Descrivendo i vari monumenti sarà chiaro il perché di questa nomea, Praga è infatti uno dei vertici del cosiddetto triangolo di Magia Bianca, insieme a Lione e Torino e uno dei suoi regnanti, Rodolfo III, era un vero appassionato di alchimia, così come Carlo IV di magia. In alcune vie di questa città troviamo ancora simboli magici ed esoterici dal significato misterioso.
Ci sono arrivato scegliendo il bus fino a Monaco di Baviera e da lì in treno direttamente fino a Praga. Attenzione perché nella Repubblica Ceca vale ancora la loro moneta, la corona, quindi è indispensabile cambiare, non fatelo mai nei cambiavalute vicino al centro, si rischia una bella fregatura.


Il primo impatto con Praga è stato attraversare lo storico ponte sulla Moldava, il Ponte Carlo. All’architetto Petr Parler, famoso anche per la costruzione della Cattedrale di San Vito ed il Castello di Praga, per terminarlo ci vollero circa cinquant’anni tra la metà del mille e trecento e l’inizio del mille e quattrocento. Le sue estremità sono due torri fortificate, collega Staré Město, la città vecchia, con Malá Strana. Si poggia su sedici arcate, la sua illuminazione serale è ancora oggi dovuta alle lanterne ad olio che gli “imprimono un’atmosfera particolare. Sui lati ci sono molte copie di statue del periodo barocco, quasi tutte raffigurano santi. Quella più “intrigante” è quella di San Giovanni Nepomuceno, perché si narra che accarezzare la statua può recare gloria e fortuna, potete immaginare la fila, ma comunque per tutta la lunghezza il ponte è sempre invaso dai turisti, lo si capisce soprattutto guardandolo dal castello.
Le leggende collegate al ponte sono numerose alcune legate all’esoterismo e alla sua costruzione, come la posa della prima pietra che compone una scala numerica dispari da 1 a 9 e poi decrescente, altre al folclore e alle tradizioni. Un’altra è la data di inizio dei lavori di costruzione il Il 9 luglio 1.357 alle ore 5,31, in quanto la sequenza numerica 135797531 l’avrebbe preservato da ogni cataclisma.
Staroměstské náměstí, è la Piazza della Città Vecchia, dove troviamo alcuni patrimoni interessanti da guardare tra cui l’orologio astronomico, e molti edifici di rilievo come ad esempio il municipio o la Chiesa di Santa Maria di Týn e altri palazzi in stile gotico o romanico o barocco tutte comunque contraddistinte da pregevoli decorazioni. Al centro della piazza è situato il monumento dedicato a Jan Hus.

L’orologio astronomico, sulla torre del municipio, di epoca medioevale, è uno dei simboli della città. Ci si deve prendere del tempo per osservarlo anche nelle sue minuzie, infatti si compone di tre parti, il quadrante astronomico, quello più antico datato XV secolo, dove si possono notare l’ora e dove si trovano il sole e la luna in quel momento, quindi ricalca la forma di un astrolabio. Sul fianco vediamo quattro figure, rappresentano i vizi capitali, che allo scoccare di ogni ora si muovono, nello stesso momento inizia un altro corteo di figuranti, sono i 12 apostoli, che compaiono da alcune finestre apposite, tutto termina con il canto del gallo, posizionato sopra di loro, che indica l’ora esatta.
Il resto della facciata è ornata con figure gotiche del secolo seguente . A ben guardare il tutto è un insieme di simbolismi legati al numero 4 che fa riferimento alle 4 forze della natura, l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco.
La piazza è dominata dalla Chiesa di Santa Maria di Týn, iniziata attorno alla metà del milletrecento, in stile gotico, e terminata circa due secoli dopo con la costruzione di una delle due torri che la caratterizzano. Le varie ristrutturazioni hanno fatto in modo che vi siano caratteristiche anche di altri stili, per esempio l’interno è in stile barocco ma alcune opere sono rinascimentali. Per osservarla nella sua interezza esterna lo si deve fare da distante perché la sua maestosità, il suo slancio verticale e le case che la circondano ne diminuiscono la vista se non si prende questo accorgimento. Sul frontone si nota la statua della Vergine, in oro, si dice provenga dalla fusoine di un calice risalente a quando era una chiesa di fede hussita. L’ingresso è nascosto, non si trova infatti sulla facciata, ma sotto il porticato. Una volta entrati, si notano immediatamente l’organo e la fonte battesimale in stagno e la tomba, in granito rosa, dell’astronomo danese Tycho Brahe.

Nel quartiere ebraico (Josefov) si entra quasi senza accorgersene attirati da palazzi in stile barocco, chiaramente non assomiglia più al vecchio ghetto, infatti è ristrutturato e i vecchi palazzi sono stati sostituiti da altri, ma anche da negozi di famose marche. Come arrivarci partendo da piazza della città vecchia? Si imbocca Pařížská, l’elegante strada dello shopping, sul lato della piazza, di fronte al monumento a Jan Hus e in cinque minuti a piedi si è in centro al quartiere. Girando su Široká si arriva alla Sinagoga Pinkas, che venne costruita nel 1535 in stile tardo gotico dalla famiglia Horovic. Oggi è un memoriale per le vittime morave e ceche della Shoah, sulle pareti ci sono i nomi degli ebrei che non sono sopravvissuti alle deportazioni, è parte integrante del Museo Ebraico. Dietro e di lato c’è il vecchio cimitero ebraico, istituito nella metà del millequattrocento, perciò uno dei più antichi del mondo. Qui sono sepolti personaggi illustri come ad esempio il rabbino Loew, la cui sepoltura è datata inizio del XVII secolo. Dal punto di vista delle leggende, si crede che qui venne creato il Golem, il gigante d’argilla, servo fedele e difensore del popolo ebraico. In questo quartiere ci sono anche altre sinagoghe, la più arcaica è la sinagoga Vecchia-Nuova, che per molti anni fu quella principale della città. Edificata nel milleduecento in stile gotico a due navate. Un’altra è la Sinagoga Spagnola di Praga, l’ultima costruita in città nell’anno 1867 in stile moresco, anche internamente gli stucchi, le decorazioni delle pareti e le volte richiamano l’Alhambra di Granada.
Da qui attraversando il ponte Čechův o Čech Bridge, il ponte più corto di Praga sulla Moldava si arriva al parco Letná, da dove si ha una visuale di Praga particolare. Salendo verso l’alto si arriva al Metronomo, un luogo simbolico che ha preso il posto della statua di Stalin abbattuta nel 1962, doveva infatti simboleggiare il passaggio dal passato al presente, dal vecchio al nuovo, oggi è dove si incontrano gli appassionati di skateboard.


Proseguendo lungo il parco si entra nella Residenza Estiva della Regina Anna e nel parco e da lì arrivare al Castello è veramente veloce. Quello che colpisce subito è un edificio rinascimentale, costruito alla metà del mille e cinquecento, ma anche il giardino che lo circonda, il giardino reale del castello di Praga.
Curato in stile inglese, al suo interno presenta la Fontana Canterina (Zpívající fontána). Il giardino del castello di Praga è suddiviso in altri giardini, come ad esempio quelli meridionali o il fossato dei cervi, tutti con una loro storia e progettazione.
Uscendo dal castello, che descriverò in un altro articolo, attraverso la Matyášova brána, la Porta Matthias, ad arco con due obelischi ai lati, dopo aver prima superato la prima corte, si scende verso Malá Strana fino ad arrivare su Nerudova, una delle più belle strade di Praga, a mio parere, un susseguirsi di palazzi in stile baracco praghese con insegne divertenti come ad esempio quella della casa del gatto o dell’Ancora d’Oro e molte altre riconoscibili per gli stucchi e le decorazioni attinenti, allora non era in uso la numerazione sulle vie.
Da lì a pochi passi possiamo visitare due chiese, la prima quella di San Nicola in Malá Strana, per non confonderla con una omonima nella città vecchia. Edificata in stile barocco praghese, di cui oggi è una delle maggiori meraviglie, verso la metà del XVII secolo, presenta una facciata con un colonnato ionico e una statura del santo situata in una nicchia. Alzando lo sguardo si vede la cupola anch’essa abbellita con statue, sulla sommità un terrazzino con una bella ringhiera in ferro battuto. La seconda è la chiesa di San Tommaso. Lo spettacolo inizia già all’esterno, sulla facciata due statue dei santi Agostino e Tommaso danno il benvenuto. L’interno non è da meno ori e stucchi di pregevole fattura fanno da contorno all’altare con la raffigurazione di Sant’Agostino con il giovane della nota metafora dello svuotamento del mare con un cucchiaio, e al soffitto ornato da bellissimi affreschi.
Sempre nello stesso quartiere andando verso la Moldava ad un certo punto ci troviamo su un’isola particolare, perché divisa dal resto della città da una parte dal fiume e dall’altra da un canale artificiale, l’isola di Kampa, detta la piccola Venezia di Praga. Anche qui le leggende sono numerose, si narra, infatti che il canale sia detto del diavolo, in quanto nelle vicinanze viveva una donna indemoniata, ma è anche considerata un territorio templare perché vi si trova l’edificio del Gran Maestro dell’Ordine di Malta. Arrivarci è molto semplice basta scendere una scalinata che si trova alla fine del Ponte Carlo, in questo modo si giunge in Piazza Na Kampé, il centro vivace di quest’isoletta dove troviamo locali di ogni genere.
Comunque al di là delle leggende, si capisce come il canale fosse sfruttato dai mulini dei ceramisti e dei mugnai che vivevano lì a quel tempo, oggi si deve assolutamente vedere uno di questi esemplari, il mulino del Gran Priore, medioevale, costruito attorno al XV secolo, oggi completamente ristrutturato. Vicino alla ruota c’è una figura strana, un folletto, si dice stia cercando le anime di chi annega nel canale per conservarle nelle pentole sul fondo dei fiumi dove abita. Poco distante, in piazza del Gran Priorato, che si raggiunge, attraversando il ponte degli innamorati, facilmente riconoscibile dai lucchetti sulla spalliera, c’è il murales dedicato a John Lennon, composto da molti messaggi lasciati da Writers.

Volendo si può trovare il tempo fare una visita al Museo omonimo, è una collezione di arte moderna, in particolare presenta le opere di artisti cechi, František Kupka, precursore dell’astrattismo, e dello scultore Otto Gutfreund, vi sono esposte anche le opere di grandi artisti del XX secolo appartenenti al cosiddetto blocco orientale.
Una volta usciti dal museo si può passeggiare lungo i viali del parco , riposandosi sulle panchine oppure stendendosi sui prati godendosi la vista della città al di là del ponte Carlo. Seguendo il canale e poi prendendo l’ascensore che si trova a metà del ponte della Legione o Legií, costruito in stile liberty neobarocco si accede a Střelecký, un’isola sulla Moldava, parco pubblico in cui si trovano ristoranti ed impianti sportivi. Andarci soprattutto quando è sera, oltre ad una passeggiata in tranquillità consente di fare delle belle fotografie del Ponte Carlo e del Národní divadlo, il Teatro Nazionale di Praga, le migliori inquadrature si ottengono dal punto panoramico in punta all’isolotto.
Dopo aver attraversato il ponte e girato sul lungofiume verso destra ad un incrocio incontriamo la Casa Danzante,Tančící dům in ceco. Costruita alla fine degli anni novanta del XX secolo in stile decostruttivista, anche se gli architetti hanno preso spunto da altri movimenti come il Neobarocco o Art Nouvea, in definitiva non ha una geometria particolare. Sono due torri, una circolare e in pietra e l’altra in vetro che sembra appoggiarsi con le sue linee fluide, alla prima, come in un ballo di Fred Astaire e Ginger Rogers.

All’interno oggi ci sono gli uffici di Holding olandesi, ma salendo sulla terrazza della galleria dell’ultimo piano si gode d una magnifica vista su Praga a 360 gradi. Alcuni criticano la sua posizione in quanto edificata nel bel mezzo del quartiere storico di Nové Mesto dove si possono ammirare bellissimi edifici in stile liberty. Continuando a seguire il fiume, verso sud, dopo poco più di un chilometro arriviamo al villaggio fortificato di Vyšehrad edificato verso la metà del X secolo su un promontorio da dove si ha una vista particolare sulla Moldava e sulla città. Con il passare del tempo da villaggio si è trasformata in una vera e propria fortezza, anche in virtù del fatto che per alcuni anni fu la sede reale. All’interno delle mura si sviluppano alcuni bellissimi parchi dove ci si può riposare ma si devono anche assolutamente visitare i suoi monumenti. Entrando dalla Leopoldova brána, la porta Leopoldina, edificata nel 1672 e considerata da sempre l’ingresso principale, si arriva in vista della la preziosa rotonda di San Martino, unico edificio in stile romanico del complesso, costruito attorno al XII secolo ha rappresentato originariamente una prigione, in seguito un deposito di armi e munizioni, oggi, dopo la sua ricostruzione del XIX secolo, è adibita a chiesa per cui vi si può entrare solamente chiedendo l’autorizzazione alla parrocchia.
Da qui movendosi in direzione di due campanili gemelli, dalle guglie cave, si arriva in pochissimo tempo alla Basilica dei Santissimi Pietro e Paolo, la chiesa principale di Vyšehrad. Dopo un adattamento voluto dal re Carlo IV, avvenuto nel XIV secolo, allo stile originario romanico del XI secolo, si sovrappose uno stile gotico che cambiò ancora con la ricostruzione del millesettecento in rinascimentale fino ad arrivare all’ultimo rifacimento del 1903 che le ha dato un aspetto neogotico. Internamente si alternano stili diversi che vanno dal barocco al gotico all’Art Nouveau ammirabili sui soffitti, nelle cappelle laterali, nell’altare maggiore, nel pulpito e negli affreschi che adornano le navate. Esiste anche una sala del tesoro dove fanno bella mostra sia gioielli che tessuti rari.

Di fronte alla chiesa si entra nel cimitero al cui interno vi sono sepolte, in un unica tomba, monumentale, costruita verso la fine del XX secolo, detta Slavín, molte personalità che hanno fatto la storia di questa Repubblica per citarne alcuni parliamo dei compositori Bedřich Smetana e Antonin Dvorake e del premio Nobel per la chimica Jaroslav Heyrovský. Avendo ancora tempo a disposizione si può visitare anche il complesso delle casematte sotterranee, antichi corridoi usati per movimentare rapidamente i soldati dotate anche di sale dove alloggiarli, oggi al loro interno vi si trovano gli originali di alcune statue barocche del Ponte Carlo.
Rientrando verso il centro città non ci si può dimenticare di passare da piazza San Venceslao, enorme, in pendenza, ai cui lati si sviluppano innumerevoli locali di ogni tipo, ristoranti, caffè, alberghi, negozi e night club, quindi, sempre molto popolata e trafficata. Verso il termine della salita si erge la statua equestre di San Venceslao, una copia di quella che si vede nel castello, di fronte il monumento celebrativo del sacrificio di Jan Palach, eroe della resistenza contro l’allora Unione Sovietica, si immolò bruciandosi il 16 gennaio del 1969. Lo sfondo è occupato dal Museo Nazionale, progettato in stile neorinascimentale ed inaugurato nel 1890 ed ancora in corso di restauro fin dal 2011. Vale la pena entrarvici quasi solamente per due cose, la biblioteca ricca di antichi volumi medioevali e gli interni stessi del palazzo.

Poco distante c’è la Porta delle polveri ,Prašná brána in ceco, la costruzione risale al 1475, prese il posto di una antica fortificazione della cinta muraria, quindi di costruzione medioevale in stile tardo gotico è la porta d’ingresso alla città vecchia, meglio della Strada Reale che porta al castello, perciò veniva usata per i cortei regali. Alta sessantacinque metri presenta una balcone da cui vedere il centro che ha dell’eccezionale. Il nome deriva dal fatto che in periodi successivi venne usata come deposito per la polvere da sparo. Ristrutturata nel milleottocento, ci vollero circa dieci anni tanto era mal ridotta, oggi la facciata sopra al portico, ora transitabile, è addobbata con le statue dei monarchi cechi e stemmi degli stati da loro governati, tutto finisce con un tetto cesellato detto a padiglione, cioè rettangolare con torrette ai lati.
Sulla destra, al fianco della porta, mi ha colpito la facciata Art Noveau, decorata con mosaico semicircolare e statue, di un edificio, la Casa Municipale (Obecní dům), che tempo addietro era la residenza dei reali, Complesso edificato nel XIV secolo, poi demolito e ricostruito nei primi anni del ‘900 e nuovamente ristrutturato da una trentina d’anni. Oggi ha funzioni di teatro e sale per concerti e si notano molti ristoranti, caffetterie e un centro informazioni all’ingresso principale.
Ripercorrendo le meraviglie di questa capitale si può seguire il filo che, attraverso la numerologia, le leggende legate al ponte e al Golem, la presenza dei templari sull’isola di Kampa e quella degli alchimisti nelle abitazioni del vicolo d’oro, l’amalgama tra religione e paganesimo dell’orologio astronomico, lega strettamente Praga alla magia.