Per arrivare su quest’isola ho scelto il treno fino a Napoli Centrale, da lì al molo Beverello con la metropolitana scendendo alla stazione Municipio, poi un piccolo tratto a piedi passando in fianco al Castel Nuovo, il Maschio Angioino ed infine il traghetto o l’aliscafo per sbarcare al porto Marina di Procida. Camminando lungo Via Roma, costeggiando il mare sulla destra, si arriva in un piccolo spiazzo dove si trova l’infopoint e soprattutto il capolinea di tutti i bus che, in quel periodo, erano gratuiti in quanto nel 2022 era designata come capitale della cultura Italiana.
Procida è la più piccola delle isole partenopee o napoletane che dir si voglia, che sono la continuazione dei Campi Flegrei e della penisola di Sorrento. Meno famosa delle altre, ma sicuramente incantevole per le sue case colorate, il suo mare trasparente di un azzurro intenso, resa celebre perché scelta come set per film iconici come “Il postino” con Massimo Troisi oppure “Il talento di Mr. Ripley” con Matt Dillon, ma ancora prima grazie al libro “L’isola di Arturo” di Elsa Morante.
Il suo nome è avvolto nella leggenda, pare infatti che derivi dal nome della nutrice di Enea che si chiamava proprio così. La prima volta che se ne sente parlare è nell’ VIII secolo a.C. a proposito dello sbarco di alcuni coloni. Notizie più sicure si hanno però a partire dal periodo romano, ma soprattutto dal medioevo quando gli abitanti subirono le incursioni dei pirati saraceni e ne sono testimonianza le torri di avvistamento che ancora oggi si possono vedere. Nei secoli tra il XVII e quello seguente si susseguirono le occupazioni prima delle truppe Inglesi e poi di quelle Francesi perché ritenuta di una importante posizione strategica. Dopo l’unità d’Italia la sua storia segue da vicino quella di Napoli.
Allora cosa vedere e in quanto tempo? Stimare in assoluto quanti giorni rimanere a Procida per visitarla bene non è semplice, io ci sono rimasto tre giorni pieni e sono rimasto pienamente soddisfatto di quello che ho visitato che siano state le spiagge o altre attrazioni, però, ad incantarmi, è stata la combinazione tra divertimento, cultura e paesaggi che ho trovato. Arrivando al porto ci si presenta davanti Marina Grande, ci accoglie una coloratissima sintonia di case dai color pastello, cosicché i pescatori potessero riconoscere la loro abitazione anche da lontano. Tra loro spicca un edificio, Palazzo Montefusco, abbellito da una splendida merlatura del XII secolo che fu anche la residenza dei re. Oggi è il cuore pulsante dell’isola, infatti vi si trovano negozi, bar e ristoranti.

Una volta sbarcati, volgendo lo sguardo a sinistra, si intravvede il complesso della chiesa parrocchiale di Santa Maria della Pietà, la si raggiunge percorrendo via Roma superando un crocefisso in legno la cui datazione risale alla metà del milleottocento. Arrivando è uno degli elementi, insieme a Terra Murata, visibili dal mare per il suo colore giallo vivace e per la sua architettura, spiccano la cupole e il campanile in stile barocco. Costruita sopra ad un’altra chiesa preesistente, verso la metà del millesettecento, un’unica navata, dove si apprezzano, sull’altare, una statua in legno della Madonna a cui è dedicata la chiesa e lateralmente, degli altari in marmo dai colori diversi.
Partendo dal porto con il bus C2, evitando in questo modo una salita molto impervia e tortuosa, si arriva a Terra Murata, un borgo fortificato, a strapiombo sul mare, di origine medioevale, costruito sul punto più alto di Procida per difendersi dalle incursioni dei pirati. Qui davanti alla fermata del bus c’è il Palazzo d’Avalos costruito nel XVI secolo tre secoli più tardi, sotto il regno borbonico, fu trasformato in carcere. Vi soggiornarono molti illustri personaggi, come ad esempio Luigi Settembrini. Il carcere chiuse, poi, nel 1988 e il palazzo fu abbandonato e cadde in rovina, lo si nota guardandolo dall’esterno, ma nel 2013 il comune, acquistandolo, lo mise in sicurezza tant’è che sono consentite le visite, ma solo quelle guidate.
Imboccando Salita Castello e girando a sinistra su via San Michele vediamo quella che è considerata la maggior attrazione, l’Abbazia di San Michele Arcangelo, edificata originariamente con un piccolo tempio nel XI secolo, poi trasformato in monastero dai frati benedettini. Ha subito varie ricostruzioni nel tempo, la più importante nel millecinquecento tant’è che ancora oggi si presenta con le stesse caratteristiche. Esternamente non appariscente, ad eccezione dell’entrata principale dove si nota la figura dell’arcangelo sopra il portale, è l’interno che lascia a bocca aperta tra oro, maioliche e dipinti distribuiti tra i vari altari che compongono le navate. Il soffitto, a cassettoni lignei, presenta al centro il dipinto più pregiato, San Michele che sconfigge Satana datato metà del XVII secolo. Nel piano sotterraneo è possibile visitare il museo che presenta una biblioteca con testi antichi, il più datato è del 1534, inoltre si deve fare una pausa per ammirare un presepe di scuola napoletana del millesettecento. Continuando la visita troviamo varie cappelle tra cui quella denominata segreta, usata non solo per pregare ma anche per altre sedute.
Adiacente c’è la Casa di Graziella, tipica casa di Procida, diventata un museo che ricorda la vita di questa fanciulla protagonista del romanzo omonimo di Alphonse de Lamartine. Per avere una una vista del tutto particolare sull’isola basta salire sulla terrazza dedicata ad Elsa Morante, il suo punto più alto. Terminato il giro lungo le antiche mura scendiamo a piedi lungo la strada asfaltata dove, sulla sinistra, si incontra il Monastero di Santa Margherita. L’ho trovato chiuso per lavori di ristrutturazione che lo trasformeranno in un centro culturale. Solitamente si tende comunque a sottovalutarne la visita perché si viene immediatamente attratti dall’ andirivieni di persone che si spostano alla ricerca della miglior inquadratura fotografica, siamo infatti arrivati al miglior punto panoramico su Marina di Corricella.

Un piccolissimo porto che si raggiunge in due modi o via mare oppure scendendo delle scalinate o dai viottoli che portano al mare, partendo dal Belvedere dei Martiri si arriva nei pressi del ristorante da Maria alla Corricella, dove ho mangiato bene ed ad prezzo onesto. L’altra possibilità è scendere la via Scotti, la più praticata, si arriva in un punto panoramico, il belvedere Callìa, da dove si vede tutto il lungomare con le reti e le barche dei pescatori, Terra Murata e l’isola di Capri.
Al Belvedere dei Martiri un cippo ricorda la repressione borbonica ed inglese del 1799. Al centro il monumento dedicato ad Antonio Scajola economista e politico. La piazza è soprattutto nota per il Santuario Santa Maria delle Grazie Incoronata un vero e proprio gioiello barocco del XVII secolo. La cupola venne costruita in seguito perché i proprietari del palazzo vicino, del XVIII secolo, la famiglia De Iorio, riteneva che ostruisse la vista verso il mare. Intorno al Belvedere lo spazio è delimitato da quattro casali, prime costruzioni fortificate, del XVI secolo, esterne a Terra Murata, tra cui il maggiormente visitato è il Casale Vascello, raggiungibile svoltando su via Principessa Margherita, in realtà c’è un ingresso anche da via Largo Castello per questo motivo è soprannominato “vascello sfondato”.

Il complesso, settecentesco, è molto ben conservato, le abitazioni si sporgono su un grande cortile, entrandovi, oltre al colore vivace delle case, una vicina all’altra con lo scopo di impedire la penetrazione dei nemici ci si accorge che i balconi sono tutti coperti da un arco, questa architettura è tipicamente araba.
Il Belvedere di via Pizzaco, intitolato a Elsa Morante nel 2017, si affaccia sulla sottostante spiaggia di Chiaia, e contemporaneamente consente uno sguardo sulla Corricella e sulla collina di Terra Murata. La domenica ed i giorni festivi la baia si riempie completamente di natanti. Finiamo con il divertimento, ovvero le spiagge; sono tutte sabbiose ad eccezione di una, la spiaggia della Lingua, la si può raggiungere in due modi, o dal porto di Marina Grande, seguendo via Roma, lasciando il mare sulla sinistra, oppure scendendo una lunga scalinata da via Bartolomeo Pagano.
Ci troveremo su una piccola spiaggia di sassolini, chiusa da un costone con molta vegetazione, poco affollata, panoramica, si vede il promontorio del monte di Procida che è sulla terra ferma. L’acqua è molto pulita e di un color blu carico perché diventa profonda velocemente.

Le altre spiagge andando in senso orario sono la spiaggia della Chiaia, lunghissima dove si alternano sassolini e sabbia di colore scuro, di origine vulcanica, come del resto in tutte le altre spiagge sabbiose dell’isola. Per arrivarci si deve scendere una scalinata di quasi duecento gradini, al termine della quale si può scegliere se andare a sinistra verso la spiaggia attrezzata con ombrelloni e altri servizi oppure verso destra verso la spiaggia libera. Qualsiasi sia la scelta il panorama che si presenta è davvero eccitante, sicuramente il più bello dell’isola anche per questo è meta di numerosi turisti. Da qualsiasi punti se si guarda a sinistra si scorge il piccolo porto della Corricella con i suoi colori pastello, e la rocca di Terra Murata con se si volge lo sguardo a destra le case con l’architettura tipica di Procida di fronte il Vesuvio. Oltre questa prospettiva si devono considerare due cose, la prima è la protezione dal vento e dalle onde che offre questo lato dell’isola, la seconda è la frequentazione delle barche che aumenta a dismisura nei giorno festivi.

Sulla costa occidentale iniziando da sud abbiamo la spiaggia della Chiaiolella, sabbiosa, detta anche Ciracciello, è la più lunga dell’isola e anche la più frequentata, perché l’alterna stabilimenti a spiaggia libera, ma anche perché il fondale degrada molto lentamente quindi, si riesce a nuotare in completa sicurezza ed è ideale per le famiglie con bambini piccoli. Subito alle spalle la macchia mediterranea e un piccolo porticciolo che rendono incantevole il tutto, inoltre da qui si vede il panorama dell’isolotto di Vivara, un’oasi naturalistica dove sono stato in quanto non visitabile in quel periodo, se lo viviamo al tramonto questo paesaggio non si dimentica facilmente. Continuando a camminare sul bagnasciuga si vedono i Faraglioni di Procida, due spuntoni di tufo rimasti dopo la frana della costa, che la separano dalla spiaggia di Ciraccio, qui non ci sono complessi balneari, quindi molto più tranquilla, ideale per una lunga passeggiata aspettando il tramonto che con la vista sulla vicina Ischia da un tocco emozione in più.

Salendo ancora dalla parte della costa ovest dopo punta Serra si apre la baia omonima dove troviamo due spiagge, la prima è quella di Cala del Pozzo Vecchio meglio conosciuta come la spiaggia del Postino perché proprio qui venne girata una la scena dell’innamoramento tra Mario e Beatrice, forse quella più coinvolgente del film “il Postino”. Dalla fermata del bus si scende su una stradina cementata passando di fianco al cimitero per arrivare ad immergersi in uno contrasto di colori che va dal blu del mare allo scuro della sabbia al verde circostante, una meraviglia, anche da qui il tramonto lascia senza fiato. La seconda è la spiaggia di Punta Ottimo, piccola, nascosta, incastonata tra tra le rocce raggiungibile unicamente via mare.
Per chi invece preferisce gli scogli consiglio vivamente di recarsi alle Rocce del Faro, si raggiungono procedendo lungo la via omonima e poi scendendo una scalinata che termina al vecchio faro, abbandonato, e alle rocce che lo circondano. Immergersi queste acque non è semplice perché si deve porre attenzione, alle correnti e alle onde dei traghetti diretti alla vicina Ischia soprattutto quando si vuole risalire, ma tuffarsi in questo mare pulito, e di un azzurro molto invitante da una motivazione superiore. Vale la pena soffermarcisi fino al tramonto per godere di uno spettacolo magnifico.

Dal porto a breve distanza, percorrendo via Roma, c’è la spiaggia di Silurenza, ideale per le famiglie in quanto è facilmente accessibile a piedi, degrada dolcemente e per la presenza di un bar ristorante, però sicuramente non la migliore spiaggia di Procida.