Ferrara, silenziosa e a misura di biciclette.

Una delle prime cose che si nota immediatamente camminando per le vie di Ferrara è la scarsità di traffico automobilistico, anche sulle strade principali, ma in particolar modo nelle vie secondarie, sostituito dalla una massiccia quantità di ciclisti e di biciclette, le si vedono appoggiate ovunque. La città rinascimentale di Ferrara è circondata da nove chilometri di mura che sono solo pedonabili o ciclabili e di facile percorribilità anche per le famiglie con bambini piccoli. Un tempo erano parte integrante della fortificazione cittadina ora sono area verde con alberi, prati e sentieri sia sulla sommità che alla base.

Ho approfittato per vedere la mostra di Henri Matisse intitolata “Matisse, la figura. La forza della linea, l’emozione del colore” a palazzo dei diamanti, un centinaio di meraviglie tra dipinti, sculture e disegni che abbracciano il tempo dagli esordi fino alla maturità. Tra le opere più rilevanti ho potuto meravigliarmi di fronte alla Donna in poltrona e Giovane donna in bianco con sfondo rosso, che avevo già visto al Centre Pompidou di Parigi, due capolavori di questo maestro che fa della semplicità dei corpi l’innovazione pittorica dei primi del Novecento.

Passeggiando lungo le mura fino a porta degli Angeli si raggiunge Corso Ercole I d’Este, una importante via su cui si affacciano molti palazzi rinascimentali, qui sono state ambientate alcune scene di film come “il giardino dei Finzi-Contini” di Vittorio De Sica. Tra questi edifici spicca il Palazzo dei Diamanti, palazzo della fine del millequattrocento abitato dalla famiglia Este con discontinuità fino al suo passaggio alla Santa Sede. È facilmente riconoscibile dalla sua parete esterna, in bugnato, forma architettonica usata fin dall’ era romana, ebbe maggior fortuna nel rinascimento per dare un tocco di prestigio ai palazzi. Si tratta di una serie di rilievi sulla facciata, delle cosiddette bugne, che possono avere forme diverse, questo palazzo di Ferrara le ha a punta di diamante, da qui anche il suo nome.

Dal bed and breakfast dove alloggiavo, attraversando le mura in corrispondenza di Via Kennedy ci si dirige verso il Castello Estense, chiamato anche di San Michele, seguendo Corso Porta Reno. La sua maestosità è data dalle imponenti quattro torri situate agli angoli, circondate dal fossato ancora oggi colmo di acqua. È certamente il monumento più simbolico della città.

Fu edificato nel 1385, in mattoni rossi, dapprima come fortezza e rifugio dei signori d’Este a seguito di una rivolta, poi, verso la fine del millequattrocento, a causa di un tentativo di colpo di stato venne trasformato nella residenza ufficiale della famiglia. Ebbero inizio in quel momento una serie di rinnovamenti sia strutturali che culturali con l’aggiunta di opere d’arte. Per organizzarsi una visita completa meglio utilizzare il sito. Cosa vedere in particolare? Innanzi tutto le sale affrescate con dipinti che raffigurano scene di vario tipo si va dal sacro ai baccanali, alle attività sportive, alle gesta eroiche. Di particolare interesse la cappella ducale priva di immagini sacre, sulla volta un affresco che raffigura i quattro evangelisti. Avendo ancora tempo a disposizione si possono vedere le prigioni e le torri innanzitutto la Torre dei Leoni da cui si ha una vista panoramica su tutta la città.

Trovandoci in centro città camminando per una breve distanza arriviamo in piazza di Trento e Trieste dove si erge l’imponente facciata, in stile romanico, della Cattedrale di San Giorgio, eretta nel dodicesimo secolo. La facciata è in marmo, particolare, perché si presenta con tre cuspidi.

La sua costruzione fu inizialmente in stile romanico, lo si distingue molto bene nella parte inferiore per poi essere completata in stile gotico espresso nella sua parte superiore. Le logge, i piccoli archi, i rosoni e soprattutto la magnifica scultura del giudizio universale ne sono testimonianza. Sopra il portone d’ingresso si notano due lavori alcune scene del nuovo testamento e la statua di San Giorgio Protettore della città. Non sono entrato e per questo motivo non descrivo l’interno. Una nota spiacevole, con il terremoto del 2012 la basilica ha subito gravi danni. Sulla sua sinistra dopo il campanile, rinascimentale, direttamente sulla piazza, si ammira la Loggia dei Merciai, un lungo portico, una volta luogo di attività commerciali. Oggi sotto queste delicate colonne in marmo bianco, sormontate da capitelli scolpiti ognuno in maniera diversa si trovano negozi di vario tipo.

Proseguendo la visita del centro cittadino possiamo percorrere Via delle Volte, un’antica strada caratterizzata da arcate risalenti ai secoli tredicesimo e seguente. Lungo il suo tragitto vi si affacciano edifici di quei secoli ma la sua notorietà è dovuta soprattutto all’atmosfera suggestiva che suscita quando si accendono le luci. Precedentemente era una zona malfamata e costeggiava il Po, prima che venisse deviato il suo percorso, oggi si possono scovare locali e ristoranti, indice dello sviluppo economico, dove degustare i sapori tipici di questa terra.

Da via delle volte camminando lungo i vicoli di questo centro medioevale che hanno gli stessi caratteristici archi, come ad esempio Vicolo del granchio, si arriva in prossimità della Casa dei Romei. Splendido modello di casa signorile costruita nel quindicesimo secolo. La sua particolarità è il cortile interno per le sue decorazioni che si possono apprezzare sulle pareti della loggia superiore raggiungibile salendo una scala.

Sul piano nobile troviamo diverse sale che contengono addobbi risalenti a secoli diversi, affreschi, statue, soffitti lignei, risalenti ai secoli della sua costruzione ma anche fasce affrescate che contornano l’intera sala databili ai secoli successivi.

Al piano terra sono degne di nota il Lapidario, che contiene marmi e bassorilievi del trecento, la Sala delle sibille, dove si vedono un caminetto nobilitato dalla sua parte superiore in cotto, con raffigurazione dello stemma della casata e le figure di dodici profetesse. Nella adiacente Sala dei profeti, sulla cui parete centrale, è raffigurata una donna intenta a pregare.

Procedendo per una decina di minuti arriviamo a Palazzo Schifanoia, oggi museo, dopo il Castello è forse la dimostrazione dell’importanza degli Este. Costruito verso la fine del milletrecento e poi ampliato un centinaio di anni dopo da Borso d’Este, dopo un lungo periodo di “decadenza”, in cui soffrì di gravi danneggiamenti, fu trasformato nel Museo Civico di oggi alla fine del milleottocento. Purtroppo avendo subito ingenti danni con il terremoto del 2012 non era possibile visitarlo per intero ma solamente il Salone dei Mesi, dove è possibile meravigliarsi di fronte agli affreschi del quattrocento che rappresentano una delle migliori espressioni di quell’epoca e per questo sono considerati tra i più importanti e la Sala degli Stucchi, o Sala delle virtù, che con le sue decorazioni, fregi, stucchi e il soffitto ligneo, celebra la grandezza di Borso degli Este e delle sue imprese.

Il giretto a piedi termina infine al Monastero di Sant’Antonio in Polesine, costruito attorno all’anno mille quando ancora il terreno era un’isola del Po, successivamente ospitò le monache benedettine, che vi risiedono tutt’oggi, comunità fondata da Beatrice d’Este. È un luogo sacro, di preghiera, e di clausura di queste monache a cui si può partecipare ascoltando la messa cantata in orari prestabiliti da dietro una grata.

Entrando nel monastero si respira un’aria di sacralità, nelle cappelle, tre, divise da due pilastri decorati con immagini di Santi, questa atmosfera si acuisce di fronte agli affreschi di scuola giottesca, eseguiti nel quattordicesimo secolo, che decorano le pareti. Di particolare interesse la cappella di sinistra le cui pareti raccontano le Storie dell’Infanzia di Gesù e della Vita della Vergine. Quella a destra ha come tema la Passione di Cristo con raffigurazioni del duecento e del trecento. Di quella centrale è da notare il soffitto con riproduzione di esseri mostruosi che difficilmente si trovano in un complesso religioso. Questa visita è possibile solamente con una visita guidata da una suora che li descrive con maestria e perizia. Non sono permesse foto.

In quegli stessi giorni al Parco urbano “G.Bassani”, compreso tra le mura di Ferrara ed il Po, si svolgeva il 35° Festival internazionale degli aquiloni – Vulandra, un appuntamento annuale tra voli ed acrobazie di aquiloni, ristori, giochi, e riposo con gli occhi rivolti verso l’alto cielo colorato.

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