventuali detriti mettendo a nudo rocce più dure come l’arenaria, per cui la diversità di colorazione dipende dall’avanzamento dell’erosione. La sua storia risale a moltissimi secoli fa, all’era glaciale, infatti, si pensa che questo territorio non fosse originariamente abitato perché in inverno il clima fosse invivibile, si trova oltre i duemila metri, ma era un buon territorio per la caccia di grossi mammiferi.

Questa attività è proseguita anche nei secoli successivi, tanto è vero che sia gli Anasazi nel duecento che gli indiani Paiute, nel XII secolo, occuparono quest’area stagionalmente. Solamente agli inizi dello scorso secolo, con il miglioramento dei collegamenti stradali, i primi turisti raggiunsero il parco, anche se alla fine del milleottocento alcuni pionieri, alla ricerca di pascoli, perlustrarono questo altipiano che poi nel 1923 venne proclamato monumento nazionale.
Usare il bus navetta, non è obbligatorio, ma riduce i tempi e nel contempo è il miglior modo per visitare questo parco, infatti, il percorso, circolare, che va dal Visitor Centre ma anche da Bryce Canyon City, ai punti panoramici più iconici può essere interrotto a qualsiasi fermata si voglia. Un’altra alternativa per immergersi più profondamente in questa meraviglia della natura è quella di muoversi lungo i sentieri, seguendo le regole e le proprie capacità, infatti ce ne sono di facile e di difficile percorrenza.
A mio avviso, con poco tempo a disposizione, il sentiero più indicato è intraprendere il Navajo Loop, un percorso di circa due chilometri, che può essere allungato fino a cinque chilometri abbinandolo al Queen’s Garden Trail. Questo sentiero non è molto impegnativo, per questo è molto consigliato anche se ci sono salite difficoltose. Si parte dal Sunrise Point si percorre il Queen’s Garden Trail scendendo Bryce Amphitheater, in questo modo si vedono da vicino alcuni hoodoos come ad esempio Thor’s Hammer e una parete di roccia rossa denominata Wall Street che si innalza ai lati del sentiero formando un passaggio molto stretto.

Si risale lungo il Navajo Loop per arrivare al Sunset Point, da qui si può ritornare al punto di partenza percorrendo il Rim Trail oppure girando a sinistra, dopo poco più di un chilometro, fermarsi all’Inspiration Point, sono tre luoghi da cui si ha una magnifica vista sul Bryce Amphitheater, volendo avere un’angolazione ancora diversa basta proseguire per altri due chilometri e mezzo fino al Bryce Point, ovviamente tutti questi punti di osservazione sono raggiungibili anche con la navetta.

Avendo maggior disponibilità temporale ci sono anche altri percorsi interessanti come il Peekaboo Loop, parte da Bryce Point, è un anello di otto chilometri, poco battuto, che scende in profondità nell’anfiteatro presenta salite e discese brevi e ripide per cui è più faticoso degli altri due. Molto spesso è meta di escursionisti a cavallo quindi si deve porre un’attenzione maggiore, si collega anch’esso al Navajo Loop, in questo caso la lunghezza diventa di circa dieci chilometri.
Altri due hoodoos, uno soprannominato “the Hunter” e l’altro “the Rabbit“, (foto di copertina) riconoscibile dal candore della roccia, si trovano nel Agua Canyon raggiungibile percorrendo la UT 63, prima è molto consigliabile fermarsi al Natural Bridge, l’arco più famoso di tutto il parco. Gli archi, sono molti, si formano come le altre pareti di roccia solamente che ad certo punto il centro, più debole, frana e lascia così un “buco.

Percorrendo i sentieri ed addentrandoci negli anfiteatri, possiamo notare la flora formata da arbusti come il Colorado Pinyon facilmente riconoscibile dal suo tronco ritorto dalla corteccia rosso-marrone e da alberi come vari tipi di pino, tipico è il pino ponderosa e da abeti come l’abete rosso blu proprio dello stato dello Utah. Quello che salta agli occhi prevalentemente sono i fiori selvatici per la loro abbondanza di colori, si passa infatti dal bianco dell’achillea al giallo intenso del cinquefoil arbustivo e della primula oppure al blu del lino fino ai colori più tenui dell’iris o dell’ asclepiade appariscente, per terminare con il rosso sgargiante della gilia scarlatta.
Avendo fortuna ed osservando bene si possono incontrare, facendo attenzione ad evitare i crotali, rettili come la lucertola dalle corna corte (in foto). Alzando lo sguardo si vedono uccelli dai vari colori, alcuni vistosi come il jay di Steller di un blu elettrico altri meno ma riconoscibili, per esempio, dal ticchettio che producono cercando larve ed insetti all’interno degli alberi come i picchi, oppure dal cinguettio come le cinciallegre o delle ghiandaie, ma anche dal volo concentrico dell’aquila.

Essendoci fiori le farfalle non mancano, così come gli scoiattoli, sempre alla ricerca di turisti che li nutrono anche se è vietato, altri mammiferi che si trovano in questo luogo sono cervi ed antilocapre e uno da evitare, il puma. Per organizzarsi una visita senza “sorprese” è meglio consultare prima il sito.