Come indicato nell’articolo precedente, proseguendo sulla via Sistina, su viale della Trinità dei Monti, e superando Villa Medici si entra nei giardini di Villa Borghese seguendo viale Adamo Mickievicz.

Ad un certo punto si ha una scelta: andare diritti verso la Terrazza del Pincio o svoltare a sinistra per vedere la Casina Valadier? La mia curiosità mi ha spinto a deviare. Quest’edificio venne costruito tra il 1813 e il 1817 su indicazioni dell’architetto Valadier in stile neoclassico.
La sua storia, fatta di restauri e passaggi di proprietà è sempre stata quella di un locale alla moda, in particolar modo dopo la Prima guerra mondiale e anche oggi mantiene questa prerogativa, infatti i suoi ambienti sono occupati da un caffè e un ristorante. Ritornando sui propri passi si arriva in Piazza Bucarest, dove si trova l’Obelisco Pinciano, eretto dall’imperatore romano Adriano in onore del suo amato Antinoo, le iscrizioni attorno ai lati narrano la storia della sua morte, e della sua divinazione. È alto circa diciotto metri ed è uno dei tredici obelischi che si trovano a Roma. Seguendo i sentieri dei giardini che circondano la piazza incontrano i busti di personaggi famosi come ad esempio, Ugo Foscolo, Domenico Cimarosa, Cristoforo Colombo, Vittorio Alfieri, Antonio Canova e molti altri. Da Piazza Bucarest vediamo sicuramente un crocchio di persone, e seguendo quella direzione arriviamo alla Terrazza del Pincio che si affaccia su piazza del Popolo ma non solo, la veduta panoramica da qui è spettacolare e lascia contemplare da una posizione privilegiata le bellezze della città eterna, per rendersene conto basta guardare l’immagine introduttiva.

Proseguendo in direzione dell’Orologio ad acqua, lungo la passeggiata del Pincio incontriamo la fontana del Mosè salvato dalle acque. La fontana, in asse con il belvedere, un grande bacino di forma circolare con al centro una figura femminile che raccoglie un bambino dal cesto che dovrebbe essere circondato da una vegetazione di piante di papiro, quando ci sono stato non c’era nulla di tutto questo, l’opera perde così di significato anche se in questo modo si apprezzano meglio gli zampilli d’acqua.
Continuando si arriva appunto a scorgere l’Orologio ad acqua, funzionante anche se con gli anni ha subito dei danneggiamenti. Si tratta di un idrocronometro montato su un basamento al centro di un piccolissimo specchio d’acqua, installato alla fine del milleottocento. Su ogni lato ci sono vetri da cui si evince il suo funzionamento, sopra un orologio a lancette, le ore sono indicate in numeri romani.

Proseguendo su via delle Magnolie, superando viale del Muro Torto, si arriva ad incrociare viale Fiorello La Guardia, attraversando subito a sinistra si osserva il Portico dei Leoni, realizzato tra il XVII e il XIX secolo, all’interno si possono vedere delle lapidi con iscrizioni antiche, all’esterno un bel giardino con fontana, molto semplice, presidiato da quattro leoni accovacciati. Proseguendo sempre a sinistra lungo il marciapiede si arriva ai Propilei Egizi. Disposti su entrambi i lati del viale, costruiti nel 1827 servivano da collegamento tra la parte antica di Villa Borghese e i nuovi terrene acquistati dal Principe Camillo Borghese. Sono una struttura allungata con quattro colonne e capitelli in stile egizio ornati da due obelischi e da leoni, ancora adesso sono una delle porte al parco di Villa Borghese.

Tornando indietro fino a Piazzale delle Canestre e girando a sinistra lungo viale dell’Aranciera si giunge, passando davanti al Museo di arte moderna Carlo Billotti, al Tempio di Esculapio. Realizzato alla fine del millesettecento in stile neoclassico, è stato costruito su una piccola penisola artificiale che si affaccia sul Giardino del Lago. Dedicato al Dio della medicina lo ricorda con molti riferimenti. Il timpano, in particolar modo, rappresentando lo sbarco a Roma del serpente, animale sacro e simbolo arcaico della medicina ne è una prova inconfutabile. La facciata è costituita da quattro colonne con ai lati le statue di due ninfee, nascoste dalla vegetazione, che gettano acqua nel lago.

Viale del Lago fa il giro attorno al laghetto dove si affaccia il tempio, seguendolo ad un certo punto si incrocia viale Pietro Canonica si percorre viale della Casina di Raffaello per arrivare al Tempietto di Diana e da lì a Piazza di Siena.

II tempietto è piccolo, a forma circolare, in stile neoclassico, datato fine ottocento, con al centro un basamento su cui poggiava la statua di Diana; la cupola si poggia su otto colonne, ed è ornato con diverse decorazioni, alla sommità la scultura di una pigna, al suo interno è finemente abbellito da una serie di ottagoni con rappresentazioni di caccia.
da quella posizione si scorge Piazza di Siena, un parco nel parco, deve il suo nome all’origine della famiglia Borghese originaria della città toscana. Sorse verso la fine del millesettecento in seno al progetto di riqualificazione della Villa Borghese come ispirazione di Piazza del Campo. Attorno al grande prato ci sono due costruzioni interessanti, la prima il Casino dell’Orologio, del millecinquecento, era la casa del giardiniere, ristrutturato due secoli dopo assunse la forma odierna, una bella rappresentazione dello stile neoclassico. La seconda è la Casina di Raffaello, oggi ludoteca e centro estivo con l’adiacente chiesa di Maria Immacolata.

Ogni anno, dal 1922, ad eccezione del 2020 per le ovvie ragioni, vi si svolge il Concorso Ippico Internazionale, è una manifestazione equestre di salto degli ostacoli. Seguendo Viale dei Pupazzi, possiamo brevemente fermarci alla Fontana omonima, poco significativa dal punto di vista architettonico ma non per la sua storia, infatti, ora del gruppo marmoreo che sorgeva al centro non c’è più traccia perché è stato rubato.

Proseguendo arriviamo alla Fontana dei Cavalli Marini, realizzata alla fine del millesettecento, la sua particolarità sono i cavalli che stanno alla base della fontana che hanno il corpo a forma di pesce, essi sorreggono una seconda vasca, più piccola, da cui si erge una struttura a calice da cui e dalle zampe e dalle code dei cavalli sgorgano gli zampilli d’acqua.
Girando sul viale omonimo incrociamo viale del Museo Borghese e dopo la Fontana dei Mascheroni, si tratta di due piccole fontane che segnano l’ingresso al parco della Galleria Borghese un museo particolare che ho descritto in precedenza. Appena dietro, nel parco dei Daini, si può vedere il Serbatoio dell’Acqua Marcia e Pia. Fu progettato prima della guerra mondiale ma costruito dopo la fine tra il 1923 e il 1925 da Raffaele de Vico, in stile barocco, guardandolo dall’esterno assomiglia ad un tempietto al cui interno c’è il serbatoio vero e proprio. Originalmente serviva per rifornire il quartiere limitrofo, oggi è in uso per l’irrigazione del verde del parco ma purtroppo dal punto di vista artistico in completo abbandono.