Cosa vedere a Milano in una giornata? Sostanzialmente solo due cose, il Cenacolo Vinciano e la Pinacoteca di Brera, le cui procedure di ingresso sono reperibili sui siti appropriati degli stessi musei. Il sito del Cenacolo Vinciano così come quello della Pinacoteca di Brera, che trovate sotto, sono ben strutturati e forniscono informazioni molto utili. I biglietti del Cenacolo sono in vendita per il mese seguente con prenotazione dell’orario. Dalla stazione centrale di Milano per arrivare in Piazza di Santa Maria delle Grazie, dove si trova il Museo del Cenacolo Vinciano, si può prendere la metropolitana, di qualsiasi colore, scendere a Cadorna e proseguire a piedi fino in Piazza Virgilio dove si imbocca via Caradosso, alla fine della via si svolta a sinistra su Corso Magenta e dopo pochi metri si arriva a destinazione.
La sala, l’ex refettorio del monastero domenicano di Santa Maria delle Grazie è di base rettangolare costruito nel Quattrocento rispecchiando i canoni monastici di allora, quindi completamente decorata, ma a seguito del crollo avvenuto nella notte del 15 di agosto del 1943 si persero alcune decorazioni. La parete dove è il capolavoro di Leonardo da Vinci l’Ultima Cena si salvò grazie alla perizia dei preposti al museo che l’ avevano rinforzata. Dipinta in quattro anni tra il 1494 e l’inizio del 1498, con la tecnica a secco, cioè direttamente sul muro, che consentiva di fare delle modifiche in corso d’opera, ma aumentava la sua fragilità ed ecco, quindi, i numerosi restauri a cui è stata sottoposta quest’opera.

Interessanti sono alcuni misteri, che la accompagnano come quello della mano fantasma o della figura femminile vicina a Gesù, le numerose copie che si trovano in vari musei e chiese del mondo, “l’innamoramento” di Johann Wolfgang von Goethe che scrisse un saggio in cui descrive, illustrandone sapientemente la composizione, la sua venerazione e il suo rammarico per la cattiva conservazione e i restauri imprudenti e scadenti, ed anche gli accostamenti presi per esempio dalla pop art come quello di Andy Warhol, con le sue cento varianti, rendono questo affresco un’opera iconica che non si dovrebbe tralasciare almeno una volta nella vita. Il tempo per soffermarsi davanti all’Ultima Cena è davvero ristretto, solamente quindici minuti, per cui, secondo me, è molto importante istruirsi prima su come approcciarsi a quest’opera. La sensazione è quella di venir completamente travolto ed inserito in quel tempo, pensarlo e riviverlo in silenzio ammirando il genio di Leonardo fin nei minimi particolari, dalle mani dei commensali, alla tavola imbandita e alla disposizione degli apostoli.

Sul lato opposto della sala campeggia l’affresco di Giovanni Donato Montorfano La Crocefissione, datato fine 1400, siccome il tempo è tiranno, quasi sempre snobbato dai visitatori anche se è ben visibile, infatti, occupa tutta la parete opposta all’ultima cena. La tecnica dell’affresco è diversa da quella dell’Ultima Cena e si è conservato meglio, anche se verso la fine dell’anno scorso è iniziato il suo restauro.
Fermandosi ad ammirare l’affresco, si nota al centro, all’interno di una cosiddetta lunetta, in termine tecnico, la Crocefissione di Gesù, contornato dai quattro apostoli addolorati, in basso la Maddalena. Sulla sinistra, sempre in basso, è riconoscibile la Madonna sorretta da alcune donne, nelle lunette laterali è rappresentata la crocefissione dei due ladroni con a sinistra un angelo, mentre a destra c’è il diavolo, sulla destra c’è San Giovanni il volto triste ed inclinato, con lo sfondo di Gerusalemme. Le tematiche della Crocefissione e dell’Ultima Cena erano spesso presenti nei refettori dei conventi, era un invito alla meditazione sulla Passione di Gesù e sull’Eucarestia. Dal settembre 1980 sia il Cenacolo, che la Chiesa e il Convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie, sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Da Piazza di Santa Maria delle Grazie alla Pinacoteca di Brera a piedi si arriva in circa mezz’ora attraversando il Castello Sforzesco, la prenotazione è obbligatoria perché l’ingresso è contingentato, ma per maggiori informazioni sulla visita, l’acquisto del biglietto, le varie riduzioni, gli orari ed i giorni di apertura si consiglia di consultare il sito della Pinacoteca. E una delle gallerie più importanti del mondo ed espone dipinti e sculture, antichi e moderni, di artisti tra cui Caravaggio, Mantegna, Raffaello e molti altri anche più recenti come ad esempio Modigliani, Morandi, Sironi, De Pisis e Carrà. Purtroppo non ho potuto vedere, perché temporaneamente non esposti, due capolavori come “Fiumana” di Pellizza da Volpedo (Giuseppe Pellizza), la famosissima rappresentazione di braccianti in sciopero e “Rissa in galleria” di Umberto Boccioni, un effetto colorato e dinamico del movimento delle persone. Già all’ingresso, che affaccia sul cortile d’onore, si ammira una scultura in bronzo Napoleone come Marte Pacificatore di Antonio Canova
Quali opere mi hanno più colpito ed emozionato? Molte ma queste quattro in particolar modo per il significato, la loro collocazione temporale e l’impatto avuto su altri artisti e non solo.

Il primo è il Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti, di Andrea Mantegna, è una tempera su tela dalla datazione molto incerta, si pensa tra il 1475 e il 1478 che, dopo vari passaggi da una proprietà all’altra, finalmente nel 1824 giunse al Brera. Guardando con attenzione si nota come il corpo di Cristo sia rappresentato in ogni dettaglio, anche minimo, è sufficiente osservare le mani ed i piedi per rendersene conto, così come tutto quello che gli sta attorno, ad esempio il lenzuolo.
I colori caldi, rosa, del cuscino e della pietra su cui è deposto giocano un ruolo fondamentale per capire, assieme alla luce proveniente dalla destra, e all’espressività dei dolenti, la Vergine Maria, Maria Maddalena e San Giovanni, che si tratta di una scena drammatica che si svolge nel sepolcro. Questo quadro ha influenzato altri artisti che hanno preso spunto nelle loro opera pittoriche ma anche di altro genere come cineasti e fotografi ed è considerato uno dei simboli più conosciuti del Rinascimento.
La Pietà di Giovanni Bellini, un dipinto a tempera del XV secolo. L’emozione data dal viso di Maria, dai suoi occhi velati di sofferenza mentre sorregge il figlio morto è stata grande.

Un altro particolare poi mi ha affascinato, l’incrocio di quelle mani, una rosea, quella della Madonna, l’altra grigia e segnata sono ad indicare, a parer mio, la risposta amorevole di una madre in una scena tragica e dolorosa, l’altra mano di Cristo è appoggiata su una lastra dove c’è la firma dell’autore.
Un altro quadro speciale è Testa di toro di Pablo Picasso, un olio su tela del 1942. Forse uno dei quadri minori e meno conosciuti, sicuramente un richiamo alla seconda guerra mondiale in considerazione dell’anno di produzione e vista la crudeltà della rappresentazione. Si nota il sangue sul lenzuolo, disposto sopra un tavolino, proveniente dalla testa tagliata di un toro.

Quello più rappresentativo e fotografato è senza dubbio Il Bacio di Francesco Hayez, , la prima versione quella realizzata nel 1859. Il famosissimo dipinto, un olio su tela, è considerato il manifesto dell’arte romantica italiana, che raffigura il bacio, appassionato, tra due innamorati immersi in uno scenario medioevale. Non è possibile non farsi travolgere dall’emozione nell’osservarlo.
Il significato intrinseco è una metafora cara agli ideali del periodo romantico, infatti l’uomo, con un piede sullo scalino, sembra abbia l’intenzione di andare probabilmente in battaglia visto il pugnale che si porta sotto il mantello. Qualcuno, vedendo l’ombra sulla sinistra ed interpretandola come la figura di una spia asburgica ha ipotizzato che questo bacio potesse significare l’alleanza con la Francia per raggiungere il tanto agognato scopo dell’Unità d’Italia.

Di quest’opera esistono, curiosamente, tre versioni diverse, la prima è quella conversata a Brera, nella seconda, che fa parte di una collezione privata, la ragazza ha un abito bianco, nella terza si nota un drappo bianco disteso sugli scalini, fu dipinta qualche anno dopo la prima ed è rimasta di proprietà dell’artista fino alla sua morte, ora anch’essa fa parte di una collezione privata dopo essere stata acquistata all’asta.
Una menzione speciale per Caravaggio, e la Cena in Emmaus. Ho ammirato anche l’opera con lo stesso titolo conservata alla National Gallery di Londra e, da non esperto, ho notato alcune differenze tra le due.

La prima differenza che salta all’occhio è la differenza di luce, molto più flebile quella di Milano tant’è che difficilmente si notano i contorni delle figure. Anche i soggetti sono diversi sia nella postura che nel vestire, la tavola è imbandita in modo differente, infatti è molto più ricca quella nel quadro conservato a Londra. Infine i colori, molto più tendenti al monocromatismo nell’opera conservata a Brera. Ovviamente non saprei dire la differenza di significato tra queste due opere.
Nelle vicinanze c’è il Castello Sforzesco, fortificazione del quindicesimo secolo eretta da Francesco Sforza a quel tempo signore della città. Con il tempo si è trasformata da opera di difesa militare a spazio artistico e culturale di Milano. Chi volesse effettuare una visita consulti il sito apposito dove ci sono molte informazioni non solo sugli orari e la biglietteria.