Great Sand Dunes National Park e Death Valley National Park, perdersi tra le dune.

In due parchi distinti e lontani tra loro ho trovato le le dune di sabbia, nel più coinvolgente, il Great Sand Dunes National Park and Preserve, e nella più diversificata la Death Valley National Park. Due magie diverse tra loro, nel primo, Great Sand Dunes National Park che si trova in Colorado, l’enormità di un paesaggio multiforme, nel secondo, la Death Valley National Park, in California, non solo dune ma il confronto tra degli estremi.

Iniziamo dal Colorado. Il parco si trova vicino ad Alamosa, nel sud dello stato quasi al confine con il Nuovo Messico. Ho alloggiato al Best Western, Alamosa Inn, hotel alquanto confortevole con ampie stanze, pulite e ben tenute, ho trovato molta disponibilità e gentilezza da parte del personale. non ci sono problemi di parcheggio essendo molto vasto, Ci sono anche una piccola piscina con idromassaggio che però non ho utilizzato. La colazione l’ho fatta altrove.

Il parco è molto esteso circa trenta miglia, e mette in bella evidenza le dune più alte di tutto il Nord America. Il momento migliore per visitarlo è la mattina presto, in primavera o in autunno quando le temperature, sia esterna che della sabbia, sono ancora sopportabili e ancora le dune non sono prese d’assalto dai turisti. Il paesaggio è sconvolgente, un misto di colori, dal giallo oro della sabbia, all’azzurro del suo ruscello, il Medano Creek che ti invita ad attraversarlo a piedi nudi quasi a prepararsi al calore delle dune, quando il livello lo permette ci si può anche fare il bagno, fino al verde delle montagne della catena del Sangre de Cristo e al bianco della neve quando ne sono ricoperte.

Due, però sono le cose che mi hanno fatto apprezzare questo luogo, la prima scivolare sulle dune, si usano snowboard, sci e slitte, che si possono noleggiare, ma anche cartoni e pezzi di plastica su cui sedersi. Essendo sprovvisto di queste attrezzature ho iniziato a correre, sprofondando con i piedi nudi giù dalle dune la sensazione di libertà e di gioco è stata fortissima ed emozionante. La seconda, pur non essendoci sentieri segnalati, camminare, scalare, fermarsi in cima ad ammirare, incantato, seduto, davanti a questa natura sorprendente, pensando, nel silenzio, a quanto equilibrio c’è in questo spazio. La visita è consigliabile se si passa da queste parti e magari aiuta consultare prima il sito per organizzarla al meglio.

Nel secondo caso la Death Valley. Ci sono arrivato da Las Vegas percorrendo la NV 160 e poi deviando sulla 190 alla Death Valley Junction. Cosa vedere? Ci sono molti luoghi interessanti e curiosi da visitare, dipende dal tempo a disposizione. Alcuni raccontano la storia di questa depressione, altri sono splendide viste e panorami, altri ancora curiosità misteriose. Andiamo in ordine, deviando dalla 190 arriviamo ad un punto panoramico che lascia stupefatti, Dante’s view, un belvedere a quasi millesettecento metri, da cui beneficiare di una vista completa e diretta su Badwater Basin e sulle montagne circostanti.

Riprendendo la 190 dopo una ventina di miglia si arriva a Zabriskie Point, raggiungibile facilmente con un sentiero lastricato. Comunemente dette Badlans perché, causa la siccità, qui non cresce nulla, neanche una pianta, sono uno spettacolo di colori che si mischiano tra loro, creando una scenografia cara anche al regista Michelangelo Antonioni che tra questi calanchi ha girato delle scene del suo memorabile film.

Dai due punti di osservazione si scattano fotografie che divengono iconiche al tramonto per questo sono una delle posizioni più ricercate di tutta la Death Valley.

Prima di uscire dal parco lungo la 190 troviamo le Mesquite Flat Sand Dunes. le dune raggiungono anche l’altezza di trenta metri, la sabbia è molto calda quindi sono poche le persone che si avventurano sopra di esse, io naturalmente non ho saputo resistere al richiamo. Naturalmente qui non ci sono temerari che si lanciano in discesa con snowboard, sci o slitte, qui regna un silenzio assoluto rotto solo dal fischio del vento che le spazza.

Proseguendo oltre in dieci minuti si raggiunge Fornace Creek, dove si trova un Visitor Center che ha due utilità una informativa l’altra di ristoro all’ombra. Ormai è diventato un luogo turistico con campeggi, resort e campo da golf. A poco più di quindici miglia da Fornace Creek circa mezz’ora di viaggio, al punto più basso dell’intero parco e del Nord America, 86 metri sotto il livello del mare, indicata con la scritta “Sea LEVEL” da un cartello sulla parete rocciosa sovrastante, il Badwater Basin. Anticamente era un vasto bacino d’acqua, dal parcheggio attraverso una passerella si arriva su questa distesa di sale, dalle caratteristiche figure geometriche, su cui si può passeggiare addentrandosi per qualche miglio, facendo attenzione a non rompere queste fragili strutture. Un altro cartello ci racconta l’origine del nome, il mulo di un viaggiatore non volle dissetarsi con l’acqua di quel lago appunto perché troppo salata e perciò cattiva.

Ritornando sulla Badwater Road ad un certo punto deviando verso sinistra si imbocca una strada, un percorso ad anello a senso unico, e con curve strette, la Artists Drive Scenic Loop che ci porta ad un’altra meraviglia l’Artist’s Palette. Un arcobaleno di colori, rosso, arancione, giallo, blu, rosa e verde che interagiscono tra loro scolpendo una vera e propria tavolozza.

Prima di uscire dal parco lungo la 190 troviamo le Mesquite Flat Sand Dunes. le dune raggiungono anche l’altezza di trenta metri, la sabbia è molto calda quindi sono poche le persone che si avventurano sopra di esse, io naturalmente non ho saputo resistere al richiamo. Naturalmente qui non ci sono temerari che si lanciano in discesa con snowboard, sci o slitte, qui regna un silenzio assoluto rotto solo dal fischio del vento che le spazza.

Quello che più mi attraeva era arrivare alla Racetrack Playa, un lago ora completamente asciutto dove delle grosse pietre lasciano il segno dei loro spostamenti, purtroppo fuori dalla mia portata, sia per la strada segnalata come molto dissestata che per la distanza dal centro visitatori più di tre ore e mezzo di strada.

Alcune raccomandazioni reperibili anche sul sito del parco, le più importanti, a mio avviso, sono, la prima, sincerarsi che la macchina sia in perfetto ordine possibilmente e con il pieno di benzina, ci sono solo tre distributori all’interno del parco, la seconda, munirsi di un abbigliamento consono per evitare copi di calore o di sole, la terza, non fidarsi ciecamente della tecnologia, il cellulare spesso non funziona, e ultima bere, bere e ancora bere.

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