Da Termini al Pincio, un susseguirsi di sorprese.

A pochi passi dalla stazione Termini, in un angolo dei giardini intitolati a Nicola Calipari situati in piazza Vittorio, forse la piazza più multietnica dell’intera capitale, sul colle dell’Esquilino, si trova la Porta Magica detta anche Porta Alchemica.

Ai suoi lati ci sono due statue del dio egizio Bes, secondo la leggenda questa è l’unica rimasta delle cinque porte del palazzo del marchese di Palomara, nobile e alchimista che cercava la formula per trasformare la pietra in oro. Sulla porta ci sono incisi dei simboli che si possono trovare nei libri del Seicento che trattavano di alchimia.

L’ accesso alla porta è consentito solo a gruppi di persone su prenotazione, infatti, il terreno circostante è recintato, all’interno vivono una quarantina di gatti protetti dalla Legge. Questi gatti sono liberi ma non randagi perché amorevolmente curati dalla cittadinanza, se volete collaborare cercate la loro pagina Facebook.

Da Piazza Vittorio attraversando piazza dell’Esquilino e proseguendo lungo via Depretis e via delle Quattro Fontane, si trova il complesso delle Quattro Fontane. Quattro opere in travertino realizzate da Francesco Borromini verso la metà del milleseicento. Sono all’incrocio tra i quartieri di Monti, Trevi e Castro Pretorio e rappresentano due fiumi, il Tevere e l’Arno e due divinità Giunone e Diana. Proseguendo lungo la stessa via si arriva in Piazza Barberini dove si può ammirare la Fontana del Tritone, commissionata dal papa Urbano VII volendo risistemare la piazza e il palazzo che si era fatto costruire nel 1625. Terminata nel 1643 è uno dei capolavori di Gian Lorenzo Bernini. Prima di arrivare in Piazza Barberini, sulla destra c’è Palazzo Barberini sede della Galleria Nazionale dell’Arte Antica di cui parlerò in un altro articolo essendo un unico museo con la Galleria Corsini.

Completamente in travertino con stile barocco, presenta al centro il tritone, un mostro con le gambe squamose che soffia, sforzandosi, nella conchiglia da cui esce l’acqua. Ai suoi piedi due grandi conchiglie che raccolgono l’acqua, tutto poggia su quattro delfini al cui centro ci sono gli stemmi papali della famiglia Barberini, ed infine il catino inferiore.

Su un lato della piazza, all’incrocio con via Vittorio Veneto, e via di San Basilio, poco appariscente troviamo la fontana delle Api. Anch’essa del Bernini. Si riconosce per la sua forma, una conchiglia aperta con la sua parte inferiore che raccoglie l’acqua con tre api, il simbolo del casato dei Barberini.

Verso la fine del milleottocento fu smontata e ricollocata nella sua posizione odierna durante la Prima guerra mondiale. Per molta imperizia fu danneggiata, nel duemila e nel duemilaquattro fu restaurata. Per molti motivi è una delle piazze più visitate e quindi più trafficate di Roma, non solo per quanto già descritto, ma anche perché da questa piazza si diparte via Vittorio Veneto, più conosciuta come via Veneto, famosa tempo fa sia per gli spezzoni di film girati, che per le sceneggiate di personaggi famosi con i cosiddetti “paparazzi” nel periodo della dolce vita.

Un ulteriore motivo è la sua ubicazione centrale e non ultimo la quantità di negozi e locali alla moda che la circondano. Se proseguiamo per qualche centinaio di metri, lungo via Vittorio Veneto troviamo il museo dei Cappuccini nei sotterranei della chiesa dell’Immacolata Concezione e la chiesa stessa. Per entrare al museo si deve pagare un biglietto di 8,50 euro, è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 19. 00 ad esclusione del 25 Dicembre, del giorno di Pasqua e del 1 Gennaio, nei giorni 24 e 31 Dicembre, e 2 Novembre la chiusura è anticipata. La prima cosa che ti viene detta: “è severamente vietato fare fotografie, filmati e toccare, perché questo è un luogo sacro” poi, all’uscita si scopre che si possono comperare delle cartoline che raffigurano le cripte (sic!), a chi spedirle? E cosa scriverci?

Comunque, dopo un percorso espositivo, che spiega fin nei minimi particolari la storia della confraternita fino ai tempi di oggi, si rimane incantati davanti al quadro di Caravaggio, San Francesco in meditazione, successivamente si arriva alle cinque cripte, realizzate attorno al Millesettecento, con pareti e soffitti decorati con le ossa degli stessi religiosi. La prima; cripta dei tre scheletri (famiglia Barberini) dove si notano motivi floreali composti con costole e vertebre cosi come il lampadario, presente anche un orologio ad una sola sfera. La seconda è la cripta delle tibie e dei femori dove lateralmente ci sono scheletri di Cappuccini nei loro abiti talari inseriti in quattro nicchie su ogni pareti, al centro sul pavimento quattordici croci ad indicare la caducità della vita. Di seguito la cripta dei bacini dove riposano dei Cappuccini sotto un arcosolio di fronte a loro altri frati chinati in avanti sotto un arco rovesciato, il tutto ovviamente con un’esposizione di ossa umane da contorno. La quarta cripta è quella dei teschi, si nota immediatamente al centro una clessidra alata composta con delle scapole, sempre presenti i Cappuccini con il saio questa volta in piedi dentro nicchie composte con dei teschi, infine la quinta e ultima cripta quella della resurrezione. Il messaggio? Esorcizzare la morte.

Tornando in Piazza ed imboccando via Sistina fino in fondo girando verso sinistra inizia via Gregoriana, lì al civico numero trenta c’è l’entrata di un edificio, palazzo Zuccari, sopranominato la casa dei mostri.

Questa denominazione è dovuta alle decorazioni del portone di ingresso e le sue due finestre. Si dice che l’architetto nel realizzarlo di sia ispirato al Bosco Sacro di Bomarzo alle porte di Viterbo, famoso per le sue sculture enigmatiche e surreali.

Oggi questo palazzo ospita una delle più importanti biblioteche al mondo sull’ arte italiana, la biblioteca Hertziana. Entrarvi non è semplice ma ogni tanto si organizzano delle visite guidate le cui date, per una prenotazione, si possono trovare sul sito ufficiale della Biblioteca. Da qui proseguendo lungo via Sistina si arriva all’Obelisco Sallustiano, imitazione di quelli egizi, posto in cima alla scalinata di Trinità dei Monti

Camminando, poco dopo possiamo visitare Villa Medici, siccome a quei tempi era periferica venne pian piano abbandonata e passò ereditariamente da una casata all’altra venendo spogliata dei suoi tesori che furono trasferiti soprattutto a Firenze. Nella sua lunga storia ci sono da ricordare due fatti, il primo, qui venne uccisa Messalina che allora possedeva la villa, il secondo, qui soggiornò Galileo Galilei, prima liberamente poi in attesa del processo dell’inquisizione. Da visitare sono principalmente i giardini che ancora oggi, in parte, hanno l’aspetto del XVI secolo nonostante i rifacimenti e gli scavi archeologici che si sono susseguiti negli anni e hanno portato alla luce, ad esempio, il gruppo dei Niobidi. Dal 1803 ospita l’Accademia di Francia a Roma, per ottenere informazioni più approfondite, anche in merito all’attività di questa istituzione, è consigliabile consultare il sito apposito. Se invece proseguiamo si arriva al parco di Villa Borghese, che si estende sul colle del Pincio e che descriverò in seguito.

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