Verso il lago di Costanza, attraversando tre confini.

Prima di rientrare in Italia da un viaggio nella Foresta Nera, una tappa da non perdere è Schaffhausen, in Svizzera, una cittadina vicina al lago di Costanza, circondata da filari di vigneti che producono essenzialmente Pinot nero. È nota, soprattutto, per le cascate del Reno ma anche per il Munot, antica fortificazione che domina la città. Di forma circolare venne costruita nel millecinquecento, oggi dalla sua torre si gode una vista panoramica sulla città e il suo fiume. Il centro storico è pedonabile e questo consente di ammirare edifici con facciate riccamente decorate e con le tipiche finestre a bovindo.

Le cascate del Reno sono però la maggior attrazione, anche in passato sono state la fortuna della città, infatti non permettendo la completa navigabilità del fiume questa era una stazione di carico, scarico e conservazione delle merci, perciò una fiorente cittadina commerciale. Situate a pochi chilometri dalla città, sono più larghe che alte ma quello che impressiona è la portata d’acqua, veramente potente ed impetuosa e il forte rumore che l’accompagna.

Nel mezzo ci sono due rocce, la più grande è raggiungibile con il battello, salendo sulla sua cima si ha l’impressione di essere travolti da un momento all’altro e trasportati via, ma la vista è incomparabile. Di fronte si vede il castello di Worth, di lato si trova il castello di Laufen, entrambi vantano storie antichissime.

In poco più di mezz’ora di tragitto si raggiunge il lago di Costanza diviso tra Germania, Svizzera, l’unico confine definito ed Austria, si trova ai piedi delle Alpi Svizzere e non molto distante anche dall’Italia. In tedesco è chiamato Bodensee ma anche Schwäbische Meer, ha una superficie lunga sessantatré chilometri e larga quattordici e all’interno ci sono una decina di isole tra cui Mainau, di cui parlerò a parte in seguito, Lindau e Reichenau, inoltre è suddiviso in due laghi comunicanti tra loro attraverso il più importante e conosciuto dei sui immissari, il fiume Reno. Lunghe passeggiate nella natura tra foreste prati e vigneti, percorsi in bicicletta, si riesce a fare il giro del lago sulle ciclabili, degustazione di eccellenti prodotti vinicoli e specialità culinarie di vario tipo, una crociera sul lago o rilassarsi alle terme, sono solo alcune delle opportunità di cui si può godere organizzandosi un weekend in questo luogo dal clima stranamente mite.

Visitando Konstanz, o Costanza che dir si voglia, si rientra in Germania. Divisa in due dal fiume Reno, è storicamente nota sia per il trattato di pace firmato da Federico Barbarossa e i rappresentanti della Lega Lombarda nel 1183 che dava ampie concessioni ai Comuni pur rivendicando un certo dominio imperiale, che per il Concilio della Chiesa Cattolica che si svolse nei primi del XV secolo che decretò tra le altre cose l’uccisione di Jan Hus, l’anticipatore della riforma protestante e la deposizione dei tre Papi allora regnanti.

Passeggiando per il centro città, seguendo la Hussenstraße, dopo aver visto e fotografato uno dei simboli, la Schnetztor, costruita nel XIV secolo, la si nota immediatamente per la sua facciata a graticcio e per il suo tetto particolare e per la moltitudine di turisti che le fanno da contorno, arriviamo in Obermarkt.

Da vedere la piazza principale, la Marktstätte, la Kaiserbrunnen, la fontana dell’Imperatore riconoscibile per l’obelisco al centro e dalle statue di imperatori ai lati,  curiosi i conigli e i pesci, dalle strane forme, che sembrano abbeverarsi, sull’invaso più basso. Sono i luoghi dove ammirare i palazzi tardogotici adornati da dipinti della fine del milleottocento come quello del municipio che racconta la storia della città.

Da non perdere la visita della cattedrale, in tedesco Konstanzer Münster, costruita sopra una chiesa precedente edificata nel VII secolo e poi crollata nell’anno mille, fu completata quasi quattro secoli più tardi. La sua storia, infatti, è molto interessante e cercherò di riassumerla in breve ricordando solamente i fatti salienti.

Per moltissimi anni è stata la cattedrale della diocesi, poi sede del Concilio, era l’assemblea ecclesiastica più importante del Medioevo che si svolse tra il 1414-1418 per porre fine allo scisma d’Occidente, ma nello stesso tempo definì anche il lento declino di questa diocesi. Gli stili del suo aspetto che vanno dal romanico al gotico, al barocco testimoniano i cambiamenti avvenuti. Per esempio, Il campanile è della seconda metà del XIX secolo concomitante con una ristrutturazione della chiesa, operazione avvenuta anche molto di recente che a riguardato soprattutto gli interni. Tra i tesori contenuti nell’interno segnalo il rilievo Compianto di Cristo realizzato dal Hans Morinck.

Avviandoci verso il Rena troviamo altre due torri, la Pulverturm e la Rheintorturm, quasi dirimpettaie, si trovano sulla sponda del Reno all’altezza del vecchio ponte, quindi distanti dalla città vecchia, sono ciò che resta della cinta muraria medioevale, con una ventina di altre fortificazioni, che cingeva la città. Al porto è visibile la statua di Imperia divenuta uno dei simboli della città perché commemorativa del Concilio. Come si potrà facilmente notare ruota su sé stessa, rappresenta una donna che nelle sue mani tiene due altre piccole figure, nude, con in testa la corona imperiale, si tratta di Sigismondo e la tiara per il Papa Martino V, entrambi protagonisti del concilio.

Attraversando il lago con il traghetto ci si deve fermare a Pfahlbauten Unteruhldingen, un museo costituito dalla ricostruzione di ventitré palafitte e che conserva oggetti, abiti e dipinti che ci parlano della vita dei tempi che furono. Costeggiando la riva del lago dopo sei chilometri si arriva a Meersburg, dal centro storico medioevale conservato in modo egregio, con un intreccio di stradine contorte ed in salita, le case a graticcio con i tetti spioventi e due castelli, diversi tra loro, uno un palazzo barocco, l’altro una fortezza medioevale. La Obertor è riconoscibile per il suo colore rosso, in parole povere un gioiellino architettonico immerso nelle colline dove si coltiva la vite. Proseguendo lungo la sponda del lago dopo una quarantina di chilometri, rimanendo sempre in Germania, si giunge a Lindau, è una località molto turistica, situata su un isola e collegata alla terra ferma con due ponti.

Marktpltaz è la piazza principale da cui si dipartono una serie di stradine molto caratteristiche anche nei loro nomi che ricordano fiori e animali. Su di essa si trovano due chiese, una cattolica, Unserer Lieben Frau o St. Maria, l’altra, St. Stephan, evangelica. A poca distanza l’Altes Rathaus, il vecchio municipio, in stile gotico del millequattrocento, che si distingue per la sua facciata decorata con figure che ricordano il Reichstag ovvero la riunione della Dieta imperiale avvenuta alla fine dello stesso anno della costruzione, un’altra caratteristica è la scalinata in legno.

A me è piaciuto soprattutto il porticciolo, l’ingresso è definito da un faro e dalla statua del leone della Baviera, ma spaziando con lo sguardo, si nota una combinazioni colore tra quelli dell’acqua del lago e quelli delle montagne circostanti. Di fronte si innalza la Mangturm, una antica torre di vedetta, alta una ventina di metri con un bellissimo tetto coloratissimo e spiovente.

Sulla via del ritorno si potrebbe fare una piccola pausa a Bregenz, città austriaca di origini romane, è il capoluogo della regione del Vorarlberg, famosa per i suoi festival di musica e di danza che si svolgono annualmente. La parte alta, della città è la più antica, infatti, qui ci sono ancora delle vestigia medioevali. Vi si entra dalla Unteres Tor, un’antica porta della cinta muraria, rimasta quasi intatta, del XIV secolo, ristrutturata più volte, lo si vede dal dipinto sulla facciata del XVII secolo e dalle colonne interne del secolo precedente. Appena superata la porta si vede Martinsturm, edificata nel milleseicento, o meglio un’innalzamento di una torre di qualche secolo precedente, è uno del simboli della città e dall’ultimo piamo si ha una vista su tutta Bregenz. A fianco c’è la Martinskapelle è invece una piccola chiesa del 1362 con un coro dalle volte affrescate e affreschi di epoche diverse. Avendo ancora del tempo a disposizione si può prendere la funivia che porta sulla cima dello Pfänder a 1064 s.l.m., da qui si ha una splendida vista sul lago di Costanza, ma ci si può anche incamminare per i molti sentieri esplorando le montagne vicine.

Rientrando in Italia si può percorrere un tunnel, a pagamento, lungo quattordici chilometri, uno dei più lunghi del mondo, il traforo dell’Arlberg. Funzionante dal 1978, collega la regione del Vorarlberg con quella del Tirolo, in questo modo si evita la vecchia strada del del valico dell’Arlberg, frequentata moltissimo dai motociclisti che, avendo del tempo a disposizione, è una delle strade da percorrere perché presenta delle vedute mozzafiato su una serie di incantevoli vallate incastonate tra le Alpi.

Lascia un commento