La concattedrale di San Giovanni Battista, un tesoro imperdibile.

Se invece proseguiamo diritti arriviamo alla Concattedrale di San Giovanni Battista, una delle tappe imperdibili di questa città. Terminata nel 1577, al termine del grande assedio, è un bellissimo esempio di architettura barocca con una facciata semplice che passa perlopiù inosservata tanta è la fretta di meravigliarsi al suo interno. In verità l’ingresso è un portone contornato da due colonne doriche sopra le quali si vede un balconcino con sotto tre stemmi tutti riconducibili ai Cavalieri dell’Ordine di Malta, sulla sommità un busto in bronzo raffigurante Cristo Nostro Signore, lo stile è tardo rinascimentale. Sono gli interni però il fulcro della visita, riccamente impreziositi dai dipinti di Mattia Preti visibili sulle volte che raccontano in diciotto episodi la vita di San Giovanni Battista, dalla navata centrale decorata meravigliosamente, dal suo pavimento in marmo dai colori diversi, intarsiato con fregi militari e trofei, sono le tombe di circa quattrocento cavalieri che recitano le loro gesta e dalle due tele di Caravaggio che si trovano nell’oratorio dei Cavalieri.

L’ingresso è laterale rispetto alla facciata e quindi ci troviamo immediatamente nella navata di sinistra, partiamo perciò dalle cappelle che si trovano nelle navate laterali, sono nove in tutto, tutte promosse e dedicate ai santi patroni delle lingue proprie degli stati appartenenti all’Ordine del Cavalieri, abbiamo perciò quella della Germania detta anche Cappella dei Re Magi, proseguendo verso il coro, troviamo in ordine quella d’Italia, dedicata all’Immacolata Concezione e a Santa Caterina, quella di Francia o della Conversione di San Paolo, della Provenza intitolata a San Michele Arcangelo, quella Anglobavarese per San Giovanni Battista, tutte nella navata di sinistra. Passando alla navata di destra invece troviamo quella d’Alvernia riservata a San Sebastiano, poi quella d’Aragona dedicata a San Giorgio, infine quella Castiglia, León e Portogallo consacrata a San Giacomo. Tutte contengono opere di inestimabile valore artistico.

Quella con una storia particolare, proprio a destra dell’altare maggiore chiusa da una cancellata, è la cappella della Madonna di Fileremo patrona del Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta. L’icona, del IX secolo, che la ritrae ha peregrinato in lungo e in largo per l’Europa passando attraverso situazioni rocambolesche come furie iconoclaste e guerre, da Rodi a Malta passando per l’Italia e la Francia, da qui a San Pietroburgo fino alla Jugoslavia e al Montenegro dove nel 1997 è stata rinvenuta ed è ora conservata.

In fondo alla navata centrale il coro con l’altare maggiore, arricchito con marmi e pietre multicolori con inserti in oro ed argento, mostra alcune scene dell’Ultima Cena, ma quella che colpisce subito l’attenzione è una scultura, del XVIII secolo, raffigurante il battesimo di Cristo, terminata sotto la direzione di Gian Lorenzo Bernini. Alzando lo sguardo si nota la sequenza della volta dipinta da Mattia Preti che riproduce la Santissima Trinità e San Giovanni Battista con il vessillo dell’Ordine dei Cavalieri. Dietro e ai lati dell’altare maggiore, vediamo l’organo, incorporato dentro dei cassoni di legno scolpiti in stile barocco. Sotto l’altare maggiore si trova la Cripta, qui si trovano i sarcofaghi di molti Gran Maestri dell’Ordine tra cui Jean “Parisot” de Valette, colui che ricostruì La valletta dopo l’assedio del 1565.

A destra della cappella della Germania c’è la Sacrestia dove si apprezzano vari dipinti tra cui la pala d’altare con la raffigurazione del Naufragio di San Paolo a Malta, di fronte, attraversando la navata centrale, entriamo nella Oratorio dei Cavalieri detto anche Oratorio della Decollazione. Entrandovi ci si dimentica di tutto quello che circonda la Decollazione di San Giovani Battista di Caravaggio posta sull’altare direttamente di fronte all’entrata, si tende cioè a tralasciare di vedere opere di Mattia Preti come l’Ecce Homo o l’Incoronazione di Spine, oppure il controsoffitto dove ci sono dipinti della passione di Cristo, o anche l’organo datato XVI secolo. Torniamo a Caravaggio, quest’opera è la più grande dipinta dall’artista e anche l’unica firmata, lo si nota sotto la macchia di sangue che sgorga dal collo del santo. Questo dipinto è stato realizzato nel 1608 e vi si rappresenta il momento precedente alla decapitazione, anche in questo caso la luce fa emergere le sfumature dei volti dei partecipanti principali tutti raggruppati sulla sinistra del quadro, ne sono un esempio le rughe che dipingono il volto della signora anziana vicina alla ragazza che porta un recipiente dove poi sarà sistemata la testa del santo. Un’altra differenza da notare è la grandezza delle persone, molto piccole rispetto alla dimensione del quadro il che lascia spazio al paesaggio che contorna la scena principale che così assume una drammaticità ancora maggiore.

In questa sala c’è un altro olio su tela del 1608 di Caravaggio il San Girolamo scrivente, soggetto frequentemente dipinto da questo artista, infatti ne troviamo altri due uno in Spagna e un altro a Roma alla Galleria Borghese. Completamente differente dagli altri due sia per la provenienza della luce che per gli oggetti, simbolici presenti sul tavolo, anche il santo è in una posizione diversa, da notare la poca naturalezza della sua posizione con la gamba che ruota in senso contrario al corpo.

Per avere una visione completa di questo tesoro si deve salire una scala a chiocciola per arrivare sulla balconata interna sopra l’ingresso, da qui la vista è speciale tanto da rimanere a bocca aperta e in contemplazione per molto tempo di questa meraviglia della Concattedrale. Risulta molto difficile descrivere tutto, quindi consiglio, per un ulteriore approfondimento di consultare il sito dove oltre ad avere notizie su come organizzarsi la visita si possono esplorare tutte le opere d’arte, i monumenti e i manufatti che sono ospitati, meglio ancora, inoltre, servirsi dell’audioguida per avere informazioni molto esaustive per completare la visita senza tralasciare nulla.

Lascia un commento