Sono stato a Copenaghen nell’agosto del 2019, ancora in epoca pre Covid 19 e ho scoperto una città meravigliosa divisa tra l’antico e il moderno. Consiglio vivamente di acquistare la Copenaghen Card, meglio prenotarla prima della partenza, valida da uno a più giorni con prezzi ovviamente differenti, all’interno una piccola guida con annessa mappa della città. Attenzione alla chiusura del ufficio del turismo dove viene distribuita e delle attrazioni che sono tantissime. Non scriverò né i prezzi, né gli orari di apertura, né le giornate di chiusura dei vari siti da vedere inserite nel prezzo della carta; consente anche di utilizzare tutti i trasporti pubblici gratuitamente delle zone numerate da 1 a 99, perciò, a mio parere, conviene acquistarla.
Ho dormito al Saga hotel, un edificio del 19°secolo, per cui senza ascensore, ma vicino alla stazione dei treni e ai giardini di Tivoli. Camere e bagno leggermente piccole ma pulite, la colazione a buffet ben rifornita e servita in una stanza alquanto spaziosa.
Come detto è una città tutta da scoprire: poliedrica, colorata, vivace, ricca di fascino e contraddizioni. Potrebbe essere l’ideale per un weekend, meglio qualche giornata in più. Da dove partire? La risposta più semplice sarebbe dalla sirenetta, per arrivarci, si passa da Amalienborg scendendo dalla metropolitana alla stazione di Marmorkirken St. poi passeggiando lungo la Langelinie ci si arriva. Allora iniziamo da Amalienborg.

Amalienborg è la sede della famiglia reale ed è formato da quattro palazzi, tutti in stile rococò, che insieme compongono la piazza ottagonale al cui centro spicca il monumento equestre di Federico V. Sul sito non in italiano ma traducibile dall’inglese, si può prenotare la visita al museo omonimo oppure approfittare di un tour virtuale anch’esso molto interessante.
Al di la della spettacolarità architettonica del palazzo il momento che tutti i turisti aspettano è il cambio della guardia che ha sempre luogo a mezzogiorno di qualsiasi giorno. Ogni due ore invece si può assistere al cambio della postazione nelle garitte.

Subito nelle vicinanze si erge la Frederiks Kircke meglio conosciuta come Marmorkirken, progettata intorno alla metà del millesettecento all’interno di un progetto più ampio, l’edificazione di un quartiere alla moda che ora è la residenza reale. Fu aperta alle funzioni pubbliche solamente un centinaio di anni più tardi. La sua costruzione è in stile rococò e ha come caratteristica principale la cupola, enorme, la più grande di tutti i paesi scandinavi, riconoscibilissima anche da lontano, assomiglia moltissimo a San Pietro in Vaticano. Internamente è tutta rivestita in marmo e ripropone affreschi che raffigurano gli apostoli, e alcuni medaglioni simbolici. Di notevole impatto sono anche le due fonti battesimali, ma soprattutto le statue di noti personaggi danesi come ad esempio Søren Kierkegaard.
Uscendo dalla piazza verso il mare appare il Teatro dell’Opera di Copenaghen (Operaen) costruito tra il 2001 e il 2004 ed inaugurato l’anno successivo. Non ci sono entrato, ma essendo costruito in linea con il palazzo di Amalienborg e la Marmorkirken si ammira dalla passeggiata lungomare o dal parco alberato Amaliehaven, o, meglio ancora, dalla spiaggia Ofelia, non aspettatevi sabbia, ma una lunga piazza in tavolato in legno da cui tuffarsi in acqua, oppure assistere ad un concerto, uno spettacolo, una mostra o magari un evento sportivo. Le fotografie migliori si fanno di sera quando è completamente illuminata di una luce calda che si rispecchia nell’oscurità dell’acqua.
Poco distante, circa un chilometro, costeggiando il mare, proprio all’ingresso del porto di Copenaghen, si arriva in vista della Sirenetta, facilmente riconoscibile dalla quantità di persone che si ammassano per fare foto e selfie. La sua storia si rifà alla fiaba di H.C. Andersen, ma è anche dei vandalismi che ha subito e delle copie che si trovano in giro per il mondo anche in Italia. È una statua in bronzo alta circa un metro e mezzo, e forgiata da E. Erksen, inaugurata nel 1913, anch’essa con la sua leggenda, infatti pare che questa sia solamente una copia e che l’originale sia chissà dove. Non pubblico la fotografia perché c’è ancora il Copyright, ma tanto è talmente nota che la potete reperire su qualsiasi social media. Ritornando indietro, in pochissimi minuti, arriviamo in vista della fontana di Gefion.

Diventata anch’essa un simbolo della città, vista anche la poca distanza dalla sirenetta, è sempre molto visitata. Realizzata in bronzo da A. Bundgaard nel 1908 rappresenta la leggenda della nascita dell’isola di Zelanda, la più grande della Danimarca, quella su cui sorge Copenaghen.
Da lì altri pochi metri, attraversando il ponte ed entriamo a le Kastellet, una cittadella fortificata della metà del milleseicento, con mura ben conservate, che, guardandole dall’alto, formano una stella. Si tratta di un terreno rilevato, erboso percorribile lungo un sentiero, munito di panchine, che fa il giro attorno alla fortificazione. Le particolarità sono quattro: le due porte d’entrata, del Re a sud e della Norvegia a nord, la casa del comandante, in stile barocco, il mulino a vento e la chiesa di Sant’Alban, in stile neogotico, ma soprattutto è godibile il verde del prato e degli alberi per cui vale la pena visitarlo specialmente con una giornata di sole.


Un altro quarto d’ora a piedi per arrivare al castello di Rosenborg e ai giardini del Re. Un castello in stile rinascimentale che si completa appunto con gli splendidi giardini che lo circondano tanto da essere un punto di incontro e di ritrovo anche per gli abitanti di Copenaghen soprattutto nelle giornate estive. Costruito nella prima metà del milleseicento come residenza reale estiva oggi invece è la sede del museo della collezione reale. La visita gratuita è inclusa nella Copenaghen Card. Di notevole pregio sono la Sala dei Cavallieri decorata in maniera sontuosa con arazzi, stucchi e marmi, al centro il trono su cui venivano incoronati i reali. Ai vari piani, quattro, si possono ammirare anche altre sale altrettanto splendide come ad esempio quelle private tra cui la Stanza d’Inverno la meglio conservata. A mio avviso però sono i gioielli della corona danese la parte più interessante ed affascinate da vedere.
La collezione è situata nei sotterranei del castello e si compone di gioielli, pietre preziose e corone in oro indossati nei secoli, fin dal 1746, dai re e dalle regine danesi. Accedendo al sito si può anche fare un tour virtuale oltre che avere notizie per organizzarsi una visita.
La Torre Rotonda dista pochi minuti a piedi dal castello e dal suo parco, oppure si può scendere alla stazione della metro di Nørreport. È stata costruita nella metà del 1600, alta circa 35 metri, destinata originariamente come osservatorio astronomico, ancora funzionante che si può visitare solamente da ottobre a marzo.


Oggi, però la sua notorietà è dovuta alla rampa elicoidale, con nicchie laterali, molto larga, la possono percorrere anche i cavalli, con i soffitti ad arco e numerose finestre, che sale fino alla piattaforma panoramica da cui si gode di una vista panoramica sulla città. a circa metà salita si entra nella biblioteca, la prima grande biblioteca universitaria dell’intero paese. Oggi si tengono mostre e concerti. Il primo scopo però era quello di fungere da osservatorio astronomico dell’università. All’interno della torre si può visitare il planetario e mappe celesti, nonché il vecchio telescopio.
Seguendo la rampa si arriva ad una terrazza panoramica da cui godere una vista particolare della città antica di Copenaghen. Unita alla torre la chiesa della Trinità, che assieme alla biblioteca costituiscono il complesso del seicento Trinitas, col fine di dare agli studenti anche un’educazione religiosa. La Chiesa della Trinità, terminata di costruire nel 1651, fu ricostruita e riaperta qualche anno dopo dopo la sua distruzione che avvenne durante l’incendio del 1728 in cui si persero gli arredi originali. L’interno non è molto grande, cinquanta metri di lunghezza e venti di larghezza. In stile gotico è dipinta di bianco, quando si entra l’attenzione si concentra immediatamente sul magnifico e grandioso altare.
Da qui si arriva in pochi minuti allo Strøget, l’isola pedonale al centro di Copenaghen, è sempre molto affollata sia di turisti che di residenti, infatti lungo questa via si trovano bar, pub e grandi magazzini. La miglior cosa è inoltrarsi nelle stradine laterali per scoprire alcune attrazioni come la chiesa di Vor Frue Kirke (di Nostra Signora) è la cattedrale della città e la sua storia è alquanto complessa, edificata inizialmente come collegiata verso la fine del millecento, ricostruita due secoli dopo a causa di un incendio che la devastò, nel millecinquecento subì la devastazione dalla popolazione contraria al uso congiunto da parte dei cristiani e dei luterani, venne completamente spogliata di tutti gli ori, le statue e i paramenti che l’adornavano, subì altri incendi e bombardamenti e tra il XVII secolo e quello seguente venne ricostruita all’inizio del milleottocento in stile neoclassico. Proseguendo sullo Strøget arriviamo alla Storkespringvandet (Fontana della Cicogna), la tradizione vuole che le ostetriche neodiplomate vi ballino attorno.

Se invece camminando superiamo Kongens Nytorv, la piazza più estesa di tutta la città, ritrovo per le feste postlaurea che d’inverno si trasforma in pista di pattinaggio, sbuchiamo su Nyhavn il vecchio porto della città, oggi il centro turistico. Lungo le sponde del canale si trovano ristoranti, caffè, locali e punti di partenza per giri turistici in battello. sicuramente uno dei posti preferiti di Copenaghen sia per scattare fotografie che per sedersi al tavolo di qualche locale, bersi una birra e guardare il movimento che si svolge attorno, il tutto in un’atmosfera rilassata. Qui si vedono edifici coloratissimi, si sentono le note di canzoni provenienti dai caffè, artisti di strada impegnati nelle loro attività, ma si può anche assistere, oltre ai tradizionali selfie ricordo a veri e propri set fotografici in cui gli sposi si mettono in posa ricordo davanti a questo luogo idilliaco e fantastico non per nulla qui Hans Christian Andersen ha scritto alcune sue fiabe.
Proseguendo, passeggiando per meno di un chilometro, raggiungiamo il Castello di Christianborg, si trova sulla piccola isola detta Slotholmen, nel porto della città. Ricostruito per tre volte l’ultima nel 1928. La prima risale all’inizio del XVIII secolo sopra le rovine del castello eretto nel XII secolo dal vescovo Absalon di Roskilde, la seconda dopo l’incendio del 1794 che costrinse la famiglia reale a spostare la residenza al palazzo di Amalienborg.

Il ricordo delle varie epoche di costruzione è presente nei diversi stili architettonici che lo contraddistinguono. Infatti, per esempio la cappella è in stile neoclassico, mentre la gran parte dell’edificio è in stile barocco. La torre, alta più di cento metri, separa le due ali dell’intera struttura, e salendoci si ha una visione particolare su tutta la città, nelle giornate soleggiate e con cielo limpido la vista può arrivare fino alle coste svedesi, essendo la più alta della capitale. Cosa vedere? Molto, per cui è meglio prendersi un bel po’ di tempo. Oltrepassando un ponte, il Marmorbroen, abbiamo di fronte il maneggio, ancora oggi utilizzato per l’addestramento dei cavalli. Sull’ala destra le scuderie da cui ho iniziato la visita. Sullo sfondo il monumento equestre dedicato al re Cristiano IX. Si tratta di un ponte sul Frederiksholms Kanal costruito con il primo castello di cui era l’ingresso principale. Si presenta ad arco, con due portali laterali e il marciapiede pavimentato con marmi, da qui il nome e la strada con ciottoli.
Le Scuderie Reali, caratterizzate da una lunga serie di colonne, costruita nel diciottesimo secolo, uniche rimaste dopo l’incendio del primo palazzo, ospitano i cavalli bianchi della Corona oggi in dotazione delle guardie reali. Inoltre proseguendo si possono vedere anche le carrozze d’epoca, conservate benissimo, e i paramenti che venivano utilizzati dalla famiglia reale per le loro uscite cerimoniali. Di fronte alle scuderie c’è la scuola di equitazione utilizzata ancora oggi per degli spettacoli mentre adiacente è il Teatro di Corte edificato verso la fine del millesettecento, ancora oggi viene utilizzato per programmi televisivi ed esibizioni teatrali. Dal 1922 ospita anche il museo del teatro.
Entrando nel palazzo si iniziano ad ammirare le varie sale, sicuramente la parte più interessante di tutta la visita, quelle visitabili sono al piano terra e al primo piano dove si trovano gli appartamenti reali uno spaccato sulla vita lussuosa dei monarchi nei tempi passati. Quelle dove mi sono fermato più a lungo sono sostanzialmente, la sala dei ricevimenti che ne include altre due, la stanza della Torre dove ci sono degli arazzi raffiguranti leggende danesi e la stanza ovale del Trono, che in realtà sono due, diversi tra loro, si distinguono per gli ornamenti due leoni per il re e due grifoni per la regina. Questa sala, è rivestita di seta e sul soffitto si ammirano degli splendidi dipinti che raccontano la leggenda della nascita della bandiera danese.

Quella speciale è la sala grande, o dei cavalieri o degli arazzi, lunga quaranta metri con un soffitto alto dieci può contenere fino a quattrocento invitati alle cene di ricevimento. Quello che la connota sono i 17 arazzi dai colori splendenti, molto accesi, appesi alle pareti che raccontano la storia della Danimarca. Infine la biblioteca reale dove tra stucchi, lampadari a goccia sono conservati i libri più antichi e preziosi della famiglia reale.

Non ci si deve dimenticare la cappella del Palazzo è ancora a disposizione della famiglia reale è viene utilizzata per le cerimonie religiose, matrimoni, battesimi, La sua storia inizia con la costruzione del primo palazzo, quindi verso la metà del millesettecento. Fu progettata in stile rococò e nonostante l’incendio della fine di quel secolo non fu mai demolita ma ricostruita pochi anni dopo precisamente nei primi anni del secolo seguente cambiando lo stile che divenne neoclassico. Il secondo incendio che coinvolse il Palazzo risparmiò la chiesa ma destino volle che fu bruciata nel 1992 e successivamente vennero restaurate le parti coinvolte nell’incendio, il tetto e il pavimento, seguendo la tecnologia di un tempo.
Si deve accedere ai sotterranei per visitare le rovine, molto ben conservate delle costruzioni antecedenti, anche quelle del dodicesimo secolo in particolar modo della cinta muraria e della torre dove è stata incarcerata per ventidue anni la figlia di re Cristiano IV. Infine si possono visitare anche le Cucine Reali, ristrutturate come apparivano nei primi del novecento, sfoggiano una raccolta di oggetti in rame, forse il più nutrito d’Europa nel suo genere. Il sito apposito ci da tutte le informazioni necessarie per prepararsi ad una visita approfondita di tutte le sue parti.
Sempre sulla destra dopo le scuderie, passando sotto un arco si entra nel Rigsdagsgården, ora una piazza aperta solo al traffico pedonale adibita per lo più a parcheggio di biciclette, sulla cui sinistra, salendo una piccola scalinata, si trova la sede del Parlamento della Danimarca, inoltre, anche gli uffici del primo ministro e della suprema corte di Danimarca, di fronte la sede dell’Archivio Nazionale e l’entrata ai giardini della Biblioteca Reale.
Uscendo dalla parte della piazza Højbro, attraversandola e percorrendo tutto lo Stroget finiamo in Rådhusplads, dove si erge il Rådhus, il municipio, costruito alla fine del milleottocento in stili diversi, anche se quello predominante è il neorinascimentale, è facilmente riconoscibile per i mattoni rossi che lo contraddistinguono e per la Torre dell’Orologio, alta più di cento metri, vi si può salire “scalando” quasi trecento gradini, non c’è altra alternativa perché manca l’ascensore, una volta raggiunta la “vetta” si ha una visuale imperdibile su tutta Copenaghen. È dotata di un carillon, il cui suono è trasmesso dalla radio nazionale danese. Sopra l’ingesso principale la statua del fondatore della città, il vescovo Absalon. Internamente si possono visitare tutte le sale che ora sono utilizzate per riunioni e ricevimenti vari, l’oggetto più interessante da vedere è l’orologio astronomico mondiale visibile sulla destra della sala d’ingresso. La costruzione dei suoi dodici quadranti è durata molto tempo circa trent’anni, ma ne è valsa la pena perché il meccanismo è talmente perfetto che sbaglia ogni trecento anni e solo di trenta secondi, inoltre oltre all’ora viene rappresentata anche l’ora siderale, l’alba e il tramonto, il firmamento e la migrazione dei poli celesti, le rivoluzioni dei pianeti, e il calendario gregoriano.
Una vera delizia architettonica è la biblioteca reale, il diamante nero, unica nel suo genere, sia per i milioni di libri e manoscritti che contiene che per la sua realizzazione in granito nero che assume colorazioni e riflessi diversi durante la giornata.
Da visitare senza esitazione è il Ny Carlsberg Glyptotek, un bel museo, un po’ particolare dove si svolgono manifestazioni ed incontri pubblici, si possono visualizzare sul sito. La tipicità di questa pinacoteca è la galleria dove sono esposte opere di maestri come Paul Gauguin, Claude Monet, Vincent van Gogh, i bronzi di Edgar Degas e le sculture di Auguste Rodin. Inoltre, scendendo le scale, troviamo una mostra sulle grandi civiltà antiche dai Fenici, agli Assiri, ai Babilonesi, ai Persiani.

Mi hanno colpito i tre rilievi raffiguranti animali, provenienti dalla Porta di Ishtar del Palazzo di Babilonia, per poi passare agli Etruschi, agli Egizi, dove si possono ammirare la grande scultura di Ramses II e del dio Ptah, il dio Anubi con la testa di sciacallo e l’iconica testa reale nera raffigurante il faraone Amenemhat III, ai Greci e ai Romani dove si notano busti e teste di filosofi e statisti greci, poeti, imperatori romani.
C’è perfino un Winter Garden dove fare una pausa e rinfrescarsi attorno alla fontana. Quando ci sono andato era in corso una grande festa con consumazione di birra gratuita, però purtroppo era verso la fine quindi sono arrivato tardi.

Tivoli, il parco divertimenti inaugurato nel 1843, situato in pieno centro della città, vicinissimo alla stazione centrale è una combinazione di giochi, prati verdi, percorsi e performance culturali. Ci sono stato la sera quando assume una connotazione anche romantica con tutte quelle luci colorate delle attrazioni ma anche lo scintillio che contorna i vialetti, i caffe o addirittura gli alberi che si confondono con il tramonto.
La Vor Frelsers Kirke, ovvero la chiesa del Nostro redentore, una chiesa in stile barocco olandese la cui costruzione, in mattoni rossi su una base di granito, iniziò nel 1682 e terminò quattordici anni dopo.

La maggior attrazione è il campanile, poggiato su una torre quadrata, è contraddistinto dalla scala esteriore che sale circondandolo, in senso antiorario, sempre più stretta, fino alla cima, fu inaugurato circa cinquant’anni dopo la fine della costruzione della chiesa. La mia esperienza di salita è stata piuttosto ventosa e fredda nonostante il mese, sono stato anche fortunato perché quando il vento diventa troppo forte l’accesso alla scalinata viene chiuso, è molto pericoloso salire quei quattrocento gradini, in quanto la guglia, alta novanta metri, è in legno e ondeggia anche fortemente con il vento.
La vista da lassù è impareggiabile, incredibile e per certo versi anche spaventosa. Si vede tutta la città ma lo sguardo arriva anche fino in Svezia riconoscibile seguendo gli stralli del ponte di Øresund che la congiunge a Copenaghen. Famoso è pure il carillon del campanile, composto da quarant’otto campane, è stato il primo di tutti i paesi nordici.

Entrando dall’ingresso principale, con un portone in arenaria, ci introduce nella chiesa con forma a croce, sulla parete a occidente si vede l’organo della fine del milleottocento, una vera e propria opera d’arte con la sua facciata scolpita che ospita ancora oggi le quattromila canne originali. Di pregevole fattura l’altare maggiore che richiama alle opere del Borromini soprattutto nel gruppo scultoreo che raffigura la sera del giovedì santo. Volendo approfondire la storia e l’architettura di questa chiesa vi rimando la sito apposito.
Vicinissimo, tre minuti a piedi, troviamo Cristiania, il quartiere “libero” di Copenaghen, una comunità indipendente, autogovernato, fondata nel 1971 da un gruppo di hippy che occupò una vecchia base navale ormai dismessa. Le traversie di questo agglomerato sono state diverse perché il Governo Danese ha spinto spesso per la sua rimozione. All’interno vivono un migliaio di persone e all’interno fioriscono attività di vario tipo, ma ci sono anche un asilo, una stazione radiofonica, cinema, locali e laboratori tra costruzioni coloratissime.

La sua notorietà la deve però soprattutto per una delle sue attività ovvero la vendita di hashish, le droghe pesanti sono assolutamente vietate. Nel 2011 gli abitanti sono riusciti ad acquistare il territorio e quindi ad oggi hanno più libertà esecutiva.
Infine l’acquario, il Den Blå Planet un mondo a parte, blu, dove si vedono moltissime specie di pesci e altri animali marini o che vivono sulle scogliere. Una festa soprattutto per i bambini che possono immergersi nella vita marina o di acqua dolce osservando il personale che nutre gli squali, attraversando il tunnel e vedere da vicino questi abitanti del mare, conoscere pesci, tartarughe e uccelli provenienti da diverse zone della terra. Ho assistito ad un’improvvisazione, quasi teatrale, di un pulcinella di mare che con il becco buffo e colorato, oltre ad attirare un folto pubblico con i suoi tuffi i suoi voli radenti l’acqua e le sue nuotate mi ha divertito moltissimo, non smetteva più, l’ho osservato per una buona mezz’ora. L’ entrata è gratuita per chi possiede la Copenaghen Card, se avete tempo andate a farci un salto.