Di alcune ho già scritto come ad esempio dell’orologio ad acqua del Pincio oppure di Palazzo Zuccari, ma ve ne sono altre altrettanto interessanti. Sicuramente prima o poi vi recherete a Campo de’ Fiori al centro del quale svetta il monumento a Giordano Bruno arso vivo proprio qui il 17 febbraio del milleseicento. La piazza ospita anche, tutti i giorni, esclusa la domenica, il mercato più antico di Roma, però questo suggestivo spazio è diventato uno luogo di incontro per i giovani ed è salito alla cronaca soprattutto per gli atti di vandalismo e di violenza che si svolgono nelle serate più turbolente.
Nelle vicinanze, poco più di cinquecento metri, si possono osservare due particolari e suggestivi angoli della capitale. Il primo, l’Arco degli Acetari, non è un arco come si intende comunemente e neanche un passaggio tra una via e un’altra, ma un angolo pittoresco, ricordo di una Roma del tempo passato.

Attraversando uno stretto passaggio in via del Pellegrino al civico 19 si entra in un cortile dove il tempo si è fermato al medioevo, case dai colori forti con scale esterne contornate da alberi che ne coprono la vista riportano alla memoria gli abitanti di questo luogo, si pensa ai venditori di acqua acetosa, detti gli acetosari, appunto, da cui pare derivi il nome di questo posto.
Il secondo è il Passetto del Biscione (nella foto di copertina), un passaggio coperto che collega via di Grotta Pinta con Piazza del Biscione e quindi con Campo de’ Fiori, attraversarlo è come passare dalla quiete alla vivacità di uno dei luoghi più frequentati di Roma. La sua storia parte già dall’età romana quando collegava l’esterno al teatro di Pompeo, poi con gli anni perse di importanza fintanto che nel 2014 è stato parzialmente restaurato, prima era territorio esclusivo di graffiti e di azioni vandaliche, infatti era mal ridotto, sporco e maleodorante e ancora oggi si può notare quale era il suo stato di abbandono. All’interno si può vedere la copia del dipinto della Madonna della Divina Provvidenza realizzato nel XVI secolo, la riproduzione è opera di Raffaella Curti.
Sulla stessa via di Grotta Pinta si innalza Palazzo Curvo un curioso palazzo con la facciata curva, ovviamente, originariamente la cavea del teatro di Pompeo, il primo in muratura, costruito nel 61 a.C. Danneggiato alcune volte da incendi, nel medioevo divenne una cava, poi gli Orsini vi costruirono sopra la loro dimora e la chiesa di Santa Barbara dei Librai. Una parte della cavea del Teatro è tuttora visibile nei corridoi di un Hotel di alcuni negozi di Via dei Giubbonari e nelle cantine degli edifici della zona. Oggi non è altro che uno dei palazzi nobiliari di quel rione. Da ricordare che qui venne pugnalato Giulio Cesare.
Essendo in quel quartiere si dovrebbe fare ancora un piccolo sforzo per visitare la Galleria Spada, dove per soli cinque euro di entrata si può ammirare una vasta collezione di opere racchiuse in solo quattro sale finemente decorate. Spiccano i due ritratti del Cardinal Bernardino Spada opera di Guido Reni e del Guercino nella prima sala, proseguendo nella seconda sala sono conservati i dipinti più antichi della collezione come ad esempio il ritratto di violinista un capolavoro giovanile di Tiziano. Nella terza sala si riscontra il gusto per l’arte dei cardinali, infatti qui si spiccano opere quali La morte di Didone del Guercino oppure Paesaggio con mulini a vento di Jan Brughel il Vecchio. Degne di nota anche altre realizzazioni, come ad esempio quelle di Pietro Testa.

La sala che mi ha maggiormente impressionato e dove ho passato il maggior tempo è stata la quarta, qui sono esposte le due opere di Artemisia Gentileschi, figlia di Orazio, ovvero Santa Cecilia, nel dipinto della prima metà del XVII secolo la santa viene rappresentata mentre suona il liuto. Osservando bene il quadro, in particolare lo sfondo scuro e la direzione dell’illuminazione che mette in risalto la figura centrale e il suo volto isperato è facile riscontrare l’influenza di Caravaggio. l’altro dipinto è la Madonna con Bambino, anch’esso prodotto negli anni giovanili di questa artista, quello che colpisce è l’abbraccio tra le due figure, la Madonna e Gesù Bambino enfatizzato dai colori sfumati e caldi ne sono un esempio i capelli del bambino talmente dettagliati da sembrare veri.

L’attrazione maggiore è però, senza alcun dubbio, la Falsa Prospettiva del Borromini una delle maggiori illusioni ottiche realizzate nel periodo barocco. Costruita nel XVII secolo da Francesco Borromini, geniale architetto di quel tempo. L’inganno deriva dal fatto che tutti i piani convergono verso un unico punto di fuga, come nei migliori disegni prospettici appunto, quindi il soffitto, una volta a botte, è inclinato verso il basso cosi come il pavimento, a mosaico, verso l’alto, riducendo in modo simmetrico i suoi disegni geometrici.
Le colonne si riducono in altezza e anche lo spazio tra una e l’altra diminuisce gradatamente. Il quadro generale fa sembrare, in primo luogo, la statua di Guerriero che si trova in fondo al colonnato molto più alta dei suoi originali novanta centimetri e secondariamente la galleria più lunga dei suoi neanche nove metri originali. Dal sito si possono raccogliere tutte le informazioni necessarie per una visita accurata.
Un’altra meraviglia è l’Arco dei Banchi, un sottopasso che collega via del Banco del Santo Spirito con via Paola, a due passi da Castel Sant’Angelo. Entrando e alzando gli occhi ci si presenta davanti una volta stellata, anticamente sotto l’arco esisteva una statua lignea della Madonna, sostituita con un quadro ad olio perché sparita e mai ritrovata. Uscendo, sulla destra verso via del Banco di Santo Spirito, una lapide ricorda il livello raggiunto dall’acqua durante l’inondazione del Tevere nell’anno 1277.

Rientrando verso la stazione Termini, dopo il Pantheon e la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola e prima della fontana di Trevi è opportuno fermarsi qualche minuto ad osservare la Galleria Sciarra, un passaggio privato, coperto, aperto solo in orari d’ufficio, quindi sabato e domenica è chiuso.
Si tratta di un esempio di stile liberty. Costruita nel milleottocento nel periodo di riammodernamento di Roma appena divenuta capitale in modo da collegare tutti i possedimenti di Maffeo Barberini Colonna di Sciarra, VIII principe di Carbognano. Entrandovi e guardando verso l’alto ci imbattiamo nella copertura in ferro e vetro assai luminosa che in questo modo ci fa apprezzare tutte le strutture ma soprattutto le decorazioni con in primo piano figure femminili che richiamano alla vita quotidiana, in una di esse, intitolata La Conversazione Galante pare ci sia il ritratto di Gabriele d’Annunzio.

Trovandoci da queste parti è un’emozione da non perdere.