Si trova sul percorso da Page poco prima di entrare in Colorado, “The Centennial State”, perché è nato cent’anni dopo la firma della Dichiarazione d’Indipendenza, ma detto anche the “Colorful Colorado“, probabilmente a causa dello splendido scenario di naturale. Questa frase si ritrova sulle targhe automobilistiche, nei Visitor Center, e sui souvenir di ogni tipo. Si passa obbligatoriamente per il Four Corners, l’unico punto degli Stati Uniti d’America in cui si incontrano quattro stati, il Colorado, l’Arizona, il Nuovo Messico e lo Utah. La sola e sfruttata idea è farsi fotografare essendo con mani e piedi in quattro stati contemporaneamente. Il monumento non è altro che una grande “piazza” di cemento attorniata da una serie di bancarelle dove comperare souvenir di artigianato o incrociare persone in abiti dei nativi, il territorio circostante è infatti loro proprietà. Dopo essersi fermati il tempo necessario, una mezz’oretta, mi sono diretto verso Cortez, il punto di partenza per visitare il Mesa Verde National Park. Un parco dedicato all’ancestrale, perché racconta la vita e quello che ci ha trasmesso il popolo degli Anasazi, un’interessantissima finestra sul passato. Il sito evidenzia, tra le altre cose come questo luogo sia Patrimonio dell’Umanità e International Dark Sky Park e ospita oltre mille specie, animali e vegetali, tra cui molte che non vivono in nessun altro posto sulla terra.
Questa regione era abitata dal popolo degli Anasazi, gli antichi in lingua navajo, di cui non si conosce l’origine, sin dal VI secolo, con il passare del tempo, verso la fine del millecento, si spostarono negli insediamenti rupestri che vediamo oggi, detti pueblos occultati sui canyon della mesa ma funzionali in funzione difensiva e di protezione dalle intemperie, sono le abitazioni le meglio conservate del Nord America. La struttura era variabile non solo abitativa ma anche con funzioni di granaio e alcune adibite alle celebrazione di cerimonie religiose, assemblee o incontri politici, le Kivas, o camere cerimoniali, vietate alle donne, di forma circolare, sotterranee e raggiungibili passando dall’apertura sul tetto con delle scale. Oggi è possibile entrarvi ed apprezzare le loro decorazioni policrome.

Il perché gli Anasazi se ne siano andati è ancora tutto da scoprire, le teorie più accreditate sono o il verificarsi di lotte tra le varie comunità oppure i cambiamenti climatici. Nel milletrecento questi insediamenti, anche se ormai andati quasi in rovina, furono ritrovati dai nativi americani delle tribù Navajo. Fino alla metà del XVIII secolo nessuno si era ancora accorto di questi villaggi, poi iniziarono le prime esplorazioni ma fu Gustaf Nordenskiöld il primo ad esplorare scientificamente questo territorio, arriviamo al 1906 quando Theodore Roosevelt istituì il Mesa Verde National Park. Per chi volesse approfondire ulteriormente la storia, la cultura e le usanze di questo popolo sul sito indicato in precedenza sotto la voce “scopri il parco” e poi “storia e cultura” troverà tutte le informazioni necessarie per sviscerare meglio questo lato.
Il primo sito da visitare è la Spruce Tree House, visibile nella foto iniziale, la terza dimora per grandezza costruita dagli antenati del popolo Pueblo. Lunga una sessantina di metri è anche senza dubbio quella meglio conservata, e custodisce più di cento stanze, otto kivas e due torri. Costruita tra il XI secolo e quello seguente, divisa in due sezione fa pensare a più comunità residenti come Cliff Palace. Teoricamente è raggiungibile tramite un breve sentiero lastricato dal Chapin Mesa Museum, non richiede un biglietto o una guida per questo motivo è molto frequentato dai visitatori, per fortuna è facilmente visibile dai punti panoramici dietro al museo.
La Balcony House, si raggiunge percorrendo il sentiero denominato Clip Palace Loop, corto solamente mezzo chilometro, ma faticoso, molto faticoso con ripide scale, almeno tre, gradini di roccia irregolari e cunicoli stretti a strapiombo, si può percorrerlo solamente se accompagnati dai Rangers e naturalmente pagando il biglietto, il consiglio è fatelo, ne vale assolutamente la pena, un’avventura non adatta ai deboli di cuore e sofferenti di vertigini.

Proseguendo il percorso sullo stesso sentiero, tra sale e angusti tunnel si arriva alla Cliff Palace, la più grande tra le abitazioni rupestri di Mesa Vede. La sua costruzione ebbe inizio verso la fine del XI secolo e durò all’incirca cinquanta anni utilizzando materiali come l’arenaria il legno e alcune pietre dure. tenute assieme da un misto tra cenere, acqua e terra del luogo all’interno di questa miscela vi erano piccoli pezzi di pietra, il tutto per rafforzare la stabilità della costruzione. Entrandovi si nota immediatamente il grande numero di kivas, ventitré, e stanze, circa centocinquanta, tant’è che gli archeologi pensano convivessero più comunità nello nello posto. Un’altra meraviglia che appare è la grande torre quadrata che sembra terminare molto vicino al bordo inferiore della grotta

Spostandosi di circa venti miglia, lungo una strada tortuosa, sulla Wetherill Mesa Road si giunge al centro informazioni da lì percorrendo un un sentiero ben segnalato si raggiunge la Step House, è un’escursione facile, il dislivello è non più di cinquanta metri, anche se ci sono alcune scale da scendere, e completamente autogestita. Questo sito da la possibilità di vedere come si sono evolute le costruzioni del popolo Pueblo in due periodi diversi, infatti, le rovine sono disposte su due aree differenti, quindi distinte tra loro, quelle più antiche sono datate VII secolo d.C. Dallo stesso punto di partenza si può raggiungere, percorrendo un tratto del Long House Loop, un sentiero asfaltato circolare che in circa cinque chilometri, tra andata e ritorno ci porta a vedere la Long House. Le dimensioni sono pressoché identiche a quelle di Cliff Palace si pensa fosse un luogo di incontro e di commercio delle comunità residenti a Wetherill Mesa in virtù della grande piazza centrale e delle panchine che vi si trovano.
Ci sono sentieri che si possono percorrere anche senza guida io mi sono inoltrato su due, entrambi partono dal Chapin Mesa Museum, costruito con la stessa pietra usata anticamente, espone riproduzioni mostre e manufatti che illustrano la vita ancestrale di questo popolo. Il primo è il Petroglyph Point Trail, un anello di quattro chilometri alquanto difficoltoso, perché sei obbligato a passaggi ripidi, tra stretti corridoi tra le rocce, a scalate di gradoni irregolari.
La sorpresa lungo questo tragitto è una roccia con un petroglifo dove sono rappresentate sia delle figure umane che animali, delle spirali e delle impronte di mani. Si tratta della scrittura di chi moltissimi anni orsono usava questo sentiero che collegava chi viveva nella comunità di Spruce Tree House con le altre dei Pueblo. Un cartello avverte di non toccare il petroglifo, eventuali danni non sono riparabili.

Per tornare indietro si deve arrivare in cima al canyon, arrampicandosi su gradini di arenaria e rocce scoscese per una trentina di metri, una volta arrivati in cima si attraversa una foresta di ginepri e arbusti, il dislivello ora non è più così impraticabile, ma la vista su due canyon Sprue e Navajo è fantastica. Altro sentiero interessante da percorrere è lo Spruce Canyon Trail, si sviluppa ad anella per una lunghezza di circa quattro chilometri, anch’esso, è abbastanza faticoso, soprattutto verso la fine, ma interessante, si inoltra nel canyon omonimo e perciò si possono vedere le diversità dell’ecosistema che caratterizza Mesa Verde. La maggior parte di questo sentiero si inoltra all’ombra degli alberi soprattutto abeti di Douglas e al fresco perché la zona è umida, anche per questo motivo si osservano una quantità notevole di uccelli.