Perché questo titolo? Perché lo è stata dell’Impero Romano, del regno degli Ostrogoti e dell’esarcato Bizantino, anche per questo conserva una grande ricchezza di palazzi e musei.
Ravenna è soggetta ad un fenomeno strano detto subsidenza cioè un abbassamento verticale del suolo per cui molti monumenti erano più alti nei tempi passati, per esempio il Mausoleo di Galla Placida è sprofondato di circa un metro e mezzo. Ravenna si può vedere tranquillamente in due o tre giornate, si parte sempre dai mosaici per cui il primo approccio, considerata la vicinanza al B&B dove ho alloggiato, è stata la Basilica di San Vitale.
La sua costruzione è del VI secolo, ma ci vollero circa altri vent’anni per terminarla, anni in cui il potere passò dalla dominazione dei Goti all’imperatore Giustiniano, è quindi un’architettura che mescola lo stile romanico con quello bizantino. Esternamente non si coglie la meraviglia che si sta per vedere, ma appena entrato mi ha invaso una sensazione intensa, infatti, entrare a San Vitale è un’esperienza molto particolare.

Di perimetro ottagonale anche internamente è caratterizzata dalle esedre, ovvero degli spazi semicircolari, sormontate da una semi cupola, con colonne che terminano con capitelli a cesto, due tronchi di piramide rovesciata uno sopra l’altro, traforati, l’effetto è un ricamo, decorate con marmi pregiati e mosaici, da cui si ha ogni volta una visuale differente dell’interno.
Da ogni direzione si intravvede il presbiterio il cui arco d’entrata è decorato con le figure degli apostoli con al centro Cristo, sempre con lo sguardo rivolto verso l’alto nella volta sopra l’altare notiamo l’agnello di Dio contornato ai lati da angeli avvolti da pesci, fiori, e pavoni che richiamano il paradiso. Subito sotto si vedono quattro scene del Vecchio Testamento.

Il centro di tutto è il Cristo Cosmocratore, (foto di copertina) situato nell’abside, rappresentato seduto sopra una sfera azzurra, il cielo, sotto ai suoi piedi è raffigurata la terra. Dallo sfondo in oro emergono, oltre alla figura del Cristo vestito con abiti preziosi che porge una corona, altri quattro personaggi. Sulla sinistra San Vitale nell’atto di ricevere la corona, sulla destra il vescovo Ecclesio che offre il modello della chiesa che fece costruire, gli altri due sono gli arcangeli Michele e Gabriele. Sull’intradosso sono raffigurate due aquile a simboleggiare l’impero e il simbolo di Gesù Cristo oltre ad una serie di cornucopie separate tra loro da fiori e uccelli, sopra due angeli reggono un altro simbolo della resurrezione.
Osservando le parti inferiori delle pareti si rimane attoniti davanti al cosiddetto Corteo di Teodora e Giustiniano. L’imperatore è al centro del mosaico, riconoscibile dall’areola, la sua figura a quel tempo era molto venerata, avvolto in un abito di porpora, e in mano tiene un catino d’oro, tutt’attorno dei sacerdoti, uno è il vescovo di Ravenna Massimiano, lo dice la scritta sul suo capo, dei dignitari e degli uomini in armi. Di fronte l’imperatrice posta al centro del moscaio è rappresentata mentre porge un calice tempestato di pietre preziose, interessante è l’ornamento del viso di Teodora, il lusso che traspare dai vestiti delle dame che la circondano e lo sfondo, tutto da un’idea della magnificenza della corte di Bisanzio.

Nello stesso complesso troviamo lo stupefacente Mausoleo di Galla Placida, una preziosità nella sua semplicità architettonica, costruito in mattoni. Venne costruito verso l’inizio del quinto secolo e doveva essere la tomba dell’imperatrice Galla Placida, anche se non vi è nessuna certezza di questa evenienza in quanto originariamente era collegato con un atrio alla chiesa di Santa Croce.
L’architettura esternamente è senza eccessi, sobria, è entrando che ci si trova di fronte ad uno splendore che lascia senza parole. Preziosissimi mosaici, si presentano in ottimo stato, ricoprono le pareti, gli archi, le lunette e la cupola. Illuminati dalla luce del sole assumono quel tocco di lucentezza che mette in risalto tutta la loro magia. I

niziamo guardando la cupola da dove ci affascina una croce latina color oro su sfondo blu, un cielo notturno, circondata dalle stelle. Le lunette sono occupate dalle rappresentazioni degli apostoli attorniati da fontanelle e colombe.

Quando si entra l’imperativo è alzare subito lo sguardo, infatti proprio sopra l’accesso, si vede il mosaico più pregiato dove viene raffigurato il Buon Pastore, seduto, circondato dalle pecore tutte rivolte verso la sua figura. Nella lunetta opposta San Lorenzo martire, in quelle laterali un tripudio di cervi che spuntano tra alberi intenti ad abbeverarsi. In basso le pareti sono rivestite con marmo, dello stesso materiale i tre sarcofaghi.
Spostandoci verso piazza del Popolo dobbiamo fare una piccola deviazione per entrare nel Battistero degli Ariani ormai quasi nascosto dalle abitazioni del centro storico, è obbligatoria una visita. costruito da Teodorico nel Quattrocento d.C. in contrasto con il battistero neoniano o degli ortodossi di cui scriverò in seguito. Internamente è spoglio, infatti non c’è più traccia degli affreschi che ornavano le pareti. l’unica decorazione si trova sulla cupola. Il mosaico, circolare, al centro rappresenta il battesimo di Cristo nel Giordano ad opera di Giovanni Battista, a lato la personificazione del fiume stesso e sopra la colomba dello Spirito Santo. Attorno al medaglione centrale sono raffigurati gli apostoli che si dirigono verso un trono con sopra una croce con gemme. A destra si scorge San Pietro con le chiavi del Paradiso mentre a sinistra San Paolo tiene in mano i rotoli della Bibbia.

Poco distante c’è Piazza del Popolo, è il centro di Ravenna, luogo di eventi e manifestazioni, ma anche punto di incontro e aggregazione tra le persone. Costruita dai veneziani verso la fine del millequattrocento ampliando uno slargo del canale Padenna, è attorniata da palazzi edificati in stili e tempi diversi. come Palazzo Merlato, del Trecento, vicino alle colonne, residenza dei Da Polenta signori della città a quel tempo, fu ricostruito alla fine del milleseicento. Del precedente restano poche vestigia. Altri sono, il Palazzo del Rettore di Romagna edificato nel 1295, poi Palazzo Apostolico, collegato al palazzo della vecchia sede della Banca Nazionale del Lavoro da un voltone da cui si vede, in fondo alla strada, la tomba di Dante ed infine il Palazzo dei Rasponi del Sale in stile barocco. Da non scordare la Chiesa di Santa Maria del Suffragio dalla facciata barocca.
Sullo sfondo troviamo le due colonne che ci riportano con il pensiero a Piazza San Marco di Venezia per la loro somiglianza, frutto dell’autorità veneziana che dominò la città. Anche la loro storia è alquanto intrigante, su una colonna fu sistemato il Leone di san Marco sostituito, dopo la sconfitta dei Veneziani nel 1509, dalla statua di Sant’Apollinare, sull’altra colonna oggi campeggia la statua di San Vitale. Sulla sinistra troviamo la chiesa di San Sebastiano, del millequattrocento, sulla cui facciata si trovava l’orologio pubblico, di tipo meccanico, successivamente, sul fianco, fu costruita la chiesa di San Marco e sopra l’orologio fu sistemato il campanile del complesso che era divenuto unico; solo verso la fine del millesettecento, la facciata venne rinnovata in stile neoclassico, in concomitanza anche l’orologio venne riposizionato e vennero cambiati i suoi meccanismi. Con l’avvento di Napoleone le chiese furono adibite ad altro, poi addirittura abbattute e ricostruite nel 1925, la facciata è l’unica parte conservata.
In centro città c’è anche la Basilica di San Pietro Maggiore in San Francesco, costruita originariamente intorno all’anno mille sopra una chiesa più remota assieme alla attigua torre campanaria, Deve la sua fama soprattutto ai funerali di Dante Alighieri. Vale comunque una visita in particolare per la sua cripta sul cui pavimento sono posizionati antichi mosaici e per l’organo a canne a trasmissione elettrica.
Vicino a questa Basilica troviamo la tomba, mausoleo, di Dante, monumento nazionale, restaurata nei primi anni duemila, è un piccolo tempio in stile neoclassico in marmo. Edificata tra gli anni 1780-81 nel luogo dove in origine fu sepolto. Attorno ad essa è stata istituita una zona di rispetto e di silenzio chiamata “Zona dantesca”. Dante visse gli ultimi anni della sua vita a Ravenna dove morì nel 1321 ma le sue spoglie hanno una storia particolare fatta di spostamenti e contenziosi tra Ravenna e Firenze.

Da qui, arrivando in via Roma, dobbiamo assolutamente entrare nella Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, da non confondere con Sant’Apollinare in Classe che si trova fuori dalla città e di cui scrivo in seguito. Fu fatta erigere da Teodorico nell’anno cinquecento e quindi inizialmente fu una chiesa per il culto ariano. Al di là della sua storia e della semplicità architettonica, tre navate senza transetto, quella mediana termina con l’abside, è famosa per i suoi mosaici, unici al mondo, che occupano tutta la navata centrale, la più larga, riconducibili o al periodo di dominazione ostrogota o a quello successivo quando la chiesa fu adibita al culto cristiano. Coloratissimi, divisi in tre strisce, partendo da quella superiore che descrive in riquadri la vita di Cristo, tratta dai Vangeli, a sinistra l’età giovanile, a destra quella della maturità. Le scene sono intervallate da riproduzioni decorative con colombe. Subito sotto, nella fascia mediana, tra le grandi finestre, si intervallano le raffigurazioni di santi, profeti e apostoli. Nella fascia inferiore, la più grande, ma anche la più manomessa nei secoli, a destra, vediamo il palazzo di Teodorico da cui parte una processione di Santi che si dirige verso Cristo assiso in trono circondato dagli arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele ed Uriele.

Sulla parete di sinistra, è riprodotto il porto di Classe che era l’antico porto di Ravenna, anche da qui parte una lunga processione di Sante al termine della quale vediamo i tre Re Magi, guidati dalla stella, che portano i loro doni alla Madonna seduta in trono con in braccio il Bambino contornata da quattro angeli. L’abside, è priva di mosaici perché distrutta da un terremoto nell’anno 725.
Se invece imbocchiamo via Raul Gardini arriviamo in vista del Battistero Neoniano o degli ortodossi, anch’esso del cinquecento, esternamente una costruzione molto semplice, esprime tutto il splendore negli interni, le pareti decorate con stucchi dedicate ai profeti, gli originali furono rimossi per errore per cui oggi se ne vedono solo quattro dei sedici di allora. È soprattutto la cupola che attira l’attenzione, il mosaico è composto da tre fasce concentriche, in quella esterna, con lo sfondo azzurro, si rappresenta l’attesa del Giudizio Universale, infatti, si vi osservano altari con il Vangelo aperto, troni e sedie vuote in attesa che qualcuno vi si segga. Nella fascia intermedia gli apostoli che portano a Cristo una corona di alloro, considerata una pianta sacra, simbolo di sapienza, gloria e trionfo, sopra le loro teste dei drappi bianchi. Al centro un medaglione, con lo sfondo in oro, dove viene rappresentato il battesimo di Cristo, è la più antica riproduzione, in mosaico, di questa scena. Sotto questa meraviglia, tra le finestre, gli stucchi dei profeti.

Più distante, al di la della ferrovia, troviamo il Mausoleo di Teodorico la più importante tomba edificata dagli Ostrogoti, costruito in pietra nell’anno cinquecento d. C. è circondato da un grande parco. Visitarlo non mi ha appassionato molto ad esclusione della vasca di porfido, rossa, ora aperta, che una volta custodiva il corpo del re, i resti furono levati durante la dominazione di Bisanzio. Unica altra meraviglia è la cupola, un unico monolite con iscrizione di apostoli ed evangelisti.
Infine Sant’Apollinare in Classe, distante circa otto chilometri ma raggiungibile sia in treno che in autobus. Venne eretta nel VI secolo con lo scopo di fungere da tomba del patrono della città Sant’Apollinare appunto. Esternamente sfoggia un maestoso campanile, del IX secolo di forma cilindrica, ma sono i mosaici, realizzati dal VI secolo, l’attrazione per cui è obbligatorio fare una visita a questo complesso.

L’abside è decorata con un mosaico tra i più estesi a noi giunti, Nella parte superiore una croce dorata al centro di un cielo stellato di forma rotonda, guardando bene si nota che all’incrocio delle braccia della croce c’è la figura di Cristo, sopra dalle nuvole esce la mano di Dio, lateralmente due figure, sono il profeta Elia e Mosè, due personaggi molto importanti dell’antico Testamento, subito sotto, sempre in posizione laterale tre agnelli a richiamare tre apostoli, Pietro Paolo e Giovanni. La zona inferiore, verde e ricca di fiori troviamo, al centro Sant’Apollinare, con le braccia aperte come a richiedere la grazia per i suoi fedeli raffigurati sotto da dodici agnelli. Alzando ancora lo sguardo, sull’arco sopra l’abside, al centro, ammiriamo Cristo benedicente con ai lati i simboli dei quattro evangelisti. Immediatamente sotto, intervallati dalle finestre, quattro vescovi, Ursicino, Orso, Severo ed Ecclesio, coloro che fondarono le principali basiliche di Ravenna. A lato dell’abside ci sono due pannelli datati VII secolo con rappresentati, a destra, tre figure del libro della Genesi, precisamente Abramo, Abele e Melchisedec intenti ad offrire sacrifici a Dio, a sinistra, l’imperatore Costantino. La navata centrale è separata dalle due laterali da un colonnato sopra il quale si notano i ritratti di molti vescovi di Ravenna, mentre lungo le pareti delle navate laterali ci sono dei sarcofaghi in stili diversi che vanno dal V al VIII secolo cioè dall’età romana fino al bizantino.