Da Piazza del Popolo oltrepassando la Porta omonima e proseguendo sulla via Flaminia, per circa un chilometro e mezzo e dopo aver superato il Giardino delle Crocerossine e il parco subito adiacente, svoltando a sinistra su viale della Vignola al numero 50 ci si trova dinanzi ad una stretta viuzza, via Bernardo Celentano, privata, percorribile solo a piedi e chiusa alle estremità da due cancelli, che la collega con via Flaminia. Entrandovi, ci si trova di fronte ad una doppia fila di villini, in perfetto stile vittoriano, gli ingressi con porte in legno preceduti da scalinate in pietra intercalate da inferriate in ferro battuto che dividono un giardino dall’altro e in continuazione con le ringhiere dei balconi, tutto molto curato con fiori piante e ornamenti che fanno di questo passaggio una vera e propria Piccola Londra (foto di copertina).
Nel quartiere dell’EUR troviamo due splendidi esempi di architettura razionalista, come rappresentazione del ventennio fascista, Il Palazzo delle Civiltà Italiana e il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi. Il primo fu ideato in previsione dell’esposizione universale che avrebbe dovuto svolgersi a Roma nel 1942, si presenta come un enorme parallelepipedo, alto più di sessanta metri è noto per i suoi archi, sono più di duecento, che formano in egual modo le quattro facciate, per questo motivo è anche chiamato Colosseo quadrato. Un altro soprannome è palazzo della Civiltà del Lavoro perché al piano terra ci sono statue che riproducono le arti e i mestieri della civiltà italiana ripresa anche dalla scritta sull’estremità superiore dell’edificio “Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori”, infatti l’intenzione originaria era quello di farlo divenire un museo della civiltà italiana. Oggi ospita il quartier generale della Maison Fendi.

Il secondo, anche esso previsto per l’esposizione universale, venne completato solamente negli anni cinquanta del secolo scorso in tempo per ospitare alcune manifestazioni dei giochi olimpici. Oggi, per la sua collocazione facilmente raggiungibile, è sede di molti eventi e congressi, infatti, i suoi spazi espositivi sono molto ampi e vi si possono ammirare alcuni bellissimi affreschi.
Che ci fa una piramide a Roma? Si tratta della Piramide Cestia la vediamo vicino a Porta San Paolo, uno degli antichi ingressi della cinta muraria costruita dall’imperatore Aureliano in cinque anni a partire dal 270 con una funzione difensiva. Ben conservata si presenta con, ai lati, due torrioni semicircolari dotati di finestre e merletti, al centro la fortificazione detta Castelletto all’interno del quale oggi è ospitato il Museo della Via Ostiense dove sono custoditi antichi reperti romani trovati lungo la via che collegava Roma ad Ostia.

La Piramide venne costruita nell’ultima decina di anni prima della nascita di Cristo, quando le milizie romane conquistarono l’Egitto. In quel tempo non era l’unica piramide costruita a Roma, infatti, era divenuta quasi una moda culturale rifarsi all’antico Egitto.
Anch’essa, quindi, come quelle che si trovano in Egitto è una tomba, precisamente di un politico romano, Gaio Cestio Epulone. Alta poco meno di trentasette metri è ricoperta con lastre di marmo di Carrara, nel terzo secolo venne incorporata nelle Mura Aureliane, nel medioevo, invece, si credeva, erroneamente, fosse la tomba di Remo, il gemello di Romolo, questo riferimento aveva attirato l’interesse di molti pellegrini e studiosi fintanto che vi si aprì un varco e si scoprì una camera sepolcrale vuota. Nel millesettecento, ai suoi piedi, si iniziarono a seppellire residenti a Roma ma non cattolici, nel 1821 questo procedimento venne regolarizzato ed ebbe inizio così quello che oggi è il cimitero a cattolico.
Essendo in zona, perciò, si deve necessariamente fare una vista al Cimitero Acattolico, detto anche degli Inglesi, adiacente alla Piramide dove sin dal XVII secolo vennero sepolti una serie di persone straniere e non cattoliche fu così che ebbe inizio la sua costruzione. Il luogo è incantevole sia per l’arte che lo pervade, che per la storia legata ad alcuni personaggi che vi riposano, ma anche perché qui si trovano tombe di diverse confessioni religiose e non ultima una colonia felina che fa bella mostra di sé all’ombra degli alberi. “Non è permesso condividere le foto sui social media e nemmeno pubblicarle in alcun modo“, infatti, “permettiamo SOLO foto (non video), per uso personale“, raccomandazione dal sito dove tra il resto si possono vedere sia la descrizione di numerose tombe che le loro fotografie come ad esempio quella dello scultore americano Emelyn Eldredge Story, detta l’Angelo del Dolore, oppure quella, altrettanto bella, del poeta John Keats ma anche di illustri personaggi italiani come Antonio Gramsci, degli scrittori Carlo Emilio Gadda, Andrea Camilleri e molti altri. Osservando bene le tombe, delle vere e proprie opere d’arte si nota che mancano le fotografie dei defunti e che le iscrizioni sono in molte lingue diverse.
Altra opera di considerevole interesse è l’Albergo Rosso, si trova nel quartiere della Garbatella, uno dei quartieri più seducenti dell’intera Roma, sia dal punto di vista architettonico che culturale. Questa costruzione è parte di quelle strutture chiamate alberghi suburbani costruiti, nei primi anni venti del XX secolo, per accogliere famiglie rimaste senza dimora a causa del cambiamento urbano cittadino. In questo caso assunsero a vere e proprie città contenendo alloggi privati ma anche scuole, chiese, negozi e spazi per far giocare i più piccoli. Riconoscibile dal suo colore esterno, rosso appunto e dalla sua torre con l’orologio che è ancora fermo all’ora in cui iniziarono i bombardamenti sulla città nella seconda guerra mondiale, le 11 e 25. Non ci si deve però fermare all’esterno, perché anche internamente si rimane affascinati dalle scale a chiocciola, dalle ringhiere e soprattutto dal grande lucernario.

Un altro esempio di architettura molto particolare è la casa del Girasole, sorge nel quartiere dei Parioli, vicino al parco del Pincio, precisamente in viale Bruno Buozzi, costruita nella metà del secolo scorso dall’architetto Luigi Moretti. Il nome lo diede lo stesso architetto mettendo in risalto le variazioni di colore che assumono i pannelli laterali rispecchiando la luce solare. La palazzina si riconosce immediatamente, perché non rispecchia i canoni costruttivi di quel tempo ed è caratterizzata da una rottura della facciata principale, in questo modo si dà maggior luminosità all’ingresso ed ai piani superiori. La sua popolarità è arricchita in particolar modo dal fatto che per alcuni anni vi abitarono delle celebrità come Roberto Rossellini, Ingrid Bergman e Totò, ma anche dalla scultura di un polpaccio che si intravvede su una finestra.
Infine a Roma si può trovare anche una miniatura del Duomo di Milano, si tratta della Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio. La si vede percorrendo il Lungotevere Prati subito dopo Piazza dei Tribunali dopo aver superato l’imponente Palazzo di Giustizia dalla facciata rinascimentale e barocca che dà sul fiume, ai lati dell’ingresso, le statue di esperti del diritto come, ad esempio, Cicerone, sopra l’entrata si osserva un arco al centro del quale un gruppo scultoreo rappresenta la Giustizia con ai lati la Forza e la Legge, sopra la quadriga, che rappresenta la Fama.
La chiesa venne ultimata nella seconda decade del XX secolo si presenta con una facciata, in cemento armato, dallo stile gotico-nordico dove spiccano le guglie, le nicchie e le statue di santi a grandezza naturale. Alzando lo sguardo la facciata termina con un campanile di forma ottagonale dove si intravvedono due orologi e una croce con un cuore. Internamente sono da notare le cappelle disposte lungo le navate laterali corredate da particolari confessionali in legno, altari in marmo e alcune pale di pregevole fattura raffiguranti dei santi e scene del nuovo testamento. Nella navata di sinistra si trova la tomba di monsignor Pietro Benedetti, risaltano i marmi di colori diversi e il busto dello stesso prelato. Al centro l’altare maggiore sormontato da un polittico rappresentante il Nostro Signore del Sacro Cuore racchiuso in una cornice di fattura gotica.

L’organo a canne, soprattutto visto in controluce dove si apprezza maggiormente la splendida e variopinta vetrata, è qualcosa di notevole. Interessante anche il Piccolo Museo delle anime del Purgatorio nato in seguito ad un incendio durante il quale si dice fosse apparso un volto che rimase sulla parete, visibile ancora oggi, per cui si iniziarono a raccogliere testimonianze e cimeli che raccontassero le manifestazioni delle anime del Purgatorio.